3 Giugno 2011

LA PAROLA AI CITTADINI - giugno 2011

Buona serata all’assemblea tenutasi presso il Patronato Leone XIII di Vicenza.
Si è iniziato alle 18.30 con la preziosa presentazione di Thomas Benedikter del libro “VIVERE MEGLIO CON PIUDEMOCRAZIA” e proseguire poi, alle 20.50 con  “La parola ai cittadini”, alla presenza di tre consiglieri comunali, un assessore e del sindaco (arrivato un po’ dopo).
In una sala quasi piena e con una buona partecipazione di immigrati, sono state presentate 23 proposte, tutte pertinenti nell’evidenziare bisogni o criticità della vita cittadina.
Ci sono stati anche momenti di confronto (brevi) durante l’esposizione di alcuni relatori, tutti costruttivi che hanno aiutato a sciogliere eventuali dubbi o osservazioni emersi nelle proposte.
Dopo le votazioni, in un intervento il sindaco si è compiaciuto del buon andamento dell’assemblea, ha evidenziato che nonostante la classifica finale tutte le proposte erano meritevoli di attenzione e, riguardo ai referendum comunali, si è dichiarato favorevole ad un azzeramento del quorum compensato però da un congruo nr. di firme da raccogliere per promuoverlo.
Alla fine i consiglieri comunali presenti hanno assunto l’impegno di portare in consiglio comunale le prime tre proposte della serata, sottolineando comunque l’importanza di tutte le altre.

Clicca qui per vedere le proposte e la classifica:



19 Maggio 2011

Testo fondamentale da iniziare a diffondere soprattutto in occasione della Settimana della Democrazia Diretta (23 maggio-2 giugno)

http://www.paolomichelotto.it/blog/2011/05/13/e-disponibile-il-libro-vivere-meglio-con-piu-democrazia-online-gratis/

www.paolomichelotto.it
Tags: democrazia diretta, la parola ai cittadini, quorum, vivere meglio più democrazia, voto elettronico Postato in: democrazia diretta, documenti recensiti, esempi virtuosi, parola ai cittadini, quorum, revoca degli eletti, voto elettronico.

 

21 Marzo 2011

Otto organizzazioni lanciano la “Settimana nazionale della democrazia diretta - giugno 2011

Il Comitato Cittadino Democrazia Diretta www.comitatocittadinodemocraziadiretta.blogspot.com

i Democratici Diretti www.democraticidiretti.it

l’ Iniziativa per più democrazia (Bolzano) www.dirdemdi.org

i Movimenti Civici Sicilia www.movimenticivici.org

Più democrazia e partecipazione a Vicenza (Vicenza) www.piudemocrazia.it/

Più democrazia Rovereto (Rovereto) www.cittadinirovereto.it

la Rete Civica Italiana www.retecivicaitaliana.it

la Rete dei cittadini http://retedeicittadini.it/

hanno deciso di dar vita alla “Settimana della democrazia diretta 2011” una campagna per migliorare la democrazia italiana e ricreare nei cittadini la coscienza del loro importante ruolo rispetto alle istituzioni. La Settimana avrà luogo dall’ultima settimana di maggio al 2 giugno festa della Repubblica che, come è noto, è stata istituita grazie al referendum del 1946.

Lo scopo di questa iniziativa nazionale è quello di diffondere la conoscenza sugli strumenti di Democrazia Diretta che esistono e funzionano da molti decenni nel mondo e di ottenere concreti strumenti di partecipazione diretta dei cittadini alla politica comunale e regionale affinché possano aver voce in capitolo nella gestione delle loro comunità.

In questo senso le otto organizzazioni  lanciano un appello ad aderire a questa iniziativa a tutti i gruppi locali, associazioni e Liste civiche che sono impegnati per migliorare concretamente la nostra società. Per aderire basta andare sul sito della Rete civica italiana (www.retecivicaitaliana.it) e cliccare sull’apposito flag (http://retecivicaitaliana.it/le-iniziative/democrazia-diretta/)

Concordano nell’affermare che la democrazia italiana, basata unicamente sulla democrazia rappresentativa, non può funzionare bene; essa va integrata con la democrazia diretta, ovvero con quegli strumenti che permettono ai cittadini di interagire con l’operato degli elettie di esercitare concretamente la sovranità di cui si parla nel primo articolo della costituzione.

In maggio o giugno del 2011 si tornerà a parlare di referendum abrogativo, uno dei pochi e strumenti di democrazia diretta di cui dispongono gli italiani. Si dovrà votare per l’abrogazione della legge 99 del 2009 che riammette il nucleare in Italia e si dovrà votare sul tema dell’acqua pubblica. Il referendum abrogativo nel tempo ha perso efficacia a causa del cattivo uso e della cattiva informazione da parte di tutti i partiti tradizionali che generalmente evitano, con i più vari pretesti, di dare più potere ai cittadini. E’ tempo di cambiare!

8 Marzo 2011

DEMOCRAZIA E PARTECIPAZIONE … E IL PENSIERO DEL MINISTRO COTA

di Fabio Zancan

In questi giorni stiamo ascoltando lo scricchiolio della nostra democrazia. Da una parte abbiamo i nostri rappresentanti che a fatica sostengono il Governo e dall’altra movimenti di cittadini che riempiono le piazze per la mancanza di disciplina ed onore di alcune istituzioni e per il mancato perseguimento del bene comune da parte dell’attuale maggioranza in parlamento.

Le elezioni non sono più in grado di garantire una sana evoluzione economica e culturale del paese ed in questo scenario i cittadini usano strumenti di democrazia diretta come i referendum per fermare le leggi considerate ingiuste. Con la raccolta di firme del Partito Democratico di fatto Bersani ha invocato uno strumento di democrazia diretta: la revoca del mandato. Questo strumento serve per "licenziare" un eletto, a fronte di una raccolta firme i cittadini sono chiamati ad esprimersi come in un referendum e la maggioranza dei votanti decide il futuro del proprio rappresentante. Questo strumento esiste in diversi paesi del mondo a vari livelli di governo, ma non ancora in Italia.

In Italia fra tre mesi voteremo un referendum con quattro schede: due contro la privatizzazione della gestione dell’acqua, una contro l’energia nucleare ed un’altra per rimuovere il legittimo impedimento. Il referendum potrebbe svolgersi in contemporanea alle prossime elezioni in maggio che interessano molti comuni, invece il Governo mira al 12 giugno perché, secondo il Governatore Roberto Cota, si deve “garantire la possibilità all’elettore di non andare a votare”. Cioè? Meglio spendere 350 milioni di euro in più per avere la possibilità di non raggiungere il quorum e quindi invalidare il referendum.

Il quorum nei referendum abrogativi fu introdotto nella Costituzione a garanzia della partecipazione ma da più di dieci anni si è trasformato in uno strumento per incentivare l’astensionismo ed il disinteresse delle persone alla cosa pubblica. C’è un disegno di legge per abolire il quorum raddoppiando però le firme che da 500mila passerebbero ad 1milione, aggravando la già impegnativa raccolta, ma almeno così si assicurerebbe un risultato, un Sì o un No, e tutti sarebbero motivati a votare. Infatti nei paesi dove non c’è quorum la partecipazione ai referendum è molto più alta rispetto alle nostre affluenze.

Anche il Consiglio Comunale di Vicenza introdurrà i referendum con l’adozione del nuovo Statuto ancora allo studio, ma i più informati dicono che verranno introdotti sia con un alto numero di firme (oltre 3mila) sia con un significativo quorum (dal 30 al 50%) che, dati pregressi alla mano, inevitabilmente innescherà meccanismi astensionistici perché con il quorum chi vorrebbe votare No preferisce astenersi per invalidare il referendum. Anche da noi quindi si preferisce il rischio di sprecare circa 100mila euro, i soldi stimati per votare un referendum che potrà essere invalidato dal quorum, anziché investirli in uno strumento efficace che promuova la partecipazione di tutti. Probabilmente anche nella nostra città c’è chi vuole garantire l’astensionismo.

 INTERVISTA ALMINISTRO COTA SUI REFERNDUM E IL QUORUM

1 Marzo 2011

INCONTRO SULLA DEMOCRAZIA DIRETTA A VICENZA (18/02/11). RISULTATI, DOCUMENTI, PRESENTAZIONE.

Qui la sintesi dell’incontro di venerd’ 18 febbraio

http://www.paolomichelotto.it/blog/2011/02/23/incontro-sulla-democrazia-diretta-a-vicenza-18-02-11-risultati-documenti-e-presentazione/

A cura di Paolo Michelotto

3 Febbraio 2011

ASSEMBLEA PUBBLICA PER LA DEMOCRAZIA DIRETTA - 18 FEBBRAIO 2011

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1 Febbraio 2011

VERSO L’ASSEMBLEA PUBBLICA PER LA DEMOCRAZIA DIRETTA

Per il 18 febbraio 2011 stiamo preparando un’assemblea pubblica, alla quale saranno invitati gli amministratori, che faccia il punto della situazione riguardo al referendum del 11/9/2006 e preveda un dibattito volto a far sì che il consiglio comunale rispetti l’obbligo previsto dallo statuto comunale, di prendere una decisione nel merito.

 

In preparazione a questo evento abbiamo fatto delle interviste ai consiglieri comunali chiedendone il parere su questo argomento, si possono ascoltare a questo link:

 

http://www.youtube.com/user/piudemocrazia

24 Gennaio 2011

FACCIAMO DUE ITALIE

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Si lasci liberi gli italiani di scegliere due modelli di Stato.

UNO lo lasciamo così com’è nel principio del “Io ho quindi sono”, dove chi vuole si senta libero di dire e fare di tutto e il contrario di tutto, dove l’etica e la morale sono solo delle parole scritte nei dizionari, dove il “pilu” è l’economia trainante e la giustizia è un’optional, dove la chiesa conforta i benpensanti e l’informazione è di uno solo, dove la partecipazione è del tipo “sei libero di partecipare per dire sì alle mie decisioni, altrimenti fuori dalle balle”, dove i padri, i fratelli e i mariti fanno i magnaccia con le loro donne, dove evadere le tasse è uno Status ed essere indagato o condannato fa fare carriera politica.

L’ALTRO invece, per chi vuole un’informazione libera dai partiti, una giustizia uguale per tutti e una partecipazione diretta dei cittadini a controllare sulle istituzioni senza i quorum e dove la democrazia non sia un’opportunità dipendente dagli amministratori del momento. Dove chi è indagato è obbligato a dimettersi e chi è condannato è fuori dalle istituzioni, dove l’impegno politico non sia una professione ma un servizio al massimo di due mandati, dove l’economia sia il riflesso dell’istruzione e della ricerca, dove la chiesa non abbia interesse ad arrampicarsi sugli specchi per difendere l’indifendibile, dove si paga le tasse una volta sola e i servizi pubblici ne siano direttamente proporzionati. Dove chi evade le tasse si fa 25 anni di galera con la confisca dei beni, dove i costi delle istituzioni siano decisi direttamente dai cittadini, dove i padri, i fratelli e i mariti aspettano fuori di casa il B. di turno per fargli capire che le loro donne non si toccano.

Facciamo DUE ITALIE e vedremo come si spartiranno gli italiani e poi in quali delle due si avrà più prosperità.

11 Dicembre 2010

COSA NE PENSANO I NOSTRI AMMINISTRATORI DELLA PARTECIPAZIONE ATTIVA DEI CITTADINI?

Abbiamo in programma l’organizzazione di un’assemblea pubblica per gli inizi di febbraio dell’anno prossimo, per fare il punto della situazione sul referendum del 10 settembre 2006, alla quale oltre ai cittadini sono invitati anche gli amministratori comunali.

 

Per questo evento abbiamo chiesto, come previsto dal regolamento comunale,  l’utilizzo del nuovo teatro comunale e il patrocinio del Comune e tra i documenti in preparazione abbiamo chiesto la disponibilità al  Sindaco e ai consiglieri comunali di farsi intervistare sull’argomento.

I primi consiglieri si sono fatti intervistare e qui

http://www.youtube.com/user/piudemocrazia si possono vedere ed ascoltare.

 

 

11 Novembre 2010

ALLUVIONE A VICENZA - IL CONSUMO DEL TERRITORIO E’ RESPONSABILITA’ DEI POLITICI E DEI CITTADINI

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Adesso, come in passato, a danni freschi tanti a pontificare che le urbanizzazioni eccessive, se non selvagge, sono concasua di effetti devastanti. Ciononostante la pressione della gente verso i politici per nuove costruzioni non cala e ai politici piace perchè da consenso. Allora cosa è più importante per il futuro della nostra terra, politici che dicono sempre di sì a continuare a costruire o uomini che si impegnano a difendere il territorio, che riconoscono che abbiamo più di quello che ci serve, che va usato al meglio e che pongono fine alle nuove costruzioni e al consumo di territorio?

Ognuno è libero di avere l’opinione che vuole ma di fronte ad eventi così forti una diventa maggioranza. Però, qualsiasi essa sia, oggi noi italiani non abbiamo nessuno strumento normativo da poter usare per controllare direttamente i politici, che in campagna elettorale parlano e promettono secondo la maggioranza ma per ragioni contrarie dal contesto elettorale una volta eletti agiscono e decidono a favore dell’opinione che contava di meno.

12 Ottobre 2010

COME MIGLIORARE E INTRODURRE LA DEMOCRAZIA DIRETTA NEI COMUNI

Paolo Michelotto raccoglie preziose informazioni sulla necessità, sempre più attuale, di dotarsi degli strumenti della Democrazia Diretta.

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http://www.cittadinirovereto.it/diario/migliorare-e-introdurre-la-democrazia-diretta-nei-comuni/

Buona lettura

11 Ottobre 2010

QUALE E’ STATO L’ATTEGGIAMENTO DELLA I COMMISSIONE ALLA NOSTRA AUDIZIONE SULLA DELIBERA PER IL REFERENDUM?

Ci scrive il cosigliere Cizia Bottene, componente della I Commissione:

Ciao a tutti, vi aggiorno su quanto accaduto ieri in commissione.

Sulla posizione di Zanetti ha già riferito Annamaria, posso solo aggiungere che mi era stata anticipata il giorno prima (ne avevo parlato anche telefonicamente con Fulvio).

Il discorso fatto da Annamaria è stato puntuale ed incisivo; una volta uscita è iniziata la discussione e Zanetti ha preso la parola dicendo che secondo lui doveva essere la commissione statuto ad occuparsi della modifica del regolamento, con le motivazioni già illustrate da Annamaria.

Ho cercato di far capire che stavamo parlando di due cose diverse: che la delibera chiede l’attuazione di un quesito referendario, rimasto lettera morta nonostante siano trascorsi 4 anni e mezzo; che nel rispetto dei cittadini che hanno votato, era dovuta una risposta in tempi brevi e che altra cosa è il lavoro della commissione statuto (tempi previsti per concludere il lavoro 12 – 18 mesi !)

La discussione si è protratta per circa mezzora con vari interventi di Zanetti, risposte mie e opinioni espresse anche da altri commissari.

Alla fine, la posizione di Filippo ha avuto la meglio e  la maggioranza compatta, essendo difficilmente giustificabile un voto negativo, ha deciso di riservarsi di esprimere il parere in aula. Come richiesto da Fulvio vi trasmetto i nominativi di tutti i componenti della I° commissione:

Presidente Nisticò Francesca

Commissari:

Capitanio Eugenio

Sala Isabella

Colombara Raffaele

Vigneri Rosario

Sgreva Silvano

Zanetti Filippo

Sorrentino Valerio

Sartori Amalia

Dal Lago Manuela

Pigato Domenico

Bottene Cinzia

Guarda Daniele

Ieri erano presenti: Nisticò, Capitanio, Colombara, Vigneri, Zanetti, Pigato, Sgreva, Bottene.

L’esito della votazione è il seguente. Nistico, Capitanio, Colombara, Vigneri, Zanetti, Pigato, Sgreva si sono riservati di esprimere il parere in aula.

Bottene voto favorevole

Con queste premesse la strada che ci aspetta è sempre più in salita !

Ciao a tutti, Cinzia

L’ITER DELLA DELIBERA PASSA AL COMUNE – 5 ottobre 2010 - Convocazione I Commissione Affari Istituzionali

In questa sede siamo stato ascoltati dalla I Commissione che deve prepare "l’approccio" della nostra delibera al Consiglio Comunale, ecco il testo del nostro discorso tenuto da Annamaria:

"L’ultima volta che questa commissione ha incontrato i rappresentanti del comitato referendario è stato il 23 febbraio scorso.

