25 Settembre 2009

COSTITUZIONE, ARTICOLO 1 (da IL FATTO QUOTIDIANO del 24 IX 2009 di Lorenza Carlassare *

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“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”, si legge nel primo articolo della Costituzione: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione” . Il verbo “appar tiene” è importante: la formula del Progetto – la sovranità “emana” dal popolo – venne modificata col preciso intento di sottolineare la permanenza della sovranità nel popolo che non se ne spoglia con il voto. Negli ultimi tempi lo si è dimenticato, esaltando la “democrazia d’i nve s t i t u ra ”: il popolo, muto per cinque anni , riprenderebbe voce al momento delle nuove elezioni (magari per votare, come ora, una lista di candidati su cui non ha scelta). Ma il contenuto della democrazia – diceva Carlo Esposito, costituzionalista illustre – “non è che il popolo costituisca la fonte storica o ideale del potere, ma che abbia il p o t e re ”; non che “abbia la nuda sovranità (che praticamente non è niente), ma l’esercizio della sovranità (che praticamente è tutto)”.

E che possa esercitarla mediante il diritto di associarsi , di iscriversi ai partiti per influire sulla linea politica, di riunirsi e discutere gli atti dei governanti, di manifestare il dissenso in ogni forma, in primo luogo attraverso la libera stampa. Se si perde di vista la permanenza della sovranità nel popolo, si smarrisce l’importanza del suo modo di esercizio, che non è soltanto collettivo.

I cittadini sono il popolo, non è “popolo” solo il corpo elettorale; e ciascuno di essi esercita la propria sovranità mediante i diritti, senza i quali nemmeno il giorno delle elezioni eserciterebbe un effettivo potere. Le libertà (in particolare la manifestazione del pensiero) sono infatti presupposti indispensabili per una cosciente partecipazione politica e, consentendo ai cittadini la pubblica critica e il controllo, “evitano che gli istituti rappresentativi si riducano a una mera finzione”.

Presupposti indispensabili sono anche i diritti sociali – all’istr uzione in primo luogo, alla tutela della salute, a una  situazione economica dignitosa – considerati da tutti precondizioni della democrazia. L’emarg inazione consente una partecipazione effettiva?

Il senso dell’articolo 1 va riaffermato con decisione: è infatti nella lettura distorta di questa disposizione la radice delle deformazioni attuali. La prima, si è visto, riguarda i cittadini, i loro diritti e libertà. La seconda investe la natura del potere e i suoi modi di esercizio, in definitiva la forma di governo e la forma di stato. Una certa idea di sovranità popolare da tempo in circolazione conduce infatti alla pretesa esigente che chi governa per mandato del popolo abbia ricevuto un’investitura di tale potenza da non sopportare limiti o condizionamenti da parte di altre istituzioni neutrali prive della stessa legittimazione (come la Magistratura) che non possono contrastare il ”s ov ra n o ”. Un “s ov ra n o ” che in quest’ottica non è più il popolo, ma chi, in forza di un’elezione che gli “trasfer isce” il potere, pretende di parlare in suo nome, rivendicando un’autonoma posizione di sovranità. Ora si va anche oltre: il Parlamento stesso, espressione diretta della volontà popolare, è considerato un impaccio da eliminare. A più riprese infatti il presidente del Consiglio ha dichiarato i voler legiferare sempre con decreti-legge, evitando il dibattito in Parlamento, benché egli stesso nell’ultima campagna elettorale lo abbia definito un “Parlamento di figura n t i ” dove i deputati, obbedienti a chi li ha designati e pronti a votare a comando, sono ininfluenti.

Si vuole eliminare ogni, sia pur debole, voce? E’ questo l’approdo di una concezione autoritaria e acritica della sovranità popolare che conduce a risultati – la concentrazione del potere e la forza attribuita al capo –che rappresentano la negazione delle ragioni profonde della democrazia. La nascita dello stato moderno, liberale e democratico – ricorda Norberto Bobbio – “è stata accompagnata da teorie politiche il cui proposito fondamentale è di trovare un rimedio all’assolutezza del potere”. I limiti al potere della maggioranza costituiscono l’essenza di questa forma di stato. Limiti interni: il potere diviso fra più organi e controllabile.

Limiti esterni: diritti e libertà. La democrazia non solo presuppone un’opposizione, ma riconosce e protegge la minoranza con i diritti e le libertà fondamentali.

Non c’è democrazia senza pluralismo, come ha ribadito nel 2005 la Corte di Strasburgo. O meglio: c’è il totalitarismo democratico. Si può affermare che la nostra Repubblica presenti ancora tutti i caratteri della democrazia costituzionale?

 

* professore emerito di diritto costituzionale

nell’Università di Padova

11 Settembre 2009

BUON 3° NON-COMPLEANNO REFERENDUM!

Il Comitato Più Democrazia e Partecipazione invita tutti i gruppi, le associazioni e i singoli cittadini a festeggiare il 3° non-compleanno del referendum comunale celebrato appunto il 10 settembre 2006, ovvero tre anni fa, e il cui esito non è ancora stato riconosciuto dall’amministrazione comunale vicentina, né dalla precedente, né dall’attuale, in carica ormai da più di un anno. La stragrande maggioranza delle migliaia di cittadini che erano andati alle urne in occasione del referendum ha votato a favore dell’introduzione nello statuto comunale di nuovi e più forti strumenti di partecipazione popolare alla vita cittadina (quali il referendum propositivo e quello abrogativo) che consentirebbero ai vicentini di esprimere in modo istituzionale il proprio pensiero su questioni delicate e importanti per l’intera collettività.

La domanda che viene spontanea è: chi ha paura degli strumenti di partecipazione e democrazia diretta? E soprattutto, è giustificabile l’insabbiamento di questo argomento, dopo che in campagna elettorale veniva facile a tutti parlare di partecipazione, salvo poi rinnegarla con i fatti?

Invitiamo quindi tutti a farsi portavoce della richiesta del completamento dell’iter referendario che si concluderà solo con il dibattito in consiglio comunale e l’introduzione nello statuto del comune di Vicenza dei tre nuovi strumenti a favore della partecipazione dei cittadini (referendum propositivo, abrogativo e  propositivo- abrogativo).

Non esitiamo a far sentire la nostra voce.

Invece della protesta, utilizziamo gli strumenti che abbiamo a disposizione.

E se questi ci vengono negati, reclamiamoli a gran voce perché è un nostro diritto, sancito dalla costituzione.

Il Comitato Più Democrazia e Partecipazione prevede di organizzare nuove iniziative per sbloccare questa situazione di impasse istituzionale dopo che i vari incontri con rappresentanti dell’attuale amministrazione non hanno ottenuto i risultati attesi.

I cittadini saranno i primi a essere informati sulle prossime iniziative.

Per eventuali consigli e suggerimenti scrivere a piudemocrazia@gmail.com.

AIUTIAMOCI A CONTARE DI PIU’.