18 Giugno 2010

IL SOLE ARRIDE SULLA SPONDA DELLA FIOM

A Pomigliano se ne sta andando un pezzo della nostra modernità della quale è parte un certo modo di fare sindacato ed impresa, fatto di di conflitti e negoziazioni, di regole e norme, di garanzie bilaterali. Se ne vanno anche i fondamenti dello Stato liberale basato sulla Costituzione e sulla Legge, comunque.

E prevale un’altra concezione, senza regole se non una: il più forte comanda. Ma la assenza di quel quadro di certezze vicendevoli e condivise può esplodere nelle amni di chi l’ha pensata ed imposta. Non si può trasformare senza conseguenze  un fabbrica in una caserma dove si impongono ritmi disumani per otto ore sempre in piedi senza altro movimento che la leggera torsione del busto per prendere i pezzi da montare, a pena di sanzioni se sgarri. Il fisico umano reggerà fino ad un certo punto e prima o poi qualche operaio potrà porsi delle domande cercando comunque fatti di libertà e dignità. Allora probabilmente il padrone Marchionne sarà costretto a lasciare i suoi ricatti ed a negoziare realmente, pena il fallimento, il suo modello di fabbrica-reclusorio.

Che c’entrano con la produzione e la produttività questi punti che hanno giustamente pesato sul NO della Fiom e di non pochi lavoratori:

a]licenziamento degli operai che, a insindacabile giudizio della azienda, scioperano in violazione delle disposizioni di Marchionne chiamate impropriamente accordo

b] sanzioni anche al sindacato interno che organizzi questi scioperi

In questo modo si viola la Costituzione che garantisce lo sciopero come diritto individuale inviolabile (art. 40) ed il diritto alla libertà nella organizzazione sindacale (art. 39). alla pari ad esempio, delle libertà di pensiero e di sua manifestazione.

 

c] non pagamento della retribuzione in caso di malattia se l’assenteismo risulti superiore alla media: quale media? Chi la determina? Insindacabilmente l’azienda! Nell’assenteismo vengono compresi i permessi sindacali, le  assenze per maternità e per la cura del bambino,  i permessi per scrutatori e presidenti di seggio alle elezioni, ecc.

Si violano il contratto nazionale, lo Statuto dei Lavoratori, le leggi italiane e le disposizioni europee che garantiscono l’attività sindacale, la partecipazione allo svolgimento delle elezioni, che tutelano la maternità.

 

d] un referendum preteso dalla Fiat che non si fida dei quattro sindacati ad essa collaterali (Cisl. Uil, ed i due autonomi Fismic e Ugl). Marchionne vuol dimostrare di poter fare a meno dei sindacati anche di queste organizzazioni di corte, attraverso il ricorso al plebiscito sotto ricatto: se voti no chiudo la fabbrica e sei disoccupato. E’ come scegliere con la pistola puntata alla testa. Il codice civile dichiara annullabili i contratti e gli atti stipulati sotto la minaccia di violenza fisica o morale (art. 1427 cod. civ.) e rescindibili se concordati sotto la minaccia di pericolo di un grave danno a sé o ad altri- es. famigliari- (art. 1447 cod. civ.).

E’ l’intera nostra civiltà giuridica pregressa (questa norme sono di origine romanistica) e recente Costituzione, Statuto dei lavoratori, trattamento di maternità e malattia, che Marchionne e con lui Berlusconi  Tremonti e Sacconi attaccano.

Ma non si può nemmeno dire che ci sia stata una  trattativa perché non si sono scambiate delle utilità: i quattro sindacati di corte hanno accettato senza modifiche quello che lo zar della Fiat imponeva non ricevendo in cambio nulla, nemmeno qualche aumento salariale. Quanto al piano industriale di 700 mld di investimenti penso che abbiano visto forse la copertina.

 

Ma la questione non é delimitabile a Pomigliano. Questo attacco della Fiat ai diritti sindacali e di cittadinanza (si è cittadini anche in fabbrica!) é collegabile ai ripetuti assalti di Berlusconi e Tremonti alla Costituzione, specie all’art. 41 che condiziona l’attività economica all’utilità sociale ed alla salvaguardia della sicurezza, libertà, dignità umana e fissa il principio che essa vada indirizzata a fini sociali.

E’ l’antico disegno delle forze politiche ed economiche di destra, rinvenibile nel “Piano di rinascita” di Gelli,  di riprendersi la libertà non solo d’impresa ma in tutto: ecco la legge-bavaglio contro la libertà di stampa e contro la possibilità/dovere dei giudici di accertare le corruttele di “lor signori” di destra e di sinistra.

Diritti sindacali e civili, di cittadinanza: uno scontro frontale che é dentro il piano di Marchionne;  ne é la parte non scritta. Altrimenti non si capirebbe perchè abbia rifiutato la proposta della Fiom che prevedeva la realizzazione delle 270000 Panda all’anno solo applicando per esteso il contratto collettivo nazionale di lavoro dei metalmeccanici.

 

Un giorno, dopo che il gen. Massu e la sua Legione Straniera avevano domato nel sangue la prima rivolta algerina, improvvisamente la gente riempì nuovamente le piazze. Fu una guerra dura; un milione di algerini morirono ma alla fine i francesi se  dovettero andarsene.

Lavoriamo perchè, senza violenza ma con la politica ed il consenso popolare, riusciamo a liberarci dei nuovi dittatori: i tecnocrati e gli oligarchi.


Fulvio Rebesani

14 Giugno 2010

RICORDIAMO ENRICO BERLINGUER

Ventisei anni fa, il 11 giugno 1984, moriva Enrico Berlinguer. Nessuno lo ha ricordato se non singoli militanti. Nemmeno i membri del PD che lo conobbero personalmente e con lui lavorarono..

