13 Maggio 2016

APPROVATO CON L’ULTIMA DELIBERA DEL FEBBRAIO 2016 IL NUOVO REGOLAMENTO DEGLI ISTITUTI DI PARTECIPAZIONE.

Nel recente febbraio 2016 è stata approvata l’ultima delibera che approva il regolamento degli Istituti di Partecipazione del Comune di Vicenza.

Si tratta della conlusione di un lungo percorso iniziato nel 2005 quando il comitato PiùDemocrazia promose ilprimo referendum consultivo della storia della città, svolto nel 2006,  per chiedere l’introduzione dei referendum abrogativi, propositivi e abrogativi/propositivi senza quorm nell’isitituzione cittadina.

Leggendo il nuovo statuto prima e il nuovo regolamento ci si può rendere conto come, quest’amministrazione abbia da una parte concesso l’eliminazione del quorum dai referendum e dall’altra riempito di paletti di ogni genere statuto e regolamento per impedire di fatto l’esercizio di questo diritto ai cittadini.

Qui il link del nuovo regolamento:  http://www.comune.vicenza.it/utilita/documento.php/51591

Qui il link del nuovo statuto:  http://www.comune.vicenza.it/amministrazione/statuto.php

7 Maggio 2015

I MUTANTI DELLA DEMOCRAZIA

Il Comitato Più Democrazia e Partecipazione di Vicenza aveva festeggiato già due anni fa, quando, a otto anni di distanza dal referendum comunale del 2006, che aveva richiesto l’inserimento dei referendum propositivi e abrogativi nello Statuto comunale (fu il primo referendum comunale vicentino e il primo in Italia a chiedere questi strumenti ‘dal basso’), l’amministrazione guidata dal sindaco Variati approvò il nuovo Statuto comunale con i suddetti referendum a quorum zero.

Un incredibile successo per il comitato, che in tutti quegli anni non aveva mai smesso di credere nell’obiettivo da raggiungere, e un punto d’orgoglio per l’amministrazione cittadina che poteva fregiarsi del titolo di ‘prima città capoluogo de-quorumizzata d’Italia’!

Ci sono poi voluti altri due anni affinché quello che era stato conquistato a fatica sulla carta diventasse effettivo; sì, perché il Regolamento degli Istituti di Partecipazione, il corrispettivo di un decreto attuativo, è stato approvato solo ieri, 5 maggio 2015.

Un totale di circa 10 anni per consegnare alla cittadinanza il diritto di partecipare attivamente.

I festeggiamenti riprendono, quindi, anche se in tono più pacato perché certamente in quest’ultima fase si poteva fare di meglio.

Ci tacciano di ‘incontentabili’. Sì, il Comitato Più Democrazia e Partecipazione non è facile a concedere elogi e anche in questo caso non si smentisce. Ma si tratta tutto sommato di rimanere fedeli al principio di realtà.

È vero, ora i cittadini di Vicenza possono costituirsi in comitato referendario e attivare questi strumenti di democrazia diretta: il referendum propositivo, che dà agli elettori la possibilità di esprimere la loro creatività politica proponendo un atto amministrativo da sottoporre al voto dei propri concittadini (in genere una tematica riguardante il bene comune che l’amministrazione per vari motivi non ha affrontato), e il referendum abrogativo che va a cassare un atto approvato dal Consiglio comunale o dalla Giunta.

Però, e c’è più di un però...

Questi diritti e strumenti referendari che, vale la pena di ricordare, sono previsti dalla Costituzione, sono praticabili solo ed esclusivamente in presenza di regole di applicazione semplici e soprattutto che non contengano percorsi a ostacoli. E questo purtroppo non si può certo dire che sia una caratteristica del Regolamento approvato ieri dal Consiglio comunale vicentino.

Nel momento in cui si adottano strumenti referendari vanno presi in considerazione una serie di fattori importanti quali la valutazione di ammissibilità, i tempi e le modalità di raccolta delle firme, l’informazione, l’agenda delle votazioni referendarie.

Sono le regole di applicazione che definiscono una democrazia diretta compiuta.

Ecco a Vicenza, la sensazione è che si sia persa l’occasione per ottenere il ‘bollino di qualità’ della democrazia diretta cittadina visto che:


  • il cosiddetto ‘collegio degli esperti’ che valuta l’ammissibilità del quesito in questo caso sarà formato da tre soli membri: il segretario comunale, un membro nominato dalla maggioranza e uno dalla minoranza. È evidente l’inopportunità di tale decisione dato che gli ‘arbitri’ non dovrebbero essere scelti dagli amministratori che sono una delle parti in causa (l’altra è il comitato referendario). In questo caso non sono garantiti i criteri minimi di terzietà dell’organo stesso che con tale composizione difficilmente sarà immune da influenze politiche.

  • il tempo per la raccolta delle firme (che, ricordiamo, serve anche a fare informazione e avviare il dibattito sul quesito referendario e non è a carico del comune) è stato ridotto al lumicino, ovvero 90 giorni per raccogliere 5000 firme autenticate (pari al 5,7% della popolazione avente diritto al voto) contro i 150 richiesti dal Comitato, tenuto anche conto che il precedente Regolamento ne prevedeva 90 per la raccolta di 4000 firma – mille in meno! Invece, in Trentino, regione all’avanguardia sull’argomento, si registra una tendenza all’ampliamento di queste tempistiche.

    Come motivazione per tale drastica riduzione dei tempi è stata addotta la necessità di creare un “meccanismo sfidante”, con le parole del vice-sindaco Bulgarini. Peccato però che sia stata mal interpretata sia la funzione di questo periodo di raccolta sia questa presunta ‘competizione’ che non ha un avversario da battere, se non il tempo. Ma qui non si tratta di una gara a cronometro, bensì di democrazia diretta effettivamente praticabile.

  • l’informazione: pilastro essenziale dei referendum e della democrazia. L’Amministrazione vicentina ha cassato la norma che prevedeva l’invio di un opuscolo informativo contenente una chiara illustrazione del quesito e delle ragioni del SÌ e del NO. La Giunta non ha addotto adeguate motivazioni a sostegno del taglio se non una vaga allusione ai costi. Ma si sa, la democrazia costa solo quando è a favore del cittadino!

  • l’agenda delle votazioni referendarie a Vicenza è stabilita come da Statuto: esse possono svolgersi solo in concomitanza con altre elezioni nazionali, regionali, europee e referendum popolari nazionali. Dunque già in presenza di un’agenda ‘penalizzante’, si è voluto aggiungere un limite ulteriore: l’iter referendario previsto prima del voto deve essere completato positivamente entro 60 giorni dalla data delle votazioni, altrimenti si passa alla tornata successiva, ovvero, il referendum verrà celebrato a distanza di due-tre anni o forse più dalla raccolta firme con conseguente allontanamento dell’attualità della proposta e ulteriore e sfiancante campagna referendaria per il comitato promotore. Per questo sono state addotte motivazioni organizzative, facendo passare una norma a rischio di legittimità.

     

Tutti questi paletti, inseriti in extremis dalla Giunta, snaturando i risultati raggiunti dopo un anno di lavoro dalla I Commissione, hanno lo scopo, dichiarato, di fungere da ‘compensazione’ per il ‘quorum zero’, come a dire: i cittadini hanno ottenuto, sì, l’ambito spazio partecipativo dato dalla mancanza di quorum per la validità dei referendum (decide chi partecipa), ma noi, Amministrazione, tuteliamo le nostre posizioni di potere e rendiamo l’attivazione dei referendum (già in qualche modo arginati dalle materie escluse o ‘non referendabili’ – art. 29 dello Statuto) un percorso a ostacoli che farà del lavoro dei comitati promotori un’impresa al limite delle possibilità; come se i cittadini dovessero ‘pagare pegno’ per attivare il proprio diritto decisionale.

Uno scivolone imperdonabile, questo, che rende lecito il sospetto che all’Amministrazione ‘illuminata’ di due anni fa, quella che ha concesso il quorum zero, sostanzialmente la stessa di oggi, si sia bruciata qualche lampadina di troppo.

A ben guardare, però, di aspetti positivi ce ne sono, sempre che li si guardi con la lente della solita logica, tutta italiana del ‘meno peggio’, visto che sia all’interno della stessa maggioranza come in gran parte della minoranza (esclusa quella che ha sostenuto le tesi del Comitato Più Democrazia) si odono ancora commenti eufemisticamente poco entusiastici nei confronti di un ‘quorum zero’ mal digerito. E allora, non ci resta che gioire per l’approvazione del nuovo Regolamento e accettare ancora una volta la sfida: a piccoli passi si migliora il migliorabile.

Per quanto ci riguarda, possiamo andare fieri di essere portatori di quel DNA mutante della democrazia che, con l’innesto degli strumenti di democrazia diretta, sta cominciando a germogliare.


Annamaria Macripò

coordinatrice del Comitato Più Democrazia e Partecipazione


Vicenza, 6 maggio 2015

 

24 Aprile 2013

VICENZA, I CITTADINI INCONTRANO I CANDIDATI SINDACO

Il giorno venerdì 17 maggio, al teatro ASTRA di Vicenza si terrà un’assemblea pubblica dove, in occasione delle elezioni del nuovo sindaco, i cittadini incontreranno i candidatii quali risponderanno alle loro domande.
Tutti i canditati sono stati invitati:
Maurizio Sangineto
Claudio Cicero
Mauro Marobin
Valentina Dovigo
Valerio Sorrentino
Davide Lovat
Achille Variati
Manuela Dal Lago
Liliana Zaltron
Manuela Dal Lago
La serata sarà impostata sulla falsa riga di quella già organizzata nel 2003 da Più Democrazia, ovvero con il metodo della Parola ai cittadini (10-15 interventi/proposte dal pubblico per 1 minuto di esposizione ciascuno che poi verranno votati), successivamente si darà la parola ai candidati e si chiederà loro di esprimersi sulla prima proposta più votata (o le prime due o le prime tre, in base al numero degli stessi candidati e quindi del tempo a disposizione) sempre con 1 minuto a testa.
Successivamente i candidati avranno 1 minuto per presentarsi.
Poi per i 40 (o più minuti) restanti è previsto dibattito con il pubblico (sempre 1 minuto per domanda e 1 minuto per risposta).
Questo metodo è già stato sperimentato e funziona. Ed è l’unico che consentirebbe di gestire una serata di 3 ore alla presenza di 10 candidati.
La serata è organizzata da PiùDemocrazia e Partecipazione insieme con le associazioni:
Civiltà del Verde
Comitato Borgo Berga
Comitato Bretella Biron
Forum per l’Acqua
Cristiani per la Pace
Sìamo Vicenza

15 Gennaio 2013

DOPO 6 ANNI a Vicenza: approvato oggi 9-1-13 il QUORUM ZERO nei referendum comunali!!!

Vicenza: approvato oggi 9-1-13 il QUORUM ZERO nei referendum comunali

9 Gennaio 2013


Grande merito al gruppo di cittadini di Vicenza (Più Democrazia e Partecipazione a Vicenza) che dal 2003 chiedono migliori strumenti democratici per dare voce ai cittadini.

Allo scoccare del decimo compleanno visto che il gruppo nacque proprio nel gennaio 2003, finalmente, oggi 9 gennaio 2013, il Consiglio Comunale di Vicenza ha approvato all’unanimità il nuovo Statuto Comunale. All’unanimità i consiglieri hanno deciso finalmente di togliere il quorum dai referendum comunali. Inoltre hanno introdotto i referendum propositivi e abrogativi e quelli abbinati propositivi/abrogativi, mentre finora esisteva il solo consultivo.

  • È la prima grande città italiana (100.000 abitanti), l’undicesimo comune in Italia, il primo fuori dalla regione Trentino Alto Adige.

    È sicuramente un segno che la sensibilità politica sta cambiando, che i consiglieri comunali di Vicenza sono aperti alle esigenze dei cittadini, ma gran parte di questo risultato è stato ottenuto grazie all’impegno di 10 anni del gruppo Più Democrazia e Partecipazione coordinato da Annamaria Macripò (a cui ho avuto l’onore di aver partecipato fino al 2006) tramite innumerevoli iniziative. Dal 2003 abbiamo sostenuto con forza l’idea del bilancio partecipativo. Nel 2005 abbiamo cominciato a pensare e a parlare e ad agire per togliere il quorum dai referendum comunali, abbiamo realizzato assemblee partecipate sull’argomento, nel 2006 abbiamo organizzato il primo referendum comunale in Italia per togliere il quorum e introdurre strumenti di democrazia migliori. Il referendum vide il successo schiacciante dei votanti, ma fu ignorato dagli amministratori di allora in quanto “debole” referendum consultivo. Poi si susseguirono assemblee pubbliche, convegni, un’iniziativa di delibera popolare, incontri con esperti, interviste agli amministratori. Il gruppo ha fatto ciò che era umanamente possibile per continuare a sollecitare gli amministratori ad attuare quanto richiesto dalla maggioranza dei cittadini. Ed infine oggi la votazione finale.

    Un grande grazie anche ai consiglieri più sensibili che hanno aiutato in questo percorso e ce ne sono stati.

    Certo non è ancora un testo ottimale come quello delle città svizzere o californiane. C’è l’obbligo di abbinare i referendum comunali alle votazioni nazionali e regionali. E se non ci sono per 3 anni, si deve aspettare 3 anni con pazienza. Ci sono un sacco di argomenti su cui i cittadini non possono utilizzare i referendum. C’è una definizione fumosa di questi argomenti su cui il comitato dei garanti di nomina del consiglio comunale potrà esercitare ampia discrezione. C’è l’enorme numero di firme autenticate (5000) da raccogliere (per dei cittadini questo è davvero un numero enorme. Ho partecipato alla raccolta nel 2005 – 2006 e so quanto sia difficile. Non è come per i partiti organizzati che se le auto autenticano.)

    10 anni sono tanti nella vita delle persone e danno l’idea della lentezza con cui questi strumenti possono essere ottenuti. Tanta fatica e tanto tempo e tanta pazienza. L’importante è non perdere la speranza e continuare. Ma questa non è una caratteristica solo italiana.  I decenni sono stati necessari anche in Svizzera, in California, in Germania per affermare questi strumenti.

    Ma comunque, con tutti i suoi limiti, un enorme passo in avanti. E un esempio per tutta Italia!

    Che spero sia presto seguito dalla mia città Rovereto dove si discuterà dello stesso argomento martedì 15 gennaio

  • Che spero sia presto seguito dalla mia città Rovereto dove si discuterà dello stesso argomento martedì 15 gennaio 2013 in Consiglio Comunale.

    Qui riporto il testo del nuovo statuto che riguarda i referendum:

    CAPO IV IL REFERENDUM

    SEZIONE I

    (TIPI DI REFERENDUM E LORO DISCIPLINA)

    ART. 27 (Tipi di referendum)

    1. Il Comune di Vicenza riconosce i referendum quali essenziali momenti di esercizio della sovranità popolare e di espressione di partecipazione dei vicentini alle scelte di governo della città e quali strumenti di integrazione della democrazia rappresentativa con la democrazia diretta nelle decisioni riguardanti la comunità vicentina.

    2. I referendum sono di natura consultiva, propositiva, abrogativa e abrogativa-propositiva. Leggi il resto »

  • http://www.paolomichelotto.it/blog/2013/01/09/vicenza-approvato-oggi-9-1-13-il-quorum-zero-nei-referendum-comunali/
     
  • 23 Novembre 2012

    Lettera aperta al sindaco di Vicenza: sul Piano Interventi vogliamo più partecipazione.

     

    “In occasione dell’adozione del Piano degli Interventi si è aperta formalmente anche la raccolta delle osservazioni che i cittadini riterranno opportuno portare all’attenzione dell’Amministrazione. Tali osservazioni, dopo esser state valutate, potrebbero andare a incidere successivamente su eventuali modifiche al Piano stesso.
    È una prassi prevista dalla procedura di approvazione del Piano che deve essere applicata da tutte le amministrazioni comunali della Regione, ma di fatto si tratta di un sistema che tiene lontano i cittadini dalla decisione pubblica che rimane relegata dentro le stanze dei bottoni comunali perché non offre ai cittadini le garanzie di trasparenza che ci si dovrebbe aspettare in un Paese democratico e allarga di conseguenza quella frattura sempre più ampia e preoccupante tra politica e cittadini, protagonista dei dibattiti politici, soprattutto in campagna elettorale.
    Ci sono però degli esempi molto più virtuosi (es. ‘La Bolognina’ a Bologna) che vanno oltre le formalità, e che dimostrano come, in occasione di tappe così importanti per la crescita infrastrutturale, sociale e civile di una città, il coinvolgimento diretto della popolazione nella valutazione, tramite assemblee pubbliche (adeguatamente pubblicizzate in modo da favorire la massima partecipazione possibile) assicura una partecipazione attiva dei cittadini che vengono, con opportuni metodi, coinvolti nell’illustrazione del Piano, nel conseguente dibattito e, soprattutto, nella votazione finale che viene poi rispettata e assunta dall’amministrazione.
    Risulta poi evidente che applicando tali metodi di partecipazione attiva e decidente, le inevitabili tensioni vengono via via appianate fino ad arrivare ad una vera e propria crescita sociale e civile dell’intera comunità. Non sono strumenti obbligatori (per il momento almeno) ma perché rinunciare a creare opportunità come queste? Le chiediamo pertanto di organizzare almeno un’assemblea pubblica, ovviamente prima dello scadere dei 60 giorni previsti per la presentazione delle osservazioni, dove sia illustrato il P.I. adottato e dove sia previsto il necessario dibattito. Cordialmente.”

