21 Aprile 2010

UNA NUOVA DELIBERA DI INIZIATIVA POPOLARE PER RICORDARE AL CONSIGLIO COMUNALE LA SUA INADEMPIENZA

OGGI, 21 APRILE 2010, è STATA DEPOSITATA UFFICIALMENTE IN SEGRETERIA COMUNALE LA NOSTRA PROPOSTA DI DELIBERA DI INIZIATIVA POPOLARE SULL’ATTUAZIONE DEL REFERENDUM DEL 10 SETTEMBRE 2006.

E’ un’iniziativa presentata insieme a Legambiente, con Vendola – Sinistra Ecologia Libertà – PSI, Movimento Cinque Stelle.

 

PROPOSTA DI DELIBERA CONSILIARE DI INIZIATIVA POPOLARE

(attuazione del referendum del 10/IX/2006)

 

Oggetto: Realizzazione del quesito  del referendum consultivo tenutosi in Vicenza il 10/IX/2006

 

1 = I PRECEDENTI

Il 10/IX/2006 si tenne nel comune di Vicenza il primo, e finora unico, referendum consultivo.

Il quesito proposto agli elettori era

Sei tu favorevole alla introduzione nello statuto comunale dei referendum abrogativo, propositivo, e abrogativo-propositivo, indetti con le firme del 2% della popolazione avente diritto al voto, con il quorum del 10%, nelle materie nelle quali il consiglio comunale e la giunta comunale hanno competenza deliberativa, eccettuate quelle escluse dall’art. 9, comma 2, dello statuto comunale a dal DLGS 18/8/2000 n. 267, con l’obbligo per gli amministratori di adottare, entro 60 giorni dalla proclamazione del risultato del referendum, gli atti e i provvedimenti necessari all’attuazione completa della volontà popolare espressa dal voto?”

 

Votarono circa 12.000 cittadini dei quali 10500 scelsero il SI (quasi 90%). Il risultato fu pubblicato dal sindaco di Vicenza con atto sottoscritto il 18/1/2007, regolarmente inserito all’albo pretorio.

 

Nonostante gli incontri con esponenti e capigruppo consigliari comunali, nonostante le loro promesse di avvio del procedimento deliberativo di attuazione, nonostante la consegna ad ogni consigliere dell’assemblea in carica del quesito con le nostre proposte attuative e con richiesta di provvedere,  nonostante i ripetuti articoli di stampa, ad oggi la consultazione popolare è stata ignorata.

 A sensi dell’art. 11 dello statuto il dibattito consigliare sul referendum è stato iscritto all’ordine del giorno in questi termini, però senza alcun esito:

“OGGETTO 1- AMMINISTRAZIONE-Comunicazione del risultato del referendum comunale consultivo di iniziativa popolare svoltosi domenica 10 settembre 2006 (art. 11 dello statuto del Comune).”

L’oggetto è stato male definito perché  lo statuto non prevede la comunicazione del risultato ma il dibattito

 “ART. 11 (effetti del referendum)

        1. Il sindaco, entro un mese dalla proclamazione del risultato del referendum, iscrive all’ordine del giorno del consiglio comunale il dibattito relativo

 

Comunque ad oggi, ad oltre tre anni dalla votazione,  a due anni e nove mesi dalla proclamazione del risultato, a più di un anno dalla iscrizione all’ordine del giorno del presente consiglio comunale, il referendum è totalmente ignorato, né ci sono segnali che nell’immediato il consiglio intenda deliberare.

 

2 = LO STATUTO COMUNALE

 

L’art. 9 dello statuto prevede solo il referendum consultivo.

Non fu una scelta ma un atto obbligatorio perché la L. 8/6/1990 n. 142 (Riforma delle autonomie locali), pur nella lungimiranza di dare spazio – per la prima volta nella storia italiana – a numerose forme di partecipazione popolare, previde solo il referendum consultivo<supportFootnotes]—>

.

Solo dieci anni dopo il Testo Unico delle  “leggi sull’ordinamento degli enti locali” (Dlgs 18/8/2000 n. 267) tolse questo limite cancellando l’aggettivo “consultivo” e prevedendo così lo strumento del referendum comunale senza limitazioni, quindi consentendo anche i referendum propositivo, abrogativo e abrogativo/propositivo.<supportFootnotes]—>

 

Lo statuto vicentino, approvato nel 1991, non fu più aggiornato in materia. Perciò la nostra iniziativa referendaria intende essere un atto di autogoverno dei cittadini che aggiornano la loro carta fondamentale alla luce delle più recenti innovazioni nazionali e dei suoi stessi principi generali nei quali la partecipazione dei cittadini all’amministrazione locale è posta fra gli scopi primari e fondamentali del comune di Vicenza.

 

3 = LA PROPOSTA DI DELIBERAZIONE DI INIZIATIVA POPOLARE

La proposta è un momento di democrazia diretta nella fase iniziale ma indiretta e mediata, nella fase finale e conclusiva,  perché la decisione spetta al consiglio comunale (sulla democrazia diretta si veda l’allegato 1).

