29 Ottobre 2007

I REFERENDUM A VICENZA NON LI VOGLIONO

Tra i tanti fatti succedutisi da febbraio a ottobre sulla questione della nuova base americana che vogliono costruirci a Vicenza c’è da evidenziare che per ben due volte due comitati hanno cercato di fare un referendum consultivo sulla nuova base e sugli effetti che essa produrrà sul territorio. Il coordinamento no al Dal Molin e il nostro comitato PiùDemocrazia e Partecipazione hanno, in monenti diversi, ciascuno presentato una proposta diversa di referendum consultivo.
In entrambe le occasioni il risultato è stato che con 3 voti contrari e 2 a favore la commissione degli esperti ha negato il referendum motivando in quanto trattasi di opera di difesa nazionale e quindi non soggetta a decisioni comunali.
In particolare i Sig.ri Tavagna, Ciscato e Ferretto hanno votato no ei Sig.ri Righi e Bartolini hanno votato si.
Ci sono numerose incongruenze e paradossi con queste decisioni. – Il Consiglio Comunale ha approvato un ordine del giorno che fissa 5 punti irrinunciabili per poter fare la nuova base, ma se è competenza dello Stato a che serve allora il pronunciamento del Consiglio Comunale? – Non esiste a tutt’oggi alcun documento ufficiale dello Stato che dichiara in qualsiasi modo la nuova base come opera di difesa nazionale. – La normativa attuale prevede a Vicenza il solo referendum consultivo senza alcun obbligo per il Consiglio Comunale, praticamente l’espressione di un’opinione della città, è possibile allora che in una sana democrazia tre persone abbiano il potere di impedire ad una città intera di esprimere un’opinione?
A queste osservazioni, come tante altre, l’amministrazione non vuole dare chiarezze perchè non è in grado di farlo senza per questo dover dire di no alla nuova base e a tutto il business che questa si porta dietro.
A Vicenza i Referendum non li vogliono.

LA COMMISSIONE AFFARI ISTITUZIONALI HA TERMINATO

Il 24 ottobre 2007, quindi ben nove mesi dopo (nemmeno fosse stato un parto naturale sic!) la commissione affari istituzionali ha terminato di preparare la discussione che dovrebbe avvenire in Consiglio Comunale sull’esito del referendum del 10 settembre 2006. In tutto questo tempo, nonostante le nostre legittime richieste non siamo mai stati invitati, come parte attiva del procedimento, alle riunioni.
Abbiamo comunque ricevuto copia dei verbali delle riunioni in formato cartaceo che si possono consultare chiedendo alla segreteria del Comune. In ogni caso si può desumere il loro contenuto dalla lettera che abbiamo intenzione di spedire ai componenti della commissione e pubblicata qui di seguito:

COMITATO PIUDEMOCRAZIA
c/o Casa per la Pace
c.trà porta Nova
36100 VICENZA

Vicenza 29/X/2007

Al presidente della prima commissione consiliare Gianni Cristofari
Al vice presidente: Dal Santo Antonio
Ai componenti:
Nani Dino,
Dori Gianfranco,
Porelli Valeria,
Milani Luca,
Poletto Luigi,
Giuliari Giovanni,
Riboni Vincenzo,
Bagnara Mario, A
sproso Ciro
Bettenzoli Sung Ae

Abbiamo letto con attenzione i verbali delle sedute della commissione, del cui invio ringraziamo il presidente.
In merito ai lavori ci rammarichiamo di essere stati del tutto esclusi da essi nonostante la nostra espressa richiesta pur essendo il soggetto promotore e quindi interessato.

Ci rammarichiamo anche del fatto che le nostre proposte di modifica dello statuto comunale e del regolamento degli istituti di partecipazione siano state accantonate ed ignorate e mai siano entrate nel Vostro dibattito. Alla fine ci sentiamo anche noi “archiviati” come le nostre proposte, nonostante il buon risultato ottenuto presso gli elettori di Vicenza ed il forte impegno profuso, nel solo interesse della cittadinanza dal momento che il nostro comitato non ha ricevuto alcun vantaggio né si ripromette di ottenerlo.

Circa la proposta di un quorum elevato del 50% + 1 rileviamo che:
1) Esso appare un limite di fatto insormontabile per le formazioni sociali indipendenti, come la nostra, dai partiti. In altri termini si tratta di una proposta che ha come presupposto una concezione della democrazia in termini unicamente istituzionali, cioè limitata ai soli eletti, e che vuole escludere dalla partecipazione reale, cioè diretta e decidente, il popolo sovrano nel cui nome Voi e gli altri consiglieri comunali amministrate il potere comunale. Gli elettori Vi hanno chiesto di ricalcare soluzioni includenti, non escludenti come appare dalle tesi di alcuni commissari e dalla proposta di un quorum al 50% + 1
2) Quanto a questo elevato quorum vorremmo ricordare che la Corte Costituzionale ha da tempo superato tale limite escludendo che esso sia un principio costituzionale ed approvando un tasso di elettori necessari di gran lunga inferiore. Rinviamo alla lettura delle sentenza allegata.
Poiché questa norma era inserita in una legge regolatrice di un referendum regionale, che cioè inerisce all’espletamento di attività legislativa in senso proprio, é ragionevole la proposta di alcuni commissari che per un referendum comunale, il cui oggetto non potrà mai essere un provvedimento legislativo, propongono un quorum del 10-20%.
3) In ordine alla nomina di un esperto, abbiamo l’impressione che si preferisca in linea di fatto delegare ad un terzo (arbitro) ciò che non é delegabile ma rimesso alla unica responsabilità politica dei commissari. Infatti dal dibattito sviluppatosi tra di Voi non sono emerse questioni di diritto, o comunque tecniche, che possano giustificare tale scelta. Perciò ci opponiamo a cotesta nomina.
In via del tutto subordinata, e nel caso si attuasse comunque a tale decisione, chiediamo di poter esser presenti tramite un nostro esperto.
4) Chiediamo infine che i lavori delle prima commissione si concludano entro l’anno: a distanza di oltre quindici mesi e mezzo dalla votazione.