Oggi io sono qui in veste di presentatrice della delibera d’iniziativa popolare, presentata lo scorso 21 aprile, ma l’argomento è invariato: la realizzazione del quesito referendario tenutosi in Vicenza il 10 settembre 2006.

Cosa è cambiato in questi mesi e cosa dovrebbe cambiare affinché anche questa non sia una riunione pro-forma?

Il comitato referendario, vista l’immobilità da parte dell’amministrazione su questo argomento, che giaceva al primo posto dell’odg da ben due anni, ha ritenuto di dover utilizzare un altro strumento di partecipazione dei cittadini prevista dallo statuto per chiedere attenzione sull’argomento. Con il sostegno di altri comitati cittadini sensibili alla partecipazione, è stato dunque avviato l’iter per la proposta di delibera d’iniziativa popolare, anche a seguito di una mancata conclusione dei lavori della presente commissione che ha ritenuto di delegare alla Conferenza dei Capigruppo una qualunque decisione in merito.

Improvvisamente però la situazione si sblocca e il 6 giugno scorso i capigruppo in consiglio comunale e il sindaco pongono alla trattazione il referendum. Questa improvvisa solerzia però ha avuto come esito un ennesimo procrastinare la decisione sull’introduzione dei referendum appaltandola ai lavori di una commissione  che dovrà occuparsi delle modifiche dello statuto e che, per diretta ammissione dello stesso presidente Poletto, prevedrà tempi molto lunghi, concludendo il proprio compito, nella migliore delle ipotesi, quando l’attuale amministrazione cesserà il proprio mandato.

Questo è quanto è successo (o meglio non è successo) a Vicenza. Nel frattempo, a poca distanza da qui, in provincia di Bolzano e di Trento, altri comuni prendevano la decisione (senza avventurarsi nelle secche di una riforma statutaria, spesso promessa dalle varie amministrazioni succedutesi, ma di fatto mai realizzata da 20 anni a questa parte) di abolire il quorum dei referendum. L’ultima volta vi avevo citato gli esempi di Villa Lagarina (TN) e di Ortisei, a questi vanno ad aggiungersi Fiè, Lana, La Val, S. Candido, Urtijëi, Varna, Verano, Dobbiaco e Terento. Gli amministratori di questi comuni costituiscono un lodevole esempio al quale fare riferimento, perché, bisogna ricordarlo, abolire il quorum si può in tutta Italia, non solo nelle regioni a statuto autonomo. Una sentenza della corte costituzionale ha ribadito che la scelta di mettere o abolire il quorum a livello locale compete solamente agli amministratori locali. Abolire o abbassare il quorum è un atto di nuova fiducia della rappresentanza politica nella capacità delle cittadine e dei cittadini di decidere loro stessi quando e in che modo la loro partecipazione al voto è importante.

Tornando a noi, la sensazione è che ci sia una mancanza di volontà di affrontare fino in fondo un argomento nei confronti del quale è stata ammessa una mancanza di conoscenza da parte degli amministratori, la necessità di ‘educare’ la popolazione e di tutelare lo svolgimento senza intoppi del lavoro dell’amministrazione paventandone addirittura il blocco. Questa è una sintesi delle motivazioni addotte da alcuni componenti di questa commissione, come si evince dai verbali.

È evidente che invece di guardare agli strumenti di partecipazione come a un’occasione per rinnovare il patto tra la cittadinanza e gli eletti, li si considera come un pericolo per la macchina amministrativa. Ricordo a tal proposito che già lo Statuto tutela l’amministrazione escludendo dalle materie soggette a referendum una buona fetta delle proprie competenze (bilancio, documento programmatico e molte altre materie elencate nell’art. 9). Ricordo inoltre che non è necessario aspettare il rinnovamento dello Statuto per procedere all’attuazione  del quesito referendario, tenutosi 4 anni or sono. La delibera infatti non ha come oggetto una modifica dello Statuto, bensì un comportamento del consiglio comunale. Rimettere anche la delibera nelle mani della commissione statuto significherebbe esprimere la volontà di voler dilazionare ulteriormente una decisione che potrebbe benissimo essere presa nei tempi previsti (90 giorni più i 30 giorni per la commissione competente).

I 12.000 vicentini che in quell’occasione votarono sì all’introduzione dei referendum propositivo, abrogativo e propositivo-abrogativo, a distanza di 4 anni, sono ancora in attesa di un risultato.

Chiediamo perciò che la commissione acceleri le tempistiche dei lavori su questo argomento per far sì che la delibera passi il prima possibile in sede di consiglio comunale per l’eventuale approvazione. Chiediamo di essere resi partecipi attivamente dei lavori di questa commissione e ci mettiamo a disposizione per un’eventuale collaborazione.

Per quello che è nelle nostre possibilità, continueremo a fare informazione sull’argomento, aggiornando la cittadinanza sugli eventuali sviluppi a livello locale, portandoli a conoscenza mediante assemblee partecipate degli esempi illustri prodotti sul territorio nazionale e del buon funzionamento di democrazie partecipative nel mondo, prevedendo l’utilizzo nel prossimo futuro di altri strumenti contemplati dallo statuto, come ad esempio l’istruttoria pubblica.

A breve, verrà organizzata un’assemblea cittadina durante la quale si farà un bilancio degli strumenti di partecipazione presenti e attivi o ancora da attivare sul territorio comunale chiedendo un confronto aperto con gli amministratori sul tema della partecipazione. Siete tutti invitati.

8 Luglio 2010

CONSEGNATE 697 FIRME PER LA DELIBERA PER IL REFERENDUM

0Oggi 8 luglio alle ore 12 presso la segreteria generale del Comune avverrà la consegna ufficiale delle 697 firme autenticate raccolte a sottoscrizione della proposta di deliberazione d’iniziativa popolare a promozione dei referendum comunali. La proposta di delibera di iniziativa popolare è una iniziativa del Comitato Più Democrazia e Partecipazione ed è condivisa ed appoggiata da Legambiente, Con Vendola-Sinistra Ecologia Libertà, Cellula Luca Coscioni, Movimento cinque stelle (grillini) di Vicenza, Presidio NO DAL MOLIN. Era necessario raccogliere almeno 500 firme; ne sono state raccolte quasi 300 in più a sostegno di questa iniziativa, prova della volontà da parte della cittadinanza vicentina di partecipare in modo più attivo alle questioni che la riguardano. Con questa delibera si chiede che l’argomento referendum e, nello specifico, l’introduzione dei risultati del referendum comunale del 2006 (ovvero la realizzazione dei tre referendum approvati dal 90% dei votanti – referendum abrogativo, propositivo, abrogativo-propositivo) non sia ulteriormente procrastinata. Ci si aspetta dunque che l’attuale Amministrazione collabori e si faccia parte attiva nell’aprire spazi di democrazia diretta agli elettori nel cui nome governa Vicenza.

18 Giugno 2010

IL SOLE ARRIDE SULLA SPONDA DELLA FIOM

A Pomigliano se ne sta andando un pezzo della nostra modernità della quale è parte un certo modo di fare sindacato ed impresa, fatto di di conflitti e negoziazioni, di regole e norme, di garanzie bilaterali. Se ne vanno anche i fondamenti dello Stato liberale basato sulla Costituzione e sulla Legge, comunque.

E prevale un’altra concezione, senza regole se non una: il più forte comanda. Ma la assenza di quel quadro di certezze vicendevoli e condivise può esplodere nelle amni di chi l’ha pensata ed imposta. Non si può trasformare senza conseguenze  un fabbrica in una caserma dove si impongono ritmi disumani per otto ore sempre in piedi senza altro movimento che la leggera torsione del busto per prendere i pezzi da montare, a pena di sanzioni se sgarri. Il fisico umano reggerà fino ad un certo punto e prima o poi qualche operaio potrà porsi delle domande cercando comunque fatti di libertà e dignità. Allora probabilmente il padrone Marchionne sarà costretto a lasciare i suoi ricatti ed a negoziare realmente, pena il fallimento, il suo modello di fabbrica-reclusorio.

Che c’entrano con la produzione e la produttività questi punti che hanno giustamente pesato sul NO della Fiom e di non pochi lavoratori:

a]licenziamento degli operai che, a insindacabile giudizio della azienda, scioperano in violazione delle disposizioni di Marchionne chiamate impropriamente accordo

b] sanzioni anche al sindacato interno che organizzi questi scioperi

In questo modo si viola la Costituzione che garantisce lo sciopero come diritto individuale inviolabile (art. 40) ed il diritto alla libertà nella organizzazione sindacale (art. 39). alla pari ad esempio, delle libertà di pensiero e di sua manifestazione.

 

c] non pagamento della retribuzione in caso di malattia se l’assenteismo risulti superiore alla media: quale media? Chi la determina? Insindacabilmente l’azienda! Nell’assenteismo vengono compresi i permessi sindacali, le  assenze per maternità e per la cura del bambino,  i permessi per scrutatori e presidenti di seggio alle elezioni, ecc.

Si violano il contratto nazionale, lo Statuto dei Lavoratori, le leggi italiane e le disposizioni europee che garantiscono l’attività sindacale, la partecipazione allo svolgimento delle elezioni, che tutelano la maternità.

 

d] un referendum preteso dalla Fiat che non si fida dei quattro sindacati ad essa collaterali (Cisl. Uil, ed i due autonomi Fismic e Ugl). Marchionne vuol dimostrare di poter fare a meno dei sindacati anche di queste organizzazioni di corte, attraverso il ricorso al plebiscito sotto ricatto: se voti no chiudo la fabbrica e sei disoccupato. E’ come scegliere con la pistola puntata alla testa. Il codice civile dichiara annullabili i contratti e gli atti stipulati sotto la minaccia di violenza fisica o morale (art. 1427 cod. civ.) e rescindibili se concordati sotto la minaccia di pericolo di un grave danno a sé o ad altri- es. famigliari- (art. 1447 cod. civ.).

E’ l’intera nostra civiltà giuridica pregressa (questa norme sono di origine romanistica) e recente Costituzione, Statuto dei lavoratori, trattamento di maternità e malattia, che Marchionne e con lui Berlusconi  Tremonti e Sacconi attaccano.

Ma non si può nemmeno dire che ci sia stata una  trattativa perché non si sono scambiate delle utilità: i quattro sindacati di corte hanno accettato senza modifiche quello che lo zar della Fiat imponeva non ricevendo in cambio nulla, nemmeno qualche aumento salariale. Quanto al piano industriale di 700 mld di investimenti penso che abbiano visto forse la copertina.

 

Ma la questione non é delimitabile a Pomigliano. Questo attacco della Fiat ai diritti sindacali e di cittadinanza (si è cittadini anche in fabbrica!) é collegabile ai ripetuti assalti di Berlusconi e Tremonti alla Costituzione, specie all’art. 41 che condiziona l’attività economica all’utilità sociale ed alla salvaguardia della sicurezza, libertà, dignità umana e fissa il principio che essa vada indirizzata a fini sociali.

E’ l’antico disegno delle forze politiche ed economiche di destra, rinvenibile nel “Piano di rinascita” di Gelli,  di riprendersi la libertà non solo d’impresa ma in tutto: ecco la legge-bavaglio contro la libertà di stampa e contro la possibilità/dovere dei giudici di accertare le corruttele di “lor signori” di destra e di sinistra.

Diritti sindacali e civili, di cittadinanza: uno scontro frontale che é dentro il piano di Marchionne;  ne é la parte non scritta. Altrimenti non si capirebbe perchè abbia rifiutato la proposta della Fiom che prevedeva la realizzazione delle 270000 Panda all’anno solo applicando per esteso il contratto collettivo nazionale di lavoro dei metalmeccanici.

 

Un giorno, dopo che il gen. Massu e la sua Legione Straniera avevano domato nel sangue la prima rivolta algerina, improvvisamente la gente riempì nuovamente le piazze. Fu una guerra dura; un milione di algerini morirono ma alla fine i francesi se  dovettero andarsene.

Lavoriamo perchè, senza violenza ma con la politica ed il consenso popolare, riusciamo a liberarci dei nuovi dittatori: i tecnocrati e gli oligarchi.


Fulvio Rebesani

14 Giugno 2010

RICORDIAMO ENRICO BERLINGUER

Ventisei anni fa, il 11 giugno 1984, moriva Enrico Berlinguer. Nessuno lo ha ricordato se non singoli militanti. Nemmeno i membri del PD che lo conobbero personalmente e con lui lavorarono..

Questa dimenticanza dispiace molto perché il grande Enrico fu  l’ultimo leader politico italiano a  mettere nella politica i valori. Fu questo una dei terreni di scontro con Craxi che postulava il pragmatismo del giorno per giorno senza  un disegno della società futura italiana e, con l’appoggio di tanti cattolici riuniti nella D.C., affermava una politica senza ideali ma orientata soprattutto al  tornaconto personale, al benessere individuale.

Quel contrasto é quanto mai attuale.

L’austerità berlingueriana si contrappose al craxista “arricchitevi tutti”. Così egli la presentò in una celebre intervista a Repubblica nel 1981.

Noi sostenemmo che il consumismo individuale esasperato produce non solo dissipazione di ricchezza e storture produttive, ma anche insoddisfazione, smarrimento, infelicità e che, comunque, la situazione economica dei paesi industrializzati di fronte all’aggravamento del divario, al loro interno, tra zone sviluppate e zone arretrate, e di fronte al risveglio e all’avanzata dei popoli dei paesi excoloniali e della loro indipendenza non consentiva più di assicurare uno sviluppo economico e sociale conservando la "civiltà dei consumi", con tutti i guasti, anche morali, che sono intrinseci ad essa.
Fummo i soli a sottolineare la necessità di combattere gli sprechi, accrescere il risparmio, contenere i consumi privati superflui, rallentare la dinamica perversa della spesa pubblica, formare nuove risorse e nuove fonti di lavoro. Dicemmo che anche i lavoratori avrebbero dovuto contribuire per la loro parte a questo sforzo di raddrizzamento dell’economia, ma che l’insieme dei sacrifici doveva essere fatto applicando un principio di rigorosa equità e che avrebbe dovuto avere come obiettivo quello di dare l’avvio ad un diverso tipo di sviluppo e a diversi modi di vita (più parsimoniosi, ma anche più umani. Questo fu il nostro modo di porre il problema dell’austerità e della contemporanea lotta all’inflazione e alla recessione, cioè alla disoccupazione.
La proposta é attuale per qualunque forza di sinistra che voglia rappresentare una alternativa alle forze politiche (Lega e PdL)  che vogliono imporre sacrifici senza applicare “ un principio di rigorosa equità e che avrebbe dovuto avere come obiettivo quello di dare l’avvio ad un diverso tipo di sviluppo e a diversi modi di vita (più parsimoniosi, ma anche più umani.

Nell’ottica della austerità egli, parlando agli studenti, non promise il “sei politico” ma li invitò a studiare per essere promossi e per apprendere.

La seconda grande prospettiva berlingueriana che qui affrontiamo tralasciando le altre in specie il compromesso storico  é la “questione morale” quanto mai attuale oggi. Avversata a suo tempo dai craxisti, che cadevano sotto le indagini giudiziarie, ed oggi dai loro eredi ed epigoni “berluscones”, essa è stata archiviata anche dal PD!

L’Enrico ne parlò così nella intervista a Repubblica

La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d’essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. [...] Quel che deve interessare veramente è la sorte del paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude.

Ed anche sulla democrazia siamo arrivati ad una stazione che potrebbe non avere treni per il ritorno.

Oggi il maggior numero dei partiti, oltre ad aver occupato ogni spazio  possibile,  si trovano assieme alla politica in un cul de sac da cui non riescono ad uscire. La generalizzata corruzione ad interesse solamente di personale  arricchimento (nel 1992 rubavano anche per il partito) ha coinvolto non solo una parte notevole della classe dirigente  ma una fetta non piccola di cittadini coinvolti che ci si possa impunemente arricchire al di fuori e contro le regole civiche.

Porre a noi ed agli italiani la questione morale é l’unica via per uscire: stretta ma di esito positivo.

C’é qualche organizzazione politica o sociale disposta a raccogliere questa fiaccola prima che si spenga?