    Comitato Più Democrazia e Partecipazione
    Comitato Casoni
    Civiltà del Verde
    Legambiente Vicenza
    Comitato Borgo Berga
    Coordinamento Cristiani per la Pace
    Comitato Bretella Biron
    Marco Fascina, Maurizio Segna, Vlad Tanasa (a titolo personale)

    13 Novembre 2012

    COMUNICATO SU ASSEMBLEA STATUTO DEL 14 NOVEMBRE 2012

    Errare è umano, perseverare diabolico, anzi, per dirla con un noto consigliere vicentino, ’ luciferino’.
    La seconda assemblea pubblica sullo statuto è stata organizzata, se possibile, peggio della prima: annunciata con sole 48 ore di anticipo e con scarsa e tardiv

    a pubblicità sugli organi di stampa.
    Se l’obiettivo era di interessare la cittadinanza e fare informazione sul nuovo Statuto ancora da approvare, si può affermare senza alcun dubbio che è stato mancato.
    Perché così poca sensibilità e attenzione nei confronti dei cittadini? Forse per passare sotto silenzio il fatto che la maggioranza (PD, Lista Variati e UDC) già in Commissione Statuto si è coalizzata per rendere impraticabile la partecipazione dei cittadini votando a favore di un quorum del 30% degli aventi diritto per i referendum? A questo punto il pericolo che avevamo paventato si sta concretizzando: i nostri amministratori (la maggioranza di essi) intende inserire nello Statuto questi strumenti di partecipazione solo nominalmente, infarcendoli di paletti e limitazioni al punto da rendere impossibile ai cittadini di esprimersi e decidere su alcune questioni fondamentali della loro vita civica. E questo nonostante il Sindaco si sia già da parecchio tempo esposto sull’argomento, dichiarando più volte in pubblico la sua scelta per il ‘quorum zero’. Abbiamo constatato che quando si tratta di ben precisi interessi (es. P.I., P.U.M.), allora il Sindaco sa come ‘domare’ i suoi consiglieri richiamandoli all’ordine per un voto compatto, da vera e propria squadra.
    Perché non farlo ora? Forse perché l’interesse dei cittadini, la vera partecipazione decidente (quindi dotata di strumenti agibili come i referendum senza quorum) viene sempre vista come uno spauracchio e di conseguenza limitata, arginata, imbrigliata.
    L’assemblea organizzata dalla Commissione Statuto, pur essendo stata una conquista di quei comitati che hanno spinto per mesi affinché si realizzasse, così come è stata organizzata, senza un’adeguata pubblicità e un vasto coinvolgimento dei cittadini, ci pare una presa in giro e costituirà l’ennesima occasione per far dire al consigliere di turno: "guarda, è evidente che alla gente questi argomenti non interessano…". A questo punto, viene il sospetto che queste assemblee siano state organizzate giusto per tenere buoni proprio quei comitati che negli ultimi due anni hanno fatto pressione affinché la città fosse messa al corrente del processo di formazione della Magna Carta di Vicenza, e non rimanesse esclusa dalle decisioni prese delle stanze del palazzo.
    Il Comitato Più Democrazia e Partecipazione pertanto non parteciperà all’assemblea del 14 novembre perché non interessato alle forme di partecipazione farlucca che ci propinano i nostri consiglieri né a un confronto fra tecnici su una questione che dovrebbe essere invece aperta a tutta la cittadinanza per poter ricevere da essa consigli e proposte.

    25 Settembre 2012

    COMUNICATO STAMPA - Proposte di Più Democrazia e Partecipazione sulla bozza del nuovo Statuto

    Si avvia verso la conclusione un iter durato più di sei anni. A partire dal referendum del 2006, primo referendum cittadino e primo referendum in assoluto in Italia a chiedere l’introduzione nello Statuto comunale di strumenti più forti di democrazia diretta come il referendum propositivo, il referendum abrogativo e il referendum propositivo-abrogativo, con il 10% di quorum e il 2% di firme necessarie per indirli, si sono succedute due amministrazioni di segno opposto e infinite discussioni in sede di commissioni di varia natura.

    Due anni fa la spinosa questione era stata appaltata dal Consiglio Comunale alla neonata Commissione Statuto che ha finalmente portato a termini i lavori.

    Nella bozza del nuovo Statuto comunale sono stati inseriti gli strumenti richiesti a gran voce dal 99% dei votanti al referendum del 2006, ma in modo incompleto, sono infatti stati lasciati in bianco (per mancato raggiungimento di una posizione univoca all’interno delle varie correnti di maggioranza) gli spazi per due elementi fondamentali che determineranno la possibilità o meno di utilizzo degli strumenti di partecipazione da parte dei cittadini, ovvero il quorum e il numero di firme.

    Per quanto riguarda il quorum, sono anni che Più Democrazia porta avanti una campagna ‘quorum zero’ (anche a livello nazionale con la proposta di legge per la quale si è appena conclusa con successo la raccolta firme); sul numero di firme, dopo l’esperienza del 2006, riteniamo che comunque non debba superare quota 3000 affinché lo strumento referendum sia agibile da gruppi di cittadini con pochi mezzi (finanziari e mediatici) a disposizione.

    A favore del quorum zero, nell’ultimo anno si è creato uno schieramento trasversale, dal sindaco Variati (con dichiarazione pubblica nell’assemblea del 2 giugno 2010) al presidente della commissione Statuto Meridio. In consiglio comunale e all’interno della Commissione stessa, Cinzia Bottene di Vicenza Libera e Filippo Zanetti di Vicenza Capoluogo portano avanti la battaglia di quorum zero. C’è però, d’altro canto, una fronda del PD che sostiene la posizione di quorum elevati, ne è portabandiera il Presidente del Consiglio Comunale Luigi Poletto. Questi ultimi non ammettono che il popolo, al quale appartiene la sovranità, possa controllare l’operato dei consiglieri comunali e della giunta.

    Entro la fine dell’anno, il nuovo Statuto dovrà passare ai voti del Consiglio Comunale per l’approvazione definitiva. Ma prima di questo traguardo, Più Democrazia è riuscita a ottenere che lo Statuto fosse reso pubblico (e infatti è ora consultabile e scaricabile sul sito del comune all’indirizzo: http://www.comune.vicenza.it/amministrazione/statuto.php), in più è stata data ai cittadini (anche questo a seguito di a una richiesta fatta in un’assemblea pubblica) la possibilità di interagire con la Commissione Statuto in due modi: inviando mail con commenti, critiche e richieste di modifica dei singoli articoli (all’indirizzo mail appositamente istituito: nuovostatuto@comune.vicenza.it) e intervenendo di persona in occasione dell’assemblea pubblica che si terrà martedì 2 ottobre alle 20.30 presso i Chiostri di Santa Corona. Questa è l’unica occasione che viene data alla cittadinanza per rendere il nuovo Statuto comunale più partecipato possibile; invitiamo quindi tutti i cittadini a coglierla e a essere dunque presenti in gran numero.

    Ci preoccupa comunque che nonostante i nostri inviti a organizzare più assemblee pubbliche, l’amministrazione consideri sufficiente organizzarne una sola, in una sala con 100 posti di capienza massima, per un elettorato di circa 70.000 elettori, mentre prima del Consiglio Comunale ne andrebbe organizzata almeno una per ogni circoscrizione e nel nuovo teatro per raggiungere il maggior numero di cittadini, con adeguata pubblicità a carico del Comune, visto che si tratta di condividere e approvare poi la magna carta del Comune e di tutti i cittadini.

    Più Democrazia ha già presentato le proprie proposte di modifica riguardanti in particolar modo gli Istituti di Partecipazione riformulando quegli articoli che invece di favorire la partecipazione, appunto, la ostacolerebbero. Alcuni di questi articoli, con le nostre proposte di modifica in rosso, sono illustrati di seguito.

    Concludiamo questo comunicato, rinnovando l’invito alla cittadinanza a far sentire la propria voce su un argomento così delicato, come l’introduzione di un nuovo Statuto, ovvero la Carta che regolerà il funzionamento del Comune e di conseguenza i rapporti fra l’amministrazione e la cittadinanza, affinché i nuovi strumenti di partecipazione introdotti non siano solo nominali ma efficaci e realmente attivabili da gruppi di cittadini.

    BOZZA DEL NUOVO STATUTO COMUNALE -
    ALCUNE PROPOSTE DI MODIFICA PRESENTATE DAL COMITATO PIUDEMOCRAZIA E PARTECIPAZIONE

    N.B.: in neretto le nostre modifiche

    ART. 33

    2. Al Comitato dei garanti, ai fini di una corretta espressione del giudizio di ammissibilità dei referendum, partecipa con funzioni consultive il Segretario Generale.

    Va eliminato ogni riferimento al Comitato dei Garanti perché di nomina politica e quindi non ritenuto obiettivo per giudicare l’ammissibilità di un quesito referendario. Le sue funzioni possono essere espletate dal Segretario Comunale.

    ART. 34
    2. Sono escluse dalla consultazione referendaria:

    a)      lo Statuto

    Essendo lo Statuto la magna carta dei cittadini non può essere inserito nelle materie escluse da referendum in quanto spetterebbe in primis ai cittadini, senza intermediari,  decidere come scriverlo e come modificarlo.

    Art. 35 (Titolarità ed ambito di esercizio)

    1.           elettori del Comune possono chiedere di effettuare un referendum propositivo in ordine ad un atto di competenza del Consiglio Comunale o della Giunta Comunale.

    diventa:
    3000 elettori del Comune possono chiedere di effettuare un referendum propositivo in ordine ad un atto di competenza del Consiglio Comunale o della Giunta Comunale.

    Motivazione: per rispettare scrupolosamente quanto disposto all’art. 32. Idem per quel che riguarda il numero di firme necessario per indire il referendum consultivo, abrogativo e abrogativo-propositivo. (artt.34, 36, 37).


    ART. 35
    4. Il referendum non si svolge se, prima dell’effettuazione dello stesso, il Consiglio Comunale o la Giunta Comunale abbiano deliberato sul medesimo oggetto.

    diventa:
    Il referendum non si svolge se, prima dell’inizio della raccolta delle firme dell’effettuazione dello stesso, il Consiglio Comunale o la Giunta Comunale abbiano deliberato sul medesimo oggetto.


    Motivazione: in primis, come è previsto dal referendum nazionale.
    In secundis, è a dir poco vergognoso far sobbarcare ai cittadini un impegno referendario, specificatamente all’onerosità di una raccolta firme,  per poi all’ultimo momento annullare il tutto, soprattutto quando il C.C. ha i tempi e i modi per annullarlo prima.
    ART. 35

    5. Il referendum è valido se partecipa al voto almeno il           dei partecipanti al voto alle ultime elezioni amministrative per il rinnovo del Consiglio Comunale. In tal caso se la proposta oggetto di referendum è approvata dalla maggioranza dei voti validamente espressi, il competente organo del Comune è tenuto ad adottare l’atto entro 60 giorni dalla celebrazione della consultazione popolare.

    diventa:
    Il referendum è valido se la proposta oggetto di referendum è approvata dalla maggioranza dei voti validamente espressi, il competente organo del Comune è tenuto ad adottare l’atto entro 60 giorni dalla celebrazione della consultazione popolare.


    Motivazione: per rispettare scrupolosamente quanto disposto all’art. 32. Inoltre riteniamo che il quorum sia penalizzante per qualsiasi iniziativa popolare perché facilmente utilizzabile quale strumento politico per vanificare gli sforzi del comitato referendario e incitare all’astensionismo.

     (per ulteriori motivazioni per annullare il quorum, si veda: http://www.paolomichelotto.it/blog/2011/05/23/13-motivi-per-abolire-il-quorum-dai-referendum/).

    24 Settembre 2012

    PRIMA ASSEMBLEA PUBBLICA DI CONFRONTO PER LA BOZZA DEL NUOVO STATUTO COMUNALE

    Esito della conferenza stampa di ieri convocata dalla Commissione Statuto: la prima assemblea pubblica di confronto con la cittadinanza è stata organizzata per il 2 ottobre alle 20.30 ai Chiostri di Santa Corona. In quell’occasione bisogna essere numerosi! Facciamo girare la voce!

    Nel frattempo, però, non ce ne stiamo con le mani in mano! Leggiamo lo Statuto (scaricabile dal sito del comune: http://www.comune.vicenza.it/amministrazione/statuto.php), in particolare gli articoli che ci riguardano più da vicino in quanto cittadini, ovvero gli Istituti di Partecipazione, e facciamo le nostre proposte di modifica da inviare a questo indirizzo e-mail istituito dalla commissione stessa e a disposizione dei cittadini: nuovostatuto@comune.vicenza.it
    Più proposte inviamo, più lo statuto sarà ‘partecipato’.

    13 Settembre 2012

    OCCHI PUNTATI SULLO STATUTO Assemblea pubblica mercoledì 12 settembre h 20.30 a S. Caterina

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    Una trentina di persone erano presenti alla riunione, oltre a tre consiglieri comunali: Giacon, Zanetti e Franzina. Dopo una breve presentazione della storia del Comitato si è entrati subito nel merito della bozza del nuovo statuto comunale, evidenziando come, a parere del Comitato, tanto nel principio generale (art.32) la commissione abbia scritto un testo assolutamente in linea con gli strumenti di Democrazia Diretta e le esigenze di esercitare la sovranità popolare dei cittadini, quali i referendum,  tanto invece il seguito degli articoli dimostri una serie di paletti tali che di fatto renderebbero molto difficile, se non impossibile, attuare un qualsiasi referendum.

    E’ seguito un lungo dibattito dove, nel tempo di 3 minuti a testa (per dare così modo a più persone di poter intervenire), la maggior parte dei presenti hanno evidenziato punti dubbiosi, comportamenti incoerenti delle amministrazioni come le promesse fatte nel giungo scorso di organizzare delle assemblee pubbliche dove illustrare la bozza del nuovo statuto ai citatdini e invece mai viste. Sono state fatte proposte da inserire nella bozza. Sono stati sollevati dubbi anche sull’efficiacia e sull’imparzialità del voto in un’eventuale assenza di un quorum nei referendum.

    Alla fine si è riconosciuta l’importanza di organizzare degli incontri pubblici con la cittadinanza per spiegare la bozza del nuovo statuto ai cittadini e i tre consiglieri comunali si sono impegnati a lavorare per questo, chiedendo però lo stesso agli altri presenti. Staremo a vedere.

    3 Luglio 2012

    Vicenza, presentato il nuovo statuto

    IL NUOVO STATUTO. Ieri la presentazione della bozza ancora “aperta”. Il sindaco: «Servono tante firme per promuoverli». Maggioranza divisa: Vi.Capoluogo sta con lui, il Pd vuole un tetto del 30%. Possibili “aiutini” da destra  leggi qui.

     Attenzione, il solo quorum zero non è detto che sia di stimolo alla partecipazione. Si legga anche il resto del testo per accorgersi che i paletti ad una concreta partecipazione ci sono e non riguardano (per il momento ancora) il quorum o la raccolta delle firme.

    Ben più sottili sono i meccanismi studiati per impedire ai cittadini una concreta partetipazione alla cossa pubblica, per esempio tra le materie dove non si può indire un referendum c’è proprio lo statuto. (come dire che la ns. Costituzione non si possa mettere in discussione).

    27 Giugno 2012

    Nuovo statuto comunale, lunedì 2 luglio il primo incontro pubblico di presentazione

    Dopo quasi 6 anni dal referendum consultivo del 2006 la Commissione consiliare speciale presenta la bozza del nuovo statuto comunale e il nuovo regolamento, dove dovrebbe avere inserito, per quanto riguarda la partecipazione popolare, il risultato di quel referendum ed in particolare il referendum abrogativo, il referendum propositivo e il referendum abrogativo-propositivo, con un quorum bassissimo e poche numero di firme per indirlo.

    COSA HA PARTORITO INVECE?

    Uno strumento che, per quanto riguarda la partecipazione popolare,  nei principi (art. 32) stabilisce:

    "1. Il Comune di Vicenza riconosce i referendum quali essenziali momenti di esercizio della sovranità popolare e di espressione di partecipazione dei vicentini alle scelte di governo della città e quali strumenti di integrazione della democrazia rappresentativa con la democrazia diretta nelle decisioni riguardanti la comunità vicentina.

                            2. I referendum sono di natura consultiva, propositiva, abrogativa e abrogativa-propositiva"

    Nei fatti rende i referendum impraticabili, sia perchè esclude dalle materie referendarie i seguenti punti:

    2. Sono escluse dalla consultazione referendaria:

    a)      lo Statuto

    b)      il documento programmatico preliminare della Giunta Comunale;

    c)      il regolamento del Consiglio Comunale ed altri regolamenti ad efficacia meramente interna;

    d)     le elezioni, nomine, designazioni, revoche, dichiarazioni di decadenza, e in generale le deliberazioni o le questioni concernenti persone;

    e)      gli atti relativi al personale del Comune, delle istituzioni, delle aziende speciali;

    f)       l’istituzione e l’ordinamento dei tributi;

    g)      la disciplina generale delle tariffe per la fruizione di beni e servizi;

    h)      le espropriazioni per pubblica utilità;

    i)        l’assunzione di mutui o l’emissione di prestiti obbligazionari;

    j)        i bilanci annuali e pluriennali, i conti consuntivi;

    k)      quando la proposta concerna materie già sottoposte a referendum nell’arco della medesima tornata amministrativa,

    l)        quando la proposta oggetto del referendum incida su situazioni concrete, relative a soggetti determinati, aventi natura patrimoniale;

    m)    l’esecuzione di norme statali o regionali che implicano attività amministrativa vincolata e le materie nelle quali il Consiglio Comunale deve esprimersi entro termini stabiliti  per legge;

    n)      i diritti delle minoranze etniche, linguistiche, religiose e sessuali.

