31 Maggio 2010

PENTECOSTE E/O BABELE

Il linguaggio é  ponte reale fra gli Uomini oppure é principio di incomprensione e di imbroglio.

Domenica scorsa 23/V  i cattolici hanno celebrato la Messa di Pentecoste. E’ il ricordo e la realtà attuale della discesa dello Spirito Santo sugli apostoli e discepoli barricati in una sala, timorosi per la loro vita dopo il tracollo della crocifissione di Gesù. Dicono gli Atti degli Apostoli che, per opera dello Spirito Santo,  cominciarono a parlare le lingue di numerosi popoli: Parti, Medi, popoli della Mesopotamia e della Cappadocia, ecc.

A fronte ci veniva posto il caso della torre di Babele dove, essendosi perso il senso della realtà  e del valore delle relazioni umane,  i costruttori pur parlando lingue conosciute,  cominciarono a non capirsi più: non riuscivano ad intendere il linguaggio degli altri che era diventato sconosciuto.

Il linguaggio, ed i concetti, i valori che tramite esso vengono comunicati, corrono il rischio continuo di antinomia: Pentecoste o Babele? Questo pericolo non rimane  tra le categoria astratte del pensiero ma si concretizza, come é d’altronde nei racconti della Bibbia.

Prendiamo la parola partecipazione . L’etimologia risale al latino “partem capere”  cioè prendere, acquisire la parte. Cioè abbiamo partecipazione quando siamo parte di qualcosa. Essere parte significa costituire un elemento essenziale talché senza di esso quel “qualcosa” é incompleto, non c’è più.

Cioè, venendo all’oggi, partecipazione civica esiste quando i cittadini sono parte del governo cittadino esercitando direttamente, sia pure in materie circoscritte, parte dei compiti deliberativi del consiglio e della giunta comunali che hanno eletto o contribuito a nominare.

Se i cittadini prendono parte, c’è chi questa parte la perde, la cede altrimenti i cittadini non possono prendersela.

E qui entrano in gioco Pentecoste e Babele perché la volontà di non far partecipare per non perdere un po’ delle loro prerogative, ricorre al linguaggio della confusione, cioé alla Babele.

Non é partecipazione ma solo attività espositiva il parlare agli amministratori vicentini, la presentazione di istanze e petizioni che si esauriscono con la risposta del sindaco di Vicenza, Non parliamo poi delle consultazioni, delle consulte che muoiono con la loro comunicazione a “lorsignori” vicentini, tant’è che intelligentemente nessun cittadini le usa.

La cultura pentecostale della chiarezza completa ci dice che non é partecipazione nemmeno il referendum consultivo perché  i  promotori (comitati, associazione, ecc.),  dopo essersi esauriti anche economicamente nel raccogliere le molte firme richieste dallo Statuto comunale e nel propagandare l’appuntamento referendario, nel deserto dei mezzi di comunicazione locale e dei partiti maggiori incollati alla finestra, devono fermarsi davanti alla porta di palazzo Trissino come l’agrimensore K. davanti alla porta di “Il Castello” di Kafka. Infatti la volontà dei cittadini, che sono i presentatori del referendum e gli elettori, non conta niente in quanto la decisione spetta al consiglio comunale.

Tutto ciò é successo, a Vicenza, con il referendum del 10/IX/2006 sul quale, a distanza di quasi quattro anni, il consiglio comunale non ha ancora deciso: un tempo forse maggiore di quello concesso al protagonista kafkiano. Anzi, nella seduta del 5/V  u.s.  La parte più numerosa della maggioranza in consiglio comunale di Vicenza ha respinto un ordine del giorno (consigliera Bottene, Vicenza libera) per l’affermazione almeno teorica dell’impegno di introdurre nell’ordinamento comunale di Vicenza i referendum abrogativo, propositivo, abrogativo.-propositivo ed ha approvato invece un altro ordine del giorno che rinvia ogni decisione sui referendum alla modifica dello Statuto comune: le famose calende greche.

La Babele, alias la “casta” vicentina, ci dice che petizioni, istanze, consultazioni, referendum consultivo, anche ignorato, sono partecipazione; l’ha scritto nei suoi programmi elettorali di volerla. In altri tremini non ci capiamo più, parliamo linguaggi incomprensibili l’un l’altro. Fare arrivare i vicentini fino ad un certo punto e poi chiudere in faccia la porta di palazzo Trissino (questo sono quelle forme dette di partecipazione), con la scusa che, sia pure nelle circoscritte materie di competenza, non tocca più a loro, significa impedire ad essi di prendersi la parte di capacità decisionale diretta spettante. Cioé negare la partecipazione (partem capere). Cioè il loro linguaggio, semprechè esprima rette intenzioni, é dissociato dai loro fatti: una Babele.

Invece sono Pentecoste i referendum comunali che decidono (abrogativo, propositivo, abrogativo-propositivo) perché attraverso di essi il cittadino riesce a varcare la porta di palazzo Trissino e ad esercitare il potere di governo su questioni della città, che lo riguardano direttamente. Nelle materie oggetto di referendum non è previsto che altri deliberino al suo posto.

Quindi questo prender parte é definitivo

E tutto ciò è chiaro, linguaggio comprensibile da chiunque, é positivo ma a Vicenza manca.

Inserendo nell’ordinamento comunale vicentino quei referendum la parola partecipazione, e le sue realizzazioni, uscirebbero dalla Babele degli attuali regolamenti e delle posizioni prevalenti nella maggioranza e diventano chiaro ed inequivocabile linguaggio, traducibile in fatti ed azioni trasparenti, sia pure fra diversi, come la Pentecoste.

Vicenza 29/V/2010

Fulvio Rebesani

13 Maggio 2010

PARTE LA RACCOLTA FIRME PER LA DELIBERA

Da martedì 11 maggio parte la raccolta firme per la delibera di inziativa popolare che chiede al C.C. di decidere sulle modifiche statutarie entro 90 gg..

Ne servono almeno 500 ma più ce ne sono è meglio!!

Raccoglieremo le firme assieme a Legambiente, con Vendola – Sinistra Ecologia Libertà – PSI, Movimento Cinque Stelle e il Presidio permanente No dal Molin, contestualmente alla raccolta firme per un’altra importantissima battaglia civica e fondamentale: il referendum sull’acqua pubblica.

Praticamente tutte le settimane nel centro della città ci saranno dei punti di raccolta negli ormai soliti e unici posti dove i cittadini possono esprimere la loro volontà, altrimenti relegata al solo momento elettorale.

Inoltre saremo presenti anche a FESTAMBIENTE e vedremo anche se qualcos’altro….. 

 Non perdiamo queste occasioni, vi aspettiamo.

Il consiglio comunale si esprime sul referendum del 10 settembre 2006

Suo dovere e obbligo era farlo entro un mese dopo il 10 settembre 2006, dopo un cambio di amministrazione avvenuto 2 anni fa, lo ha fatto, dietro la spinta della presentazione di una delibera di inziativa popolare,  giovedì 6 maggio 2010 concludendo così, almeno formalmente, un’ iter istituzionale.

E cos’ha deciso? Di nominare una commissione ( ma non esiste già la I commissione affari istituzionali? e se non lavora su questi argomenti allora che ci sta a fare?) prevedendo che entro la fine del mandato di questa amministrazione, verrà affrontato dal C.C. la modifica dello statuto. In pratica fra tre anni.