 

Fulvio Rebesani

8 Giugno 2010

PROSEGUE LA RACCOLTA FIRME PER LA DELIBERA DI INIZIATIVA POPOLARE

SE IL POPOLO È SOVRANO COME STABILISCE L’ART. 1 DELLA COSTITUZIONE, PERCHÉ GLI ELETTORI DI VICENZA NON POSSONO DECIDERE SU QUESTIONI CIVICHE CHE LI RIGUARDANO DIRETTAMENTE?

 Cittadino è chi fa una croce su una scheda ogni cinque anni?

Chiediamo all’amministrazione che sia dato seguito al referendum consultivo tenutosi a Vicenza il 10 settembre 2006 dove i vicentini hanno chiesto di introdurre nello statuto comunale i referendum abrogativo e propositivo. Lo chiediamo con questa proposta di delibera di iniziativa popolare. Si può firmare fino alla prima settimana di luglio.

 Appuntamenti per la raccolta firme:

mercoledì 9 giugno all’Equobar (dove si svolgerà una serata dedicata alla democrazia diretta con presentazione della delibera; a partire dalle ore 20.30)

 domenica 13 giugno presso la Corte del Deposito (viale Margherita) dove, nel corso dell’apertitivo serale (a partire dalle 19.30), verrà presentata la delibera tutti i giorni presso il comune (Palazzo Trissino) o le sedi delle ex circoscrizioni.

tutti i fine settimana nei banchetti per il referendum dell’acqua del movimento 5 stelle a Piazza Castello (tutta la giornata)

tutti i martedì in centro presso il banchetto per il referendum dell’acqua del Presidio (mattina) tutti i sabati al mercato ortofrutticolo di San Giuseppe (9-12);

a Festambiente (23- 27 giugno)

TI ASPETTIAMO!

PER ULTERIORI INFORMAZIONI E AGGIORNAMENTI, CONSULTA anche la pagina di facebook Più Democrazia a Vicenza IL COMITATO PIù DEMOCRAZIA

31 Maggio 2010

PENTECOSTE E/O BABELE

Il linguaggio é  ponte reale fra gli Uomini oppure é principio di incomprensione e di imbroglio.

Domenica scorsa 23/V  i cattolici hanno celebrato la Messa di Pentecoste. E’ il ricordo e la realtà attuale della discesa dello Spirito Santo sugli apostoli e discepoli barricati in una sala, timorosi per la loro vita dopo il tracollo della crocifissione di Gesù. Dicono gli Atti degli Apostoli che, per opera dello Spirito Santo,  cominciarono a parlare le lingue di numerosi popoli: Parti, Medi, popoli della Mesopotamia e della Cappadocia, ecc.

A fronte ci veniva posto il caso della torre di Babele dove, essendosi perso il senso della realtà  e del valore delle relazioni umane,  i costruttori pur parlando lingue conosciute,  cominciarono a non capirsi più: non riuscivano ad intendere il linguaggio degli altri che era diventato sconosciuto.

Il linguaggio, ed i concetti, i valori che tramite esso vengono comunicati, corrono il rischio continuo di antinomia: Pentecoste o Babele? Questo pericolo non rimane  tra le categoria astratte del pensiero ma si concretizza, come é d’altronde nei racconti della Bibbia.

Prendiamo la parola partecipazione . L’etimologia risale al latino “partem capere”  cioè prendere, acquisire la parte. Cioè abbiamo partecipazione quando siamo parte di qualcosa. Essere parte significa costituire un elemento essenziale talché senza di esso quel “qualcosa” é incompleto, non c’è più.

Cioè, venendo all’oggi, partecipazione civica esiste quando i cittadini sono parte del governo cittadino esercitando direttamente, sia pure in materie circoscritte, parte dei compiti deliberativi del consiglio e della giunta comunali che hanno eletto o contribuito a nominare.

Se i cittadini prendono parte, c’è chi questa parte la perde, la cede altrimenti i cittadini non possono prendersela.

E qui entrano in gioco Pentecoste e Babele perché la volontà di non far partecipare per non perdere un po’ delle loro prerogative, ricorre al linguaggio della confusione, cioé alla Babele.

Non é partecipazione ma solo attività espositiva il parlare agli amministratori vicentini, la presentazione di istanze e petizioni che si esauriscono con la risposta del sindaco di Vicenza, Non parliamo poi delle consultazioni, delle consulte che muoiono con la loro comunicazione a “lorsignori” vicentini, tant’è che intelligentemente nessun cittadini le usa.

La cultura pentecostale della chiarezza completa ci dice che non é partecipazione nemmeno il referendum consultivo perché  i  promotori (comitati, associazione, ecc.),  dopo essersi esauriti anche economicamente nel raccogliere le molte firme richieste dallo Statuto comunale e nel propagandare l’appuntamento referendario, nel deserto dei mezzi di comunicazione locale e dei partiti maggiori incollati alla finestra, devono fermarsi davanti alla porta di palazzo Trissino come l’agrimensore K. davanti alla porta di “Il Castello” di Kafka. Infatti la volontà dei cittadini, che sono i presentatori del referendum e gli elettori, non conta niente in quanto la decisione spetta al consiglio comunale.

Tutto ciò é successo, a Vicenza, con il referendum del 10/IX/2006 sul quale, a distanza di quasi quattro anni, il consiglio comunale non ha ancora deciso: un tempo forse maggiore di quello concesso al protagonista kafkiano. Anzi, nella seduta del 5/V  u.s.  La parte più numerosa della maggioranza in consiglio comunale di Vicenza ha respinto un ordine del giorno (consigliera Bottene, Vicenza libera) per l’affermazione almeno teorica dell’impegno di introdurre nell’ordinamento comunale di Vicenza i referendum abrogativo, propositivo, abrogativo.-propositivo ed ha approvato invece un altro ordine del giorno che rinvia ogni decisione sui referendum alla modifica dello Statuto comune: le famose calende greche.

La Babele, alias la “casta” vicentina, ci dice che petizioni, istanze, consultazioni, referendum consultivo, anche ignorato, sono partecipazione; l’ha scritto nei suoi programmi elettorali di volerla. In altri tremini non ci capiamo più, parliamo linguaggi incomprensibili l’un l’altro. Fare arrivare i vicentini fino ad un certo punto e poi chiudere in faccia la porta di palazzo Trissino (questo sono quelle forme dette di partecipazione), con la scusa che, sia pure nelle circoscritte materie di competenza, non tocca più a loro, significa impedire ad essi di prendersi la parte di capacità decisionale diretta spettante. Cioé negare la partecipazione (partem capere). Cioè il loro linguaggio, semprechè esprima rette intenzioni, é dissociato dai loro fatti: una Babele.

Invece sono Pentecoste i referendum comunali che decidono (abrogativo, propositivo, abrogativo-propositivo) perché attraverso di essi il cittadino riesce a varcare la porta di palazzo Trissino e ad esercitare il potere di governo su questioni della città, che lo riguardano direttamente. Nelle materie oggetto di referendum non è previsto che altri deliberino al suo posto.

Quindi questo prender parte é definitivo

E tutto ciò è chiaro, linguaggio comprensibile da chiunque, é positivo ma a Vicenza manca.

Inserendo nell’ordinamento comunale vicentino quei referendum la parola partecipazione, e le sue realizzazioni, uscirebbero dalla Babele degli attuali regolamenti e delle posizioni prevalenti nella maggioranza e diventano chiaro ed inequivocabile linguaggio, traducibile in fatti ed azioni trasparenti, sia pure fra diversi, come la Pentecoste.

Vicenza 29/V/2010

Fulvio Rebesani

13 Maggio 2010

PARTE LA RACCOLTA FIRME PER LA DELIBERA

Da martedì 11 maggio parte la raccolta firme per la delibera di inziativa popolare che chiede al C.C. di decidere sulle modifiche statutarie entro 90 gg..

Ne servono almeno 500 ma più ce ne sono è meglio!!

Raccoglieremo le firme assieme a Legambiente, con Vendola – Sinistra Ecologia Libertà – PSI, Movimento Cinque Stelle e il Presidio permanente No dal Molin, contestualmente alla raccolta firme per un’altra importantissima battaglia civica e fondamentale: il referendum sull’acqua pubblica.

Praticamente tutte le settimane nel centro della città ci saranno dei punti di raccolta negli ormai soliti e unici posti dove i cittadini possono esprimere la loro volontà, altrimenti relegata al solo momento elettorale.

Inoltre saremo presenti anche a FESTAMBIENTE e vedremo anche se qualcos’altro….. 

 Non perdiamo queste occasioni, vi aspettiamo.

Il consiglio comunale si esprime sul referendum del 10 settembre 2006

Suo dovere e obbligo era farlo entro un mese dopo il 10 settembre 2006, dopo un cambio di amministrazione avvenuto 2 anni fa, lo ha fatto, dietro la spinta della presentazione di una delibera di inziativa popolare,  giovedì 6 maggio 2010 concludendo così, almeno formalmente, un’ iter istituzionale.

E cos’ha deciso? Di nominare una commissione ( ma non esiste già la I commissione affari istituzionali? e se non lavora su questi argomenti allora che ci sta a fare?) prevedendo che entro la fine del mandato di questa amministrazione, verrà affrontato dal C.C. la modifica dello statuto. In pratica fra tre anni.

21 Aprile 2010

UNA NUOVA DELIBERA DI INIZIATIVA POPOLARE PER RICORDARE AL CONSIGLIO COMUNALE LA SUA INADEMPIENZA

OGGI, 21 APRILE 2010, è STATA DEPOSITATA UFFICIALMENTE IN SEGRETERIA COMUNALE LA NOSTRA PROPOSTA DI DELIBERA DI INIZIATIVA POPOLARE SULL’ATTUAZIONE DEL REFERENDUM DEL 10 SETTEMBRE 2006.

E’ un’iniziativa presentata insieme a Legambiente, con Vendola – Sinistra Ecologia Libertà – PSI, Movimento Cinque Stelle.

 

PROPOSTA DI DELIBERA CONSILIARE DI INIZIATIVA POPOLARE

(attuazione del referendum del 10/IX/2006)

 

Oggetto: Realizzazione del quesito  del referendum consultivo tenutosi in Vicenza il 10/IX/2006

 

1 = I PRECEDENTI

Il 10/IX/2006 si tenne nel comune di Vicenza il primo, e finora unico, referendum consultivo.

Il quesito proposto agli elettori era

Sei tu favorevole alla introduzione nello statuto comunale dei referendum abrogativo, propositivo, e abrogativo-propositivo, indetti con le firme del 2% della popolazione avente diritto al voto, con il quorum del 10%, nelle materie nelle quali il consiglio comunale e la giunta comunale hanno competenza deliberativa, eccettuate quelle escluse dall’art. 9, comma 2, dello statuto comunale a dal DLGS 18/8/2000 n. 267, con l’obbligo per gli amministratori di adottare, entro 60 giorni dalla proclamazione del risultato del referendum, gli atti e i provvedimenti necessari all’attuazione completa della volontà popolare espressa dal voto?”

 

Votarono circa 12.000 cittadini dei quali 10500 scelsero il SI (quasi 90%). Il risultato fu pubblicato dal sindaco di Vicenza con atto sottoscritto il 18/1/2007, regolarmente inserito all’albo pretorio.

 

Nonostante gli incontri con esponenti e capigruppo consigliari comunali, nonostante le loro promesse di avvio del procedimento deliberativo di attuazione, nonostante la consegna ad ogni consigliere dell’assemblea in carica del quesito con le nostre proposte attuative e con richiesta di provvedere,  nonostante i ripetuti articoli di stampa, ad oggi la consultazione popolare è stata ignorata.

 A sensi dell’art. 11 dello statuto il dibattito consigliare sul referendum è stato iscritto all’ordine del giorno in questi termini, però senza alcun esito:

“OGGETTO 1- AMMINISTRAZIONE-Comunicazione del risultato del referendum comunale consultivo di iniziativa popolare svoltosi domenica 10 settembre 2006 (art. 11 dello statuto del Comune).”

L’oggetto è stato male definito perché  lo statuto non prevede la comunicazione del risultato ma il dibattito

 “ART. 11 (effetti del referendum)

        1. Il sindaco, entro un mese dalla proclamazione del risultato del referendum, iscrive all’ordine del giorno del consiglio comunale il dibattito relativo

 

Comunque ad oggi, ad oltre tre anni dalla votazione,  a due anni e nove mesi dalla proclamazione del risultato, a più di un anno dalla iscrizione all’ordine del giorno del presente consiglio comunale, il referendum è totalmente ignorato, né ci sono segnali che nell’immediato il consiglio intenda deliberare.

 

2 = LO STATUTO COMUNALE

 

L’art. 9 dello statuto prevede solo il referendum consultivo.

Non fu una scelta ma un atto obbligatorio perché la L. 8/6/1990 n. 142 (Riforma delle autonomie locali), pur nella lungimiranza di dare spazio – per la prima volta nella storia italiana – a numerose forme di partecipazione popolare, previde solo il referendum consultivo<supportFootnotes]—>

.

Solo dieci anni dopo il Testo Unico delle  “leggi sull’ordinamento degli enti locali” (Dlgs 18/8/2000 n. 267) tolse questo limite cancellando l’aggettivo “consultivo” e prevedendo così lo strumento del referendum comunale senza limitazioni, quindi consentendo anche i referendum propositivo, abrogativo e abrogativo/propositivo.<supportFootnotes]—>

 

Lo statuto vicentino, approvato nel 1991, non fu più aggiornato in materia. Perciò la nostra iniziativa referendaria intende essere un atto di autogoverno dei cittadini che aggiornano la loro carta fondamentale alla luce delle più recenti innovazioni nazionali e dei suoi stessi principi generali nei quali la partecipazione dei cittadini all’amministrazione locale è posta fra gli scopi primari e fondamentali del comune di Vicenza.

 

3 = LA PROPOSTA DI DELIBERAZIONE DI INIZIATIVA POPOLARE

La proposta è un momento di democrazia diretta nella fase iniziale ma indiretta e mediata, nella fase finale e conclusiva,  perché la decisione spetta al consiglio comunale (sulla democrazia diretta si veda l’allegato 1).

Al fine di ottenere con provvedimento deliberativo del comune la realizzazione del quesito referendario approvato quasi all’unanimità dei votanti, viene presentata questa proposta di delibera di iniziativa popolare a sensi dell’art. 12, comma 2, dello statuto comunale.

 

 

4 = LEGITTIMAZIONE A PRESENTARE QUESTA PROPOSTA

Lo statuto comunale, all’art. 12 comma 2, costituisce che 500 cittadini possano presentare una proposta di delibera di iniziativa popolare con esclusione di un ristretto numero di materie, tassativamente individuate e non estensibile. Così lo statuto definisce il potere di proposta:

 

“ART. 12 (istanze, petizioni e proposte)

1. I cittadini, singoli o associati, residenti o domiciliati nel comune, possono

presentare al sindaco istanze con le quali si chiedono le ragioni di determinati

comportamenti o su aspetti dell’attività amministrativa, o petizioni volte ad attivare

l’iniziativa degli organi del comune su questioni di interesse collettivo. Il sindaco è

tenuto a rispondere, con atto motivato, entro 60 giorni dalla presentazione dell’istanza

o della petizione.

2. 500 cittadini, iscritti nelle liste elettorali del comune, e le cui firme debbono

essere autenticate dal segretario generale o da suoi delegati, possono esercitare, nei

tempi e nei modi stabiliti dal regolamento, l’iniziativa degli atti di competenza del

consiglio comunale.”

 

Ad esso corrisponde l’art. 34 del regolamento degli istituti di partecipazione:

 

“Art. 34 (proposte – ambito di applicazione)

1.   L’iniziativa degli atti di competenza del consiglio comunale, prevista dall’articolo 12, comma 2, dello statuto, si esercita mediante presentazione di proposte di deliberazione o di mozioni.

2.  Ai fini del presente regolamento dicesi mozione una proposta concreta tendente a dare indicazioni circa i criteri da seguire nella trattazione di un affare di competenza del consiglio comunale.

3.   L’iniziativa di cui ai commi precedenti non può essere esercitata per presentare le proposte di deliberazione previste dall’articolo 43, comma 2, dello statuto, nonché quella in materia di istituzione e ordinamento dei tributi, di disciplina delle tariffe per la fruizione dei beni e dei servizi.