    Sia perchè

    si consente al C.C. di annullarne lo svolgimento in qualsiasi momento, anche dopo la raccolta delle firme (art. 35): 4. "Il referendum non si svolge se, prima dell’effettuazione dello stesso, il Consiglio Comunale o la Giunta Comunale abbiano deliberato sul medesimo oggetto"

    Sia perchè ci sono parecchi altri punti molto discutibili dai quali si comprendono numerosi paletti ad una reale pratica referendaria e  l’ennesima presa per i fondelli ai cittadini.

    Il consiglio comunale deve però ancora esprimersi, speriamo nell’intelligenza e lungimiranza dei consiglieri i quali se veramente vogliono dare una diversa immagine del loro modo di fare politica vicino ai cittadini e lontano dalla Casta a cui purtroppo siamo soggetti, aprrovino un nuovo statuto molto dicervso da quallo proposto e che permetta nei fatti i principi esposti nella art. 32.

    22 Marzo 2012

    QUORUM ZERO PIU’ DEMOCRAZIA

    Nella mattinata di lunedì 13 febbraio 2012 il comitato promotore ha depositato la proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare "Quorum Zero e Più Democrazia" presso la cancelleria della Corte di Cassazione.  A Vicenza è stata presentata in una conferenza stampa la proposta di legge di iniziativa popolare ‘Quorum Zero e Più Democrazia’ – Presenti: Comitato Più Democrazia e Partecipazione, SEL, Movimento 5 Stelle, Legambiente, Vicenza Libera e Vicenza Capoluogo.

    Si tratta di una raccolta di firme per portare la Democrazia Diretta in Italia.

    13 Febbraio 2012

    Deposito della Iniziativa Quorum Zero e Più Democrazia alla Cancelleria della Corte di Cassazione a Roma

     Deposito della Iniziativa Quorum Zero e Più Democrazia alla Cancelleria della Corte di Cassazione a Roma – Lunedì 13-02-12

    Nella mattinata di Lunedì 13 febbraio 2012 il comitato Quorum Zero e Più Democrazia, depositerà la proposta di Legge costituzionale di iniziativa popolare "Quorum zero e più democrazia" presso la cancelleria della corte di cassazione. Due membri del comitato partiranno proprio da Vicenza: Annamaria Macripò e Fabio Zancan del locale Comitato Più Democrazia e Partecipazione.
    Questa proposta di legge ha l’obiettivo di modificare alcuni articoli della Costituzione italiana per migliorare l’utilizzo degli strumenti di democrazia diretta già esistenti e introdurne di nuovi in Italia, ma utilizzati da più di un secolo in altri paesi del mondo come la Svizzera e la California. Il nostro obiettivo è quello di migliorare il funzionamento della democrazia italiana affiancando alla democrazia rappresentativa attuale, strumenti che diano la possibilità ai cittadini di far sentire la loro voce e di prendere decisioni che riguardano la cosa pubblica.


    I punti qualificanti della proposta di legge sono i seguenti:

    - Quorum zero in tutti i referendum.
    - Revoca degli eletti, che previa raccolta di un numero elevato di firme, possono essere sottoposti a votazione di revoca del mandato (come in California, Svizzera, Venezuela, Bolivia).
    - Indennità dei parlamentari stabilita dai cittadini al momento del voto.
    - Referendum propositivo (come in California)
    - Iniziativa di legge popolare a voto popolare (come in Svizzera), passa in parlamento, dove può essere accettata, rifiutata oppure generare una controproposta, ma poi viene votata dai cittadini).
    - Referendum confermativo (come in Svizzera). Tutte le leggi create dal parlamento, prima di entrare in vigore, possono essere poste a votazione popolare, previa raccolta delle firme necessarie.
    - Referendum obbligatori in alcune tipologie di leggi in cui i rappresentanti hanno un conflitto di interessi (es. finanziamento partiti, leggi elettorali) e sui trattati internazionali e sulle leggi urgenti.


    Oltre a questi si prevedono le seguenti ulteriori innovazioni:

    - Petizione con obbligo di risposta entro 3 mesi.
    - Iniziativa di legge popolare a voto parlamentare con obbligo di trattazione in parlamento in 12 mesi. Se ciò non accade diviene referendum e va al voto popolare.
    - Nessun limite di materie referendabili (come in Svizzera), tutto ciò che può essere discusso dai rappresentanti, può essere messo a referendum e votato dai cittadini.
    - Cittadini autenticatori (oltre alle figure previste oggi per legge).
    - Utilizzo di firme elettroniche (come per la Iniziativa dei Cittadini Europei).
    - Obbligo di introduzione di strumenti di democrazia diretta a livello locale senza quorum.
    - Possibilità da parte dei cittadini di modificare la Costituzione (come in Svizzera dal 1891).

    La realizzazione di questa proposta di legge è stato un lungo ed appassionante percorso durato da giugno 2011 fino a sabato 11 febbraio 2012, fatto di incontri dal vivo, e di riunioni su internet. Questo testo finale è il risultato condiviso da un gruppo di persone provenienti da varie parti d’Italia, appassionate di democrazia diretta e impegnate da tempo su questo tema.

    Qui si trova il testo completo della proposta di legge che depositeremo:
    http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2012/02/testo-finale-3-iniziativa-quorum-zero-e-pi%C3%B9-democrazia.pdf

    Questo il blog di riferimento:
    www.quorumzeropiudemocrazia.it

    Per approfondire gli argomenti consigliamo il libro:
    Vivere meglio con più democrazia
    http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=50

    Per maggiori dettagli si invita a contattare i seguenti portavoce per l’iniziativa:

    - Paolo Michelotto  3470907427
    - Dario Rinco 347 7105518
    - Gianni Ceri 333 4652270
    - Enrico Pistelli 3283584799
    Comitato Più Democrazia e Partecipazione, Vicenza

    PRIMI PASSI DI DEMOCRAZIA A VICENZA?

    PRIMI PASSI

     

    Come un neonato dopo i primi mesi si alza e muove i suoi primi passi incerti verso la vita così a Vicenza i cittadini sono chiamati a vivere le loro prime esperienze sulla partecipazione reale alla vita della città. Viene spontaneo esclamare: FINALMENTE!
    Il sindaco Achille Variati nel tour di 16 incontri che sta facendo nei quartieri, spiega ai partecipanti che ci sono circa 18’000’000 di euro disponibili da spendere in opere pubbliche per la città entro l’anno e quindi chiede loro di elencare i lavori da fare, in modo poi di programmare una ‘lista della spesa’ che sia il più possibile attuabile secondo quanto illustrato.
    L’Assessore all’Urbanistica Francesca Lazzari, a San Pio X chiede ai cittadini di indicare le linee guida su un possibile piano residenziale di privati che interesserà la grande area disponibile a nord del quartiere. Per fare questo è iniziato giovedì 2 febbraio un percorso che si svolgerà in più incontri e che coinvolgerà i residenti, le associazioni, la parrocchia, i proprietari e i progettisti. Gli incontri si svolgeranno sotto la guida facilitatrice di esperti “esterni” alla vicentinità con l’obiettivo di raccogliere i bisogni, le esigenze, le criticità, i punti di forza, le aspettative di tutte le parti in causa, valutarle di volta in volta e giungere poi alla sintesi per le decisioni.
    Si tratta indubbiamente di esperienze nuove per i vicentini che non sono mai stati coinvolti nelle scelte sul loro territorio; questa mancanza ha infatti portato nel corso degli anni a far maturare una grave frattura tra le istituzioni e i cittadini, che si riscontra a tutti i livelli di governo, dal parlamento ai comuni mentre dal basso la richiesta di partecipazione diretta diventa sempre più sentita. È la sete di partecipazione che rende così affollati questi incontri programmati dal sindaco ed è la stessa sete che si rivela nel forte interesse che ha suscitato l’incontro a San Pio X.
    Detto questo, non si può non rilevare come questi primi passi di partecipazione manchino di quella forza che trasforma la partecipazione da passiva in attiva: un metodo decisionale, esattamente la distinzione di valore che c’è fra un referendum consultivo e un referendum propositivo o abrogativo. Per far sì che la partecipazione della cittadinanza possa effettivamente chiamarsi tale è necessario il passaggio del voto come scelta adottata da un’assemblea e l’impegno della sua attuazione da parte dell’amministrazione.
    Questo forse potrà avvenire in modo istituzionalizzato a partire dall’approvazione del nuovo Statuto comunale, la carta cittadina dei diritti e doveri e delle leggi che regolano il funzionamento dell’amministrazione e il rapporto fra l’amministrazione e la cittadinanza (Istituti di partecipazione), se e solo se verranno introdotti nuovi e più forti strumenti di partecipazione e democrazia diretta: il bilancio partecipativo, l’urbanistica partecipativa e soprattutto i referendum propositivo e abrogativo senza quorum con un numero molto limitato di firme (non superiore a 4000) e con meno limiti degli attuali referendum consultivi. In caso contrario, ci sarebbe solo un’illusione di partecipazione perché si tratterebbe di strumenti spuntati e non efficaci, un vuoto trofeo da mettere in bella vista per l’amministrazione.
    Nel frattempo, è giusto informare la cittadinanza che una commissione rappresentativa di tutte le forze politiche presenti in Consiglio Comunale sta lavorando da parecchi mesi su questa nuova bozza dello Statuto e che sarebbe opportuno e doveroso, prima della  conclusione di questo percorso, renderne pubblici i risultati organizzando una serie di assemblee cittadine, dove la massima espressione della ‘partecipazione’ verrebbe rispettata raccogliendo e votando eventuali suggerimenti e correzioni provenienti dal pubblico, soprattutto in quei passaggi che vedono la cittadinanza primo portatore d’interesse ovvero gli istituti di partecipazione.
    È troppo avanguardistico sperare che i primi passi si trasformino già in una camminata dall’andamento sicuro sulla strada che porta alla vera partecipazione?

     

    3 Giugno 2011

    LA PAROLA AI CITTADINI - giugno 2011

    Buona serata all’assemblea tenutasi presso il Patronato Leone XIII di Vicenza.
    Si è iniziato alle 18.30 con la preziosa presentazione di Thomas Benedikter del libro “VIVERE MEGLIO CON PIUDEMOCRAZIA” e proseguire poi, alle 20.50 con  “La parola ai cittadini”, alla presenza di tre consiglieri comunali, un assessore e del sindaco (arrivato un po’ dopo).
    In una sala quasi piena e con una buona partecipazione di immigrati, sono state presentate 23 proposte, tutte pertinenti nell’evidenziare bisogni o criticità della vita cittadina.
    Ci sono stati anche momenti di confronto (brevi) durante l’esposizione di alcuni relatori, tutti costruttivi che hanno aiutato a sciogliere eventuali dubbi o osservazioni emersi nelle proposte.
    Dopo le votazioni, in un intervento il sindaco si è compiaciuto del buon andamento dell’assemblea, ha evidenziato che nonostante la classifica finale tutte le proposte erano meritevoli di attenzione e, riguardo ai referendum comunali, si è dichiarato favorevole ad un azzeramento del quorum compensato però da un congruo nr. di firme da raccogliere per promuoverlo.
    Alla fine i consiglieri comunali presenti hanno assunto l’impegno di portare in consiglio comunale le prime tre proposte della serata, sottolineando comunque l’importanza di tutte le altre.

    Clicca qui per vedere le proposte e la classifica:



    19 Maggio 2011

    Testo fondamentale da iniziare a diffondere soprattutto in occasione della Settimana della Democrazia Diretta (23 maggio-2 giugno)

    http://www.paolomichelotto.it/blog/2011/05/13/e-disponibile-il-libro-vivere-meglio-con-piu-democrazia-online-gratis/

    www.paolomichelotto.it
    Tags: democrazia diretta, la parola ai cittadini, quorum, vivere meglio più democrazia, voto elettronico Postato in: democrazia diretta, documenti recensiti, esempi virtuosi, parola ai cittadini, quorum, revoca degli eletti, voto elettronico.

     

    21 Marzo 2011

    Otto organizzazioni lanciano la “Settimana nazionale della democrazia diretta - giugno 2011

    Il Comitato Cittadino Democrazia Diretta www.comitatocittadinodemocraziadiretta.blogspot.com

    i Democratici Diretti www.democraticidiretti.it

    l’ Iniziativa per più democrazia (Bolzano) www.dirdemdi.org

    i Movimenti Civici Sicilia www.movimenticivici.org

    Più democrazia e partecipazione a Vicenza (Vicenza) www.piudemocrazia.it/

    Più democrazia Rovereto (Rovereto) www.cittadinirovereto.it

    la Rete Civica Italiana www.retecivicaitaliana.it

    la Rete dei cittadini http://retedeicittadini.it/

    hanno deciso di dar vita alla “Settimana della democrazia diretta 2011” una campagna per migliorare la democrazia italiana e ricreare nei cittadini la coscienza del loro importante ruolo rispetto alle istituzioni. La Settimana avrà luogo dall’ultima settimana di maggio al 2 giugno festa della Repubblica che, come è noto, è stata istituita grazie al referendum del 1946.

    Lo scopo di questa iniziativa nazionale è quello di diffondere la conoscenza sugli strumenti di Democrazia Diretta che esistono e funzionano da molti decenni nel mondo e di ottenere concreti strumenti di partecipazione diretta dei cittadini alla politica comunale e regionale affinché possano aver voce in capitolo nella gestione delle loro comunità.

    In questo senso le otto organizzazioni  lanciano un appello ad aderire a questa iniziativa a tutti i gruppi locali, associazioni e Liste civiche che sono impegnati per migliorare concretamente la nostra società. Per aderire basta andare sul sito della Rete civica italiana (www.retecivicaitaliana.it) e cliccare sull’apposito flag (http://retecivicaitaliana.it/le-iniziative/democrazia-diretta/)

    Concordano nell’affermare che la democrazia italiana, basata unicamente sulla democrazia rappresentativa, non può funzionare bene; essa va integrata con la democrazia diretta, ovvero con quegli strumenti che permettono ai cittadini di interagire con l’operato degli elettie di esercitare concretamente la sovranità di cui si parla nel primo articolo della costituzione.

    In maggio o giugno del 2011 si tornerà a parlare di referendum abrogativo, uno dei pochi e strumenti di democrazia diretta di cui dispongono gli italiani. Si dovrà votare per l’abrogazione della legge 99 del 2009 che riammette il nucleare in Italia e si dovrà votare sul tema dell’acqua pubblica. Il referendum abrogativo nel tempo ha perso efficacia a causa del cattivo uso e della cattiva informazione da parte di tutti i partiti tradizionali che generalmente evitano, con i più vari pretesti, di dare più potere ai cittadini. E’ tempo di cambiare!

    8 Marzo 2011

    DEMOCRAZIA E PARTECIPAZIONE … E IL PENSIERO DEL MINISTRO COTA

    di Fabio Zancan

    In questi giorni stiamo ascoltando lo scricchiolio della nostra democrazia. Da una parte abbiamo i nostri rappresentanti che a fatica sostengono il Governo e dall’altra movimenti di cittadini che riempiono le piazze per la mancanza di disciplina ed onore di alcune istituzioni e per il mancato perseguimento del bene comune da parte dell’attuale maggioranza in parlamento.

    Le elezioni non sono più in grado di garantire una sana evoluzione economica e culturale del paese ed in questo scenario i cittadini usano strumenti di democrazia diretta come i referendum per fermare le leggi considerate ingiuste. Con la raccolta di firme del Partito Democratico di fatto Bersani ha invocato uno strumento di democrazia diretta: la revoca del mandato. Questo strumento serve per "licenziare" un eletto, a fronte di una raccolta firme i cittadini sono chiamati ad esprimersi come in un referendum e la maggioranza dei votanti decide il futuro del proprio rappresentante. Questo strumento esiste in diversi paesi del mondo a vari livelli di governo, ma non ancora in Italia.

    In Italia fra tre mesi voteremo un referendum con quattro schede: due contro la privatizzazione della gestione dell’acqua, una contro l’energia nucleare ed un’altra per rimuovere il legittimo impedimento. Il referendum potrebbe svolgersi in contemporanea alle prossime elezioni in maggio che interessano molti comuni, invece il Governo mira al 12 giugno perché, secondo il Governatore Roberto Cota, si deve “garantire la possibilità all’elettore di non andare a votare”. Cioè? Meglio spendere 350 milioni di euro in più per avere la possibilità di non raggiungere il quorum e quindi invalidare il referendum.

    Il quorum nei referendum abrogativi fu introdotto nella Costituzione a garanzia della partecipazione ma da più di dieci anni si è trasformato in uno strumento per incentivare l’astensionismo ed il disinteresse delle persone alla cosa pubblica. C’è un disegno di legge per abolire il quorum raddoppiando però le firme che da 500mila passerebbero ad 1milione, aggravando la già impegnativa raccolta, ma almeno così si assicurerebbe un risultato, un Sì o un No, e tutti sarebbero motivati a votare. Infatti nei paesi dove non c’è quorum la partecipazione ai referendum è molto più alta rispetto alle nostre affluenze.