Al fine di ottenere con provvedimento deliberativo del comune la realizzazione del quesito referendario approvato quasi all’unanimità dei votanti, viene presentata questa proposta di delibera di iniziativa popolare a sensi dell’art. 12, comma 2, dello statuto comunale.

 

 

4 = LEGITTIMAZIONE A PRESENTARE QUESTA PROPOSTA

Lo statuto comunale, all’art. 12 comma 2, costituisce che 500 cittadini possano presentare una proposta di delibera di iniziativa popolare con esclusione di un ristretto numero di materie, tassativamente individuate e non estensibile. Così lo statuto definisce il potere di proposta:

 

“ART. 12 (istanze, petizioni e proposte)

1. I cittadini, singoli o associati, residenti o domiciliati nel comune, possono

presentare al sindaco istanze con le quali si chiedono le ragioni di determinati

comportamenti o su aspetti dell’attività amministrativa, o petizioni volte ad attivare

l’iniziativa degli organi del comune su questioni di interesse collettivo. Il sindaco è

tenuto a rispondere, con atto motivato, entro 60 giorni dalla presentazione dell’istanza

o della petizione.

2. 500 cittadini, iscritti nelle liste elettorali del comune, e le cui firme debbono

essere autenticate dal segretario generale o da suoi delegati, possono esercitare, nei

tempi e nei modi stabiliti dal regolamento, l’iniziativa degli atti di competenza del

consiglio comunale.”

 

Ad esso corrisponde l’art. 34 del regolamento degli istituti di partecipazione:

 

“Art. 34 (proposte – ambito di applicazione)

1.   L’iniziativa degli atti di competenza del consiglio comunale, prevista dall’articolo 12, comma 2, dello statuto, si esercita mediante presentazione di proposte di deliberazione o di mozioni.

2.  Ai fini del presente regolamento dicesi mozione una proposta concreta tendente a dare indicazioni circa i criteri da seguire nella trattazione di un affare di competenza del consiglio comunale.

3.   L’iniziativa di cui ai commi precedenti non può essere esercitata per presentare le proposte di deliberazione previste dall’articolo 43, comma 2, dello statuto, nonché quella in materia di istituzione e ordinamento dei tributi, di disciplina delle tariffe per la fruizione dei beni e dei servizi.

Si applica quanto dispone l’articolo 43, comma 3, dello statuto.

 

Con questa iniziativa non si esercita dunque il potere di proposta di un singolo consigliere comunale bensì quello dell’intero consiglio. Si tratta dunque di una funzione rafforzata, sempre più presente nel diritto amministrativo. Si considerino – ad esempio – i poteri rivendicati dalle Regioni, in sede di ordinamento federale, rispetto lo Stato centrale (es. ambiente, giudice di pace, ecc.) sia la figura delle città, o aree metropolitane previste sia dalla L. 142/90 che dal  Dlgs 267/2000. In entrambi i casi si tratta di trasferimento di poteri da un ambito maggiore ad uno minore.

La previsione di una funzione rafforzata è spiegabile con l’essere il potere di proposta di delibera di iniziativa popolare diretta emanazione della sovranità popolare dal cui consenso prendono legittimazione gli organismi elettivi cittadini.

Ci sembra dunque che per un potere di proposta così rafforzato valga il principio generale di diritto “quod lex non vetat, permittit”. Cioè non sono consentiti divieti o esclusioni diversi da quelli esplicitamente stabiliti dallo statuto e dal regolamento degli istituti di partecipazione.

 

5 = L’OGGETTO DI QUESTA DELIBERA DI INIZIATIVA POPOLARE NON È COMPRESO FRA LE MATERIE ESCLUSE

La proposta non può vertere su queste materie

Secondo lo statuto comunale

“ART. 43 (Iniziativa delle proposte di deliberazione)

….......................

2. Il bilancio comunale, il bilancio pluriennale, il conto consuntivo, i piani, i programmi sono proposti al consiglio dalla giunta comunale.

….................”

 

Il regolamento degli istituti di partecipazione, invadendo il campo dello statuto ed andando probabilmente oltre l’ambito  di sua competenza, limitato agli aspetti esecutivi ed operativi in funzione dello statuto,  aggiunge all’art. 43, testé riportato, ulteriori esclusioni

“Art. 34 (proposte – ambito di applicazione)

….......................

3. L’iniziativa di cui ai commi precedenti non può essere esercitata per presentare le proposte di deliberazione previste dall’articolo 43, comma 2, dello statuto, nonché quella in materia di istituzione e ordinamento dei tributi, di disciplina delle tariffe per la fruizione dei beni e dei servizi.

….............................“

 

Per quanto sopra argomentato al n. 4 il potere di proposta popolare rafforzato non può soffrire ulteriori limitazioni oltre quelle tassativamente stabilite dalle suddette norme.

Di conseguenza tutto ciò che è di competenza del consiglio comunale, non esplicitamente comprensibile nei suddetti divieti, può essere oggetto di proposta di deliberazione di iniziativa popolare e l’oggetto della presente proposta è entro il vasto novero di materie consentite.