Si applica quanto dispone l’articolo 43, comma 3, dello statuto.

 

Con questa iniziativa non si esercita dunque il potere di proposta di un singolo consigliere comunale bensì quello dell’intero consiglio. Si tratta dunque di una funzione rafforzata, sempre più presente nel diritto amministrativo. Si considerino – ad esempio – i poteri rivendicati dalle Regioni, in sede di ordinamento federale, rispetto lo Stato centrale (es. ambiente, giudice di pace, ecc.) sia la figura delle città, o aree metropolitane previste sia dalla L. 142/90 che dal  Dlgs 267/2000. In entrambi i casi si tratta di trasferimento di poteri da un ambito maggiore ad uno minore.

La previsione di una funzione rafforzata è spiegabile con l’essere il potere di proposta di delibera di iniziativa popolare diretta emanazione della sovranità popolare dal cui consenso prendono legittimazione gli organismi elettivi cittadini.

Ci sembra dunque che per un potere di proposta così rafforzato valga il principio generale di diritto “quod lex non vetat, permittit”. Cioè non sono consentiti divieti o esclusioni diversi da quelli esplicitamente stabiliti dallo statuto e dal regolamento degli istituti di partecipazione.

 

5 = L’OGGETTO DI QUESTA DELIBERA DI INIZIATIVA POPOLARE NON È COMPRESO FRA LE MATERIE ESCLUSE

La proposta non può vertere su queste materie

Secondo lo statuto comunale

“ART. 43 (Iniziativa delle proposte di deliberazione)

….......................

2. Il bilancio comunale, il bilancio pluriennale, il conto consuntivo, i piani, i programmi sono proposti al consiglio dalla giunta comunale.

….................”

 

Il regolamento degli istituti di partecipazione, invadendo il campo dello statuto ed andando probabilmente oltre l’ambito  di sua competenza, limitato agli aspetti esecutivi ed operativi in funzione dello statuto,  aggiunge all’art. 43, testé riportato, ulteriori esclusioni

“Art. 34 (proposte – ambito di applicazione)

….......................

3. L’iniziativa di cui ai commi precedenti non può essere esercitata per presentare le proposte di deliberazione previste dall’articolo 43, comma 2, dello statuto, nonché quella in materia di istituzione e ordinamento dei tributi, di disciplina delle tariffe per la fruizione dei beni e dei servizi.

….............................“

 

Per quanto sopra argomentato al n. 4 il potere di proposta popolare rafforzato non può soffrire ulteriori limitazioni oltre quelle tassativamente stabilite dalle suddette norme.

Di conseguenza tutto ciò che è di competenza del consiglio comunale, non esplicitamente comprensibile nei suddetti divieti, può essere oggetto di proposta di deliberazione di iniziativa popolare e l’oggetto della presente proposta è entro il vasto novero di materie consentite.

 

TUTTO CIOPREMESSO IL CONSIGLIO COMUNALE COSIDELIBERA

Il consiglio comunale, ritenendo necessario decidere sulla attuazione del quesito referendario popolare consultivo tenutosi il 10/IX/2006 ed approvato a larga maggioranza così

DELIBERA

1) il consiglio comunale approverà entro novanta giorni dalla votazione favorevole di questa proposta di delibera l’atto deliberativo di realizzazione del quesito referendario assentito dagli elettori il 10/IX/2006

<supportLists]—>2)        la commissione consigliare competente concluderà i suoi lavori entro trenta giorni conteggiati a partire dal medesimo termine iniziale di cui al punto 1). Nel caso non provvedesse entro questo tempo il consiglio comunale procederà ugualmente fino alla votazione finale nei residui sessanta giorni.

6 Aprile 2010

IL TIMOR DI POPOLO E’ DI DESTRA … E DI SINISTRA

ovvero

per i politici la democrazia è un concetto variabile, non però per i cittadini

(Un breve riepilogo, tanto per rinfrescare la memoria)

Nell’ormai lontano 2005, una città dormigliona, assopita, spenta, soporifera, inerte, polentona, adattata, asseverata, bigotta, passiva,  amante del limbo,… insomma una città spugna di gomma, dove le farfalle nemmeno ce la fanno a sbattere le ali (figuriamoci se provocano i tornadi), avvenne un fatto che la scosse dal profondo: il Vicenza calcio in serie A? Il vescovo sorpreso con l’amante? Il sindaco che passa dall’altra parte? Il GdV che pubblica tutte le lettere dei lettori? Niente di tutto questo ma … un REFERENDUM.

Un REFERENDUM consultivo, l’unico ammesso nello statuto del comune, piccolino, nemmeno vincolante per la Casta vicentina, un referendino insomma, con il quale i vicentini volevano poter esprimere la loro opinione in merito alla richiesta di alcune modifiche dello statuto comunale e più precisamente introdurre in esso la possibilità di effettuare REFERENDUM ABROGATIVI e PROPOSITIVI.

Ma come il terremoto scuote la terra facendola vibrare tutta  tanto da provocare gli tsunami, così i vicentini accorgendosi che era loro concesso di interagire direttamente con il palazzo, vibrarono tutti. Tutti? Non proprio, il passivo disinteresse è ormai rassegnato nell’animo di molti vicentini, però una buona parte reagì come risvegliatosi da un lungo sonno. Di certo si svegliarono invece di soprassalto coloro che del potere ne ambiscono il mestiere: colti di sorpresa, indispettiti, increduli, meravigliati, timorosi, impauriti di destra e di sinistra, si racchiusero a riccio per difendersi dai guastafeste che, invece di limitarsi a leggerlo nello statuto, il referendum,  lo volevano applicare.

I destatisi dal torpore, al contrario dei paurosi, capirono subito l’opportunità dell’evento, lo strumento del REFERENDUM inserito gioco forza nello statuto del comune ma tenuto da sempre ben lontano dalla visibilità di tutti, costringeva i mercenari della politica, la Casta, a dare ascolto alla base, ai cittadini. Avvenne allora che come l’iceberg colpì il punto debole del Titanic aprendogli nel fianco con una grossa falla, così nell’impermeabile corazzata della Casta cittadina un gruppetto di cittadini ebbero istituzionale accesso e lavorarono, ostacolati dalla Casta, boicottati dai giornali, senza finanziamenti di sorta, ad allargare il più possibile questo accesso a tutti i cittadini.

E così, nel giorno del Signore 10 settembre 2006, si tenne per la prima volta a Vicenza, il REFERENDUM.

Stranamente i suoi effetti non vincolanti, non costringevano a prendere alcuna decisione alla Casta, unico suo obbligo (da statuto) era, ed è tutt’ora, quello di dibatterlo in C.C. entro un mese. Non si contano i tentativi, ufficiali e non, da parte dei risvegliatisi di sollecitare la Casta, con tutti i mezzi leciti e a norma di regolamenti, di avere una risposta in merito al risultato del REFERENDUM. Nonostante ciò e cosa ancor più strana, anche con una nuova amministrazione, la Casta ben si guardò di adempiere a quest’obbligo istituzionale.

Ma ormai la scossa fu data e altri avvenimenti ancor più sciagurati svegliarono altri vicentini dal torpore. Se una volta era sufficiente l’apparizione del Baggio nazionale in Corso per svegliare temporaneamente un manipolo di addormentati, ora non si contano i cortei, le manifestazioni, le associazioni, gli appuntamenti che puntualmente manifestano allegramente, insieme con le forze antisommossa, per richiedere a gran voce il diritto, negato, all’esercizio della democrazia.

Ultimo sollecito, in ordine di tempo, una delibera, una piccola delibera, una deliberina, tanto per ricordare alla Casta che ha un dovere statutario da rispettare e NON RISPETTARE LO STATUTO SIGNIFICA NON RISPETTARE I CITTADINI.

25 Febbraio 2010

AUDIZIONE ALLA I COMMISSIONE AFFARI ISTITUZIONALI

Ciao a tutti,

ieri il nostro Comitato è stato sentito dalla I Commissione Affari Istituzionali del Comune.
L’incontro è durato un’oretta e ci è stato dato spazio per raccontare un po’ l’origine della nostra iniziativa risalente ormai a tre anni e mezzo fa, le motivazioni e scendere anche nel dettaglio delle nostre proposte di modifica dello Statuto, soffermandoci in particolare sulle ragioni che ci spingono a chiedere un quorum non superiore al 10%.
La sensazione è che ci fosse interesse, almeno da parte di un certo numero di membri della commissione, che poi hanno anche fatto alcune domande.
Il punto però è che questa commissione non redigerà alcun documento.
Si limiteranno a discutere della questione per poi riportare il tutto ai capigruppo.
Probabilmente i tempi saranno ancora lunghi… Ne abbiamo avuto conferma anche parlando con un consigliere comunale di Vicenza Capoluogo. Pare anche all’interno della maggioranza stessa non ci sia un accordo e che prevalga la proposta del 35%.
Ad ogni modo, forse un pochino le acque sono state smosse. Tuttavia
non ci sono ancora elementi sufficienti per decidere di accantonare la
nostra iniziativa di delibera, anzi…

Che sia dunque un primo segnale di risveglio democratico o un solamente un sussulto du un letargo profondo?

17 Ottobre 2009

LA PARTECIPAZIONE E’ UN’UTOPIA? - IL LABORATORIO DI BOLOGNA

Nella città di Bologna, per 10 anni si è tentato di far passare un progetto urbanistico di riqualificazione di un’area urbana di più di 20.000 mq e più di 60.000 abitanti, inutilmente. Nel 2005 la giunta Cofferati pensa di coinvolgere i cittadini con un “Laboratorio di urbanistica partecipata” insieme alla proprietà, 15 associazioni, i progettisti, la parrocchia, il centro sociale autogestito, l’associazione dei Costruttori, i centri per gli anziani, la polisportiva, per decidere cosa fare del nuovo quartiere. All’inizio nessuno ci credeva.

Oggi quel progetto è una realtà, può sembrare qualcosa di straordinario ma è quello che invece dovrebbe essere la normalità, nell’interesse di tutti. Anche perché chi partecipa al progetto è probabile che dopo  se ne prenda cura.

Oggi il nuovo piano urbanistico del comune di Bologna prevede che per decidere l’attuazione di piani particolareggiati o di interventi urbanistici preventivamente è obbligatorio fare un laboratorio di urbanistica partecipata con i quartieri e i cittadini che intendono partecipare. Per ulteriori informazioni: http://www.scienzegeografichebologna.it/index.php?option=comcontent&task=view&id=468&Itemid=211

http://www.report.rai.it/R2popup_articolofoglia/0,7246,243%255E1086751,00.html

E a Vicenza?

La nostra città, sebbene sia circa tre volte più piccola di Bologna, non ha certo un terzo dei suoi problemi, anzi, abbiamo molte aree da riqualificare: (ex piruea), un traffico soffocante, il trasporto pubblico costoso ed inefficiente, una rete di piste ciclabili inesistente, l’aria che respiriamo è avvelenata, il centro storico addormentato, mancanza di case PEEP, il caso Wisco, il Dal Molin, gli insediamenti per i nomadi, tanto per ricordarne alcuni. Problemi che ci trasciniamo da anni, passano le amministrazione e invece di venire risolti, se ne presentano sempre di nuovi.

Queste considerazioni unitamente agli esempi più alti che ci arrivano, dimostrano una volta di più che la democrazia rappresentativa da sola non ce la fa, infatti tanto può essere in grado in fase di campagna elettorale di produrre analisi coerenti con i bisogni dei cittadini, tanto si dimostra poi incapace di risolvereli i problemi.

Il percorso intrapreso dal comune di Bologna si è dimostrato vincente perché la democrazia rappresentativa per risolvere un’importante annoso problema si è rivolta direttamente ai cittadini. Attraverso un metodo partecipativo ben collaudato che ha portato al confronto i vari portatori d’interessi, coordinati da competenti figure di facilitatori, i cittadini sono arrivati ad una scelta progettuale condivisa, aiutando in tal modo l’amministrazione comunale a prendere la decisione finale.

Anche da noi, c’è da aggiungere, sta mutando la coscienza civile. Da più parti sempre più insistentemente  ci sono richiami ad una maggiore partecipazione dei cittadini all’amministrazione della cosa pubblica: dalla webcam in consiglio comunale (realizzata da questa amministrazione), al referendum del 10 settembre 2006 (non ancora concluso dall’amministrazione), alle delibere di iniziativa popolare che i cittadini cominciano a proporre, alla richieste, da parte dei quartieri, di poter disporre di una certa quota del bilancio comunale con il metodo del bilancio partecipativo.

A fronte di queste richieste gli amministratori possono rispondere come si è sempre fatto in passato: ufficialmente ignorandole ma in realtà combattendole. Oppure si possono lasciare illuminare dalla lungimiranza, riconoscendo l’importanza di far partecipare, alla definizione dei problemi della città e alla scelta delle soluzioni migliori, i diretti interessati (i cittadini e le associazioni competenti).Solo così si rispetterebbe il principio della sussidiarietà, facendo un passo avanti verso una democrazia più coerente. In tal modo comprenderebbero che i tempi cambiano e con loro anche le necessità, nel qual caso potranno anche passare alla storia cittadina come i primi che vi si sono adeguati.

L’esempio di Bologna è un’illustre esempio che dimostra che la partecipazione non è un’utopia ma si può, e aggiungiamo noi, si deve realizzare.

25 Settembre 2009

COSTITUZIONE, ARTICOLO 1 (da IL FATTO QUOTIDIANO del 24 IX 2009 di Lorenza Carlassare *

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“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”, si legge nel primo articolo della Costituzione: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione” . Il verbo “appar tiene” è importante: la formula del Progetto – la sovranità “emana” dal popolo – venne modificata col preciso intento di sottolineare la permanenza della sovranità nel popolo che non se ne spoglia con il voto. Negli ultimi tempi lo si è dimenticato, esaltando la “democrazia d’i nve s t i t u ra ”: il popolo, muto per cinque anni , riprenderebbe voce al momento delle nuove elezioni (magari per votare, come ora, una lista di candidati su cui non ha scelta). Ma il contenuto della democrazia – diceva Carlo Esposito, costituzionalista illustre – “non è che il popolo costituisca la fonte storica o ideale del potere, ma che abbia il p o t e re ”; non che “abbia la nuda sovranità (che praticamente non è niente), ma l’esercizio della sovranità (che praticamente è tutto)”.

E che possa esercitarla mediante il diritto di associarsi , di iscriversi ai partiti per influire sulla linea politica, di riunirsi e discutere gli atti dei governanti, di manifestare il dissenso in ogni forma, in primo luogo attraverso la libera stampa. Se si perde di vista la permanenza della sovranità nel popolo, si smarrisce l’importanza del suo modo di esercizio, che non è soltanto collettivo.

I cittadini sono il popolo, non è “popolo” solo il corpo elettorale; e ciascuno di essi esercita la propria sovranità mediante i diritti, senza i quali nemmeno il giorno delle elezioni eserciterebbe un effettivo potere. Le libertà (in particolare la manifestazione del pensiero) sono infatti presupposti indispensabili per una cosciente partecipazione politica e, consentendo ai cittadini la pubblica critica e il controllo, “evitano che gli istituti rappresentativi si riducano a una mera finzione”.

Presupposti indispensabili sono anche i diritti sociali – all’istr uzione in primo luogo, alla tutela della salute, a una  situazione economica dignitosa – considerati da tutti precondizioni della democrazia. L’emarg inazione consente una partecipazione effettiva?

Il senso dell’articolo 1 va riaffermato con decisione: è infatti nella lettura distorta di questa disposizione la radice delle deformazioni attuali. La prima, si è visto, riguarda i cittadini, i loro diritti e libertà. La seconda investe la natura del potere e i suoi modi di esercizio, in definitiva la forma di governo e la forma di stato. Una certa idea di sovranità popolare da tempo in circolazione conduce infatti alla pretesa esigente che chi governa per mandato del popolo abbia ricevuto un’investitura di tale potenza da non sopportare limiti o condizionamenti da parte di altre istituzioni neutrali prive della stessa legittimazione (come la Magistratura) che non possono contrastare il ”s ov ra n o ”. Un “s ov ra n o ” che in quest’ottica non è più il popolo, ma chi, in forza di un’elezione che gli “trasfer isce” il potere, pretende di parlare in suo nome, rivendicando un’autonoma posizione di sovranità. Ora si va anche oltre: il Parlamento stesso, espressione diretta della volontà popolare, è considerato un impaccio da eliminare. A più riprese infatti il presidente del Consiglio ha dichiarato i voler legiferare sempre con decreti-legge, evitando il dibattito in Parlamento, benché egli stesso nell’ultima campagna elettorale lo abbia definito un “Parlamento di figura n t i ” dove i deputati, obbedienti a chi li ha designati e pronti a votare a comando, sono ininfluenti.