    Anche il Consiglio Comunale di Vicenza introdurrà i referendum con l’adozione del nuovo Statuto ancora allo studio, ma i più informati dicono che verranno introdotti sia con un alto numero di firme (oltre 3mila) sia con un significativo quorum (dal 30 al 50%) che, dati pregressi alla mano, inevitabilmente innescherà meccanismi astensionistici perché con il quorum chi vorrebbe votare No preferisce astenersi per invalidare il referendum. Anche da noi quindi si preferisce il rischio di sprecare circa 100mila euro, i soldi stimati per votare un referendum che potrà essere invalidato dal quorum, anziché investirli in uno strumento efficace che promuova la partecipazione di tutti. Probabilmente anche nella nostra città c’è chi vuole garantire l’astensionismo.

     INTERVISTA ALMINISTRO COTA SUI REFERNDUM E IL QUORUM

    1 Marzo 2011

    INCONTRO SULLA DEMOCRAZIA DIRETTA A VICENZA (18/02/11). RISULTATI, DOCUMENTI, PRESENTAZIONE.

    Qui la sintesi dell’incontro di venerd’ 18 febbraio

    http://www.paolomichelotto.it/blog/2011/02/23/incontro-sulla-democrazia-diretta-a-vicenza-18-02-11-risultati-documenti-e-presentazione/

    A cura di Paolo Michelotto

    3 Febbraio 2011

    ASSEMBLEA PUBBLICA PER LA DEMOCRAZIA DIRETTA - 18 FEBBRAIO 2011

    ASSEMBLEA1822011_4.jpg

    1 Febbraio 2011

    VERSO L’ASSEMBLEA PUBBLICA PER LA DEMOCRAZIA DIRETTA

    Per il 18 febbraio 2011 stiamo preparando un’assemblea pubblica, alla quale saranno invitati gli amministratori, che faccia il punto della situazione riguardo al referendum del 11/9/2006 e preveda un dibattito volto a far sì che il consiglio comunale rispetti l’obbligo previsto dallo statuto comunale, di prendere una decisione nel merito.

     

    In preparazione a questo evento abbiamo fatto delle interviste ai consiglieri comunali chiedendone il parere su questo argomento, si possono ascoltare a questo link:

     

    http://www.youtube.com/user/piudemocrazia

    24 Gennaio 2011

    FACCIAMO DUE ITALIE

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    Si lasci liberi gli italiani di scegliere due modelli di Stato.

    UNO lo lasciamo così com’è nel principio del “Io ho quindi sono”, dove chi vuole si senta libero di dire e fare di tutto e il contrario di tutto, dove l’etica e la morale sono solo delle parole scritte nei dizionari, dove il “pilu” è l’economia trainante e la giustizia è un’optional, dove la chiesa conforta i benpensanti e l’informazione è di uno solo, dove la partecipazione è del tipo “sei libero di partecipare per dire sì alle mie decisioni, altrimenti fuori dalle balle”, dove i padri, i fratelli e i mariti fanno i magnaccia con le loro donne, dove evadere le tasse è uno Status ed essere indagato o condannato fa fare carriera politica.

    L’ALTRO invece, per chi vuole un’informazione libera dai partiti, una giustizia uguale per tutti e una partecipazione diretta dei cittadini a controllare sulle istituzioni senza i quorum e dove la democrazia non sia un’opportunità dipendente dagli amministratori del momento. Dove chi è indagato è obbligato a dimettersi e chi è condannato è fuori dalle istituzioni, dove l’impegno politico non sia una professione ma un servizio al massimo di due mandati, dove l’economia sia il riflesso dell’istruzione e della ricerca, dove la chiesa non abbia interesse ad arrampicarsi sugli specchi per difendere l’indifendibile, dove si paga le tasse una volta sola e i servizi pubblici ne siano direttamente proporzionati. Dove chi evade le tasse si fa 25 anni di galera con la confisca dei beni, dove i costi delle istituzioni siano decisi direttamente dai cittadini, dove i padri, i fratelli e i mariti aspettano fuori di casa il B. di turno per fargli capire che le loro donne non si toccano.

    Facciamo DUE ITALIE e vedremo come si spartiranno gli italiani e poi in quali delle due si avrà più prosperità.

    11 Dicembre 2010

    COSA NE PENSANO I NOSTRI AMMINISTRATORI DELLA PARTECIPAZIONE ATTIVA DEI CITTADINI?

    Abbiamo in programma l’organizzazione di un’assemblea pubblica per gli inizi di febbraio dell’anno prossimo, per fare il punto della situazione sul referendum del 10 settembre 2006, alla quale oltre ai cittadini sono invitati anche gli amministratori comunali.

     

    Per questo evento abbiamo chiesto, come previsto dal regolamento comunale,  l’utilizzo del nuovo teatro comunale e il patrocinio del Comune e tra i documenti in preparazione abbiamo chiesto la disponibilità al  Sindaco e ai consiglieri comunali di farsi intervistare sull’argomento.

    I primi consiglieri si sono fatti intervistare e qui

    http://www.youtube.com/user/piudemocrazia si possono vedere ed ascoltare.

     

     

    11 Novembre 2010

    ALLUVIONE A VICENZA - IL CONSUMO DEL TERRITORIO E’ RESPONSABILITA’ DEI POLITICI E DEI CITTADINI

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    Adesso, come in passato, a danni freschi tanti a pontificare che le urbanizzazioni eccessive, se non selvagge, sono concasua di effetti devastanti. Ciononostante la pressione della gente verso i politici per nuove costruzioni non cala e ai politici piace perchè da consenso. Allora cosa è più importante per il futuro della nostra terra, politici che dicono sempre di sì a continuare a costruire o uomini che si impegnano a difendere il territorio, che riconoscono che abbiamo più di quello che ci serve, che va usato al meglio e che pongono fine alle nuove costruzioni e al consumo di territorio?

    Ognuno è libero di avere l’opinione che vuole ma di fronte ad eventi così forti una diventa maggioranza. Però, qualsiasi essa sia, oggi noi italiani non abbiamo nessuno strumento normativo da poter usare per controllare direttamente i politici, che in campagna elettorale parlano e promettono secondo la maggioranza ma per ragioni contrarie dal contesto elettorale una volta eletti agiscono e decidono a favore dell’opinione che contava di meno.

    12 Ottobre 2010

    COME MIGLIORARE E INTRODURRE LA DEMOCRAZIA DIRETTA NEI COMUNI

    Paolo Michelotto raccoglie preziose informazioni sulla necessità, sempre più attuale, di dotarsi degli strumenti della Democrazia Diretta.

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    http://www.cittadinirovereto.it/diario/migliorare-e-introdurre-la-democrazia-diretta-nei-comuni/

    Buona lettura

    11 Ottobre 2010

    QUALE E’ STATO L’ATTEGGIAMENTO DELLA I COMMISSIONE ALLA NOSTRA AUDIZIONE SULLA DELIBERA PER IL REFERENDUM?

    Ci scrive il cosigliere Cizia Bottene, componente della I Commissione:

    Ciao a tutti, vi aggiorno su quanto accaduto ieri in commissione.

    Sulla posizione di Zanetti ha già riferito Annamaria, posso solo aggiungere che mi era stata anticipata il giorno prima (ne avevo parlato anche telefonicamente con Fulvio).

    Il discorso fatto da Annamaria è stato puntuale ed incisivo; una volta uscita è iniziata la discussione e Zanetti ha preso la parola dicendo che secondo lui doveva essere la commissione statuto ad occuparsi della modifica del regolamento, con le motivazioni già illustrate da Annamaria.

    Ho cercato di far capire che stavamo parlando di due cose diverse: che la delibera chiede l’attuazione di un quesito referendario, rimasto lettera morta nonostante siano trascorsi 4 anni e mezzo; che nel rispetto dei cittadini che hanno votato, era dovuta una risposta in tempi brevi e che altra cosa è il lavoro della commissione statuto (tempi previsti per concludere il lavoro 12 – 18 mesi !)

    La discussione si è protratta per circa mezzora con vari interventi di Zanetti, risposte mie e opinioni espresse anche da altri commissari.

    Alla fine, la posizione di Filippo ha avuto la meglio e  la maggioranza compatta, essendo difficilmente giustificabile un voto negativo, ha deciso di riservarsi di esprimere il parere in aula. Come richiesto da Fulvio vi trasmetto i nominativi di tutti i componenti della I° commissione:

    Presidente Nisticò Francesca

    Commissari:

    Capitanio Eugenio

    Sala Isabella

    Colombara Raffaele

    Vigneri Rosario

    Sgreva Silvano

    Zanetti Filippo

    Sorrentino Valerio

    Sartori Amalia

    Dal Lago Manuela

    Pigato Domenico

    Bottene Cinzia

    Guarda Daniele

    Ieri erano presenti: Nisticò, Capitanio, Colombara, Vigneri, Zanetti, Pigato, Sgreva, Bottene.

    L’esito della votazione è il seguente. Nistico, Capitanio, Colombara, Vigneri, Zanetti, Pigato, Sgreva si sono riservati di esprimere il parere in aula.

    Bottene voto favorevole

    Con queste premesse la strada che ci aspetta è sempre più in salita !

    Ciao a tutti, Cinzia

    L’ITER DELLA DELIBERA PASSA AL COMUNE – 5 ottobre 2010 - Convocazione I Commissione Affari Istituzionali

    In questa sede siamo stato ascoltati dalla I Commissione che deve prepare "l’approccio" della nostra delibera al Consiglio Comunale, ecco il testo del nostro discorso tenuto da Annamaria:

    "L’ultima volta che questa commissione ha incontrato i rappresentanti del comitato referendario è stato il 23 febbraio scorso.

    Oggi io sono qui in veste di presentatrice della delibera d’iniziativa popolare, presentata lo scorso 21 aprile, ma l’argomento è invariato: la realizzazione del quesito referendario tenutosi in Vicenza il 10 settembre 2006.

    Cosa è cambiato in questi mesi e cosa dovrebbe cambiare affinché anche questa non sia una riunione pro-forma?

    Il comitato referendario, vista l’immobilità da parte dell’amministrazione su questo argomento, che giaceva al primo posto dell’odg da ben due anni, ha ritenuto di dover utilizzare un altro strumento di partecipazione dei cittadini prevista dallo statuto per chiedere attenzione sull’argomento. Con il sostegno di altri comitati cittadini sensibili alla partecipazione, è stato dunque avviato l’iter per la proposta di delibera d’iniziativa popolare, anche a seguito di una mancata conclusione dei lavori della presente commissione che ha ritenuto di delegare alla Conferenza dei Capigruppo una qualunque decisione in merito.

    Improvvisamente però la situazione si sblocca e il 6 giugno scorso i capigruppo in consiglio comunale e il sindaco pongono alla trattazione il referendum. Questa improvvisa solerzia però ha avuto come esito un ennesimo procrastinare la decisione sull’introduzione dei referendum appaltandola ai lavori di una commissione  che dovrà occuparsi delle modifiche dello statuto e che, per diretta ammissione dello stesso presidente Poletto, prevedrà tempi molto lunghi, concludendo il proprio compito, nella migliore delle ipotesi, quando l’attuale amministrazione cesserà il proprio mandato.

    Questo è quanto è successo (o meglio non è successo) a Vicenza. Nel frattempo, a poca distanza da qui, in provincia di Bolzano e di Trento, altri comuni prendevano la decisione (senza avventurarsi nelle secche di una riforma statutaria, spesso promessa dalle varie amministrazioni succedutesi, ma di fatto mai realizzata da 20 anni a questa parte) di abolire il quorum dei referendum. L’ultima volta vi avevo citato gli esempi di Villa Lagarina (TN) e di Ortisei, a questi vanno ad aggiungersi Fiè, Lana, La Val, S. Candido, Urtijëi, Varna, Verano, Dobbiaco e Terento. Gli amministratori di questi comuni costituiscono un lodevole esempio al quale fare riferimento, perché, bisogna ricordarlo, abolire il quorum si può in tutta Italia, non solo nelle regioni a statuto autonomo. Una sentenza della corte costituzionale ha ribadito che la scelta di mettere o abolire il quorum a livello locale compete solamente agli amministratori locali. Abolire o abbassare il quorum è un atto di nuova fiducia della rappresentanza politica nella capacità delle cittadine e dei cittadini di decidere loro stessi quando e in che modo la loro partecipazione al voto è importante.

    Tornando a noi, la sensazione è che ci sia una mancanza di volontà di affrontare fino in fondo un argomento nei confronti del quale è stata ammessa una mancanza di conoscenza da parte degli amministratori, la necessità di ‘educare’ la popolazione e di tutelare lo svolgimento senza intoppi del lavoro dell’amministrazione paventandone addirittura il blocco. Questa è una sintesi delle motivazioni addotte da alcuni componenti di questa commissione, come si evince dai verbali.

    È evidente che invece di guardare agli strumenti di partecipazione come a un’occasione per rinnovare il patto tra la cittadinanza e gli eletti, li si considera come un pericolo per la macchina amministrativa. Ricordo a tal proposito che già lo Statuto tutela l’amministrazione escludendo dalle materie soggette a referendum una buona fetta delle proprie competenze (bilancio, documento programmatico e molte altre materie elencate nell’art. 9). Ricordo inoltre che non è necessario aspettare il rinnovamento dello Statuto per procedere all’attuazione  del quesito referendario, tenutosi 4 anni or sono. La delibera infatti non ha come oggetto una modifica dello Statuto, bensì un comportamento del consiglio comunale. Rimettere anche la delibera nelle mani della commissione statuto significherebbe esprimere la volontà di voler dilazionare ulteriormente una decisione che potrebbe benissimo essere presa nei tempi previsti (90 giorni più i 30 giorni per la commissione competente).

    I 12.000 vicentini che in quell’occasione votarono sì all’introduzione dei referendum propositivo, abrogativo e propositivo-abrogativo, a distanza di 4 anni, sono ancora in attesa di un risultato.

    Chiediamo perciò che la commissione acceleri le tempistiche dei lavori su questo argomento per far sì che la delibera passi il prima possibile in sede di consiglio comunale per l’eventuale approvazione. Chiediamo di essere resi partecipi attivamente dei lavori di questa commissione e ci mettiamo a disposizione per un’eventuale collaborazione.

    Per quello che è nelle nostre possibilità, continueremo a fare informazione sull’argomento, aggiornando la cittadinanza sugli eventuali sviluppi a livello locale, portandoli a conoscenza mediante assemblee partecipate degli esempi illustri prodotti sul territorio nazionale e del buon funzionamento di democrazie partecipative nel mondo, prevedendo l’utilizzo nel prossimo futuro di altri strumenti contemplati dallo statuto, come ad esempio l’istruttoria pubblica.

    A breve, verrà organizzata un’assemblea cittadina durante la quale si farà un bilancio degli strumenti di partecipazione presenti e attivi o ancora da attivare sul territorio comunale chiedendo un confronto aperto con gli amministratori sul tema della partecipazione. Siete tutti invitati.

    8 Luglio 2010

    CONSEGNATE 697 FIRME PER LA DELIBERA PER IL REFERENDUM

    0Oggi 8 luglio alle ore 12 presso la segreteria generale del Comune avverrà la consegna ufficiale delle 697 firme autenticate raccolte a sottoscrizione della proposta di deliberazione d’iniziativa popolare a promozione dei referendum comunali. La proposta di delibera di iniziativa popolare è una iniziativa del Comitato Più Democrazia e Partecipazione ed è condivisa ed appoggiata da Legambiente, Con Vendola-Sinistra Ecologia Libertà, Cellula Luca Coscioni, Movimento cinque stelle (grillini) di Vicenza, Presidio NO DAL MOLIN. Era necessario raccogliere almeno 500 firme; ne sono state raccolte quasi 300 in più a sostegno di questa iniziativa, prova della volontà da parte della cittadinanza vicentina di partecipare in modo più attivo alle questioni che la riguardano. Con questa delibera si chiede che l’argomento referendum e, nello specifico, l’introduzione dei risultati del referendum comunale del 2006 (ovvero la realizzazione dei tre referendum approvati dal 90% dei votanti – referendum abrogativo, propositivo, abrogativo-propositivo) non sia ulteriormente procrastinata. Ci si aspetta dunque che l’attuale Amministrazione collabori e si faccia parte attiva nell’aprire spazi di democrazia diretta agli elettori nel cui nome governa Vicenza.

    18 Giugno 2010

    IL SOLE ARRIDE SULLA SPONDA DELLA FIOM

    A Pomigliano se ne sta andando un pezzo della nostra modernità della quale è parte un certo modo di fare sindacato ed impresa, fatto di di conflitti e negoziazioni, di regole e norme, di garanzie bilaterali. Se ne vanno anche i fondamenti dello Stato liberale basato sulla Costituzione e sulla Legge, comunque.

    E prevale un’altra concezione, senza regole se non una: il più forte comanda. Ma la assenza di quel quadro di certezze vicendevoli e condivise può esplodere nelle amni di chi l’ha pensata ed imposta. Non si può trasformare senza conseguenze  un fabbrica in una caserma dove si impongono ritmi disumani per otto ore sempre in piedi senza altro movimento che la leggera torsione del busto per prendere i pezzi da montare, a pena di sanzioni se sgarri. Il fisico umano reggerà fino ad un certo punto e prima o poi qualche operaio potrà porsi delle domande cercando comunque fatti di libertà e dignità. Allora probabilmente il padrone Marchionne sarà costretto a lasciare i suoi ricatti ed a negoziare realmente, pena il fallimento, il suo modello di fabbrica-reclusorio.