 

TUTTO CIOPREMESSO IL CONSIGLIO COMUNALE COSIDELIBERA

Il consiglio comunale, ritenendo necessario decidere sulla attuazione del quesito referendario popolare consultivo tenutosi il 10/IX/2006 ed approvato a larga maggioranza così

DELIBERA

1) il consiglio comunale approverà entro novanta giorni dalla votazione favorevole di questa proposta di delibera l’atto deliberativo di realizzazione del quesito referendario assentito dagli elettori il 10/IX/2006

<supportLists]—>2)        la commissione consigliare competente concluderà i suoi lavori entro trenta giorni conteggiati a partire dal medesimo termine iniziale di cui al punto 1). Nel caso non provvedesse entro questo tempo il consiglio comunale procederà ugualmente fino alla votazione finale nei residui sessanta giorni.

6 Aprile 2010

IL TIMOR DI POPOLO E’ DI DESTRA … E DI SINISTRA

ovvero

per i politici la democrazia è un concetto variabile, non però per i cittadini

(Un breve riepilogo, tanto per rinfrescare la memoria)

Nell’ormai lontano 2005, una città dormigliona, assopita, spenta, soporifera, inerte, polentona, adattata, asseverata, bigotta, passiva,  amante del limbo,… insomma una città spugna di gomma, dove le farfalle nemmeno ce la fanno a sbattere le ali (figuriamoci se provocano i tornadi), avvenne un fatto che la scosse dal profondo: il Vicenza calcio in serie A? Il vescovo sorpreso con l’amante? Il sindaco che passa dall’altra parte? Il GdV che pubblica tutte le lettere dei lettori? Niente di tutto questo ma … un REFERENDUM.

Un REFERENDUM consultivo, l’unico ammesso nello statuto del comune, piccolino, nemmeno vincolante per la Casta vicentina, un referendino insomma, con il quale i vicentini volevano poter esprimere la loro opinione in merito alla richiesta di alcune modifiche dello statuto comunale e più precisamente introdurre in esso la possibilità di effettuare REFERENDUM ABROGATIVI e PROPOSITIVI.

Ma come il terremoto scuote la terra facendola vibrare tutta  tanto da provocare gli tsunami, così i vicentini accorgendosi che era loro concesso di interagire direttamente con il palazzo, vibrarono tutti. Tutti? Non proprio, il passivo disinteresse è ormai rassegnato nell’animo di molti vicentini, però una buona parte reagì come risvegliatosi da un lungo sonno. Di certo si svegliarono invece di soprassalto coloro che del potere ne ambiscono il mestiere: colti di sorpresa, indispettiti, increduli, meravigliati, timorosi, impauriti di destra e di sinistra, si racchiusero a riccio per difendersi dai guastafeste che, invece di limitarsi a leggerlo nello statuto, il referendum,  lo volevano applicare.

I destatisi dal torpore, al contrario dei paurosi, capirono subito l’opportunità dell’evento, lo strumento del REFERENDUM inserito gioco forza nello statuto del comune ma tenuto da sempre ben lontano dalla visibilità di tutti, costringeva i mercenari della politica, la Casta, a dare ascolto alla base, ai cittadini. Avvenne allora che come l’iceberg colpì il punto debole del Titanic aprendogli nel fianco con una grossa falla, così nell’impermeabile corazzata della Casta cittadina un gruppetto di cittadini ebbero istituzionale accesso e lavorarono, ostacolati dalla Casta, boicottati dai giornali, senza finanziamenti di sorta, ad allargare il più possibile questo accesso a tutti i cittadini.

E così, nel giorno del Signore 10 settembre 2006, si tenne per la prima volta a Vicenza, il REFERENDUM.

Stranamente i suoi effetti non vincolanti, non costringevano a prendere alcuna decisione alla Casta, unico suo obbligo (da statuto) era, ed è tutt’ora, quello di dibatterlo in C.C. entro un mese. Non si contano i tentativi, ufficiali e non, da parte dei risvegliatisi di sollecitare la Casta, con tutti i mezzi leciti e a norma di regolamenti, di avere una risposta in merito al risultato del REFERENDUM. Nonostante ciò e cosa ancor più strana, anche con una nuova amministrazione, la Casta ben si guardò di adempiere a quest’obbligo istituzionale.

Ma ormai la scossa fu data e altri avvenimenti ancor più sciagurati svegliarono altri vicentini dal torpore. Se una volta era sufficiente l’apparizione del Baggio nazionale in Corso per svegliare temporaneamente un manipolo di addormentati, ora non si contano i cortei, le manifestazioni, le associazioni, gli appuntamenti che puntualmente manifestano allegramente, insieme con le forze antisommossa, per richiedere a gran voce il diritto, negato, all’esercizio della democrazia.

Ultimo sollecito, in ordine di tempo, una delibera, una piccola delibera, una deliberina, tanto per ricordare alla Casta che ha un dovere statutario da rispettare e NON RISPETTARE LO STATUTO SIGNIFICA NON RISPETTARE I CITTADINI.