Attendiamo risposta e distintamente salutiamo.

p/il COMITATO PIUDEMOCRAZIA
la coordinatrice Annamaria Macripò

18 Ottobre 2007

14 Febbraio 2007 - REFERENDUM 10/9/2006 - L’ITER PROSEGUE

Mercoledì 14 febbraio si è riunita la Commissione Affari Istituzionali del comune per preparare la discussione che avverrà in C.C. riguardo all’esito del referendum del 10 settembre dello scorso anno, dove i cittadini hanno votato per la modifica dello statuto comunale con l’introduzione dei referendum abrogativo, propositivo e abrogativo-propositivo.
In questa riunione il comitato PiùDemocrazia ha consegnato alla commissione una proposta di modifica dello statuto e del regolamento degli istituti di partecipazione, al fine di favorire nei tempi e nel merito l’operato della commissione.

I contenuti di questa proposta sono la sintesi di una ricerca compiuta consultando statuti e regolamenti di enti molto più avanzati del nostro sul tema della partecipazione (reg. Sicilia, Sardegna, Toscana, com. di Ferrrara, Torino, Malo, Venezia, etc.), inoltre parte importante è l’esperienza acquisita dal nostro impegno referendario che ci ha portato ad applicare delle norme, quelle attuali, che contrastano e rendono di difficile applicazione l’istituto referendario medesimo. Infine non si può non tener conto che nel referendum costituzionale nazionale le firme da raccogliere sono intorno all’1%, degli aventi diritto al voto e non è previsto il quorum. Non si vedono motiviquindi affinché un qualsiasi altro ente debba inasprire tali adempimenti.

Principali modifiche affrontate: – Il 2% della popolazione iscritta alle liste elettorali può chiedere l’indizione dei referendum; – Il comitato si può costituire anche davanti al segretario comunale; – Introduzione dei referendum abrogativo, propositivo e abrogativo-propositivo; – I referendum si svolgono obbligatoriamente nel mese di ottobre anche in concomitanza di altre consultazioni popolari; – Quorum 10%; – Sull’ammissibilità del quesito decide il difensore civico sentito il collegio dei garanti; – Effetti del ref. Consultivo: discussione e delibera alla 1° seduta del CC dopo la proclamazione del risultato; – Effetti del ref. Abrogativo: ablazione il giorno successivo alla proclamazione del risultato; – Effetti del ref. Propositivo: il CC ha 60 gg. di tempo per prendere provvedimenti conformi alla volontà popolare; – In caso di inadempienza del CC nomina di un commissario ad acta; – I seggi elettorali devono essere collocati prioritariamente in fabbricati in uso al comune e solo in casi di insufficienza numerica in edifici scolastici; – Anch l’amministrazione comunale può avere l’iniziativa di indire consultazioni popolari con il voto.

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12 Febbraio 2007 - Appello dei cittadini di Mantova al Presidente della Repubblica per dire NO alla nuova base di Vicenza

On. Presidente
Giorgio Napolitano
Palazzo del Quirinale
00187 ROMA
presidenza.repubblica@quirinale.it
Caro Presidente,
siamo cittadini della provincia di Mantova e limitrofe che, condividendo le motivazioni della protesta degli abitanti di Vicenza e dintorni, relativa al raddoppio della Base Militare Americana (Dal Molin), desidera esporLe le ragioni a sostegno sia della loro opposizione (pacifica e nonviolenta) che della nostra solidarietà, appellandoci al Suo ruolo di garante delle Istituzioni e soprattutto del rispetto della Costituzione.
Alcuni passaggi del Suo discorso di fine anno agli italiani (che ci permettiamo di citare) ci inducono a sperare di trovare ascolto in chi condivide la stessa nostra passione civile per l’interesse generale del Paese ed al contempo, ci incoraggiano ad esprimerLe la nostra indignazione nel dover assistere ogni giorno a comportamenti della classe politica che stridono drammaticamente con quanto da Lei auspicato:
“Ma sto ora verificando quanto sia più complessa e impegnativa la responsabilità che la nostra Costituzione attribuisce al Capo dello Stato. Interpretare ed esprimere, con passione civile e con assoluta imparzialità, sentimenti e valori condivisi, esigenze e bisogni che riflettono l’interesse generale del paese. E guardare sempre all’unità nazionale come bene primario da tutelare e consolidare…..A chi mi ascolta, e a tutti gli italiani, vorrei dire: non allontanatevi dalla politica. Partecipatevi in tutti i modi possibili, portatevi forze e idee più giovani. Contribuite a rinnovarla, a migliorarla culturalmente e moralmente. Lessi molti anni fa e non ho mai dimenticato le parole della lettera che un condannato a morte della Resistenza, un giovane di 19 anni, scrisse alla madre: ci hanno fatto credere che ‘la politica e’ sporcizià o è ‘lavoro di specialisti’, e invece ‘la cosa pubblica siamo noi stessi’.”
La vicenda “Dal Molin” è proprio emblematica di un modus operandi che tende nella direzione opposta e che lungi dall’incoraggiare i cittadini ad occuparsi della “cosa pubblica”, li respinge sprezzantemente e pretende persino di impedire loro l’esercizio dei più elementari diritti previsti dalla Costituzione, quale ad esempio il pronunciarsi con un referendum popolare su una questione di tale rilevanza (riferendosi a temi vitali quali la sovranità territoriale, la salvaguardia della pace, della salute, dell’ambiente, l’autodeterminazione e l’indipendenza da ingerenze straniere) da meritare non una consultazione locale ma addirittura nazionale!
Come riuscire a migliorare culturalmente e moralmente la politica, quando i cittadini vengono quotidianamente espropriati degli strumenti di cui dovrebbero disporre per decidere liberamente e consapevolmente del bene comune, tra cui ad esempio un’informazione trasparente (vedi ad esempio gli accordi segreti stipulati con gli Stati Uniti dopo l’11 settembre, coperti tuttora dal segreto di Stato che neppure l’attuale maggioranza ha deciso di togliere) oppure la libertà di espressione esercitata anche, ma non soltanto, attraverso consultazioni popolari o la discussione in Parlamento e soprattutto non soggetta al ricatto della perdita del posto di lavoro, perché “la Repubblica ha il dovere di rimuovere gli ostacoli che si frappongono alla partecipazione dei lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese…”.
Ci sembra che molti cittadini italiani abbiano dimostrato la loro maturità riconfermando a gran voce l’attualità ed il valore della Costituzione (duramente conquistata e faticosamente difesa) perciò meritano rispetto ed attenzione.