    Che c’entrano con la produzione e la produttività questi punti che hanno giustamente pesato sul NO della Fiom e di non pochi lavoratori:

    a]licenziamento degli operai che, a insindacabile giudizio della azienda, scioperano in violazione delle disposizioni di Marchionne chiamate impropriamente accordo

    b] sanzioni anche al sindacato interno che organizzi questi scioperi

    In questo modo si viola la Costituzione che garantisce lo sciopero come diritto individuale inviolabile (art. 40) ed il diritto alla libertà nella organizzazione sindacale (art. 39). alla pari ad esempio, delle libertà di pensiero e di sua manifestazione.

     

    c] non pagamento della retribuzione in caso di malattia se l’assenteismo risulti superiore alla media: quale media? Chi la determina? Insindacabilmente l’azienda! Nell’assenteismo vengono compresi i permessi sindacali, le  assenze per maternità e per la cura del bambino,  i permessi per scrutatori e presidenti di seggio alle elezioni, ecc.

    Si violano il contratto nazionale, lo Statuto dei Lavoratori, le leggi italiane e le disposizioni europee che garantiscono l’attività sindacale, la partecipazione allo svolgimento delle elezioni, che tutelano la maternità.

     

    d] un referendum preteso dalla Fiat che non si fida dei quattro sindacati ad essa collaterali (Cisl. Uil, ed i due autonomi Fismic e Ugl). Marchionne vuol dimostrare di poter fare a meno dei sindacati anche di queste organizzazioni di corte, attraverso il ricorso al plebiscito sotto ricatto: se voti no chiudo la fabbrica e sei disoccupato. E’ come scegliere con la pistola puntata alla testa. Il codice civile dichiara annullabili i contratti e gli atti stipulati sotto la minaccia di violenza fisica o morale (art. 1427 cod. civ.) e rescindibili se concordati sotto la minaccia di pericolo di un grave danno a sé o ad altri- es. famigliari- (art. 1447 cod. civ.).

    E’ l’intera nostra civiltà giuridica pregressa (questa norme sono di origine romanistica) e recente Costituzione, Statuto dei lavoratori, trattamento di maternità e malattia, che Marchionne e con lui Berlusconi  Tremonti e Sacconi attaccano.

    Ma non si può nemmeno dire che ci sia stata una  trattativa perché non si sono scambiate delle utilità: i quattro sindacati di corte hanno accettato senza modifiche quello che lo zar della Fiat imponeva non ricevendo in cambio nulla, nemmeno qualche aumento salariale. Quanto al piano industriale di 700 mld di investimenti penso che abbiano visto forse la copertina.

     

    Ma la questione non é delimitabile a Pomigliano. Questo attacco della Fiat ai diritti sindacali e di cittadinanza (si è cittadini anche in fabbrica!) é collegabile ai ripetuti assalti di Berlusconi e Tremonti alla Costituzione, specie all’art. 41 che condiziona l’attività economica all’utilità sociale ed alla salvaguardia della sicurezza, libertà, dignità umana e fissa il principio che essa vada indirizzata a fini sociali.

    E’ l’antico disegno delle forze politiche ed economiche di destra, rinvenibile nel “Piano di rinascita” di Gelli,  di riprendersi la libertà non solo d’impresa ma in tutto: ecco la legge-bavaglio contro la libertà di stampa e contro la possibilità/dovere dei giudici di accertare le corruttele di “lor signori” di destra e di sinistra.

    Diritti sindacali e civili, di cittadinanza: uno scontro frontale che é dentro il piano di Marchionne;  ne é la parte non scritta. Altrimenti non si capirebbe perchè abbia rifiutato la proposta della Fiom che prevedeva la realizzazione delle 270000 Panda all’anno solo applicando per esteso il contratto collettivo nazionale di lavoro dei metalmeccanici.

     

    Un giorno, dopo che il gen. Massu e la sua Legione Straniera avevano domato nel sangue la prima rivolta algerina, improvvisamente la gente riempì nuovamente le piazze. Fu una guerra dura; un milione di algerini morirono ma alla fine i francesi se  dovettero andarsene.

    Lavoriamo perchè, senza violenza ma con la politica ed il consenso popolare, riusciamo a liberarci dei nuovi dittatori: i tecnocrati e gli oligarchi.


    Fulvio Rebesani

    14 Giugno 2010

    RICORDIAMO ENRICO BERLINGUER

    Ventisei anni fa, il 11 giugno 1984, moriva Enrico Berlinguer. Nessuno lo ha ricordato se non singoli militanti. Nemmeno i membri del PD che lo conobbero personalmente e con lui lavorarono..

    Questa dimenticanza dispiace molto perché il grande Enrico fu  l’ultimo leader politico italiano a  mettere nella politica i valori. Fu questo una dei terreni di scontro con Craxi che postulava il pragmatismo del giorno per giorno senza  un disegno della società futura italiana e, con l’appoggio di tanti cattolici riuniti nella D.C., affermava una politica senza ideali ma orientata soprattutto al  tornaconto personale, al benessere individuale.

    Quel contrasto é quanto mai attuale.

    L’austerità berlingueriana si contrappose al craxista “arricchitevi tutti”. Così egli la presentò in una celebre intervista a Repubblica nel 1981.

    Noi sostenemmo che il consumismo individuale esasperato produce non solo dissipazione di ricchezza e storture produttive, ma anche insoddisfazione, smarrimento, infelicità e che, comunque, la situazione economica dei paesi industrializzati di fronte all’aggravamento del divario, al loro interno, tra zone sviluppate e zone arretrate, e di fronte al risveglio e all’avanzata dei popoli dei paesi excoloniali e della loro indipendenza non consentiva più di assicurare uno sviluppo economico e sociale conservando la "civiltà dei consumi", con tutti i guasti, anche morali, che sono intrinseci ad essa.
    Fummo i soli a sottolineare la necessità di combattere gli sprechi, accrescere il risparmio, contenere i consumi privati superflui, rallentare la dinamica perversa della spesa pubblica, formare nuove risorse e nuove fonti di lavoro. Dicemmo che anche i lavoratori avrebbero dovuto contribuire per la loro parte a questo sforzo di raddrizzamento dell’economia, ma che l’insieme dei sacrifici doveva essere fatto applicando un principio di rigorosa equità e che avrebbe dovuto avere come obiettivo quello di dare l’avvio ad un diverso tipo di sviluppo e a diversi modi di vita (più parsimoniosi, ma anche più umani. Questo fu il nostro modo di porre il problema dell’austerità e della contemporanea lotta all’inflazione e alla recessione, cioè alla disoccupazione.
    La proposta é attuale per qualunque forza di sinistra che voglia rappresentare una alternativa alle forze politiche (Lega e PdL)  che vogliono imporre sacrifici senza applicare “ un principio di rigorosa equità e che avrebbe dovuto avere come obiettivo quello di dare l’avvio ad un diverso tipo di sviluppo e a diversi modi di vita (più parsimoniosi, ma anche più umani.

    Nell’ottica della austerità egli, parlando agli studenti, non promise il “sei politico” ma li invitò a studiare per essere promossi e per apprendere.

    La seconda grande prospettiva berlingueriana che qui affrontiamo tralasciando le altre in specie il compromesso storico  é la “questione morale” quanto mai attuale oggi. Avversata a suo tempo dai craxisti, che cadevano sotto le indagini giudiziarie, ed oggi dai loro eredi ed epigoni “berluscones”, essa è stata archiviata anche dal PD!

    L’Enrico ne parlò così nella intervista a Repubblica

    La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d’essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. [...] Quel che deve interessare veramente è la sorte del paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude.

    Ed anche sulla democrazia siamo arrivati ad una stazione che potrebbe non avere treni per il ritorno.

    Oggi il maggior numero dei partiti, oltre ad aver occupato ogni spazio  possibile,  si trovano assieme alla politica in un cul de sac da cui non riescono ad uscire. La generalizzata corruzione ad interesse solamente di personale  arricchimento (nel 1992 rubavano anche per il partito) ha coinvolto non solo una parte notevole della classe dirigente  ma una fetta non piccola di cittadini coinvolti che ci si possa impunemente arricchire al di fuori e contro le regole civiche.

    Porre a noi ed agli italiani la questione morale é l’unica via per uscire: stretta ma di esito positivo.

    C’é qualche organizzazione politica o sociale disposta a raccogliere questa fiaccola prima che si spenga?

     

    Fulvio Rebesani

    8 Giugno 2010

    PROSEGUE LA RACCOLTA FIRME PER LA DELIBERA DI INIZIATIVA POPOLARE

    SE IL POPOLO È SOVRANO COME STABILISCE L’ART. 1 DELLA COSTITUZIONE, PERCHÉ GLI ELETTORI DI VICENZA NON POSSONO DECIDERE SU QUESTIONI CIVICHE CHE LI RIGUARDANO DIRETTAMENTE?

     Cittadino è chi fa una croce su una scheda ogni cinque anni?

    Chiediamo all’amministrazione che sia dato seguito al referendum consultivo tenutosi a Vicenza il 10 settembre 2006 dove i vicentini hanno chiesto di introdurre nello statuto comunale i referendum abrogativo e propositivo. Lo chiediamo con questa proposta di delibera di iniziativa popolare. Si può firmare fino alla prima settimana di luglio.

     Appuntamenti per la raccolta firme:

    mercoledì 9 giugno all’Equobar (dove si svolgerà una serata dedicata alla democrazia diretta con presentazione della delibera; a partire dalle ore 20.30)

     domenica 13 giugno presso la Corte del Deposito (viale Margherita) dove, nel corso dell’apertitivo serale (a partire dalle 19.30), verrà presentata la delibera tutti i giorni presso il comune (Palazzo Trissino) o le sedi delle ex circoscrizioni.

    tutti i fine settimana nei banchetti per il referendum dell’acqua del movimento 5 stelle a Piazza Castello (tutta la giornata)

    tutti i martedì in centro presso il banchetto per il referendum dell’acqua del Presidio (mattina) tutti i sabati al mercato ortofrutticolo di San Giuseppe (9-12);

    a Festambiente (23- 27 giugno)

    TI ASPETTIAMO!

    PER ULTERIORI INFORMAZIONI E AGGIORNAMENTI, CONSULTA anche la pagina di facebook Più Democrazia a Vicenza IL COMITATO PIù DEMOCRAZIA

    31 Maggio 2010

    PENTECOSTE E/O BABELE

    Il linguaggio é  ponte reale fra gli Uomini oppure é principio di incomprensione e di imbroglio.

    Domenica scorsa 23/V  i cattolici hanno celebrato la Messa di Pentecoste. E’ il ricordo e la realtà attuale della discesa dello Spirito Santo sugli apostoli e discepoli barricati in una sala, timorosi per la loro vita dopo il tracollo della crocifissione di Gesù. Dicono gli Atti degli Apostoli che, per opera dello Spirito Santo,  cominciarono a parlare le lingue di numerosi popoli: Parti, Medi, popoli della Mesopotamia e della Cappadocia, ecc.

    A fronte ci veniva posto il caso della torre di Babele dove, essendosi perso il senso della realtà  e del valore delle relazioni umane,  i costruttori pur parlando lingue conosciute,  cominciarono a non capirsi più: non riuscivano ad intendere il linguaggio degli altri che era diventato sconosciuto.

    Il linguaggio, ed i concetti, i valori che tramite esso vengono comunicati, corrono il rischio continuo di antinomia: Pentecoste o Babele? Questo pericolo non rimane  tra le categoria astratte del pensiero ma si concretizza, come é d’altronde nei racconti della Bibbia.

    Prendiamo la parola partecipazione . L’etimologia risale al latino “partem capere”  cioè prendere, acquisire la parte. Cioè abbiamo partecipazione quando siamo parte di qualcosa. Essere parte significa costituire un elemento essenziale talché senza di esso quel “qualcosa” é incompleto, non c’è più.

    Cioè, venendo all’oggi, partecipazione civica esiste quando i cittadini sono parte del governo cittadino esercitando direttamente, sia pure in materie circoscritte, parte dei compiti deliberativi del consiglio e della giunta comunali che hanno eletto o contribuito a nominare.

    Se i cittadini prendono parte, c’è chi questa parte la perde, la cede altrimenti i cittadini non possono prendersela.

    E qui entrano in gioco Pentecoste e Babele perché la volontà di non far partecipare per non perdere un po’ delle loro prerogative, ricorre al linguaggio della confusione, cioé alla Babele.

    Non é partecipazione ma solo attività espositiva il parlare agli amministratori vicentini, la presentazione di istanze e petizioni che si esauriscono con la risposta del sindaco di Vicenza, Non parliamo poi delle consultazioni, delle consulte che muoiono con la loro comunicazione a “lorsignori” vicentini, tant’è che intelligentemente nessun cittadini le usa.

    La cultura pentecostale della chiarezza completa ci dice che non é partecipazione nemmeno il referendum consultivo perché  i  promotori (comitati, associazione, ecc.),  dopo essersi esauriti anche economicamente nel raccogliere le molte firme richieste dallo Statuto comunale e nel propagandare l’appuntamento referendario, nel deserto dei mezzi di comunicazione locale e dei partiti maggiori incollati alla finestra, devono fermarsi davanti alla porta di palazzo Trissino come l’agrimensore K. davanti alla porta di “Il Castello” di Kafka. Infatti la volontà dei cittadini, che sono i presentatori del referendum e gli elettori, non conta niente in quanto la decisione spetta al consiglio comunale.

    Tutto ciò é successo, a Vicenza, con il referendum del 10/IX/2006 sul quale, a distanza di quasi quattro anni, il consiglio comunale non ha ancora deciso: un tempo forse maggiore di quello concesso al protagonista kafkiano. Anzi, nella seduta del 5/V  u.s.  La parte più numerosa della maggioranza in consiglio comunale di Vicenza ha respinto un ordine del giorno (consigliera Bottene, Vicenza libera) per l’affermazione almeno teorica dell’impegno di introdurre nell’ordinamento comunale di Vicenza i referendum abrogativo, propositivo, abrogativo.-propositivo ed ha approvato invece un altro ordine del giorno che rinvia ogni decisione sui referendum alla modifica dello Statuto comune: le famose calende greche.

    La Babele, alias la “casta” vicentina, ci dice che petizioni, istanze, consultazioni, referendum consultivo, anche ignorato, sono partecipazione; l’ha scritto nei suoi programmi elettorali di volerla. In altri tremini non ci capiamo più, parliamo linguaggi incomprensibili l’un l’altro. Fare arrivare i vicentini fino ad un certo punto e poi chiudere in faccia la porta di palazzo Trissino (questo sono quelle forme dette di partecipazione), con la scusa che, sia pure nelle circoscritte materie di competenza, non tocca più a loro, significa impedire ad essi di prendersi la parte di capacità decisionale diretta spettante. Cioé negare la partecipazione (partem capere). Cioè il loro linguaggio, semprechè esprima rette intenzioni, é dissociato dai loro fatti: una Babele.

    Invece sono Pentecoste i referendum comunali che decidono (abrogativo, propositivo, abrogativo-propositivo) perché attraverso di essi il cittadino riesce a varcare la porta di palazzo Trissino e ad esercitare il potere di governo su questioni della città, che lo riguardano direttamente. Nelle materie oggetto di referendum non è previsto che altri deliberino al suo posto.

    Quindi questo prender parte é definitivo

    E tutto ciò è chiaro, linguaggio comprensibile da chiunque, é positivo ma a Vicenza manca.

    Inserendo nell’ordinamento comunale vicentino quei referendum la parola partecipazione, e le sue realizzazioni, uscirebbero dalla Babele degli attuali regolamenti e delle posizioni prevalenti nella maggioranza e diventano chiaro ed inequivocabile linguaggio, traducibile in fatti ed azioni trasparenti, sia pure fra diversi, come la Pentecoste.

    Vicenza 29/V/2010

    Fulvio Rebesani

    13 Maggio 2010

    PARTE LA RACCOLTA FIRME PER LA DELIBERA

    Da martedì 11 maggio parte la raccolta firme per la delibera di inziativa popolare che chiede al C.C. di decidere sulle modifiche statutarie entro 90 gg..

    Ne servono almeno 500 ma più ce ne sono è meglio!!

    Raccoglieremo le firme assieme a Legambiente, con Vendola – Sinistra Ecologia Libertà – PSI, Movimento Cinque Stelle e il Presidio permanente No dal Molin, contestualmente alla raccolta firme per un’altra importantissima battaglia civica e fondamentale: il referendum sull’acqua pubblica.

    Praticamente tutte le settimane nel centro della città ci saranno dei punti di raccolta negli ormai soliti e unici posti dove i cittadini possono esprimere la loro volontà, altrimenti relegata al solo momento elettorale.

    Inoltre saremo presenti anche a FESTAMBIENTE e vedremo anche se qualcos’altro….. 

     Non perdiamo queste occasioni, vi aspettiamo.

    Il consiglio comunale si esprime sul referendum del 10 settembre 2006

    Suo dovere e obbligo era farlo entro un mese dopo il 10 settembre 2006, dopo un cambio di amministrazione avvenuto 2 anni fa, lo ha fatto, dietro la spinta della presentazione di una delibera di inziativa popolare,  giovedì 6 maggio 2010 concludendo così, almeno formalmente, un’ iter istituzionale.

    E cos’ha deciso? Di nominare una commissione ( ma non esiste già la I commissione affari istituzionali? e se non lavora su questi argomenti allora che ci sta a fare?) prevedendo che entro la fine del mandato di questa amministrazione, verrà affrontato dal C.C. la modifica dello statuto. In pratica fra tre anni.