Questa dimenticanza dispiace molto perché il grande Enrico fu  l’ultimo leader politico italiano a  mettere nella politica i valori. Fu questo una dei terreni di scontro con Craxi che postulava il pragmatismo del giorno per giorno senza  un disegno della società futura italiana e, con l’appoggio di tanti cattolici riuniti nella D.C., affermava una politica senza ideali ma orientata soprattutto al  tornaconto personale, al benessere individuale.

Quel contrasto é quanto mai attuale.

L’austerità berlingueriana si contrappose al craxista “arricchitevi tutti”. Così egli la presentò in una celebre intervista a Repubblica nel 1981.

Noi sostenemmo che il consumismo individuale esasperato produce non solo dissipazione di ricchezza e storture produttive, ma anche insoddisfazione, smarrimento, infelicità e che, comunque, la situazione economica dei paesi industrializzati di fronte all’aggravamento del divario, al loro interno, tra zone sviluppate e zone arretrate, e di fronte al risveglio e all’avanzata dei popoli dei paesi excoloniali e della loro indipendenza non consentiva più di assicurare uno sviluppo economico e sociale conservando la "civiltà dei consumi", con tutti i guasti, anche morali, che sono intrinseci ad essa.
Fummo i soli a sottolineare la necessità di combattere gli sprechi, accrescere il risparmio, contenere i consumi privati superflui, rallentare la dinamica perversa della spesa pubblica, formare nuove risorse e nuove fonti di lavoro. Dicemmo che anche i lavoratori avrebbero dovuto contribuire per la loro parte a questo sforzo di raddrizzamento dell’economia, ma che l’insieme dei sacrifici doveva essere fatto applicando un principio di rigorosa equità e che avrebbe dovuto avere come obiettivo quello di dare l’avvio ad un diverso tipo di sviluppo e a diversi modi di vita (più parsimoniosi, ma anche più umani. Questo fu il nostro modo di porre il problema dell’austerità e della contemporanea lotta all’inflazione e alla recessione, cioè alla disoccupazione.
La proposta é attuale per qualunque forza di sinistra che voglia rappresentare una alternativa alle forze politiche (Lega e PdL)  che vogliono imporre sacrifici senza applicare “ un principio di rigorosa equità e che avrebbe dovuto avere come obiettivo quello di dare l’avvio ad un diverso tipo di sviluppo e a diversi modi di vita (più parsimoniosi, ma anche più umani.

Nell’ottica della austerità egli, parlando agli studenti, non promise il “sei politico” ma li invitò a studiare per essere promossi e per apprendere.

La seconda grande prospettiva berlingueriana che qui affrontiamo tralasciando le altre in specie il compromesso storico  é la “questione morale” quanto mai attuale oggi. Avversata a suo tempo dai craxisti, che cadevano sotto le indagini giudiziarie, ed oggi dai loro eredi ed epigoni “berluscones”, essa è stata archiviata anche dal PD!

L’Enrico ne parlò così nella intervista a Repubblica

La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d’essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. [...] Quel che deve interessare veramente è la sorte del paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude.

Ed anche sulla democrazia siamo arrivati ad una stazione che potrebbe non avere treni per il ritorno.

Oggi il maggior numero dei partiti, oltre ad aver occupato ogni spazio  possibile,  si trovano assieme alla politica in un cul de sac da cui non riescono ad uscire. La generalizzata corruzione ad interesse solamente di personale  arricchimento (nel 1992 rubavano anche per il partito) ha coinvolto non solo una parte notevole della classe dirigente  ma una fetta non piccola di cittadini coinvolti che ci si possa impunemente arricchire al di fuori e contro le regole civiche.

Porre a noi ed agli italiani la questione morale é l’unica via per uscire: stretta ma di esito positivo.

C’é qualche organizzazione politica o sociale disposta a raccogliere questa fiaccola prima che si spenga?

 

Fulvio Rebesani

8 Giugno 2010

PROSEGUE LA RACCOLTA FIRME PER LA DELIBERA DI INIZIATIVA POPOLARE

SE IL POPOLO È SOVRANO COME STABILISCE L’ART. 1 DELLA COSTITUZIONE, PERCHÉ GLI ELETTORI DI VICENZA NON POSSONO DECIDERE SU QUESTIONI CIVICHE CHE LI RIGUARDANO DIRETTAMENTE?

 Cittadino è chi fa una croce su una scheda ogni cinque anni?

Chiediamo all’amministrazione che sia dato seguito al referendum consultivo tenutosi a Vicenza il 10 settembre 2006 dove i vicentini hanno chiesto di introdurre nello statuto comunale i referendum abrogativo e propositivo. Lo chiediamo con questa proposta di delibera di iniziativa popolare. Si può firmare fino alla prima settimana di luglio.

 Appuntamenti per la raccolta firme:

mercoledì 9 giugno all’Equobar (dove si svolgerà una serata dedicata alla democrazia diretta con presentazione della delibera; a partire dalle ore 20.30)

 domenica 13 giugno presso la Corte del Deposito (viale Margherita) dove, nel corso dell’apertitivo serale (a partire dalle 19.30), verrà presentata la delibera tutti i giorni presso il comune (Palazzo Trissino) o le sedi delle ex circoscrizioni.

tutti i fine settimana nei banchetti per il referendum dell’acqua del movimento 5 stelle a Piazza Castello (tutta la giornata)

tutti i martedì in centro presso il banchetto per il referendum dell’acqua del Presidio (mattina) tutti i sabati al mercato ortofrutticolo di San Giuseppe (9-12);

a Festambiente (23- 27 giugno)

TI ASPETTIAMO!

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