12 febbraio 2005 - Ma la Vicenza del futuro è ricca e senza militari Usa

La contro-proposta.
Convegno del Comitato del No Presentati i piani di un uso civile di Ederle e aeroporto (dal Giornale di Vicenza del 12.2.2007)

Comitati dei cittadini sognano un parco scientifico con università e produzione di energia pulita; per la docente di diritto Costituzionale la base vìola l´art. 11 della carta fondamentale della Repubblica; per il sacerdote pacifista bisogna rispondere prima ai diritti dei popoli. Tre motivi diversi ieri in un auditorium Canneti pieno dove si parlava di “Quale futuro per Vicenza”, ma un solo no al Dal Molin militarizzato. E la promessa di una resistenza ad oltranza.
All´incontro organizzato assieme alla Cgil ci sono don Albino Bizzotto dei Beati i costruttori di pace, la professoressa Lorenza Carlassare dell´università di Padova e i due autori del progetto alternativo per Dal Molin ed Ederle senza più militari Usa, gli ingegneri Gianni Slaviero ed Eugenio Vivian. In platea il deputato Ds Lalla Trupia, il vice presidente del consiglio regionale Achille Variati e il segretario Cgil Oscar Mancini. Giancarlo Albera, portavoce dei comitati del No, ricorda amaro che «qui abbiamo fatto altri incontri, ma le speranze erano maggiori…».
Risolleva gli animi Annamaria Macripò, di Più Democrazia che racconta la lotta del villaggio giapponese di Iwakuni «che come Vicenza non vuole l´ampliamento della vicina base aerea Usa, ha fatto un referendum e ha un sindaco che sta dalla parte dei cittadini». Applauso scrosciante.
Don Bizzotto sorride: «Oramai qui mi sento a casa… Voglio parlare di etica, e il vostro impegno è già etico. La domanda principale che ci dobbiamo fare è: cosa si aspettano da noi i popoli e il pianeta. Rispondere a questo è la soluzione anche della base Usa. Non è più il 1956, il mondo è cambiato. I politici non se ne accorgono, così da un po´ di tempo considerano i cittadini come nemici, per questo nascono i comitati».
«Sono stupita – spiega la professoressa Carlassare -, perché l´art. 11 della Costituzione, quello che dice “L´Italia ripudia la guerra (…) anche come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…» è un impegno per gli organi dello Stato. È una norma vincolante, non si può nemmeno sottoporre a revisione. Così se dicono che “c´era un trattato da rispettare”, io dico che non vale se quell´accordo vìola l´art. 11. Un ricorso per anticostituzionalità? Difficile, ma discutiamone».
Poi il progetto dei comitati del no, chiamato “Un impegno per tre generazioni”, firmato da Slaviero e Vivian. Che hanno calcolato costi e benefici in tre casi diversi: Ederle e Dal Molin militari, solo aeroporto civile ed Ederle e Dal Molin civili. Vivian cita numeri e tabelle, ricavate da quelle fornite dal consolato americano: nel 2017, dicono, con la base operativa Vicenza perderà soldi. Perché non ci saranno più affitti, nessuno ha detto quanti posti di lavoro in più avremo, i consumi di energia, gas e acqua aumenteranno. L´energia elettrica da 60 a 90 milioni di kwh, il gas da 7 milioni di metri cubi a 23, l´acqua da 3 milioni di metri cubi a 6,5. I dipendenti? «Oggi alla Ederle sono 1200 con l´indotto, con un centro di ricerca fra 10 anni si può arrivare a 4 mila». L´idea dei due ingegneri invece per una Vicenza smilitarizzata prevede più “moduli”: corsi universitari per circa 3000 studenti; parco scienitifico-tecnologico con servizi alle aziende; produzione di energia solare e relative professionalità; un centro giovani; una parziale riconversione immobiliare della Ederle («600 mila metri cubi su 1 milione totale ceduti ai privati»); nuova caserma dei vigili del fuoco e un centro culturale. «Ne avrebbero benefici i quartieri di San Pio X e l´area est, aumenteranno le entrate per ici e irpef di oltre 1,2 milioni di euro l´anno e 7 milioni per oneri di urbanizzazione». I fondi? Dall´Europa, dallo Stato e dagli enti locali».
Poi gli interventi del pubblico, Lalla Trupia è la prima: «Se non ci danno il referendum, ce lo prendiamo. Anche per dire no al mio governo e al sindaco. E a Prodi chiedo di venire qui a vedere cosa succede». La battuta migliore? Vivian: «Facciamoci noi la nostra città, ma quella dell´Unesco.