    21 Aprile 2010

    UNA NUOVA DELIBERA DI INIZIATIVA POPOLARE PER RICORDARE AL CONSIGLIO COMUNALE LA SUA INADEMPIENZA

    OGGI, 21 APRILE 2010, è STATA DEPOSITATA UFFICIALMENTE IN SEGRETERIA COMUNALE LA NOSTRA PROPOSTA DI DELIBERA DI INIZIATIVA POPOLARE SULL’ATTUAZIONE DEL REFERENDUM DEL 10 SETTEMBRE 2006.

    E’ un’iniziativa presentata insieme a Legambiente, con Vendola – Sinistra Ecologia Libertà – PSI, Movimento Cinque Stelle.

     

    PROPOSTA DI DELIBERA CONSILIARE DI INIZIATIVA POPOLARE

    (attuazione del referendum del 10/IX/2006)

     

    Oggetto: Realizzazione del quesito  del referendum consultivo tenutosi in Vicenza il 10/IX/2006

     

    1 = I PRECEDENTI

    Il 10/IX/2006 si tenne nel comune di Vicenza il primo, e finora unico, referendum consultivo.

    Il quesito proposto agli elettori era

    Sei tu favorevole alla introduzione nello statuto comunale dei referendum abrogativo, propositivo, e abrogativo-propositivo, indetti con le firme del 2% della popolazione avente diritto al voto, con il quorum del 10%, nelle materie nelle quali il consiglio comunale e la giunta comunale hanno competenza deliberativa, eccettuate quelle escluse dall’art. 9, comma 2, dello statuto comunale a dal DLGS 18/8/2000 n. 267, con l’obbligo per gli amministratori di adottare, entro 60 giorni dalla proclamazione del risultato del referendum, gli atti e i provvedimenti necessari all’attuazione completa della volontà popolare espressa dal voto?”

     

    Votarono circa 12.000 cittadini dei quali 10500 scelsero il SI (quasi 90%). Il risultato fu pubblicato dal sindaco di Vicenza con atto sottoscritto il 18/1/2007, regolarmente inserito all’albo pretorio.

     

    Nonostante gli incontri con esponenti e capigruppo consigliari comunali, nonostante le loro promesse di avvio del procedimento deliberativo di attuazione, nonostante la consegna ad ogni consigliere dell’assemblea in carica del quesito con le nostre proposte attuative e con richiesta di provvedere,  nonostante i ripetuti articoli di stampa, ad oggi la consultazione popolare è stata ignorata.

     A sensi dell’art. 11 dello statuto il dibattito consigliare sul referendum è stato iscritto all’ordine del giorno in questi termini, però senza alcun esito:

    “OGGETTO 1- AMMINISTRAZIONE-Comunicazione del risultato del referendum comunale consultivo di iniziativa popolare svoltosi domenica 10 settembre 2006 (art. 11 dello statuto del Comune).”

    L’oggetto è stato male definito perché  lo statuto non prevede la comunicazione del risultato ma il dibattito

     “ART. 11 (effetti del referendum)

            1. Il sindaco, entro un mese dalla proclamazione del risultato del referendum, iscrive all’ordine del giorno del consiglio comunale il dibattito relativo

     

    Comunque ad oggi, ad oltre tre anni dalla votazione,  a due anni e nove mesi dalla proclamazione del risultato, a più di un anno dalla iscrizione all’ordine del giorno del presente consiglio comunale, il referendum è totalmente ignorato, né ci sono segnali che nell’immediato il consiglio intenda deliberare.

     

    2 = LO STATUTO COMUNALE

     

    L’art. 9 dello statuto prevede solo il referendum consultivo.

    Non fu una scelta ma un atto obbligatorio perché la L. 8/6/1990 n. 142 (Riforma delle autonomie locali), pur nella lungimiranza di dare spazio – per la prima volta nella storia italiana – a numerose forme di partecipazione popolare, previde solo il referendum consultivo<supportFootnotes]—>

    .

    Solo dieci anni dopo il Testo Unico delle  “leggi sull’ordinamento degli enti locali” (Dlgs 18/8/2000 n. 267) tolse questo limite cancellando l’aggettivo “consultivo” e prevedendo così lo strumento del referendum comunale senza limitazioni, quindi consentendo anche i referendum propositivo, abrogativo e abrogativo/propositivo.<supportFootnotes]—>

     

    Lo statuto vicentino, approvato nel 1991, non fu più aggiornato in materia. Perciò la nostra iniziativa referendaria intende essere un atto di autogoverno dei cittadini che aggiornano la loro carta fondamentale alla luce delle più recenti innovazioni nazionali e dei suoi stessi principi generali nei quali la partecipazione dei cittadini all’amministrazione locale è posta fra gli scopi primari e fondamentali del comune di Vicenza.

     

    3 = LA PROPOSTA DI DELIBERAZIONE DI INIZIATIVA POPOLARE

    La proposta è un momento di democrazia diretta nella fase iniziale ma indiretta e mediata, nella fase finale e conclusiva,  perché la decisione spetta al consiglio comunale (sulla democrazia diretta si veda l’allegato 1).

    Al fine di ottenere con provvedimento deliberativo del comune la realizzazione del quesito referendario approvato quasi all’unanimità dei votanti, viene presentata questa proposta di delibera di iniziativa popolare a sensi dell’art. 12, comma 2, dello statuto comunale.

     

     

    4 = LEGITTIMAZIONE A PRESENTARE QUESTA PROPOSTA

    Lo statuto comunale, all’art. 12 comma 2, costituisce che 500 cittadini possano presentare una proposta di delibera di iniziativa popolare con esclusione di un ristretto numero di materie, tassativamente individuate e non estensibile. Così lo statuto definisce il potere di proposta:

     

    “ART. 12 (istanze, petizioni e proposte)

    1. I cittadini, singoli o associati, residenti o domiciliati nel comune, possono

    presentare al sindaco istanze con le quali si chiedono le ragioni di determinati

    comportamenti o su aspetti dell’attività amministrativa, o petizioni volte ad attivare

    l’iniziativa degli organi del comune su questioni di interesse collettivo. Il sindaco è

    tenuto a rispondere, con atto motivato, entro 60 giorni dalla presentazione dell’istanza

    o della petizione.

    2. 500 cittadini, iscritti nelle liste elettorali del comune, e le cui firme debbono

    essere autenticate dal segretario generale o da suoi delegati, possono esercitare, nei

    tempi e nei modi stabiliti dal regolamento, l’iniziativa degli atti di competenza del

    consiglio comunale.”

     

    Ad esso corrisponde l’art. 34 del regolamento degli istituti di partecipazione:

     

    “Art. 34 (proposte – ambito di applicazione)

    1.   L’iniziativa degli atti di competenza del consiglio comunale, prevista dall’articolo 12, comma 2, dello statuto, si esercita mediante presentazione di proposte di deliberazione o di mozioni.

    2.  Ai fini del presente regolamento dicesi mozione una proposta concreta tendente a dare indicazioni circa i criteri da seguire nella trattazione di un affare di competenza del consiglio comunale.

    3.   L’iniziativa di cui ai commi precedenti non può essere esercitata per presentare le proposte di deliberazione previste dall’articolo 43, comma 2, dello statuto, nonché quella in materia di istituzione e ordinamento dei tributi, di disciplina delle tariffe per la fruizione dei beni e dei servizi.

    Si applica quanto dispone l’articolo 43, comma 3, dello statuto.

     

    Con questa iniziativa non si esercita dunque il potere di proposta di un singolo consigliere comunale bensì quello dell’intero consiglio. Si tratta dunque di una funzione rafforzata, sempre più presente nel diritto amministrativo. Si considerino – ad esempio – i poteri rivendicati dalle Regioni, in sede di ordinamento federale, rispetto lo Stato centrale (es. ambiente, giudice di pace, ecc.) sia la figura delle città, o aree metropolitane previste sia dalla L. 142/90 che dal  Dlgs 267/2000. In entrambi i casi si tratta di trasferimento di poteri da un ambito maggiore ad uno minore.

    La previsione di una funzione rafforzata è spiegabile con l’essere il potere di proposta di delibera di iniziativa popolare diretta emanazione della sovranità popolare dal cui consenso prendono legittimazione gli organismi elettivi cittadini.

    Ci sembra dunque che per un potere di proposta così rafforzato valga il principio generale di diritto “quod lex non vetat, permittit”. Cioè non sono consentiti divieti o esclusioni diversi da quelli esplicitamente stabiliti dallo statuto e dal regolamento degli istituti di partecipazione.

     

    5 = L’OGGETTO DI QUESTA DELIBERA DI INIZIATIVA POPOLARE NON È COMPRESO FRA LE MATERIE ESCLUSE

    La proposta non può vertere su queste materie

    Secondo lo statuto comunale

    “ART. 43 (Iniziativa delle proposte di deliberazione)

    ….......................

    2. Il bilancio comunale, il bilancio pluriennale, il conto consuntivo, i piani, i programmi sono proposti al consiglio dalla giunta comunale.

    ….................”

     

    Il regolamento degli istituti di partecipazione, invadendo il campo dello statuto ed andando probabilmente oltre l’ambito  di sua competenza, limitato agli aspetti esecutivi ed operativi in funzione dello statuto,  aggiunge all’art. 43, testé riportato, ulteriori esclusioni

    “Art. 34 (proposte – ambito di applicazione)

    ….......................

    3. L’iniziativa di cui ai commi precedenti non può essere esercitata per presentare le proposte di deliberazione previste dall’articolo 43, comma 2, dello statuto, nonché quella in materia di istituzione e ordinamento dei tributi, di disciplina delle tariffe per la fruizione dei beni e dei servizi.

    ….............................“

     

    Per quanto sopra argomentato al n. 4 il potere di proposta popolare rafforzato non può soffrire ulteriori limitazioni oltre quelle tassativamente stabilite dalle suddette norme.

    Di conseguenza tutto ciò che è di competenza del consiglio comunale, non esplicitamente comprensibile nei suddetti divieti, può essere oggetto di proposta di deliberazione di iniziativa popolare e l’oggetto della presente proposta è entro il vasto novero di materie consentite.

     

    TUTTO CIOPREMESSO IL CONSIGLIO COMUNALE COSIDELIBERA

    Il consiglio comunale, ritenendo necessario decidere sulla attuazione del quesito referendario popolare consultivo tenutosi il 10/IX/2006 ed approvato a larga maggioranza così

    DELIBERA

    1) il consiglio comunale approverà entro novanta giorni dalla votazione favorevole di questa proposta di delibera l’atto deliberativo di realizzazione del quesito referendario assentito dagli elettori il 10/IX/2006

    <supportLists]—>2)        la commissione consigliare competente concluderà i suoi lavori entro trenta giorni conteggiati a partire dal medesimo termine iniziale di cui al punto 1). Nel caso non provvedesse entro questo tempo il consiglio comunale procederà ugualmente fino alla votazione finale nei residui sessanta giorni.

    6 Aprile 2010

    IL TIMOR DI POPOLO E’ DI DESTRA … E DI SINISTRA

    ovvero

    per i politici la democrazia è un concetto variabile, non però per i cittadini

    (Un breve riepilogo, tanto per rinfrescare la memoria)

    Nell’ormai lontano 2005, una città dormigliona, assopita, spenta, soporifera, inerte, polentona, adattata, asseverata, bigotta, passiva,  amante del limbo,… insomma una città spugna di gomma, dove le farfalle nemmeno ce la fanno a sbattere le ali (figuriamoci se provocano i tornadi), avvenne un fatto che la scosse dal profondo: il Vicenza calcio in serie A? Il vescovo sorpreso con l’amante? Il sindaco che passa dall’altra parte? Il GdV che pubblica tutte le lettere dei lettori? Niente di tutto questo ma … un REFERENDUM.

    Un REFERENDUM consultivo, l’unico ammesso nello statuto del comune, piccolino, nemmeno vincolante per la Casta vicentina, un referendino insomma, con il quale i vicentini volevano poter esprimere la loro opinione in merito alla richiesta di alcune modifiche dello statuto comunale e più precisamente introdurre in esso la possibilità di effettuare REFERENDUM ABROGATIVI e PROPOSITIVI.

    Ma come il terremoto scuote la terra facendola vibrare tutta  tanto da provocare gli tsunami, così i vicentini accorgendosi che era loro concesso di interagire direttamente con il palazzo, vibrarono tutti. Tutti? Non proprio, il passivo disinteresse è ormai rassegnato nell’animo di molti vicentini, però una buona parte reagì come risvegliatosi da un lungo sonno. Di certo si svegliarono invece di soprassalto coloro che del potere ne ambiscono il mestiere: colti di sorpresa, indispettiti, increduli, meravigliati, timorosi, impauriti di destra e di sinistra, si racchiusero a riccio per difendersi dai guastafeste che, invece di limitarsi a leggerlo nello statuto, il referendum,  lo volevano applicare.

    I destatisi dal torpore, al contrario dei paurosi, capirono subito l’opportunità dell’evento, lo strumento del REFERENDUM inserito gioco forza nello statuto del comune ma tenuto da sempre ben lontano dalla visibilità di tutti, costringeva i mercenari della politica, la Casta, a dare ascolto alla base, ai cittadini. Avvenne allora che come l’iceberg colpì il punto debole del Titanic aprendogli nel fianco con una grossa falla, così nell’impermeabile corazzata della Casta cittadina un gruppetto di cittadini ebbero istituzionale accesso e lavorarono, ostacolati dalla Casta, boicottati dai giornali, senza finanziamenti di sorta, ad allargare il più possibile questo accesso a tutti i cittadini.

    E così, nel giorno del Signore 10 settembre 2006, si tenne per la prima volta a Vicenza, il REFERENDUM.

    Stranamente i suoi effetti non vincolanti, non costringevano a prendere alcuna decisione alla Casta, unico suo obbligo (da statuto) era, ed è tutt’ora, quello di dibatterlo in C.C. entro un mese. Non si contano i tentativi, ufficiali e non, da parte dei risvegliatisi di sollecitare la Casta, con tutti i mezzi leciti e a norma di regolamenti, di avere una risposta in merito al risultato del REFERENDUM. Nonostante ciò e cosa ancor più strana, anche con una nuova amministrazione, la Casta ben si guardò di adempiere a quest’obbligo istituzionale.

    Ma ormai la scossa fu data e altri avvenimenti ancor più sciagurati svegliarono altri vicentini dal torpore. Se una volta era sufficiente l’apparizione del Baggio nazionale in Corso per svegliare temporaneamente un manipolo di addormentati, ora non si contano i cortei, le manifestazioni, le associazioni, gli appuntamenti che puntualmente manifestano allegramente, insieme con le forze antisommossa, per richiedere a gran voce il diritto, negato, all’esercizio della democrazia.

    Ultimo sollecito, in ordine di tempo, una delibera, una piccola delibera, una deliberina, tanto per ricordare alla Casta che ha un dovere statutario da rispettare e NON RISPETTARE LO STATUTO SIGNIFICA NON RISPETTARE I CITTADINI.

    25 Febbraio 2010

    AUDIZIONE ALLA I COMMISSIONE AFFARI ISTITUZIONALI

    Ciao a tutti,

    ieri il nostro Comitato è stato sentito dalla I Commissione Affari Istituzionali del Comune.
    L’incontro è durato un’oretta e ci è stato dato spazio per raccontare un po’ l’origine della nostra iniziativa risalente ormai a tre anni e mezzo fa, le motivazioni e scendere anche nel dettaglio delle nostre proposte di modifica dello Statuto, soffermandoci in particolare sulle ragioni che ci spingono a chiedere un quorum non superiore al 10%.
    La sensazione è che ci fosse interesse, almeno da parte di un certo numero di membri della commissione, che poi hanno anche fatto alcune domande.
    Il punto però è che questa commissione non redigerà alcun documento.
    Si limiteranno a discutere della questione per poi riportare il tutto ai capigruppo.
    Probabilmente i tempi saranno ancora lunghi… Ne abbiamo avuto conferma anche parlando con un consigliere comunale di Vicenza Capoluogo. Pare anche all’interno della maggioranza stessa non ci sia un accordo e che prevalga la proposta del 35%.
    Ad ogni modo, forse un pochino le acque sono state smosse. Tuttavia
    non ci sono ancora elementi sufficienti per decidere di accantonare la
    nostra iniziativa di delibera, anzi…

    Che sia dunque un primo segnale di risveglio democratico o un solamente un sussulto du un letargo profondo?

    17 Ottobre 2009

    LA PARTECIPAZIONE E’ UN’UTOPIA? - IL LABORATORIO DI BOLOGNA

    Nella città di Bologna, per 10 anni si è tentato di far passare un progetto urbanistico di riqualificazione di un’area urbana di più di 20.000 mq e più di 60.000 abitanti, inutilmente. Nel 2005 la giunta Cofferati pensa di coinvolgere i cittadini con un “Laboratorio di urbanistica partecipata” insieme alla proprietà, 15 associazioni, i progettisti, la parrocchia, il centro sociale autogestito, l’associazione dei Costruttori, i centri per gli anziani, la polisportiva, per decidere cosa fare del nuovo quartiere. All’inizio nessuno ci credeva.

    Oggi quel progetto è una realtà, può sembrare qualcosa di straordinario ma è quello che invece dovrebbe essere la normalità, nell’interesse di tutti. Anche perché chi partecipa al progetto è probabile che dopo  se ne prenda cura.