Si vuole eliminare ogni, sia pur debole, voce? E’ questo l’approdo di una concezione autoritaria e acritica della sovranità popolare che conduce a risultati – la concentrazione del potere e la forza attribuita al capo –che rappresentano la negazione delle ragioni profonde della democrazia. La nascita dello stato moderno, liberale e democratico – ricorda Norberto Bobbio – “è stata accompagnata da teorie politiche il cui proposito fondamentale è di trovare un rimedio all’assolutezza del potere”. I limiti al potere della maggioranza costituiscono l’essenza di questa forma di stato. Limiti interni: il potere diviso fra più organi e controllabile.

Limiti esterni: diritti e libertà. La democrazia non solo presuppone un’opposizione, ma riconosce e protegge la minoranza con i diritti e le libertà fondamentali.

Non c’è democrazia senza pluralismo, come ha ribadito nel 2005 la Corte di Strasburgo. O meglio: c’è il totalitarismo democratico. Si può affermare che la nostra Repubblica presenti ancora tutti i caratteri della democrazia costituzionale?

 

* professore emerito di diritto costituzionale

nell’Università di Padova

11 Settembre 2009

BUON 3° NON-COMPLEANNO REFERENDUM!

Il Comitato Più Democrazia e Partecipazione invita tutti i gruppi, le associazioni e i singoli cittadini a festeggiare il 3° non-compleanno del referendum comunale celebrato appunto il 10 settembre 2006, ovvero tre anni fa, e il cui esito non è ancora stato riconosciuto dall’amministrazione comunale vicentina, né dalla precedente, né dall’attuale, in carica ormai da più di un anno. La stragrande maggioranza delle migliaia di cittadini che erano andati alle urne in occasione del referendum ha votato a favore dell’introduzione nello statuto comunale di nuovi e più forti strumenti di partecipazione popolare alla vita cittadina (quali il referendum propositivo e quello abrogativo) che consentirebbero ai vicentini di esprimere in modo istituzionale il proprio pensiero su questioni delicate e importanti per l’intera collettività.

La domanda che viene spontanea è: chi ha paura degli strumenti di partecipazione e democrazia diretta? E soprattutto, è giustificabile l’insabbiamento di questo argomento, dopo che in campagna elettorale veniva facile a tutti parlare di partecipazione, salvo poi rinnegarla con i fatti?

Invitiamo quindi tutti a farsi portavoce della richiesta del completamento dell’iter referendario che si concluderà solo con il dibattito in consiglio comunale e l’introduzione nello statuto del comune di Vicenza dei tre nuovi strumenti a favore della partecipazione dei cittadini (referendum propositivo, abrogativo e  propositivo- abrogativo).

Non esitiamo a far sentire la nostra voce.

Invece della protesta, utilizziamo gli strumenti che abbiamo a disposizione.

E se questi ci vengono negati, reclamiamoli a gran voce perché è un nostro diritto, sancito dalla costituzione.

Il Comitato Più Democrazia e Partecipazione prevede di organizzare nuove iniziative per sbloccare questa situazione di impasse istituzionale dopo che i vari incontri con rappresentanti dell’attuale amministrazione non hanno ottenuto i risultati attesi.

I cittadini saranno i primi a essere informati sulle prossime iniziative.

Per eventuali consigli e suggerimenti scrivere a piudemocrazia@gmail.com.

AIUTIAMOCI A CONTARE DI PIU’. 

                                                    

26 Agosto 2009

“PATTO PER VICENZA”: IL DAL MOLIN, OPPORTUNITA’ O COMPENSAZIONE O …?

Nella proposta del Patto per Vicenza e in di alcuni dei commenti che ne sono seguiti si ritrova la conferma di una volontà che vuole insinuare, più o meno sommessamente ma con pericolosa e preoccupante insistenza, la convinzione che la scellerata tragedia che ci viene imposta sia invece un’opportunità.


Innanzitutto c’è da chiedersi: volontà di chi? E per conto di chi? Con quali numeri si vuole far passare per accettabile ciò che è stato palesemente rifiutato dai vicentini con la consultazione del 5 ottobre 2008? E’ onestamente doveroso tenere presente che in democrazia chi non vota non dice niente e in quella occasione il 71,44% dei vicentini hanno deciso di non dire niente, delegando quindi a chi invece ha votato il risultato della votazione che si è chiaramente espresso con maggioranza schiacciante su questa “opportunità”: il 95,66% ha votato NO e il 3.76% ha votato SI.   emoticon
Chi vuole affermare che la maggioranza dei vicentini è disposta ad accettarla questa nuova base deve avere i numeri per farlo e c’è un solo modo per averli, altrimenti è la solita presa in giro alla faccia della democrazia.

In secondo luogo non si tiene minimamente conto della delibera di iniziativa popolare approvata dal C.C. dove con il cambio di destinazione d’uso dell’area Dal Molin si destina tale area ad uso solamente civile, manifestando in tal modo la volontà di non accettare strutture militari.     emoticon
In terzo luogo associare questa nuova base a opportunità di sviluppo ambientale e occupazionale ormai è diventato talmente ridicolo che qualsiasi persona normale si sente sfacciatamente presa in giro, è notoriamente risaputo infatti che le infrastrutture militari sono tra le più inquinanti del pianeta e per quanto riguarda Vicenza, ormai gli americani vivono e vivranno (a spese nostre) isolati nelle loro strutture con pochissimi contatti dai risvolti economici con l’esterno (a meno che per indotto non si considerino sporadici frequentazioni di bar e locali di lap-dance e prostituzione che a quanto risulta sono gli unici motivi di svago esterni dei militari americani).    emoticon
In quarto luogo c’è la possibilità tecnica di dimostrare se quest’opera avrà o meno un impatto devastante sul nostro territorio con la V.I.A., che guarda caso è però osteggiata da chi vuole la nuova base. Venga allora fatta la V.I.A. e solo dopo allora si può anche discutere del resto.    emoticon
In quinto luogo i militari americani negli insediamenti già esistenti sono padroni di usare qualsiasi tipo di mezzi ed armi per le loro attività e questo senza che noi, la popolazione suo malgrado coinvolta, ne siamo posti a conoscenza e così faranno in ogni altro sito a loro disposizione. E’ ancora recente la decisione del C.C. di dichiarare la città di Vicenza denuclearizzata, come la mettiamo allora con le esigenze militari americane? C’è qualcuno in grado di controllare e di imporre agli americani il rispetto di questa volontà dei cittadini? Chì ci può dare queste garanzie che valgono anche per i materiali batteriologici e chimici?
Sappiamo tutti molto bene che queste domande hanno già la risposta, soprattutto dettata dalla nostra storia di ospitanti militari americani ed è una risposta che si aggiunge ai tanti motivi per rifiutare questa nuova base e rimettere in discussione tutte le altre.   emoticon


Tutto ciò premesso, anche se ben lungi da elencare in modo completo tutti i motivi che rifiutano tale opera, mette allora in evidenza che i nostri diritti di sapere come viviamo e su cosa viviamo, per decidere sul nostro futuro e per i nostri figli e garantiti dalla costituzione, vengono così calpestati con prepotenza da poche ma autoritarie persone che in nome di un mandato tradito nel metodo e nel merito, si arrogano il potere di decidere sulla sorte di migliaia di persone. emoticon
Un frase che si può riconoscere in una lettera già pubblicata è “I grandi cambiamenti possono verificarsi non solo a seguito di pericolosi eventi rivoluzionari ma anche, e lo spero, con una Democrazia applicata con etico rigore” solo che in questo contesto viene usata con grande ipocrisia per rendere meno dolorosa la scelta che dovremo subire. Non è così che si fa.
La democrazia applicata con etico rigore è quella della partecipazione, delle consultazioni popolari e del rispetto delle stesse, cosa che a Vicenza non è ancora stata fatta.  A proposito che fine ha fatto il risultato del referendum del 10 settebre 2006 per cambiare lo statuto comunale?  emoticon
Per quanto riguarda la richiesta di confrontarsi su questa proposta due parole sul tema del confronto:  di solito si fanno i confronti fra due o più scelte che in ogni caso garantiscono un vantaggio o un’opportunità di sviluppo, o una crescita…. , qui invece si vuole fare un confronto tra un danno colossale e il nostro diritto ad una vivibilità senza questo danno colossale.
La scelta, per chi ha buon senso, è cosa già fatta, è inevitabile ancor prima del confronto, il confronto stesso è quindi inutile. Tutta la proposta del patto è sbagliata, perchè si basa su un intervento che non ci potrà che portare dei danni.    emoticon
Nonostante ciò si vuole insistere a farci credere che sia un’opportunità, dicendo che è per il nostro bene. Tutto ciò risulta allora sospetto, perchè è contro il buon senso (quello che si chiamava del buon padre di famiglia), è sospetto perchè diventa legittimo pensare che ci sarà sì qualcuno che ne avrà dei vantaggi a danno però di una comunità intera, che fino a prova contraria si è già espressa a maggioranza contro questo progetto.
Chi vuole veramente il bene di questa nostra comunità deve allora rispettare la volontà dei cittadini che si sono espressi a maggioranza e non la volontà di qualche cittadino solamente. Se qualcuno avesse dei dubbi pensi al dopo… quale potrà essere la risposta dopo che la nuova base sarà costruità? Per fortuna che è stata fatta oppure che razza di errore abbiamo commesso? Chi propone questo patto così come chi ha favorito l’avvio di questo dramma sono sullo stesso piano, se la base verrà fatta calpestando il buon senso, la volontà dei vicentini e i nostri diritti costituzionali, costoro saranno responsabili della rovina di questa nostra città e ne dovranno rendere conto a tutti i cittadini, sia ai tantissimi contrari sia ai pochi che credono ancora alle favole. emoticon

REFERENDUM DEL 10 SETTEMBRE 2006 - PRIMI SEGNALI DI DISCUSSIONE IN CONSIGLIO COMUNALE

P.G.N. 50317 Vicenza, 3 agosto 2009
OGGETTO: Convocazione del Consiglio comunale per i giorni 10 e 11 settembre p.v..
Egregio Consigliere,
La informo che il Consiglio comunale è convocato, ai sensi dell’art.1 del regolamento del Consiglio comunale e dell’art.125 del T.U.L.C.P. 4.2.1915 n.148, nei giorni di:
- GIOVEDÌ 10 SETTEMBRE 2009 ALLE ORE 16,30 e
- VENERDÌ 11 SETTEMBRE 2009 ALLE ORE 16,30,
per la trattazione degli oggetti iscritti nell’allegato ordine del giorno.
Nelle indette sedute saranno trattati gli oggetti nn. 75-76-77-78-79-80.
(…)
OGGETTI RIMASTI DA TRATTARE
OGGETTO 1- AMMINISTRAZIONE-Comunicazione del risultato del referendum comunale consultivo di iniziativa popolare svoltosi domenica 10 settembre 2006 (art.11 dello statuto del Comune).
 (…)
Cordiali saluti.
IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE
Luigi Poletto

6 Marzo 2009

LA DELIBERA DI INIZIATIVA POPOLARE E’ STATA APPROVATA, ORA CHE SUCCEDE?

Il tema è interessante: Dopo l’approvazione della delibera di iniziativa popolare lo scorso 19 febbraio,  che ha espresso la volontà del comune e dei cittadini che tutta l’area del Dal Molin sia destinata a verde pubblico ad uso civile, modificando in questo senso il piano regolatore,  cosa succede al progetto della base che prevede tonnellate di cemento ad uso militare e straniero?
E’ un ABUSO EDILIZIO?

e se lo è, COSA POSSONO FARE IL COMUNE E I CITTADINI per far rispettare il piano regolatore e la propria dignità ed autonomia di ente locale democraticamente eletto e con precisi doveri e competenze?

Ce lo spiegheranno autorevoli esperti cui nel successivo dibattito al Canneti l’11 marzo ’09 potranno essere avanzate domande e proposte.

scaricate il volantino e diffondete, diffondete, invitate

22 Gennaio 2009

LA DELIBERA DI INIZIATIVA POPOLARE VERSO IL CONSIGLIO COMUNALE

Il 20 gennaio 2009 si è tenuta una riunione tra la commissione territorio del comune di Vicenza e il comitato “Deliberamente” per la discussione preliminare sulla DELIBERA DI INIZIATIVA POPOLARE che più di 1000 cittadini hanno chiesto che venga portata in consiglio Comunale.

Con questa delibera i vicentini chiedono ai propri rappresentanti nell’amministrazione comunale di cambiare la classificazione della destinazione d’uso dell’area Dal Molin di Vicenza, impedendone la destinazione urbanistica a qualsiasi attività militare ma solamente per servizi ai cittadini.

Presenti alla riunione i seguenti consiglieri di opposizione Cicero, Zocca, Bottone, Barbieri; di maggioranza: Veltroni, Vettori, Volpiana, Soprana, Lazzari. Osservatori Rolando, Zoppello.

Barbieri saluta Valentina e a via prima che la riunione inizi.Cicero definisce illegittima la delibera e va via. Zocca, dopo aver ascoltato la presentazione, prende la parole e anche lui definisce illegittima la delibera in riferimento al parere dell’arch. Bortoli,  emoticon   e poi va via pure lui.

Veltroni chiede al comitato se vuole trasformare la delibera in mozione e cosa ci si aspetta se dovesse essere approvata.

La risposta del Comitato è che non vuole trasformare la delibera in mozione perché sarebbe indebolita e perderebbe il significato forte di iniziativa popolare.

 Dichiarazioni di voto:tutte a favore.

Vettori elogia l’iniziativa popolare e il fatto che i protagonisti siano i cittadini. Riconosce valore alla proposta più che condivisibile nel merito.

Soprana definisce la proposta concreta e in linea con le decisioni del consiglio comunale.

Veltroni, che inizialmente pareva perplesso, alla fine dice che bisogna accelerare i tempi per la deliberazione in Consiglio comunale.

La riunione dei capigruppo decide iscrizione all’ordine del giorno.

 

 emoticon […]

-         la possibilità, in via generale, fatto salvo quanto sopra rilevato, di variare la classificazione dell’area “Dal Molin”, è ammessa dalla vigente normativa urbanistica di Piano Regolatore, […].

Peraltro trattandosi di un’area demaniale, si evidenzia la necessità di acquisire l’intesa con la competente Amministrazione statale.

4 Dicembre 2008

LETTERA PER I CONSIGLIERI COMUNALI

Gentile Consigliere,

nel 2006 il Comitato Più Democrazia si è fatto promotore di un referendum consultivo ai sensi dell’art. 9 dello statuto comunale di Vicenza al fine di introdurvi il referendum propositivo e quello abrogativo per fornire alla cittadinanza due validi strumenti di partecipazione attiva.
Le motivazioni che hanno spinto un gruppo di cittadini, legalmente costituitosi davanti a un notaio, a portare avanti questa iniziativa che, lo ricordiamo, prima di giungere a conclusione ha dovuto seguire un iter burocratico e procedurale lungo e difficoltoso (l’approvazione del quesito da parte del Comitato degli esperti del Comune, la raccolta di 4000 firme autenticate e infine la celebrazione del referendum vero e proprio) sono molteplici. Innanzi tutto, una seria riflessione sull’attuale situazione di scollamento tra istituzioni e cittadini, non può che portare a riflettere sulle sue cause (cattivo utilizzo della delega, perdita di fiducia da parte della cittadinanza; visione obsoleta della democrazia) e prevederne il superamento attraverso un’integrazione della democrazia rappresentativa con forme di democrazia diretta e partecipativa attraverso le quali i cittadini hanno la possibilità di realizzare una domanda di partecipazione sempre più manifesta. Si tratta dunque non di sostituire ma di modificare e aggiornare il nostro sistema rappresentativo in alcune sue linee e strutture portanti ormai obsolete e affiancarlo con strumenti di democrazia diretta già ampiamente diffusi nella pratica politica di stati a noi omologhi come storia culturale e politica.
La nostra iniziativa va anche letta come un tentativo di mettere in pratica uno dei principi fondamentali introdotti dalla riforma dello Stato e della pubblica amministrazione (1990 – 2001), il principio di sussidiarietà, ovvero una nuova forma di esercizio della sovranità popolare che completa le forme tradizionali della partecipazione politica e amministrativa. Essa si realizza quando i cittadini si attivano autonomamente dando vita a iniziative di interesse generale, che le istituzioni sono tenute a sostenere, facilitare e integrare nelle loro politiche, in attuazione della Costituzione. Si tratta dunque di una nuova forma di collaborazione fra i cittadini e l’amministrazione, che per essere attuata, però, prevede che l’amministratore dialoghi e collabori con il cittadino su un piano paritario, entrambi convergendo, benché con strumenti diversi, verso il perseguimento dell’interesse generale. Per le amministrazioni attuare la sussidiarietà significa riconoscere nei cittadini i titolari di un diritto ad agire concretamente per la soluzione di problemi di interesse generale, agendo insieme ad essi e non solo per conto e in nome loro.
Infine la volontà di dar vita a questo referendum è da valutarsi nell’ottica di aggiornare lo statuto vicentino (approvato nel 1991), secondo un atto di autogoverno dei cittadini, alla luce delle più recenti innovazioni nazionali. Sono numerosi i comuni italiani già dotati dei tre referendum: consultivo, propositivo, abrogativo (Gallio, Malo, Thiene, Belluno, Venezia, Livorno, Varese, Pisa, Catania, Frosinone, ecc.).