25 Gennaio 2007 - Risposta del Sindaco alla diffida del Comitato

…Tentando di ragionare sulla improbabile risposta del sindaco alla nostra diffida, la pubblichiamo: nella speranza che qualcuno possa darci una mano a capire su quale specchio (e come) egli si stia arrampicando…:

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l’unica comunicazione (non) ufficiale sull’esito del referendum è priva di data…

22 Gennaio 2007 - AUTOSOSPENSIONI pro DAL MOLIN

A seguito della desione del Governo di non opporsi alla
realizzazione a Vicenza di una nuova base militare USA, gli iscritti
DS di Vicenza hanno voluto esprimere in maniera forte e netta la loro
totale contrarietà a tale decisione. Un gran numero di Dirigenti
cittadini e proviciali DS hanno pertanto formalizzato ieri la loro
AUTOSOSPENSIONE dal partito, sottoscrivendo il documento (in
allegato) presentato ieri sera presso la Direzione Provinciale DS
riunita a Torri di Q., alla presenza del Segretario Regionale
Alessandro Naccarato.
Si tratta di una decisione senza precedenti, monito al Governo
dell’Unione e ai Dirigenti Nazionali DS della grave frattura che si è
prodotta a Vicenza tra governo e cittadini, per una decione assurda,
incomprensibile e sbagliata presa dopo mesi di battaglie che ci hanno
visto in prima fila, nelle istituzioni e con la popolazione vicentina.Con questa azione, oltre 2/3 della direzione cittadina, numerosi
dirigenti provinciali (3 dei quali si sono dimessi dalla segreteria
provinciale) e tantissimi iscritti di città e provincia, rimarcano la
loro ferma volontà di proseguire con coerenza e convinzione la
battaglia del Dal Molin, auspicando che dal Governo dell’Unione
arrivi quanto prima un segnale altrettanto forte di attenzione verso
la realtà

Alla compagna Daniela Sbrollini, Segretaria provinciale
Alla Segreteria Provinciale ed alla Direzione Provinciale
dei dei Democratici di Sinistra di Vicenza
E p.c. al Segretario Regionale dei DS del Veneto

Cara compagna,
martedì 16 gennaio 2006 il primo ministro Romano Prodi ha informato l’ambasciatore statunitense in Italia, e tutto il nostro Paese, che il governo di centro-sinistra ha dato il via libera alla richiesta americana di raddoppiare la base militare a Vicenza utilizzando una vasta area dell’aereoporto Dal Molin per riunificare la 173a brigata. Il giorno successivo Prodi aggiunge:”la decisione è definitiva”.
Anche se sono enormi le responsabilità del Sindaco e della sua Giunta che hanno mentito per mesi al consiglio comunale a tutta la città un progetto così invasivo per il suo futuro, per noi la scelta presa dal governo Prodi è inaccettabile.
Due sono i motivi più importanti:
1) l’impatto devastante sulla città: sai come noi che l’attuazione del progetto presentato dagli americani crea una seconda città militare nel cuore di Vicenza, di fatto militarizzandola , con conseguenze ambientali e urbanistiche gravissime. La città si è ribellata con molteplici iniziative culminate nella enorme manifestazione di popolo (almeno quindicimila persone) del 2 dicembre scorso. Non si è trattato di manifestazioni antiamericane, né esclusivamente di sinistra, ma nel senso più ampio della voce di un popolo dai più diversi orientamenti politici e di svariata estrazione sociale.
2) il grave segnale di scarsa autonomia nelle politiche internazionali. Non è in discussione l’alleanza con gli Stati Uniti. Va invece superato il rapporto di sudditanza dell’Italia, che Berlusconi aveva consolidato. Con il ritiro delle nostre truppe dall’Iraq avevamo dimostrato di avere dignità nazionale. Ora, con questa decisione, torniamo ad un ruolo subalterno, appannando oltretutto la scelta sull’Irak primo vero segno di discontinuità del governo di centro-sinistra rispetto al precedente. Siamo in un periodo particolarmente segnato da un governo statunitense che usa la guerra come strumento di politica internazionale: gli effetti disastrosi sono sotto gli occhi di tutti. Ebbene, proprio in questa fase in cui questa politica mostra le sue drammatiche conseguenze, il nostro governo fornisce obbediente una nuova, grande sede militare da cui partiranno nuove spedizioni di dolore e di morte.

Ribadiamo quindi l’inaccettabilità della decisione, ma insieme la profonda insoddisfazione e delusione per la condotta del nostro partito, i Democratici di Sinistra, all’interno della coalizione e del governo. Siamo la forza politica maggioritaria dell’Unione e di fatto abbiamo condiviso la scelta di autorizzare la nuova base militare USA senza alcuna considerazione per le opinioni della base del partito di Vicenza e di tutti i cittadini residenti che da mesi esprimevano democraticamente motivata contrarietà all’intervento.
Fa riflettere che il gruppo dirigente del nostro partito non sappia capire e farsi interprete degli iscritti e del proprio elettorato su questioni così importanti per poi agire in modo coerente ai valori e agli impegni dichiarati in campagna elettorale, Ciò risulta ancora più preoccupante in realtà come Vicenza ed il Nordest dove i Ds hanno storicamente enormi problemi di radicamento.

La nostra insoddisfazione non ci porta a desistere da iniziative, a partire dal referendum popolare per consultare tutti gli abitanti di Vicenza, per far recedere il governo dalla posizione assunta, ci porta però ad esprimere con grande rammarico una protesta concreta: la autosospensione dal Partito a decorrere dalla data odierna, pronti a ritirarla a fronte di atti concreti dei DS mirati a rivedere la decisione di costruire la base al Dal Molin e a riprendere la strada di autonomia in politica estera avviata con il ritiro delle truppe italiane dall’Irak.