    Oggi il nuovo piano urbanistico del comune di Bologna prevede che per decidere l’attuazione di piani particolareggiati o di interventi urbanistici preventivamente è obbligatorio fare un laboratorio di urbanistica partecipata con i quartieri e i cittadini che intendono partecipare. Per ulteriori informazioni: http://www.scienzegeografichebologna.it/index.php?option=comcontent&task=view&id=468&Itemid=211

    http://www.report.rai.it/R2popup_articolofoglia/0,7246,243%255E1086751,00.html

    E a Vicenza?

    La nostra città, sebbene sia circa tre volte più piccola di Bologna, non ha certo un terzo dei suoi problemi, anzi, abbiamo molte aree da riqualificare: (ex piruea), un traffico soffocante, il trasporto pubblico costoso ed inefficiente, una rete di piste ciclabili inesistente, l’aria che respiriamo è avvelenata, il centro storico addormentato, mancanza di case PEEP, il caso Wisco, il Dal Molin, gli insediamenti per i nomadi, tanto per ricordarne alcuni. Problemi che ci trasciniamo da anni, passano le amministrazione e invece di venire risolti, se ne presentano sempre di nuovi.

    Queste considerazioni unitamente agli esempi più alti che ci arrivano, dimostrano una volta di più che la democrazia rappresentativa da sola non ce la fa, infatti tanto può essere in grado in fase di campagna elettorale di produrre analisi coerenti con i bisogni dei cittadini, tanto si dimostra poi incapace di risolvereli i problemi.

    Il percorso intrapreso dal comune di Bologna si è dimostrato vincente perché la democrazia rappresentativa per risolvere un’importante annoso problema si è rivolta direttamente ai cittadini. Attraverso un metodo partecipativo ben collaudato che ha portato al confronto i vari portatori d’interessi, coordinati da competenti figure di facilitatori, i cittadini sono arrivati ad una scelta progettuale condivisa, aiutando in tal modo l’amministrazione comunale a prendere la decisione finale.

    Anche da noi, c’è da aggiungere, sta mutando la coscienza civile. Da più parti sempre più insistentemente  ci sono richiami ad una maggiore partecipazione dei cittadini all’amministrazione della cosa pubblica: dalla webcam in consiglio comunale (realizzata da questa amministrazione), al referendum del 10 settembre 2006 (non ancora concluso dall’amministrazione), alle delibere di iniziativa popolare che i cittadini cominciano a proporre, alla richieste, da parte dei quartieri, di poter disporre di una certa quota del bilancio comunale con il metodo del bilancio partecipativo.

    A fronte di queste richieste gli amministratori possono rispondere come si è sempre fatto in passato: ufficialmente ignorandole ma in realtà combattendole. Oppure si possono lasciare illuminare dalla lungimiranza, riconoscendo l’importanza di far partecipare, alla definizione dei problemi della città e alla scelta delle soluzioni migliori, i diretti interessati (i cittadini e le associazioni competenti).Solo così si rispetterebbe il principio della sussidiarietà, facendo un passo avanti verso una democrazia più coerente. In tal modo comprenderebbero che i tempi cambiano e con loro anche le necessità, nel qual caso potranno anche passare alla storia cittadina come i primi che vi si sono adeguati.

    L’esempio di Bologna è un’illustre esempio che dimostra che la partecipazione non è un’utopia ma si può, e aggiungiamo noi, si deve realizzare.

    25 Settembre 2009

    COSTITUZIONE, ARTICOLO 1 (da IL FATTO QUOTIDIANO del 24 IX 2009 di Lorenza Carlassare *

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    “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”, si legge nel primo articolo della Costituzione: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione” . Il verbo “appar tiene” è importante: la formula del Progetto – la sovranità “emana” dal popolo – venne modificata col preciso intento di sottolineare la permanenza della sovranità nel popolo che non se ne spoglia con il voto. Negli ultimi tempi lo si è dimenticato, esaltando la “democrazia d’i nve s t i t u ra ”: il popolo, muto per cinque anni , riprenderebbe voce al momento delle nuove elezioni (magari per votare, come ora, una lista di candidati su cui non ha scelta). Ma il contenuto della democrazia – diceva Carlo Esposito, costituzionalista illustre – “non è che il popolo costituisca la fonte storica o ideale del potere, ma che abbia il p o t e re ”; non che “abbia la nuda sovranità (che praticamente non è niente), ma l’esercizio della sovranità (che praticamente è tutto)”.

    E che possa esercitarla mediante il diritto di associarsi , di iscriversi ai partiti per influire sulla linea politica, di riunirsi e discutere gli atti dei governanti, di manifestare il dissenso in ogni forma, in primo luogo attraverso la libera stampa. Se si perde di vista la permanenza della sovranità nel popolo, si smarrisce l’importanza del suo modo di esercizio, che non è soltanto collettivo.

    I cittadini sono il popolo, non è “popolo” solo il corpo elettorale; e ciascuno di essi esercita la propria sovranità mediante i diritti, senza i quali nemmeno il giorno delle elezioni eserciterebbe un effettivo potere. Le libertà (in particolare la manifestazione del pensiero) sono infatti presupposti indispensabili per una cosciente partecipazione politica e, consentendo ai cittadini la pubblica critica e il controllo, “evitano che gli istituti rappresentativi si riducano a una mera finzione”.

    Presupposti indispensabili sono anche i diritti sociali – all’istr uzione in primo luogo, alla tutela della salute, a una  situazione economica dignitosa – considerati da tutti precondizioni della democrazia. L’emarg inazione consente una partecipazione effettiva?

    Il senso dell’articolo 1 va riaffermato con decisione: è infatti nella lettura distorta di questa disposizione la radice delle deformazioni attuali. La prima, si è visto, riguarda i cittadini, i loro diritti e libertà. La seconda investe la natura del potere e i suoi modi di esercizio, in definitiva la forma di governo e la forma di stato. Una certa idea di sovranità popolare da tempo in circolazione conduce infatti alla pretesa esigente che chi governa per mandato del popolo abbia ricevuto un’investitura di tale potenza da non sopportare limiti o condizionamenti da parte di altre istituzioni neutrali prive della stessa legittimazione (come la Magistratura) che non possono contrastare il ”s ov ra n o ”. Un “s ov ra n o ” che in quest’ottica non è più il popolo, ma chi, in forza di un’elezione che gli “trasfer isce” il potere, pretende di parlare in suo nome, rivendicando un’autonoma posizione di sovranità. Ora si va anche oltre: il Parlamento stesso, espressione diretta della volontà popolare, è considerato un impaccio da eliminare. A più riprese infatti il presidente del Consiglio ha dichiarato i voler legiferare sempre con decreti-legge, evitando il dibattito in Parlamento, benché egli stesso nell’ultima campagna elettorale lo abbia definito un “Parlamento di figura n t i ” dove i deputati, obbedienti a chi li ha designati e pronti a votare a comando, sono ininfluenti.

    Si vuole eliminare ogni, sia pur debole, voce? E’ questo l’approdo di una concezione autoritaria e acritica della sovranità popolare che conduce a risultati – la concentrazione del potere e la forza attribuita al capo –che rappresentano la negazione delle ragioni profonde della democrazia. La nascita dello stato moderno, liberale e democratico – ricorda Norberto Bobbio – “è stata accompagnata da teorie politiche il cui proposito fondamentale è di trovare un rimedio all’assolutezza del potere”. I limiti al potere della maggioranza costituiscono l’essenza di questa forma di stato. Limiti interni: il potere diviso fra più organi e controllabile.

    Limiti esterni: diritti e libertà. La democrazia non solo presuppone un’opposizione, ma riconosce e protegge la minoranza con i diritti e le libertà fondamentali.

    Non c’è democrazia senza pluralismo, come ha ribadito nel 2005 la Corte di Strasburgo. O meglio: c’è il totalitarismo democratico. Si può affermare che la nostra Repubblica presenti ancora tutti i caratteri della democrazia costituzionale?

     

    * professore emerito di diritto costituzionale

    nell’Università di Padova

    11 Settembre 2009

    BUON 3° NON-COMPLEANNO REFERENDUM!

    Il Comitato Più Democrazia e Partecipazione invita tutti i gruppi, le associazioni e i singoli cittadini a festeggiare il 3° non-compleanno del referendum comunale celebrato appunto il 10 settembre 2006, ovvero tre anni fa, e il cui esito non è ancora stato riconosciuto dall’amministrazione comunale vicentina, né dalla precedente, né dall’attuale, in carica ormai da più di un anno. La stragrande maggioranza delle migliaia di cittadini che erano andati alle urne in occasione del referendum ha votato a favore dell’introduzione nello statuto comunale di nuovi e più forti strumenti di partecipazione popolare alla vita cittadina (quali il referendum propositivo e quello abrogativo) che consentirebbero ai vicentini di esprimere in modo istituzionale il proprio pensiero su questioni delicate e importanti per l’intera collettività.

    La domanda che viene spontanea è: chi ha paura degli strumenti di partecipazione e democrazia diretta? E soprattutto, è giustificabile l’insabbiamento di questo argomento, dopo che in campagna elettorale veniva facile a tutti parlare di partecipazione, salvo poi rinnegarla con i fatti?

    Invitiamo quindi tutti a farsi portavoce della richiesta del completamento dell’iter referendario che si concluderà solo con il dibattito in consiglio comunale e l’introduzione nello statuto del comune di Vicenza dei tre nuovi strumenti a favore della partecipazione dei cittadini (referendum propositivo, abrogativo e  propositivo- abrogativo).

    Non esitiamo a far sentire la nostra voce.

    Invece della protesta, utilizziamo gli strumenti che abbiamo a disposizione.

    E se questi ci vengono negati, reclamiamoli a gran voce perché è un nostro diritto, sancito dalla costituzione.

    Il Comitato Più Democrazia e Partecipazione prevede di organizzare nuove iniziative per sbloccare questa situazione di impasse istituzionale dopo che i vari incontri con rappresentanti dell’attuale amministrazione non hanno ottenuto i risultati attesi.

    I cittadini saranno i primi a essere informati sulle prossime iniziative.

    Per eventuali consigli e suggerimenti scrivere a piudemocrazia@gmail.com.

    AIUTIAMOCI A CONTARE DI PIU’. 

                                                        

    26 Agosto 2009

    “PATTO PER VICENZA”: IL DAL MOLIN, OPPORTUNITA’ O COMPENSAZIONE O …?

    Nella proposta del Patto per Vicenza e in di alcuni dei commenti che ne sono seguiti si ritrova la conferma di una volontà che vuole insinuare, più o meno sommessamente ma con pericolosa e preoccupante insistenza, la convinzione che la scellerata tragedia che ci viene imposta sia invece un’opportunità.


    Innanzitutto c’è da chiedersi: volontà di chi? E per conto di chi? Con quali numeri si vuole far passare per accettabile ciò che è stato palesemente rifiutato dai vicentini con la consultazione del 5 ottobre 2008? E’ onestamente doveroso tenere presente che in democrazia chi non vota non dice niente e in quella occasione il 71,44% dei vicentini hanno deciso di non dire niente, delegando quindi a chi invece ha votato il risultato della votazione che si è chiaramente espresso con maggioranza schiacciante su questa “opportunità”: il 95,66% ha votato NO e il 3.76% ha votato SI.   emoticon
    Chi vuole affermare che la maggioranza dei vicentini è disposta ad accettarla questa nuova base deve avere i numeri per farlo e c’è un solo modo per averli, altrimenti è la solita presa in giro alla faccia della democrazia.

    In secondo luogo non si tiene minimamente conto della delibera di iniziativa popolare approvata dal C.C. dove con il cambio di destinazione d’uso dell’area Dal Molin si destina tale area ad uso solamente civile, manifestando in tal modo la volontà di non accettare strutture militari.     emoticon
    In terzo luogo associare questa nuova base a opportunità di sviluppo ambientale e occupazionale ormai è diventato talmente ridicolo che qualsiasi persona normale si sente sfacciatamente presa in giro, è notoriamente risaputo infatti che le infrastrutture militari sono tra le più inquinanti del pianeta e per quanto riguarda Vicenza, ormai gli americani vivono e vivranno (a spese nostre) isolati nelle loro strutture con pochissimi contatti dai risvolti economici con l’esterno (a meno che per indotto non si considerino sporadici frequentazioni di bar e locali di lap-dance e prostituzione che a quanto risulta sono gli unici motivi di svago esterni dei militari americani).    emoticon
    In quarto luogo c’è la possibilità tecnica di dimostrare se quest’opera avrà o meno un impatto devastante sul nostro territorio con la V.I.A., che guarda caso è però osteggiata da chi vuole la nuova base. Venga allora fatta la V.I.A. e solo dopo allora si può anche discutere del resto.    emoticon
    In quinto luogo i militari americani negli insediamenti già esistenti sono padroni di usare qualsiasi tipo di mezzi ed armi per le loro attività e questo senza che noi, la popolazione suo malgrado coinvolta, ne siamo posti a conoscenza e così faranno in ogni altro sito a loro disposizione. E’ ancora recente la decisione del C.C. di dichiarare la città di Vicenza denuclearizzata, come la mettiamo allora con le esigenze militari americane? C’è qualcuno in grado di controllare e di imporre agli americani il rispetto di questa volontà dei cittadini? Chì ci può dare queste garanzie che valgono anche per i materiali batteriologici e chimici?
    Sappiamo tutti molto bene che queste domande hanno già la risposta, soprattutto dettata dalla nostra storia di ospitanti militari americani ed è una risposta che si aggiunge ai tanti motivi per rifiutare questa nuova base e rimettere in discussione tutte le altre.   emoticon


    Tutto ciò premesso, anche se ben lungi da elencare in modo completo tutti i motivi che rifiutano tale opera, mette allora in evidenza che i nostri diritti di sapere come viviamo e su cosa viviamo, per decidere sul nostro futuro e per i nostri figli e garantiti dalla costituzione, vengono così calpestati con prepotenza da poche ma autoritarie persone che in nome di un mandato tradito nel metodo e nel merito, si arrogano il potere di decidere sulla sorte di migliaia di persone. emoticon
    Un frase che si può riconoscere in una lettera già pubblicata è “I grandi cambiamenti possono verificarsi non solo a seguito di pericolosi eventi rivoluzionari ma anche, e lo spero, con una Democrazia applicata con etico rigore” solo che in questo contesto viene usata con grande ipocrisia per rendere meno dolorosa la scelta che dovremo subire. Non è così che si fa.
    La democrazia applicata con etico rigore è quella della partecipazione, delle consultazioni popolari e del rispetto delle stesse, cosa che a Vicenza non è ancora stata fatta.  A proposito che fine ha fatto il risultato del referendum del 10 settebre 2006 per cambiare lo statuto comunale?  emoticon
    Per quanto riguarda la richiesta di confrontarsi su questa proposta due parole sul tema del confronto:  di solito si fanno i confronti fra due o più scelte che in ogni caso garantiscono un vantaggio o un’opportunità di sviluppo, o una crescita…. , qui invece si vuole fare un confronto tra un danno colossale e il nostro diritto ad una vivibilità senza questo danno colossale.
    La scelta, per chi ha buon senso, è cosa già fatta, è inevitabile ancor prima del confronto, il confronto stesso è quindi inutile. Tutta la proposta del patto è sbagliata, perchè si basa su un intervento che non ci potrà che portare dei danni.    emoticon
    Nonostante ciò si vuole insistere a farci credere che sia un’opportunità, dicendo che è per il nostro bene. Tutto ciò risulta allora sospetto, perchè è contro il buon senso (quello che si chiamava del buon padre di famiglia), è sospetto perchè diventa legittimo pensare che ci sarà sì qualcuno che ne avrà dei vantaggi a danno però di una comunità intera, che fino a prova contraria si è già espressa a maggioranza contro questo progetto.
    Chi vuole veramente il bene di questa nostra comunità deve allora rispettare la volontà dei cittadini che si sono espressi a maggioranza e non la volontà di qualche cittadino solamente. Se qualcuno avesse dei dubbi pensi al dopo… quale potrà essere la risposta dopo che la nuova base sarà costruità? Per fortuna che è stata fatta oppure che razza di errore abbiamo commesso? Chi propone questo patto così come chi ha favorito l’avvio di questo dramma sono sullo stesso piano, se la base verrà fatta calpestando il buon senso, la volontà dei vicentini e i nostri diritti costituzionali, costoro saranno responsabili della rovina di questa nostra città e ne dovranno rendere conto a tutti i cittadini, sia ai tantissimi contrari sia ai pochi che credono ancora alle favole. emoticon

    REFERENDUM DEL 10 SETTEMBRE 2006 - PRIMI SEGNALI DI DISCUSSIONE IN CONSIGLIO COMUNALE

    P.G.N. 50317 Vicenza, 3 agosto 2009
    OGGETTO: Convocazione del Consiglio comunale per i giorni 10 e 11 settembre p.v..
    Egregio Consigliere,
    La informo che il Consiglio comunale è convocato, ai sensi dell’art.1 del regolamento del Consiglio comunale e dell’art.125 del T.U.L.C.P. 4.2.1915 n.148, nei giorni di:
    - GIOVEDÌ 10 SETTEMBRE 2009 ALLE ORE 16,30 e
    - VENERDÌ 11 SETTEMBRE 2009 ALLE ORE 16,30,
    per la trattazione degli oggetti iscritti nell’allegato ordine del giorno.
    Nelle indette sedute saranno trattati gli oggetti nn. 75-76-77-78-79-80.
    (…)
    OGGETTI RIMASTI DA TRATTARE
    OGGETTO 1- AMMINISTRAZIONE-Comunicazione del risultato del referendum comunale consultivo di iniziativa popolare svoltosi domenica 10 settembre 2006 (art.11 dello statuto del Comune).
     (…)
    Cordiali saluti.
    IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE
    Luigi Poletto

    6 Marzo 2009

    LA DELIBERA DI INIZIATIVA POPOLARE E’ STATA APPROVATA, ORA CHE SUCCEDE?