Con queste premesse e visto l’iter che è seguito alla proclamazione dei risultati del referendum da parte del sindaco della precedente amministrazione, Le chiediamo un incontro per una valutazione consensuale al fine di verificare la possibilità di ottenere, dopo un’attesa di oltre due anni, la modifica, tramite delibera consiliare, del Regolamento degli Istituti di Partecipazione per l’introduzione dei referendum abrogativo, propositivo e abrogativo-propositivo (in allegato le nostre proposte).

In attesa di una Sua risposta, La saluto cordialmente

Annamaria Macripò
Coordinatrice del Comitato Più Democrazia e Partecipazione

Vicenza, 20 novembre 2008

3 Dicembre 2008

I NUOVI CONSIGLIERI RITARDANO

L’ultima settimana di novembre del 2008 sono state recapitate a tutti i 40 consiglieri comunali di Vicenza delle buste contenenti le nostre proposte di modifica dello statuto comunale e del regolamento degli istituti di partecipazione. Con questa consegna ci si augura di stimolare l’impegno del consiglio comunale di dare seguito all’iter del referendum del 10 settembre 2006 e portare quindi all’ordine dl giorno il rispettivo dibattito, così come previsto dallo statuto stesso.
La passata amministrazione ha fatto di tutto per evitare quest’obbligo, evidentemente percependola come un fastidio da cui dover ripararsi piuttosto che un dovere istituzionale nel rispetto dei citatdini. Con la nuova amministrazione, che ha vinto anche per le promesse fatte a questo proposito, si è sperato e si spera ancora che il C.C. si esprima sul referendum, sono stati contattati personalmente anche i capigruppo della maggioranza (quelli della minoranza sono stati contattati quando erano maggioranza nella passata amministrazione e chi di loro ha risposto ha sempre risposto picche) per cui adesso non hanno motivazioni di sorta per ritardare l’obbligo derivante dal rispetto dello statuto e dei citattdini.

I contenuti della nostra proposta sono la sintesi di una ricerca compiuta consultando statuti e regolamenti di enti molto più avanzati del nostro sul tema della partecipazione (reg. Sicilia, Sardegna, Toscana, com. di Ferrrara, Torino, Malo, Venezia, etc.), inoltre parte importante è l’esperienza acquisita dal nostro impegno referendario che ci ha portato ad applicare delle norme, quelle attuali, che contrastano e rendono di difficile applicazione l’istituto referendario medesimo. Infine non si può non tener conto che nel referendum costituzionale nazionale le firme da raccogliere sono intorno all’1%, degli aventi diritto al voto e non è previsto il quorum. Non si vedono motivi quindi affinché un qualsiasi altro ente debba inasprire tali adempimenti.

Principali modifiche affrontate: – Il 2% della popolazione iscritta alle liste elettorali può chiedere l’indizione dei referendum; – Il comitato si può costituire anche davanti al segretario comunale; – Introduzione dei referendum abrogativo, propositivo e abrogativo-propositivo; – I referendum si svolgono obbligatoriamente nel mese di ottobre anche in concomitanza di altre consultazioni popolari; – Quorum 10%; – Sull’ammissibilità del quesito decide il difensore civico sentito il collegio dei garanti; – Effetti del ref. Consultivo: discussione e delibera alla 1° seduta del CC dopo la proclamazione del risultato; – Effetti del ref. Abrogativo: ablazione il giorno successivo alla proclamazione del risultato; – Effetti del ref. Propositivo: il CC ha 60 gg. di tempo per prendere provvedimenti conformi alla volontà popolare; – In caso di inadempienza del CC nomina di un commissario ad acta; – I seggi elettorali devono essere collocati prioritariamente in fabbricati in uso al comune e solo in casi di insufficienza numerica in edifici scolastici; – Anche l’amministrazione comunale può avere l’iniziativa di indire consultazioni popolari con il voto.

28 Ottobre 2008

Il libro “Democrazia dei Cittadini”

di Paolo Michelotto

Paolo ha messo online le prime pagine del libro “Democrazia dei Cittadini” per chi le vuole sfogliare e farsi un’idea dei contenuti.

Si trovano qui

Il ricavato della vendita del libro andrà a finanziare la campagna referendaria per Abolizione del quorum, per il PRG partecipato a Rovereto, per la progettazione partecipata di una piazza cittadina e per chiedere ai cittadini cosa ne pensano dell’apertura del nuovo inceneritore per i rifiuti Sandoz.

Se vuoi acquistare il libro, puoi andare qui.

Una lettura molto interessante e istruttiva su un argomento che non potrebbe che farci che bene ma i nostri politici e i media si guardano bene dall’ affrontare, perfino Anno Zero non ne parla e nemmeno Di Pietro.
Beppe Grillo invece lo tira fuori spesso.

6 Ottobre 2008

24094 CITTADINI HANNO VOTATO

Dopo una pesante e incomprensibile azione dei contrari alla base di impedire una consultazione popolare,
dopo la bocciatura politica da parte del consiglio di stato,
i vicentini hanno scelto il referendum autogestito pur di esercitare il diritto sancito dalla Costituzione di partecipare.
In meno di tre giorni è stata organizzata giuridicamente e nei dettagli una consultazione che ha portato alle urne 24094 cittadini di Vicenza dei quali meno del 5% si è espressa favorevolmente alla base.
Il resto dei cittadini ha scelto di non dire niente e per questo accetta il responso delle urne.
Nonostante ciò se i favorevoli alla base insistono nel dichiarare di essere in maggioranza non hanno che un solo modo per dimostrarlo, altrimenti che tacciano perchè a questo punto è loro la responsabilità di fomentare tensioni negative nella città.
Ora la palla passa, più che al governo italiano (DI CUI NON CI SI PUOFIDARE), agli americani.
Per loro questa è una vera occasione di dimostrare quanto paladini siano della democrazia diretta o se lo sono solo a casa loro.

2 Ottobre 2008

A VICENZA IL 5 OTTOBRE 2008 SI VOTA

Ieri Vicenza ha dimostrato che è un grave errore cercare di impedire ai cittadini di esprimersi su qualcosa che li riguarda da vicino, come la costruzione di una nuova base militare.

Ieri un’ordinanza del Consiglio di Stato ha bloccato la consultazione a tre giorni dalla data stabilita.

Evidentemente questa consultazione fa paura.

Ieri sera, dopo che la città si era autonomamente mobilitata e riunita in piazza, il sindaco di Vicenza ha assunto una posizione forte rispetto agli avvenimenti della giornata e ha incitato la popolazione ad andare a votare comunque.

Non si può mettere a tacere chi da due anni ha voglia di esprimersi.

quindi

DOMENICA 5 OTTOBRE LA CONSULTAZIONE SI SVOLGERà COME PREVISTO,
NEI LUOGHI GIà PRESTABILITI SOLO CHE I SEGGI ANZICHECHE ESSERE ALL’INTERNO DELLE SCUOLE
SI TROVERANNO ALL’ESTERNO SOTTO FORMA DI GAZEBO.

PIù DEMOCRAZIA INVITA AD ANDARE A VOTARE E A VOTARE Sì.

11 Maggio 2008

PROPOSTA DI DELIBERA DI INZIATIVA POPOLARE

IL COMITATO DELIBERAMENTE PROMOTORE DELLA DELIBERA D’INIZIATIVA POPOLARE PER UN DAL MOLIN VERDE E CIVILE

è LIETO DI ANNUNCIARE CHE LA RACCOLTA DI FIRME SI è CONCLUSA CON SUCCESSO.

INFATTI, TRA IERI (VENERDì 9 MAGGIO) E OGGI, SONO STATE CONSEGNATE IN SEGRETERIA GENERALE DEL COMUNE DI VICENZA BEN 1288 FIRME AUTENTICATE, PIù DEL DOPPIO DEL NUMERO NECESSARIO.

COSA SUCCEDE ORA?

L’UFFICIO ELETTORALE DEL COMUNE AVRà 15 GIORNI DI TEMPO PER CONTROLLARE LE FIRME, DOPODICCHé LA DELIBERA VERRà PRESA IN ESAME DA UN’APPOSITA COMMISSIONE CONSILIARE CHE LA VALUTERà PRIMA DI TRASMETTERLA Al CONSIGLIO COMUNALE CHE DOVRà VOTARE.

PERCHé è IMPORTANTE QUESTO ITER?

PERCHé A PARTIRE DA ORA, LA NUOVA GIUNTA CHE SI INSEDIERà A BREVE A PALAZZO TRISSINO AVRà A DISPOSIZIONE UN VALIDO STRUMENTO PER POTER INVALIDARE IL FAMIGERATO ORDINE DEL GIORNO VOTATO IL 26/10/06.

QUESTO STRUMENTO CHE, RICORDIAMO, è UNO DEI POCHI STRUMENTI DI DEMOCRAZIA DIRETTA PREVISTI DALLO STATUTO COMUNALE, OFFRE UNA VALIDA ALTERNATIVA CIVILE PER L’UTILIZZO DELL’AREA DEL DAL MOLIN CHE, FINO A PROVA CONTRARIA, CONTINUA A ESSERE UN’AREA DEMANIALE SU CUI HA DIRETTA COMPETENZA IL COMUNE.

SOLLECITIAMO TUTTI I CITTADINI A SEGUIRE L’ITER DELLA DELIBERA AFFINCHé NON CADA NELL’OBLIO E A CHIEDERE A GRAN VOCE LA SUA APPROVAZIONE IN CONSIGLIO COMUNALE.

SI RINGRAZIANO TUTTI I CITTADINI DEL COMUNE DI VICENZA CHE HANNO SOSTENUTO LA DELIBERA CON LA PROPRIA FIRMA, E TUTTI I CITTADINI DEI COMUNI LIMITROFI CHE AVREBBERO VOLUTO FIRMARE A SOSTEGNO DI ESSA.

SI RINGRAZIANO I DIPENDENTI COMUNALI CON DELEGA ALL’AUTENTICAZIONE DELLE FIRME PER IL LORO CONTRIBUTO VOLONTARIO ALL’INIZIATIVA.

IL COMITATO DELIBERAMENTE CONTINUERà A MANTENERE VIVA L’ATTENZIONE DELLA CITTADINANZA SU QUESTO ARGOMENTO AGGIORNANDOLA COSTANTEMENTE TRAMITE GLI STRUMENTI D’INFORMAZIONE PUBBLICI.

PER ULTERIORI INFORMAZIONI, CONTATTATE IL COMITATO DELIBERAMENTE AL NUMERO 0444 327395 OPPURE INVIATE UNA MAIL AL SEGUENTE INDIRIZZO: deliberamente@gmail.com
O ANCORA CONSULTATE IL SITO www.piudemocrazia.it

18 Aprile 2008

ELEZIONI COMUNALI 2008 - BALLOTTAGGIO

Tabella di confronto tra i candidati sindaco Variati – Sartori, dopo il comunicato stampa del 28/03/2008 del candidato sindaco Lia Sartori riguardo alle AIM:

prova

Vedi post su CITTASOSTENIBILE

Se i candidati sindaco non fossero d’accordo sulla tabella sopra riportata, possono scrivere a
piudemocrazia@gmail.com

e provvederemo a comunicare la mail e all’aggiornamento

13 Aprile 2008

ELEZIONI COMUNALI 2008 - CONFRONTO TRA I CANDIDATI

Intervista al candidato sindaco Lia Sartori apparsa su IlVicenza del 12.04.2008, domande che parlano di traffico:

Vicenza si trova ad affrontare anche il doppio problema dell’inquinamento e della mobilità cittadina cosa fare per migliorare la vivibilità della città?
Servono delle azioni da valutare nel loro complesso. È necessario aumentare i grandi parcheggi scambiatori vicino alla stazione ferroviaria con un’area ampliata per auto, biciclette e motocicli, vicino all’uscita dell’autostrada e lungo le principali porte d’ingresso alla città. Queste aree di sosta dovranno essere appetibili a tutti e con prezzi contenuti.

Per il centro storico invece?
Le auto di grandi dimensioni e con le emissioni più inquinanti dovranno stare all’esterno del centro storico, che sarà collegato con una rete di minibus elettrici in partenza dai parcheggi scambiatori.

E in chiave viabilità?
Serve una viabilità dedicata e separata per automobili, biciclette e pedoni, solo in questo modo si renderanno sicure le nostre strade.

Si aggiorna di conseuenza la tabella di confronto tra i candidati sindaco su alcuni temi particolarmente importanti per la città:

prova

Vedi post su CITTASOSTENIBILE

Se i candidati sindaco non fossero d’accordo sulla tabella sopra riportata, possono scrivere a
piudemocrazia@gmail.com

e provvederemo a comunicare la mail e all’aggiornamento

12 Aprile 2008

ELEZIONI COMUNALI 2008 - DEMOCRAZIA DIRETTA

Dalla lettura e dall’ascolto delle discussioni sviluppatesi durante la campagna elettorale relativa alle elezioni amministrative di Vicenza, mi sembra che nessuno, eccetto pochissimi candidati, abbia chiaro il concetto di democrazia diretta. In genere i vari candidati confondono una generica partecipazione o l’assemblearismo con la democrazia diretta.

Ed allora chiriamoci ancora una volta le idee.

La democrazia in atto é rappresentativa perché il popolo governa tramite rappresentanti da esso eletti: parlamentari, consiglieri, governo, sindaci, ecc.

Quella che il Comitato Più Democrazia e Partecipazione sta cercando di introdurre da oltre due anni é invece la democrazia diretta: cioé il popolo sovrano, su certe materie ben definite, decide direttamente senza alcuna intermediazione politico-istituzionale degli eletti. Si tratta di momenti circoscritti ma reali.

La democrazia diretta non é assemblearismo,che ha contorni e limiti sfumati e consiste, o nella dilatazione eccessiva degli spazi di competenza diretta popolare, oppure nello straripamento della fase dialettica che finisce per avere un effetto di blocco o di vanificazione dell’aspetto decisorio.

La democrazia diretta prevede spazi ben precisi e circoscritti di decisione restituiti al popolo, nel cui nome gli eletti operano, ed efficacia diretta delle scelte popolari senza necessità di alcuna validazione esterna da parte del sindaco o del consiglio comunale.

Nella nostra proposta prevediamo che la volontà popolare si esprima tramite voto che, per ragioni di efficacia e trasparenza, riteniamo debba assumere la forma del referendum abrogativo (cancella una delibera consiliare o di giunta) o propositivo (decide che cosa fare nelle materie consentite: es. realizzare un parco in una determinata area) oppure abrogativo-propositivo (es: abrogare una delibera consiliare o di gunta e sostituirla con un’altra approvata direttamente dai cittadini).

La partecipazione, con la quale quasi tutti confondono la democrazia diretta, non prevede che il popolo possa decidere direttamente ma solo esporre, esprimere giudizi e desideri, proporre lasciando interamente agli eletti se prendere in considerazione queste istanze, come ed in quale misura.