Vicenza, 19 gennaio 2007

Valentina Dovigo Consigliere comunale Ds
Gianni Cristofari Consigliere comunale Ds
Gianni Rolando Consigliere comunale Ds e Direz. cittadina Ds
Andrea Tapparo Cons. Circ. Ds e Direz. cittadina Ds
Cristina Mulinari Cons. Circ. Ds e Direz. cittadina Ds
Flora Bartolomei Cons. Circ. Ds
Giuliano Trevisan Cons. Circ. Ds
Stefano Romani Cons. Circ. Ds
Iolanda Spagnuolo Cons. Circ. Ds
Alberto Brusarosco Cons. Circ. Ds
Claudia D’Ambros Cons. Circ. Ds e Direz. cittadina Ds
Cucchiara Maurizio Cons.Circ. Ds e Direz. cittadina Ds
Stilianos Nalmpanditis Collegio di Garanzia cittadino DS
Di Vina Fabio ufficio di presidenza della Direzione Provinciale DS
Mattia Pilan Cons.Circ. Ds e Direz. cittadina Ds
Michela Chimetto Direz. cittadina Ds
Peroni Enrico segretario citt. Sinistra Giovanile e Direz. cittadina Ds
Tomaso Rebesani segreteria provinciale Ds e Direz. cittadina Ds
Alessandro Dalla Pozza Direz. cittadina Ds
Francesca Astorino Direz. cittadina Ds
Puggioni Giancarlo Direz. cittadina Ds
Tonin Gina Direz. cittadina Ds
Valdo Mellone Direz. cittadina Ds
Raffaella Sgueglia Direz. cittadina Ds
Adalgiso Barcarolo Direz. cittadina Ds
Bonato Chiara Direz. cittadina Ds
Campagnaro Oscar Direz. cittadina Ds
Bergamin Marina Direz. cittadina Ds
Cestonaro Andrea Direz. Prov. Ds e Presidente INPS Vicenza
Dal Zovo Nando Direz. Prov. Ds
Zanni Gianpaolo Direz. Prov. Ds
Palmieri Ermenegildo Collegio di Garanzia cittadino Ds
Fantin Mirco Collegio di Garanzia provinciale Ds

Altri iscritti DS di Vicenza città e provincia:
Dario Vezzaro segretario di sezione Torri di Q.lo
Bruno Cazzola segretario di sezione Monticello C.O.
Agostino Pantusa Direz. Prov. Ds e segretario di sezione Altavilla V.
Ivonne Masetto Direz. Prov. DS e Segreteria Prov. DS

Ferraresso Gino De Rugna Luciano
Cinzia Preto Giampietro Costabeber
Recardini Verena Campanaro AnnaVittorio
Bianco Massimiliano Vanda Oliviero
Guido Zemin Ferron Maurizio
Enrico Labriola Anna Lucia Quadri
Nicoletti Fabrizio Paola Lovison
Zovico Guido Giovanni Pianalto
Anna Maria Alfano Paola Galon
Ornella Cacco Di Placido Agostino
Luciana Gonella Erminia Quinto
Tommasello Giancarlo Giovanni Pianalto
Danilo Andriollo Ilva Gonzato
Alessandro Mussolin Gaetano Sonda
Giuliano Meneguzzo Bruna Muraro
Gianfranco Rossato Andrea Mantiero
Davide Vittarelli Lino Roetta
Michele Grigenti Giancarlo Albera
Annesa Farinello Angelo Turato
Giusto Pilan Elisabetta Sartor
Niccolò Della Lucilla

16 Gennaio 2007 - ATTO DI DIFFIDA

ATTO DI DIFFIDA
AL DOTT. ENRICO HULLWECK
SINDACO DI VICENZA

La sottoscritta Annamaria Macripò, quale coordinatrice del COMITATO PIU’ DEMOCRAZIA del comune di Vicenza come da atto costitutivo e Statuto già a mani del comune di Vicenza Le notifica la seguente

DIFFIDA

L’evento
Il dieci settembre 2006 gli elettori del comune di Vicenza venivano chiamati a votare nel referendum PIU’ DEMOCRAZIA RELATIVO ALLA INTRODUZIONE NELLO STATUTO COMUNALE DEL REFERENDUM ABROGATIVO, PROPOSITIVO, ABROGATIVO PROPOSITIVO CON EFFICACIA VINCOLANTE PER LA Amministrazione comunale, sindaco compreso.

Proclamazione pubblica dei risultati del referendum
Il regolamento degli istituti di partecipazione all’art. 22 stabilisce
“Art. 22 (proclamazione dell’esito del referendum ed adempimenti conseguenti)
“1.Il sindaco dà pubblica comunicazione del risultato del referendum.
“2. Si applica quanto dispone l’articolo 11 dello statuto.“

L’incombente di cui al primo comma non è una semplice informazione ai cittadini da parte del sindaco ma l’esercizio delle sue funzioni costituite in via esclusiva dall’articolo 58 dello statuto comunale
“Art.58 (funzioni del Sindaco)
“1. Il Sindaco svolge le sue funzioni quale capo dell’amministrazione comunale, quale ufficiale del “Governo, quale autorità locale nelle materie previste da specifiche disposizioni di legge.
…………………………………………..”