    Il tema è interessante: Dopo l’approvazione della delibera di iniziativa popolare lo scorso 19 febbraio,  che ha espresso la volontà del comune e dei cittadini che tutta l’area del Dal Molin sia destinata a verde pubblico ad uso civile, modificando in questo senso il piano regolatore,  cosa succede al progetto della base che prevede tonnellate di cemento ad uso militare e straniero?
    E’ un ABUSO EDILIZIO?

    e se lo è, COSA POSSONO FARE IL COMUNE E I CITTADINI per far rispettare il piano regolatore e la propria dignità ed autonomia di ente locale democraticamente eletto e con precisi doveri e competenze?

    Ce lo spiegheranno autorevoli esperti cui nel successivo dibattito al Canneti l’11 marzo ’09 potranno essere avanzate domande e proposte.

    scaricate il volantino e diffondete, diffondete, invitate

    22 Gennaio 2009

    LA DELIBERA DI INIZIATIVA POPOLARE VERSO IL CONSIGLIO COMUNALE

    Il 20 gennaio 2009 si è tenuta una riunione tra la commissione territorio del comune di Vicenza e il comitato “Deliberamente” per la discussione preliminare sulla DELIBERA DI INIZIATIVA POPOLARE che più di 1000 cittadini hanno chiesto che venga portata in consiglio Comunale.

    Con questa delibera i vicentini chiedono ai propri rappresentanti nell’amministrazione comunale di cambiare la classificazione della destinazione d’uso dell’area Dal Molin di Vicenza, impedendone la destinazione urbanistica a qualsiasi attività militare ma solamente per servizi ai cittadini.

    Presenti alla riunione i seguenti consiglieri di opposizione Cicero, Zocca, Bottone, Barbieri; di maggioranza: Veltroni, Vettori, Volpiana, Soprana, Lazzari. Osservatori Rolando, Zoppello.

    Barbieri saluta Valentina e a via prima che la riunione inizi.Cicero definisce illegittima la delibera e va via. Zocca, dopo aver ascoltato la presentazione, prende la parole e anche lui definisce illegittima la delibera in riferimento al parere dell’arch. Bortoli,  emoticon   e poi va via pure lui.

    Veltroni chiede al comitato se vuole trasformare la delibera in mozione e cosa ci si aspetta se dovesse essere approvata.

    La risposta del Comitato è che non vuole trasformare la delibera in mozione perché sarebbe indebolita e perderebbe il significato forte di iniziativa popolare.

     Dichiarazioni di voto:tutte a favore.

    Vettori elogia l’iniziativa popolare e il fatto che i protagonisti siano i cittadini. Riconosce valore alla proposta più che condivisibile nel merito.

    Soprana definisce la proposta concreta e in linea con le decisioni del consiglio comunale.

    Veltroni, che inizialmente pareva perplesso, alla fine dice che bisogna accelerare i tempi per la deliberazione in Consiglio comunale.

    La riunione dei capigruppo decide iscrizione all’ordine del giorno.

     

     emoticon […]

    -         la possibilità, in via generale, fatto salvo quanto sopra rilevato, di variare la classificazione dell’area “Dal Molin”, è ammessa dalla vigente normativa urbanistica di Piano Regolatore, […].

    Peraltro trattandosi di un’area demaniale, si evidenzia la necessità di acquisire l’intesa con la competente Amministrazione statale.

    4 Dicembre 2008

    LETTERA PER I CONSIGLIERI COMUNALI

    Gentile Consigliere,

    nel 2006 il Comitato Più Democrazia si è fatto promotore di un referendum consultivo ai sensi dell’art. 9 dello statuto comunale di Vicenza al fine di introdurvi il referendum propositivo e quello abrogativo per fornire alla cittadinanza due validi strumenti di partecipazione attiva.
    Le motivazioni che hanno spinto un gruppo di cittadini, legalmente costituitosi davanti a un notaio, a portare avanti questa iniziativa che, lo ricordiamo, prima di giungere a conclusione ha dovuto seguire un iter burocratico e procedurale lungo e difficoltoso (l’approvazione del quesito da parte del Comitato degli esperti del Comune, la raccolta di 4000 firme autenticate e infine la celebrazione del referendum vero e proprio) sono molteplici. Innanzi tutto, una seria riflessione sull’attuale situazione di scollamento tra istituzioni e cittadini, non può che portare a riflettere sulle sue cause (cattivo utilizzo della delega, perdita di fiducia da parte della cittadinanza; visione obsoleta della democrazia) e prevederne il superamento attraverso un’integrazione della democrazia rappresentativa con forme di democrazia diretta e partecipativa attraverso le quali i cittadini hanno la possibilità di realizzare una domanda di partecipazione sempre più manifesta. Si tratta dunque non di sostituire ma di modificare e aggiornare il nostro sistema rappresentativo in alcune sue linee e strutture portanti ormai obsolete e affiancarlo con strumenti di democrazia diretta già ampiamente diffusi nella pratica politica di stati a noi omologhi come storia culturale e politica.
    La nostra iniziativa va anche letta come un tentativo di mettere in pratica uno dei principi fondamentali introdotti dalla riforma dello Stato e della pubblica amministrazione (1990 – 2001), il principio di sussidiarietà, ovvero una nuova forma di esercizio della sovranità popolare che completa le forme tradizionali della partecipazione politica e amministrativa. Essa si realizza quando i cittadini si attivano autonomamente dando vita a iniziative di interesse generale, che le istituzioni sono tenute a sostenere, facilitare e integrare nelle loro politiche, in attuazione della Costituzione. Si tratta dunque di una nuova forma di collaborazione fra i cittadini e l’amministrazione, che per essere attuata, però, prevede che l’amministratore dialoghi e collabori con il cittadino su un piano paritario, entrambi convergendo, benché con strumenti diversi, verso il perseguimento dell’interesse generale. Per le amministrazioni attuare la sussidiarietà significa riconoscere nei cittadini i titolari di un diritto ad agire concretamente per la soluzione di problemi di interesse generale, agendo insieme ad essi e non solo per conto e in nome loro.
    Infine la volontà di dar vita a questo referendum è da valutarsi nell’ottica di aggiornare lo statuto vicentino (approvato nel 1991), secondo un atto di autogoverno dei cittadini, alla luce delle più recenti innovazioni nazionali. Sono numerosi i comuni italiani già dotati dei tre referendum: consultivo, propositivo, abrogativo (Gallio, Malo, Thiene, Belluno, Venezia, Livorno, Varese, Pisa, Catania, Frosinone, ecc.).

    Con queste premesse e visto l’iter che è seguito alla proclamazione dei risultati del referendum da parte del sindaco della precedente amministrazione, Le chiediamo un incontro per una valutazione consensuale al fine di verificare la possibilità di ottenere, dopo un’attesa di oltre due anni, la modifica, tramite delibera consiliare, del Regolamento degli Istituti di Partecipazione per l’introduzione dei referendum abrogativo, propositivo e abrogativo-propositivo (in allegato le nostre proposte).

    In attesa di una Sua risposta, La saluto cordialmente

    Annamaria Macripò
    Coordinatrice del Comitato Più Democrazia e Partecipazione

    Vicenza, 20 novembre 2008

    3 Dicembre 2008

    I NUOVI CONSIGLIERI RITARDANO

    L’ultima settimana di novembre del 2008 sono state recapitate a tutti i 40 consiglieri comunali di Vicenza delle buste contenenti le nostre proposte di modifica dello statuto comunale e del regolamento degli istituti di partecipazione. Con questa consegna ci si augura di stimolare l’impegno del consiglio comunale di dare seguito all’iter del referendum del 10 settembre 2006 e portare quindi all’ordine dl giorno il rispettivo dibattito, così come previsto dallo statuto stesso.
    La passata amministrazione ha fatto di tutto per evitare quest’obbligo, evidentemente percependola come un fastidio da cui dover ripararsi piuttosto che un dovere istituzionale nel rispetto dei citatdini. Con la nuova amministrazione, che ha vinto anche per le promesse fatte a questo proposito, si è sperato e si spera ancora che il C.C. si esprima sul referendum, sono stati contattati personalmente anche i capigruppo della maggioranza (quelli della minoranza sono stati contattati quando erano maggioranza nella passata amministrazione e chi di loro ha risposto ha sempre risposto picche) per cui adesso non hanno motivazioni di sorta per ritardare l’obbligo derivante dal rispetto dello statuto e dei citattdini.

    I contenuti della nostra proposta sono la sintesi di una ricerca compiuta consultando statuti e regolamenti di enti molto più avanzati del nostro sul tema della partecipazione (reg. Sicilia, Sardegna, Toscana, com. di Ferrrara, Torino, Malo, Venezia, etc.), inoltre parte importante è l’esperienza acquisita dal nostro impegno referendario che ci ha portato ad applicare delle norme, quelle attuali, che contrastano e rendono di difficile applicazione l’istituto referendario medesimo. Infine non si può non tener conto che nel referendum costituzionale nazionale le firme da raccogliere sono intorno all’1%, degli aventi diritto al voto e non è previsto il quorum. Non si vedono motivi quindi affinché un qualsiasi altro ente debba inasprire tali adempimenti.

    Principali modifiche affrontate: – Il 2% della popolazione iscritta alle liste elettorali può chiedere l’indizione dei referendum; – Il comitato si può costituire anche davanti al segretario comunale; – Introduzione dei referendum abrogativo, propositivo e abrogativo-propositivo; – I referendum si svolgono obbligatoriamente nel mese di ottobre anche in concomitanza di altre consultazioni popolari; – Quorum 10%; – Sull’ammissibilità del quesito decide il difensore civico sentito il collegio dei garanti; – Effetti del ref. Consultivo: discussione e delibera alla 1° seduta del CC dopo la proclamazione del risultato; – Effetti del ref. Abrogativo: ablazione il giorno successivo alla proclamazione del risultato; – Effetti del ref. Propositivo: il CC ha 60 gg. di tempo per prendere provvedimenti conformi alla volontà popolare; – In caso di inadempienza del CC nomina di un commissario ad acta; – I seggi elettorali devono essere collocati prioritariamente in fabbricati in uso al comune e solo in casi di insufficienza numerica in edifici scolastici; – Anche l’amministrazione comunale può avere l’iniziativa di indire consultazioni popolari con il voto.

    28 Ottobre 2008

    Il libro “Democrazia dei Cittadini”

    di Paolo Michelotto

    Paolo ha messo online le prime pagine del libro “Democrazia dei Cittadini” per chi le vuole sfogliare e farsi un’idea dei contenuti.

    Si trovano qui

    Il ricavato della vendita del libro andrà a finanziare la campagna referendaria per Abolizione del quorum, per il PRG partecipato a Rovereto, per la progettazione partecipata di una piazza cittadina e per chiedere ai cittadini cosa ne pensano dell’apertura del nuovo inceneritore per i rifiuti Sandoz.

    Se vuoi acquistare il libro, puoi andare qui.

    Una lettura molto interessante e istruttiva su un argomento che non potrebbe che farci che bene ma i nostri politici e i media si guardano bene dall’ affrontare, perfino Anno Zero non ne parla e nemmeno Di Pietro.
    Beppe Grillo invece lo tira fuori spesso.

    6 Ottobre 2008

    24094 CITTADINI HANNO VOTATO

    Dopo una pesante e incomprensibile azione dei contrari alla base di impedire una consultazione popolare,
    dopo la bocciatura politica da parte del consiglio di stato,
    i vicentini hanno scelto il referendum autogestito pur di esercitare il diritto sancito dalla Costituzione di partecipare.
    In meno di tre giorni è stata organizzata giuridicamente e nei dettagli una consultazione che ha portato alle urne 24094 cittadini di Vicenza dei quali meno del 5% si è espressa favorevolmente alla base.
    Il resto dei cittadini ha scelto di non dire niente e per questo accetta il responso delle urne.
    Nonostante ciò se i favorevoli alla base insistono nel dichiarare di essere in maggioranza non hanno che un solo modo per dimostrarlo, altrimenti che tacciano perchè a questo punto è loro la responsabilità di fomentare tensioni negative nella città.
    Ora la palla passa, più che al governo italiano (DI CUI NON CI SI PUOFIDARE), agli americani.
    Per loro questa è una vera occasione di dimostrare quanto paladini siano della democrazia diretta o se lo sono solo a casa loro.

    2 Ottobre 2008

    A VICENZA IL 5 OTTOBRE 2008 SI VOTA

    Ieri Vicenza ha dimostrato che è un grave errore cercare di impedire ai cittadini di esprimersi su qualcosa che li riguarda da vicino, come la costruzione di una nuova base militare.

    Ieri un’ordinanza del Consiglio di Stato ha bloccato la consultazione a tre giorni dalla data stabilita.

    Evidentemente questa consultazione fa paura.

    Ieri sera, dopo che la città si era autonomamente mobilitata e riunita in piazza, il sindaco di Vicenza ha assunto una posizione forte rispetto agli avvenimenti della giornata e ha incitato la popolazione ad andare a votare comunque.

    Non si può mettere a tacere chi da due anni ha voglia di esprimersi.

    quindi

    DOMENICA 5 OTTOBRE LA CONSULTAZIONE SI SVOLGERà COME PREVISTO,
    NEI LUOGHI GIà PRESTABILITI SOLO CHE I SEGGI ANZICHECHE ESSERE ALL’INTERNO DELLE SCUOLE
    SI TROVERANNO ALL’ESTERNO SOTTO FORMA DI GAZEBO.

    PIù DEMOCRAZIA INVITA AD ANDARE A VOTARE E A VOTARE Sì.

    11 Maggio 2008

    PROPOSTA DI DELIBERA DI INZIATIVA POPOLARE

    IL COMITATO DELIBERAMENTE PROMOTORE DELLA DELIBERA D’INIZIATIVA POPOLARE PER UN DAL MOLIN VERDE E CIVILE

    è LIETO DI ANNUNCIARE CHE LA RACCOLTA DI FIRME SI è CONCLUSA CON SUCCESSO.

    INFATTI, TRA IERI (VENERDì 9 MAGGIO) E OGGI, SONO STATE CONSEGNATE IN SEGRETERIA GENERALE DEL COMUNE DI VICENZA BEN 1288 FIRME AUTENTICATE, PIù DEL DOPPIO DEL NUMERO NECESSARIO.

    COSA SUCCEDE ORA?

    L’UFFICIO ELETTORALE DEL COMUNE AVRà 15 GIORNI DI TEMPO PER CONTROLLARE LE FIRME, DOPODICCHé LA DELIBERA VERRà PRESA IN ESAME DA UN’APPOSITA COMMISSIONE CONSILIARE CHE LA VALUTERà PRIMA DI TRASMETTERLA Al CONSIGLIO COMUNALE CHE DOVRà VOTARE.

    PERCHé è IMPORTANTE QUESTO ITER?

    PERCHé A PARTIRE DA ORA, LA NUOVA GIUNTA CHE SI INSEDIERà A BREVE A PALAZZO TRISSINO AVRà A DISPOSIZIONE UN VALIDO STRUMENTO PER POTER INVALIDARE IL FAMIGERATO ORDINE DEL GIORNO VOTATO IL 26/10/06.

    QUESTO STRUMENTO CHE, RICORDIAMO, è UNO DEI POCHI STRUMENTI DI DEMOCRAZIA DIRETTA PREVISTI DALLO STATUTO COMUNALE, OFFRE UNA VALIDA ALTERNATIVA CIVILE PER L’UTILIZZO DELL’AREA DEL DAL MOLIN CHE, FINO A PROVA CONTRARIA, CONTINUA A ESSERE UN’AREA DEMANIALE SU CUI HA DIRETTA COMPETENZA IL COMUNE.

    SOLLECITIAMO TUTTI I CITTADINI A SEGUIRE L’ITER DELLA DELIBERA AFFINCHé NON CADA NELL’OBLIO E A CHIEDERE A GRAN VOCE LA SUA APPROVAZIONE IN CONSIGLIO COMUNALE.

    SI RINGRAZIANO TUTTI I CITTADINI DEL COMUNE DI VICENZA CHE HANNO SOSTENUTO LA DELIBERA CON LA PROPRIA FIRMA, E TUTTI I CITTADINI DEI COMUNI LIMITROFI CHE AVREBBERO VOLUTO FIRMARE A SOSTEGNO DI ESSA.

    SI RINGRAZIANO I DIPENDENTI COMUNALI CON DELEGA ALL’AUTENTICAZIONE DELLE FIRME PER IL LORO CONTRIBUTO VOLONTARIO ALL’INIZIATIVA.

    IL COMITATO DELIBERAMENTE CONTINUERà A MANTENERE VIVA L’ATTENZIONE DELLA CITTADINANZA SU QUESTO ARGOMENTO AGGIORNANDOLA COSTANTEMENTE TRAMITE GLI STRUMENTI D’INFORMAZIONE PUBBLICI.

    PER ULTERIORI INFORMAZIONI, CONTATTATE IL COMITATO DELIBERAMENTE AL NUMERO 0444 327395 OPPURE INVIATE UNA MAIL AL SEGUENTE INDIRIZZO: deliberamente@gmail.com
    O ANCORA CONSULTATE IL SITO www.piudemocrazia.it

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