Confondere democrazia diretta con la partecipazione significa vanificarla nella genericità e privare i cittadini del diritto di governarsi da sé in talune materie ben definite.

Non mi stupisco che quasi tutti i candidati assumano un atteggiamento sostanzialmente vanificatore (non prudente, che é ben altra cosa) della democrazia diretta, perché essa comporta una sottrazione-restituzione di potere dagli eletti al popolo sovrano e perché costoro dovranno sentirsi controllati dalla base che, nel caso gli eletti assumessero decisioni sbagliate nell’interesse dei “soliti” pochi o di scarsa utilità collettiva, potranno sempre ricorrere ad un referendum, purché si tratti di materia ad esso sottoponibile.

Il ripetuto riferimento a materie ben precise e circoscritte nelle quali si può intervenire con lo strumento referendario, significa che la democrazia diretta lascia la parte prevalente dell’amministrazione alla democrazia rappresentativa anche per evitare che la democrazia diretta possa se eccessiva costituire impedimento alla buona amministrazione della cosa pubblica.

Fulvio Rebesani
Vice coordinatore
Comitato Più Democrazia e Partecipazione

9 Aprile 2008

ELEZIONI COMUNALI 2008 - CONFRONTO TRA I CANDIDATI

Pubblichiamo di seguito la mail di Massimiliano Primon:

Con la presente sono a trasmettervi alcune puntualizzazioni in modo da rendere più chiara a voi la mia posizione su alcuni temi e così da aggiornare correttamente il vostro sito:
REFERENDUM E DEMOCRAZIA DIRETTA: sono per l’ascolto diretto dei cittadini e per un loro coinvolgimento (mediante consultazioni pubbliche) in merito a tutti i temi importanti che riguardano la città e l’amministrazione comunale. Non sono favorevole quando questi temi riguardano prerogative del Governo della Repubblica, come per es. su temi di politica estera
DAL MOLIN: se poniamo l’attenzione solo per questa base è solo per speculazione politica a fini ideologici; la mia posizione è per una totale revisione degli accordi ITALIA -USA in merito alla presenza militare statunitense nel nostro paese
QUALITADELLA VITA …: ho sempre sostenuto che l’amministrazione comunale di Vicenza:
deve operare per “decemetificare” la città
deve operare per realizzare più parchi e giardini e piste ciclabili
deve agevolare i cittadini nell’acquisto e nell’utilizzo di biciclette, moto e motorini
deve incentivare l’uso dei mezzi pubblici
deve provvedere a far inserire nel mercato i 3.000 appartamenti privati sfitti in modo da abbattere i costi degli affitti in città
sono per la costruzione di alloggi pubblici se necessario
Vicenza deve diventare una città a “misura di famiglia”
AIM: ho sempre dichiarato che in AIM deve scomparire il consiglio di amministrazione (puro organo politico) e attribuire la piena responsabilita ad un manager di provata esperienza nel settore, nominato per concorso (se possibile) e alle dirette dipendenze del Sindaco e non dei partiti

Un cordiale saluto,

MASSIMILIANO PRIMON
Candidato sindaco per LA DESTRA-FIAMMA TRICOLORE

Viene aggiornata di conseguenza la tabella di confronto:

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Se i candidati sindaco non fossero d’accordo sulla tabella sopra riportata, possono scrivere a
piudemocrazia@gmail.com

e provvederemo a comunicare la mail e all’aggiornamento .

7 Aprile 2008

ELEZIONI COMUNALI 2008 - CONFRONTO TRA I CANDIDATI

Riceviamo la seguente mail dal responsabile dell’agenzia di stampa del candidato sindaco Amalia Sartori.

“Salve,
sono Antonio Gesualdi, responsabile dell’agenzia di stampa Linea News, che si sta occupando della campagna elettorale dell’onorevole Lia Sartori.
Vi sarei grato se poteste indicarci le fonti da dove avete ricavato le posizioni della candidata. Soprattutto per quanto riguarda quelle sulla qualità della vita.
cordialmente
ag”

A cui rispondiamo:
Le posizioni riportate nella tabella sono l’opinione che ne deriva leggendo i programmi elettorali e le interviste rilasciate dei candidati sindaco, nonché da alcune interviste dirette (non nel caso del candidato Sartori)..
I punti riguardanti la qualità della vita sono strettamente collegati al principio dello sviluppo sostenibile, così come riportato nella numerosa letteratura e normativa presente e di cui una piccola parte è riportata in questo sito.
Cordialmente

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Se i candidati sindaco non fossero d’accordo sulla tabella sopra riportata, possono scrivere a
piudemocrazia@gmail.com

e provvederemo a comunicare la mail e all’aggiornamento .

ELEZIONI COMUNALI 2008 - CONFRONTO TRA I CANDIDATI

Riceviamo la seguente mail dal candidato sindaco Cinzia Bottene:

Ho preso visione della tabella di confronto pubblicata sul vostro sito.
Le opinioni che mi attribuite sui seguenti temi:
traffico e trasporti pubblici;
edilizia e standard dei servizi;
qualità della vita;
A I M
NON CORRISPONDONO assolutamente al mio pensiero.

Io ho risposto in maniera chiarissima e approfondita proprio su questi argomenti in varie interviste e, in particolare, durante la trasmissione “In Piazza” della settimana scorsa, che evidentemente nessuno di voi ha visto.
Prego di voler immediatamente correggere quella tabella, inviando la correzione a tutti gli indirizzi che hanno ricevuto la vostra mail.
A scanso di equivoci ripeto qual’ è il mio pensiero sui temi:

1) TRAFFICO Vanno adottate tutte le misure possibili per ridurre il traffico su gomma e favorire quello pubblico come: incremento delle piste ciclabili;

apertura di punti, nei vari quartieri, in cui si possa prendere in consegna una bicicletta comunale con la possibilità di riconsegna in luogo diverso;
contenimento e, se possibile, riduzione delle tariffe dei trasporti pubblici;
tariffe differenziate per le famiglie con più figli;
favorevole al metrobus di superficie da est a ovest

serve rivedere gli orari dei bus, per andare incontro alle esigenze degli utenti

2) EDILIZIA Stop alla speculazione edilizia che ha distrutto questa città. In città esistono 3000 appartamenti chiusi che vanno rimessi sul mercato (uno dei mezzi per farlo è un forte aumento dell’ICI sulle case sfitte). Recupero e incremento del verde pubblico di cui VI è assolutamente carente

3) QUALITA’ DELLA VITA. Qualità della vita, rispetto dell’individuo e difesa di tutti i beni collettivi sono priorità assolute sia del nostro programma, che del nostro pensiero

4) AIM deve tornare ad essere gestita da manager, non di espressione politica, scelti sulla base di due soli criteri: capacità e onestà. Serve un immediato e serio piano industriale per il risanamento . La politica deve uscire anche dal cda ed assumere unicamente un ruolo di indirizzo e controllo.

Cordiali saluti.

Cinzia Bottene

Di seguito la tabella aggiornata:

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Se i candidati sindaco non fossero d’accordo sulla tabella sopra riportata, possono scrivere a
piudemocrazia@gmail.com

e provvederemo a comunicare la mail e all’aggiornamento .

CITTA’ SOSTENIBILE

Decreto Legislativo 16 gennaio 2008, n. 4
Art. 3-quater.
Principio dello sviluppo sostenibile
1. Ogni attività umana giuridicamente rilevante ai sensi del presente codice deve conformarsi al principio dello sviluppo sostenibile, al fine di garantire che il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni attuali non possa compromettere la qualità della vita e le possibilità delle generazioni future.
2. Anche l’attività della pubblica amministrazione deve essere finalizzata a consentire la migliore attuazione possibile del principio dello sviluppo sostenibile, per cui nell’ambito della scelta comparativa di interessi pubblici e privati connotata da discrezionalità gli interessi alla tutela dell’ambiente e del patrimonio culturale devono essere oggetto di prioritaria considerazione.
3. Data la complessità delle relazioni e delle interferenze tra natura e attività umane, il principio dello sviluppo sostenibile deve consentire di individuare un equilibrato rapporto, nell’ambito delle risorse ereditate, tra quelle da risparmiare e quelle da trasmettere, affinche’ nell’ambito delle dinamiche della produzione e del consumo si inserisca altresì il principio di solidarietà per salvaguardare e per migliorare la qualità dell’ambiente anche futuro.
4. La risoluzione delle questioni che involgono aspetti ambientali deve essere cercata e trovata nella prospettiva di garanzia dello sviluppo sostenibile, in modo da salvaguardare il corretto funzionamento e l’evoluzione degli ecosistemi naturali dalle modificazioni negative che possono essere prodotte dalle attività umane.

Carta di Aalborg, (Danimarca il 27 maggio 1994):
http://www.comune.castelnuovo-berardenga.si.it/Allegati/carta.pdf

Quarta conferenza Europea delle Città Sostenibili, Aalborg+10 data 11 giugno 2004 :
http://www.a21italy.it/a21italy/upload/dl/Sostenibile/2004/aalborg_brochure.pdf

Le caratteristiche della città sostenibile sono facilmente individuabili nei tre documenti riportati.
In particolare la sostenibilità a livello ambientale significa conservare il capitale naturale. Ne consegue che il tasso di consumo delle risorse materiali rinnovabili, di quelle idriche e di quelle energetiche non deve eccedere il tasso di ricostituzione rispettivamente assicurato dai sistemi naturali e che il tasso di consumo delle risorse non rinnovabili non superi il tasso di sostituzione delle risorse rinnovabili sostenibili. Sostenibilità dal punto di vista ambientale significa anche che il tasso di emissione degli inquinanti non deve superare la capacità dell’atmosfera, dell’acqua e del suolo di assorbire e trasformare tali sostanze.

10 punti che qualificano una città sostenibile:
1. Zero Emissioni (carbonio per esempio);
2. Zero Residuo (Rifiuto per esempio);
3. Trasporto Sostenibile;
4. Uso dei materiale sostenibile e locali;
5. Cibo sostenibile e locali;
6. Aqua sostenibile;
7. Habitati naturali e conservazione della fauna;
8. Cultura e Patrimonio;
9. Equità e Fair Trade (commercio equo);
10. Salute and Felicita.

(David Lind – laureato a Cambrige sulla sostenibilità)

Alcuni esempi:

  • rifiuti: raccolta differenziata porta a porta, quindi no a discariche ed inceneritori;

  • riscaldamento: sinergie con energie rinnovabili, quindi no al nucleare e progressivo abbandono del gasolio;

  • urbanistica: riuso e riqualificazione dell’urbanizzazione esistente anzichè ricorrere alla trasformazione urbanizzata del capitale agricolo;

  • investire per ridurre la pressione sul capitale di risorse naturali esistenti attraverso un’espansione di quelle destinato ad usi antropici, ad esempio gli spazi verdi per attività ricreative all’interno delle città;

  • investire nella conservazione del rimanente capitale naturale, ovvero acque di falda, suoli, habitat per le specie rare;

  • sia nell’attuazione di programmi di restauro urbano nelle aree cittadine, sia nella pianificazione di nuovi quartieri una città sostenibile dovrebbe sviluppare molteplici funzioni in modo da ridurre il bisogno di mobilità;

  • trasporto urbano: potenziamento del trasporto pubblico “ecologicamente compatibile” e cioe’ alimentato ad elettricita’, metano, etc., mirato ad disicentivare l’uso del mezzo privato, sviluppo di reti di piste ciclabili;

  • partecipazione: favorire ed incentivare la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali.

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31 Marzo 2008

ELEZIONI COMUNALI 2008 - CONFRONTO TRA I CANDIDATI

Dai programmi elettorali delle 12 liste e anche con interviste, è stata elaborata la seguente tabella di confronto tra i candidati sindaco su alcuni temi particolarmente importanti per la città:

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Se i candidati sindaco non fossero d’accordo sulla tabella sopra riportata, possono scrivere a
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e provvederemo a comunicare la mail e all’aggiornamento .

18 Marzo 2008

DELIBERA DI INIZIATIVA POPOLARE - volantino e pieghevole

Da qui si possono scaricare il volantino e il pieghevole per la DELIBERA DI INZIATIVA POPOLARE

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11 Marzo 2008

AMMISSIBILE la DELIBERA di INIZIATIVA POPOLARE

La proposta di delibera di iniziativa popolare è stata dichiarata ammissibile.

Il periodo utile per la raccolta delle firme è fissato dal 12 marzo al 10 maggio.

Le firme possono essere raccolte presso tutte le sedi di circoscrizione, presso la segreteria generale del comune, l’ufficio relazioni con il pubblico e l’ufficio elettorale durante il normale orario di servizio. Inoltre gli impiegati legittimati all’autenticazione delle firme possono, se disponibili, svolgere la prestazione fuori dalla sede comunale e circoscrizionale e fuori dall’orario di servizio.

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29 Febbraio 2008

ELEZIONI COMUNALI - PRIMARIE A VICENZA

ASSEMBLEA AL CANNETI CON I DUE CANDIDATI ALLE PRIMARIE PER LE SINISTRE DI IMMAGINATEVI: GIULIARI E VARIATI

Ieri sera si è svolta al Canneti un’assemblea pubblica dove i due candidati alla primarie di ImmaginateVi, Giuliari e Variati, in vista della votazione di domenica prossima, si sono concessi alle domande del pubblico presente in sala.
Già l’inizio non è stato dei migliori, in quanto gli organizzatori hanno fatto sapere che il pubblico non poteva
prenotarsi per porre direttamente le proprie domande ma scriverle su un biglietto o inviarle con SMS ad un punto di raccolta in sala, dove un volta raccolte un giornalista moderatore provvedeva a leggerle agli nteressati.

I temi trattati dai due antagonisti sono stati vari con risposte anche interessanti a cominciare con la nuova base, quando dopo un intervento di Variati dove si prometteva sì un referndum ai vicentini ma promosso dalle istituzioni, il giornalista ha letto la domanda del Comitato Più Democrazia. Anzi ha letto solamente le parti in neretto del documento riportato qui sotto, facendo rilevare che questa domanda precisa richiedeva un altrettanto risposta precisa.

Nessuno dei due però ha risposto in modo preciso, Giuliari si è comunque tenuto favorevole alla artecipazione diretta in questo come in altri interventi.(Ha spesso citato il modello della partecipazione deliberativa).
Variati ha chiaramente fatto capire il valore della democrazia rappresentativa per cui è sì favorevole ai referendum ma solo in determinate condizioni del tutto eccezionali e senza abusarne.
(mi è venuto in mente Cicero che paragona la democrazia all’alcool).

N.B.: il gdv di oggi parladell’assemblea di ieri ma a riguardo dei referendum non dice nulla di quanto detto sopra, nonostante l’argomento abbia preso una buona parte della serata.

RICHIESTE DI DEMOCRAZIA DIRETTA poste ai due candidati

Nel programma di ImmaginateVi si promette il ricorso ad un referendum per far esprimere la popolazione sulla questione nuova base americana. Oggi come oggi però lo statuto ed il regolamento degli istituti di partecipazione sono articolati in modo tale che permettono solamente il referendum consultivo e se indetto da un’iniziativa dei cittadini ma non dalle istituzioni, quindi come tali; se eletti, non potreste mantenere questa promessa elettorale. Inoltre anche se in questo momento la nuova base americana è il problema più importante che preoccupa i vicentini non è e non sarà certamente l’unico.
Nel programma di ImmaginateVi poi il tema della partecipazione diretta è appena accennato e in modo non chiaro (facendo anche riferimento alle circoscrizioni che almeno per 5 anni non ci saranno più).
Per questi motivi ma non solo, vi è già stato espressamente richiesto e ve lo si chiede tutt’ora in questa sede: “Siete disposti a lavorare per modificare lo statuto comunale inserendovi il referendum abrogativo e propositivo così come formulato da 12.000 vicentini nel referendum del 10 settembre 2006, al quale la passata amministrazione ha sempre risposto picche, modificando conseguentemente anche il regolamento degli istituti di partecipazione, non però con le regole proposte dalla commissione affari istituzionali della passata amministrazione che sono una vera e propria porcata e presa in giro dei cittadini ma con norme che ne rendano effettiva la praticabilità così come proposto ad esempio, dal comitato Più Democrazia?”