Perciò la comunicazione pubblica dovuta è un atto amministrativo che il primo cittadino deve compiere appunto in ossequio alla predetta norma.
Le ragioni della disposizione del primo comma dell’art. 22 del regolamento sono evidenti perché esse individuano nel sindaco, in quanto rappresentante del comune, l’autorità preposta a validare ed asseverare gli esiti del voto attraverso la loro pubblicazione ufficiale, cioè attraverso un atto amministrativo.
La mancanza di tale adempimento obbligatorio produce tre risultati principali negativi:
1) l’esito del referendum resta solamente opinabile ma oggettivamente non conosciuto. Le notizie dei mezzi di informazione non tenuti a dire il vero e non investiti di pubbliche funzioni non possono certamente surrogare un atto pubblico.
In quale paese democratico e governato seriamente, i risultati di una votazione sono affidati alle sole informazioni dei mezzi di comunicazione?
2) è inibita la possibilità di contestare giudizialmente l’esito del voto (brogli o meno) perché la giustizia amministrativa è giurisdizione sugli atti, inagibile in mancanza appunto dell’atto eventualmente da impugnare: la comunicazione pubblica del risultato del referendum da parte del sindaco.
3) il consiglio comunale non è in condizione di discutere e decidere sugli esiti del referendum perché gli manca il necessario supporto della proclamazione ufficiale del risultato.

Perciò la mancata comunicazione pubblica concretizza una omissione ai doveri del Suo ufficio con danno per i cittadini e per il consiglio comunale che, sul referendum del 10 settembre 2006, non può esercitare le sua prerogative. In altri termini la Sua omissione impedisce il funzionamento di un organo istituzionale del comune.
Poiché l’art. 11 dello statuto comunale prevede che
“Art.11 (effetti del referendum)
“1. Il Sindaco, entro un mese dalla proclamazione del risultato del referendum, iscrive all’ordine del “giorno del consiglio comunale il dibattito relativo.”
e poiché Lei ha già iscritto il risultato del referendum al n° 187 dell’ordine del giorno del consiglio comunale, sia pure nella forma illegittima della “comunicazione”, è da ritenere che tale iscrizione sia illegittima, o comunque inefficace, perché manca a monte l’oggetto, cioè il risultato ufficiale certo del referendum quale non può risultare che dalla Sua pubblica comunicazione, cioè validazione pubblica.

Il dibattito in consiglio comunale
Abbiamo appena letto il testo dell’art. 11 dello statuto comunale. L’iscrizione del dibattito in consiglio comunale è un dovere dell’ufficio del sindaco di Vicenza, cioè Suo, anche a sensi del sopra riportato art. 59 primo comma dello statuto. Lei non può fare cosa diversa da quanto stabilito dalla norma, pena la sua violazione.
Invece proprio così è successo. Infatti all’oggetto 187 del consiglio comunale Lei ha fatto riportare:
“OGGETTO 187- AMMINISTRAZIONE - Comunicazione del risultato del referendum comunale “consultivo di iniziativa popolare svoltosi domenica 10 settembre 2006 (art.11 dello statuto del Comune).”

Quindi Lei ha scritto illegittimamente le Sue comunicazioni e non il dibattito consiliare.
La differenza non è solo nominalistica perché, a sensi del comma uno dell’articolo 9 del regolamento del consiglio comunale, la comunicazione del sindaco ha una regolazione assai limitante ed incorsettata.
“Art. 9 (articolazione e modifica dell’ordine del giorno)
“1.La seduta del consiglio si articola nel modo seguente: dapprima viene data risposta alle domande di “attualità, alle interrogazioni e alle interpellanze, per la durata stabilita dall’art. 61; in seguito il presidente “del consiglio o il sindaco possono dare comunicazioni sulle quali può aprirsi un dibattito su richiesta di un “consigliere approvata, senza discussione, dal consiglio; si esaminano quindi le proposte di deliberazione, “le mozioni, le richieste di dibattito e gli altri oggetti, con le priorità indicate nell’avviso di convocazione.
.”……………………………………………………………”

Cioè nel caso di comunicazione del sindaco il dibattito non è un fatto necessario e sempre presente ma solo eventuale, subordinato alla volontà della maggioranza. Poiché in consiglio comunale la maggioranza del sindaco è contraria al referendum, non è arduo prevedere che la richiesta di dibattito sulle sue comunicazioni relativamente all’esito del referendum sarebbe bocciata: la maggioranza ha venticinque voti, compreso il sindaco, l’opposizione sedici.
Il dibattito consiliare è importante non solo perché costituisce un momento di confronto pubblico e democratico nel quale le posizioni dei vari gruppi vengono allo scoperto ma anche perché a sensi dell’art. 32 del regolamento del consiglio comunale nel corso del dibattito possono essere presentati ordini del giorno sui quali il consiglio comunale si pronuncia con il voto

“Art. 32 (presentazione di ordini del giorno)
“Ciascun componente il consiglio comunale può presentare durante la discussione ordini del giorno “correlati all’oggetto in trattazione, e non richiedenti la procedura di iscrizione all’ordine del giorno dei “lavori consiliari, depositando il testo scritto sul banco del presidente del consiglio.
“……………………………………………………..”
Un ordine del giorno favorevole alla modifica dello statuto comunale nel senso voluto dai cittadini con il voto referendario, anche se non ha efficacia giuridica diretta, è pur sempre la espressione del consiglio ed ha un forte impatto a valore politico e sociale.

Il fatto che Lei abbia iscritto all’ordine del giorno non il dibattito ma le Sue comunicazioni ci fa supporre che che non ci sia la volontà di far esprimere il Consiglio Comunale sull’argomento in oggetto (referendum)

Su tutto ciò siamo già intervenuti con la nostra lettera a Lei diretta depositata presso la casa comunale il 23/X/2006 e da Lei non riscontrata pur essendo decorsi i trenta giorni fissati come limite massimo entro il quale Lei avrebbe dovuto risponderci a sensi dell’articolo 328 cod. pen.

La legge elettorale in materia referendaria
Come non di rado succede nell’ordinamento italiano, le sanzioni penali in materia referendaria vengono disposte con un procedimento a cascata per cui, attraverso successivi rinvii e richiami, si perviene alla disposizione regolatrice.
La materia delle sanzioni penali per chi omette la proclamazione dei risultati elettorali è normata dal DPR 30 marzo 1957 n° 361 – testo unico delle leggi elettorali – norme per l’elezione della Camera dei Deputati.

Ad essa si richiamano sia il DPR 16 maggio 1960 n° 570 (Testo unico delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle amministrazioni comunali) all’art. 102 come, soprattutto, la L. 25 maggio 1970 n° 147 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa del popolo) agli artt. 50 e 51, commi 1 e 2, per le quali il Legislatore ha scelto di non inserire una disposizione sulla rilevanza penale di chi omette la proclamazione del risultato e sulle relative sanzioni ma testualmente di rinviare l’insieme delle tutele penali al DPR 361/1957.Il referendum comunale, consultivo o meno, è a tutti gli effetti una manifestazioni di volontà del popolo sovrano attraverso il voto garantito dalla pubblica autorità, come i referendum costituzionali e come ogni tipo di elezione.
Quindi anche per esso devono esserci norme penali specifiche a punire chi “…. essendovi obbligato per legge, non compie, nei modi e nei termini prescritti, le operazioni necessarie per la preparazione tecnica delle elezioni, per il normale svolgimento degli scrutini e per le proclamazioni, o, in mancanza di prescrizione di termini, ritarda ingiustificatamente le operazioni stesse…”
Spetta al Parlamento legiferare in materia penale e quindi il consiglio comunale di Vicenza non poteva certo disciplinare tale importante aspetto del referendum locale né con lo Statuto né con il regolamento degli istituti di partecipazione. Per evitare che tale consultazione locale sia priva di specifica tutela è necessario rivolgerci alla normativa più vicina e analoga, cioè la L. 352/1970 che disciplina l’esercizio del referendum, ancorché di carattere nazionale.

Di conseguenza, in base alle disposizioni degli artt. 50 e 51, primo e secondo comma, della L. 147/1970 in materia di referendum nazionale che per gli aspetti penali rinviano alle leggi per la elezione della Camera dei Deputati, riteniamo che anche al referendum comunale sia applicabile la norma penale di cui alla L. 361/1957 art. 94.
Perciò l’omessa proclamazione del risultato del referendum comunale del 10/IX/2006 rientra tra le fattispecie previste e punite dalla L. 147/1970 attraverso il rinvio al DPR 361/1957.

IN RAGIONE DI TUTTO CIO’
La diffidiamo:
1) dal non rispondere alla nostra 23/X/2006 entro dieci giorni dalla notifica della presente
2) dal permanere nel Suo comportamento omissivo in ordine alla pubblica comunicazione del risultato del referendum comunale del 10/X/2006
3) dal non modificare la natura e tipologia dell’atto che Lei intende compiere in adempimento dell’art. 11 dello statuto comunale sostituendo la frase “comunicazione del risultato del referendum comunale” con “dibattito del consiglio comunale sull’esito del referendum comunale”.
La presente diffida ha lo scopo di conseguire gli esiti or ora esposti ed anche di metterLa in mora al fine di costituire l’elemento psicologico, intenzionale, del reato nel caso il giudice penale ne ritenesse la sussistenza.

Attenderemo un mese dalla notifica della presente diffida dopodiché, in mancanza dei fatti concludenti richiesti, ci rivolgeremo alla autorità giudiziaria chiedendone l’intervento nei Suoi confronti.

Vicenza……………

p/Il COMITATO PIU’ DEMOCRAZIA

Annamaria Macripò

RELATA DI NOTIFICA
Ad istanza del ricorrente io sottoscritto aiutante Ufficiale Giudiziario addetto all’Ufficio notifiche del Tribunale di Vicenza ho oggi notificato copia conforme all’originale della presente diffida al dott. Enrico Hullweck quale sindaco di Vicenza presso la casa comunale in corso Palladio n. 98 pal. Trissino ivi consegnandolo a mani di

12 Dicembre 2006 - Rendiconto spese referendum

Pubblichiamo di seguito il rendiconto delle spese sostenute dall’amministrazione comunale di Vicenza per quanto riguarda il referendum costituzionale e il referendum Piùdemocrazia del 10 settembre:

Referendum costituzionale 25-26 giugno 2006

Spedizioni cartoline/telegrammi € 3.256,20
Personale ATA € 4.382,43
Spese cancellerie e varia per logistica € 30.698,51
Trasporto e accompagnamento ai seggi € 393,37
Spese propaganda elettorale € 11.148,00
Sistemi informatici/assistenza € 3.352,80
Compenso componenti seggi elettorali € 63.048,00
Lavoro straordinario+contributi € 121.976,35
Indennità chilometrica € 422,01
INAIL su lavoro straordinario € 1.042,23
Buoni pasto € 6.743,64

totale € 246.463,54

Referendum comunale 10 settembre

Spese per servizio di postalizzazione (lettera del sindaco inviata a tutti i capofamiglia) € 23.523,31
Spese ai componenti elettorali € 24.721,00
Spese cancellerie e varia per logistica € 11.000,00
Lavoro straordinario+contributi € 48.910,93
Spese per la predisposizione degli spazi per la propaganda elettorale € 7.843,20
Spese per la collaborazione professionale ATA (impegnate) € 6.000,00
Spese per servizio di trasporto e accompagnamento ai seggi per cittadini con difficoltà motorie (impegnate) € 500,00