Le ultime assemblee svolte nelle circoscrizioni con il metodo “La parola ai cittadini” che da modo tra l’altro ai cittadini di porre domande e di votare, hanno avuto un indubbio favorevole accoglimento da parte dei cittadini, così come ne hanno avuto altre in precedenti occasioni, tanto per ricordare quella di qualche hanno fa che ha fatto approvare dall’unanimità dal C.C. l’installazione di una web-cam in sala del consiglio, tanto da far emergere insistentemente la richiesta di poterle fare più spesso. “Siete allora disposti a modificare lo statuto comunale per rendere questo tipo di assemblee una costante e periodica pratica istituzionale, magari usufruendo anche degli spazi del nuovo teatro, e quindi occasione di confronto costruttivo tra gli amministratori e i cittadini?”

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COMUNICATO STAMPA

COMUNICATO STAMPA DI SOLIDARIETAVERSO IL PRESIDIO PERMANENTE NODALMOLIN E TUTTO IL MOVIMENTO

Richiesta inviata al Giornale di Vicenza, Il Gazzettino, Il Vicenza e per conoscenza a Vicenza Più.

I ripetuti provvedimenti fatti in nome del rispetto della democrazia e della legalità presi contro il presidio permanente No Dal Molin e alcuni dei suoi componenti, nella realtà vengono perseguiti da amministratori della appena passata amministrazione che della democrazia e della legalità ne hanno tenuto conto a seconda della propria convenienza di immagine e politica e dimostrano pertanto un accanimento persecutorio, che tanto ricorda metodi di regime, verso dei semplici cittadini che nella difesa del territorio e della vivibilità di tutti, stanno agendo esponendosi personalmente e direttamente, nel rispetto, loro sì, delle regole civili.
Tutto il movimento No Dal Molin per questo merita il rispetto ed il riconoscimento dei vicentini e il comitato Più Democrazia e Partecipazione esprime la sua solidarietà verso il il presidio permanente No Dal Molin.

Pubblicato sul sito ALTRAVICENZA

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28 Febbraio 2008

DELIBERA di INIZIATIVA POPOLARE

Lunedì 25/febbraio 2008 richiesta ufficiale presentata in comune di DELIBERA di INIZIATIVA POPOLARE sull’area DAL MOLIN proposta dal COMITATO DELIBERAMENTE, nata dall’assemblea de 30 febbraio 2007

Premessa
Il 30/11/2007 l’Auditorium Canneti di Vicenza ha ospitato un’assemblea aperta e pubblica dove cittadini, gruppi e associazioni potevano proporre, votare e decidere iniziative volte a impedire, con i mezzi leciti a disposizione della popolazione, la costruzione della nuova base militare americana al Dal Molin. La proposta più votata è stata la delibera di iniziativa popolare per la definizione della quale si è costituito il comitato denominatosi “Deliberamente”.

Che cos’è una delibera di iniziativa popolare e qual è il suo iter?
Lo statuto del Comune di Vicenza (art. 12, c. 2) prevede che il potere di proporre deliberazioni su materie di competenza del Consiglio comunale possa essere esercitato anche da cittadini iscritti nelle liste elettorali del comune. L’iter prevede che un presentatore ufficiale e almeno 20 persone possano presentare una proposta di delibera all’ufficio del Presidente del Consiglio che ne valuta l’ammissibilità in base alle materie ammesse e alla spesa (art. 43, c. 3). Entro 15 gg. la proposta è dichiarata ammissibile o meno, di conseguenza trasmessa alle circoscrizioni e il sindaco avvisa i cittadini sui termini e le modalità di raccolta delle firme. Sono previsti 60 gg. per la raccolta di almeno 500 firme autenticate che devono essere controllate dall’ufficio anagrafe nei 15 gg. successivi alla consegna; infine la proposta di delibera passa al vaglio della commissione consiliare competente che la analizza e valuta prima di trasmetterla al Consiglio comunale per l’iscrizione all’ordine del giorno.

Cosa prevede la Delibera di iniziativa popolare proposta?
L’area di oltre 77 ettari delimitata da Viale Ferrarin, Viale Dal Verme, Via S. Antonino e dal confine nord del comune di Vicenza, interamente proprietà del Demanio dello Stato e che comprende l’area occupata dall’aeroporto Dal Molin e da alcune strutture sportive, è attualmente classificata dal vigente Piano Regolatore in parte “Zona per attrezzature pubbliche a livello urbano e extracomunale (F/3)” e in parte “Aeroporto (F/12)”, entrambe classificazioni comprese fra le zone destinate a uso pubblico e di interesse generale (F). La delibera propone un nuovo impiego per l’area, adibendola a “Zona a verde pubblico attrezzato (F/7)”, “Zone per attrezzature sportive (F/8)”, “Zone per parcheggi ed aree di interscambio (F/11)”, “Aeroporto (F/12)” e “Sentieri, percorsi pedonali e ciclabili (F/16)”. Vale la pena ricordare che il cambio di impiego non costituisce variante urbanistica e che la delibera proposta non comporta costi. In concreto, si intende destinare l’area Dal Molin a zona verde, parcheggi, piste ciclo-pedonali, nonché utilizzare le strutture militari esistenti per attrezzature sportive e aeroportuali.

Perché si richiede un nuovo impiego per l’area Dal Molin?
Negli ultimi anni la qualità della vita a Vicenza si è notevolmente abbassata per diversi motivi: – altissimo livello di inquinamento atmosferico (per metà anno le polveri sottili superano i limiti fissati dalla legge per la tutela pubblica) – carenza di verde pubblico (i cittadini di Vicenza hanno a disposizione metà degli standard di verde rispetto a quelli previsti dalla normativa vigente) – abbassamento della falda idrica sottostante l’area dell’aeroporto Dal Molin – elevatissimo e incontrollato aumento dell’attività edilizia a scopi residenzial-commerciali e direzionali nonché carenza di servizi primari (parchi, boschi, percorsi ciclo-pedonali, spazi aperti destinati al tempo libero, parcheggi, attrezzature sportive).
L’area urbana di Vicenza ha raggiunto ormai la completa saturazione quindi da un lato vanno ricercate nuove forme di sviluppo sostenibile che tuteli, trasformi e riqualifichi il patrimonio edilizio esistente senza ulteriori cementificazioni e dall’altro è necessario salvaguardare ciò che rimane del patrimonio paesaggistico, ambientale e idrico. L’area Dal Molin rappresenta l’ultima area verde utilizzabile per tali scopi e perciò deve essere conservata e valorizzata.

Perché utilizzare lo strumento della delibera di iniziativa popolare?
Innanzitutto è stata la proposta più votata tra quelle presentate durante l’assemblea del 30/11/2007 che ha dimostrato un forte desiderio di partecipazione nelle scelte e decisioni sulla città, desiderio da tempo frustrato e insoddisfatto per la totale assenza di consultazione popolare riguardo alla gestione del territorio. La delibera di iniziativa popolare è uno strumento di partecipazione pressoché inedito nella storia del nostro comune e offre l’opportunità ai cittadini di portare le proprie richieste al Consiglio comunale; dà l’occasione di creare mobilitazione, spettacoli, assemblee per coinvolgere i cittadini; il limite di 500 firme non è certo proibitivo, ma è nostra convinzione che la forza e la valenza politica della proposta saranno direttamente proporzionali al numero di firme a sostegno che si riuscirà a raccogliere nel breve periodo di 60 gg.

Ci auguriamo che il commissario di governo, cui competerà reggere il Comune di Vicenza fino all’ingresso dei nuovi eletti, e che il futuro Consiglio comunale si muovano in amicizia con l’esercizio della democrazia diretta, almeno per gli istituti previsti nello statuto, e che non ci siano tentativi di insabbiamento o di negatorie infondate.
Da parte nostra saremo vigili e sapremo mobilitare i cittadini a sostegno dei loro diritti di partecipazione.

Vicenza, 25/2/2008

Comitato Più Democrazia e Partecipazione, Rete Lilliput, Beati i costruttori di Pace, Legambiente, Movimento Consumatori

TESTO DELLA DELIBERA PRESENTATA

Dal Giornale di Vicenza del 26022008

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27 Febbraio 2008

REFERENDUM DEL 10 SETTEMBRE 2006: QUALE ESITO?

CONFERENZA STAMPA SUL DOCUMENTO ELABORATO DALLA I COMMISSIONE AFFARI
ISTITUZIONALI SULLE MODIFICHE ALLO STATUTO COMUNALE IN SEGUITO
ALL’ESITO DEL PRIMO REFERENDUM CONSULTIVO COMUNALE 22-2-08

SIAMO ALL’EPILOGO DELLA BUFFONATA, O MEGLIO ALL’EPILOGO DI UNA ‘COSA’
SERIA E IMPORTANTE CHE INVECE PER ‘MERITO’ DELLA CODARDIA DEI NOSTRI
AMMINISTRATORI HA ASSUNTO LE CARATTERISTICHE DI UNA BUFFONATA.
E COME OGNI BUFFONATA CHE SI RISPETTI PRESENTA ASPETTI COMICI CHE
SFIORANO IL RIDICOLO, MI RIFERISCO ALLE CIFRE E ALLE PERCENTUALI
PRESENTATE NEL DOCUMENTO, CHE STANNO A INDICARE RISPETTIVAMENTE IL
NUMERO DI FIRME NECESSARIO PER INDIRE I REFERENDUM E IL QUORUM
PREVISTO PERCHé I REFERENDUM SIANO CONSIDERATI VALIDI (8000 FIRME PER
IL REF. PROPOSITIVO E 12.000 PER L’ ABROGATIVO; QUORUM DEL 50%+1 PER
IL PRIMO E DEL 25% PER IL SECONDO).
L’ASPETTO TRAGICO è CHE INVECE ANCORA UNA VOLTA SI VEDE NEGARE LA
VOLONTà DEI CITTADINI, ESPRESSA TRAMITE UNO STRUMENTO PREVISTO DALLO
STATUTO COMUNALE, DI AVERE A PROPRIA DISPOSIZIONE MAGGIORI E PIù
INCISIVI STRUMENTI DI PARTECIPAZIONE.
SI è ATTUATO IN MODO SISTEMATICO LO SVILIMENTO DEGLI STRUMENTI DI
PARTECIPAZIONE, PERDENDO UN’OCCASIONE IMPORTANTE PER DIMOSTRARE
APERTURA E CORAGGIO.
SI è FATTO PASSARE SOTTOVOCE UN EVENTO ECCEZIONALE CHE SI è PRODOTTO
NELLA NOSTRA CITTà PER LA PRIMA VOLTA IN ASSOLUTO IN ITALIA: LA
RICHIESTA DI NUOVI STRUMENTI DI DEMOCRAZIA DIRETTA DAL BASSO.

LA BUFFONATA TUTTAVIA SI è SCANDITA IN VARI ATTI.

DOPO LA CELEBRAZIONE DEL REFERENDUM CHE, RICORDIAMO è AVVENUTA IL 10
SETTEMBRE DEL 2006 (è PASSATO UN ANNO E MEZZO DA QUELLA DATA!), IL
SINDACO HA DOVUTO FARSI RECAPITARE UNA DIFFIDA PRIMA DI OTTEMPERARE
AL PROPRIO DOVERE CHE CONSISTEVA UNICAMENTE NELLA PROCLAMAZIONE
UFFICIALE DEI RISULTATI DEL REFERENDUM E DELL’ISCRIZIONE DEL RELATIVO
DIBATTITO IN CONSIGLIO COMUNALE.

CIò CHE HA CARATTERIZZATO QUESTO LUNGO ITER è STATA PROPRIO L’ESTREMA
DILATAZIONE DELLE TEMPISTICHE AMMINISTRATIVE.
IL COMITATO FIN DA SUBITO HA CERCATO DI MANTENERE APERTO IL DIALOGO
CON LE VARIE FORZE POLITICHE CONSULTANDOLE IN VARIO MODO PER
CONOSCERE LA LORO OPINIONE E POSIZIONE IN MERITO AI RISULTATI DEL
REFERENDUM. IN POCHI HANNO RISPOSTO E TRA QUESTI POCHI SOLO UN PAIO
SI SONO DICHIARATI D’ACCORDO SULLE MODALITà DI INTRODUZIONE DEI
REFERENDUM COSì COME ESPRESSI DALLA VOLONTà POPLARE.

POI IL TUTTO è STATO AFFIDATO NELLE MANI DELLA I COMMISSIONE AFFARI
ISTITUZIONALI CHE DELLA PATATA BOLLENTE PASSATALE DAL SINDACO è
RIUSCITA A FARE UN BRODO LUNGHISSIMO: I LAVORI SONO DURATI PIù DI UN
ANNO.
CI SONO VOLUTI PIù DI 12 MESI PER ELBORARE UN DOCUMENTO DI PROPOSTA
DI MODIFICA DELLO STATUTO QUANDO IL COMITATO PIù DEMOCRAZIA NE AVEVA
OFFERTO UNO GIà BELLO E PRONTO ALLA COMMISSIONE APPENA INSEDIATASI E
CHE QUESTA HA RIFIUTATO SENZA NEPPURE DISCUTERLO, COSì COME NON SONO
MAI STATI ACCETTATI I NUMEROSI TENTATIVI DI COLLABORAZIONE OFFERTI
DAL COMITATO PIù DEMOCRAZIA.

INFINE, DOPO MESI DI INSABBIAMENTO E INUTILI RIUNIONI LA COMMISSIONE
DECIDE DI RIVOLGERSI A UN ESPERTO GIURISTA. E CHI CHIAMA? IL PROF.
PEGORARO, COLUI CHE DALLE PAGINE DEL GIORNALE DI VICENZA SI ERA
APERTAMENTE SCHIERATO CONTRO IL REFERENDUM PIù DEMOCRAZIA
DICHIARANDOLO ANTICOSTITUZIONALE.
IMMAGINATEVI QUALI CONSIGLI POSSA AVER DATO UN TALE ESPERTO AI NOSTRI
MEMBRI DELLA I COMMISSIONE, GIà PIUTTOSTO INESPERTI DI DEMOCRAZIA
DIRETTA E STRUMENTI DI PARTECIPAZIONE.
LO SFORZO D’IMMAGINAZIONE, TUTTAVIA, NON POTREBBE SUPERARE LO SCEMPIO
DEI RISULTATI CUI LA PRIMA COMMISSIONE è GIUNTA. RISULTATI CHE NOI,
IN QUANTO COMITATO PROMOTORE DEL REFERENDUM, NON ESITIAMO A DEFINIRE
LESIVI DEL DIRITTO DEL CITTADINO DI PARTECIPARE IN MODO REALE NELLA
LORO INTENZIONALE NEGAZIONE DEL PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETà.

E DOPO LA BUFFONATA, LA BEFFA FINALE: CON LO SCIOGLIMENTO DEL
CONSIGLIO COMUNALE POSSIAMO DIRE ADDIO AL DIBATTITO SULL’ESITO DEL
REFERENDUM.

CE L’HANNO FATTA (PER LO MENO QUESTA AMMINISTRAZIONE!): IL LORO
RIPETUTO MURO INNALZATO CONTRO LA VOLONTà ESPRESSA DAI CITTADINI, LE
LORO ORECCHIE DA MERCANTI, LA LORO PAURA DI QUALSIASI FORMA DI
PARTECIPAZIONE ATTIVA HA AVUTO LA MEGLIO.

MA SAPPIANO, COSTORO, CHE NON CI RITENIAMO SCONFITTI. PORTEREMO
AVANTI UNA CAMPAGNA ELETTORALE PARALLELA, DURANTE LA QUALE FAREMO
OPERA D’INFORMAZIONE PER I CITTADINI, SMASCHERANDO I SORRISI
FALSAMENTE BENEVOLI DI CHI PROMETTE MA NEPPURE SA COS’è LA DEMOCRAZIA
DIRETTA O, SE LO SA, SI GUARDA BENE DAL SOSTENERLA CONCRETAMENTE,
OSTACOLANDO L’INTRODUZIONE DI STRUMENTI ATTI ALL’ESPRESSIONE DI UNA
VOLONTà POPOLARE CHE SIA VINCOLANTE PER L’AMMINISTRAZIONE.

SARANNO GLI ELETTORI A DECIDERE.

il Comitato Più Democrazia

CLICCA QUI PER VEDERE IL DOCUMENTO DI RIGETTO DEL COMITATO

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