totale € 122.498,44

7 Dicembre 2006 - Articolo pubblicato su Il Vicenza venerdì 1 dicembre 2006

SANA DEMOCRAZIA
Così come un cancro che va in metatasi compromette irreparabilmente la salute della persona altrettanto gli effetti disastrosi del berlusconismo appaiono in tutta la loro dirompente drammaticità: minare lo stato democratico costruendo un sistema che permetta di restare al governo anche a chi non ha il consenso della maggioranza degli elettori.
Sorge allora impellente il bisogno di una democrazia più sana, che garantisca la partecipazione dei cittadini, il rispetto delle regole e il rispetto ai cittadini di chi viene chiamato a rappresentarci politicamente.
Occorrono, a parer mio, urgentemente leggi che in ogni livello di governo non permettano: – la candidatura e l’elezione di chi ha la fedina penale sporca e/o procedimenti penali in corso; – la candidatura e l’elezione di chi è proprietario di mass media e/o rilevanti imperi economici; – la durata per più di due mandati a chi viene eletto.
e contestualmente leggi che in ogni livello di governo: – introducano negli statuti l’obbligo delle primarie; – introducano negli statuti l’obbligo del referendum abrogativo e/o consultivo vincolanti e senza quorum; – introducano negli statuti il bilancio partecipativo e il bilancio ambientale; – introducano negli statuti la revoca del mandato elettorale.
Lo scopo di questi strumenti di Democrazia Diretta non è certo quello di impedire l’attività politica ma quello che fa sì che chi viene chiamato a rappresentarci, sapendo in anticipo che gli elettori con la loro partecipazione possono toglierli in qualsiasi momento la fiducia del voto, questi si adoperi ad ottenere il consenso dovuto prime di prendere decisioni, e non dopo. Ecco allora che avremo le basi per lo sviluppo di una precisa e corretta informazione, della partecipazione e di una sana democrazia.

Eugenio Berti
Comitato Più Democrazia

11 settembre 2006 - grazie ai cittadini di Vicenza: il cammino continua

Risultati definitivi
Riepilogo
Seggio per seggio

Numero seggi pervenuti 53 su 53
Elettori aventi diritto 88.266
Totale votanti 11.701 13,26%

Voti SI 10.583 90,45 %
Voti NO 1.019 8,71 %

Allora è stato un successo oppure no?

Alcune considerazioni:

nel 2003 il sindaco Hullweck è stato eletto con 26988 voti (su 90190 aventi diritto, ossia il 29,92 %) , con il pieno sostegno del Giornale di Vicenza, di TVA Vicenza e una coalizione di partiti al governo in città e nel paese e con una spesa elettorale che alcuni stimarono in 100000 euro

nel 2005 alle elezioni primarie del centrosinistra, con un coinvolgimento a livello nazionale e una imponente e dispendiosa campagna elettorale, andarono a votare a Vicenza nelle 12 sezioni, 9058 cittadini

nel 2006 il referendum Più Democrazia, osteggiato dall’amministrazione comunale, dai partiti di maggioranza, snobbato da quelli di minoranza (tranne Vicenza Capoluogo, Dovigo – DS, Asproso – Verdi), quasi completamente censurato dal Giornale di Vicenza e da TVA (i due mezzi di comunicazione più visti in città), finanziato con 1000 euro da cittadini volenterosi, realizzato nell’ultimo ponte estivo con la città mezza vuota e la cui campagna elettorale è per legge iniziata l’11 agosto con città totalmente vuota, ha avuto 11701 voti, ossia più delle primarie e poco meno della metà di quelli dell’attuale sindaco che ci governa da 8 anni…

Giudicate voi.

Noi cittadini di Vicenza facenti parte del Comitato più democrazia siamo convinti di aver ottenuto un risultato eccezionale. Ora i cittadini di Vicenza sanno che esiste questo strumento, hanno chiesto di rafforzarlo introducendo il referendum abrogativo e propositivo ed ora il consiglio comunale deve discutere di questo argomento deliberare a proposito. Prima, non l’aveva mai fatto. Questo ci proponevamo da 3 anni a questa parte e questo abbiamo ottenuto.

Due anni fa eravamo in cinque a chiedere il referendum abrogativo e propositivo.
Un anno fa eravamo in ventidue.
Oggi siamo in 10583 cittadini.

Grazie a tutti coloro che hanno capito il senso del nostro impegno e che ci hanno aiutato e stimolato a proseguire.

Questo è solo un ulteriore passo nel cammino che separa Vicenza da una democrazia più vera, più vicina ai desideri e alle esigenze dei cittadini.

5 Maggio 2006 - Si farà il 10 settembre 2006

Finalmente abbiamo una data: domenica 10 Settembre 2006

Finalmente i vicentini potranno esprimere la loro opinione sull’idea di introdurre i referendum propositivi e abrogativi anche a Vicenza.
Finalmente una possibilità di avere PIU’ DEMOCRAZIA a Vicenza.
Oggi il sindaco ha mandato una lettera che indica tale data. Il Referendum Più Democrazia per cui quest’inverno 5417 cittadini avevano firmato, tutti gli elettori lo potranno votare il 10 settembre.

11 Febbraio 2006 - REFERENDUM SI FARA’: raggiunte 5279 firme e forse di più!!!

5279 firme raggiunte e forse qualcuna di più (ne servivano 4000).
Lunedì dopo la consegna ufficiale al Segretario Comunale, scriveremo l’esatto numero raggiunto…

Grazie a tutti i cittadini che ancora una volta si sono dimostrati estremamente saggi, partecipi, ricchi di senso civico e hanno capito il senso della nostra iniziativa, nonostante l’opposizione o peggio, il silenzio dei mezzi di comunicazione e dei grandi partiti.

RIPRENDE IL FUNZIONAMENTO DEL SITO

Dopo una lunga interruzione dovuta ad inconvenienti tecnici, riprende il funzionamento del sito Più Democrazia, che nel frattempo ha cambiato noMe diventando Più Democrazia e Partecipazione
Alcune informazioni presenti fino alla sua interruzione avvenuta in febbraio 2007 però sono andate perdute sarà cura comunque recuperare quanto possibile un pò alla volta.
Grazie al contributo di Paolo Michelotto che ha reso possibile la riapertura del sito.