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12 Aprile 2008

ELEZIONI COMUNALI 2008 - DEMOCRAZIA DIRETTA

Dalla lettura e dall’ascolto delle discussioni sviluppatesi durante la campagna elettorale relativa alle elezioni amministrative di Vicenza, mi sembra che nessuno, eccetto pochissimi candidati, abbia chiaro il concetto di democrazia diretta. In genere i vari candidati confondono una generica partecipazione o l’assemblearismo con la democrazia diretta.

Ed allora chiriamoci ancora una volta le idee.

La democrazia in atto é rappresentativa perché il popolo governa tramite rappresentanti da esso eletti: parlamentari, consiglieri, governo, sindaci, ecc.

Quella che il Comitato Più Democrazia e Partecipazione sta cercando di introdurre da oltre due anni é invece la democrazia diretta: cioé il popolo sovrano, su certe materie ben definite, decide direttamente senza alcuna intermediazione politico-istituzionale degli eletti. Si tratta di momenti circoscritti ma reali.

La democrazia diretta non é assemblearismo,che ha contorni e limiti sfumati e consiste, o nella dilatazione eccessiva degli spazi di competenza diretta popolare, oppure nello straripamento della fase dialettica che finisce per avere un effetto di blocco o di vanificazione dell’aspetto decisorio.

La democrazia diretta prevede spazi ben precisi e circoscritti di decisione restituiti al popolo, nel cui nome gli eletti operano, ed efficacia diretta delle scelte popolari senza necessità di alcuna validazione esterna da parte del sindaco o del consiglio comunale.

Nella nostra proposta prevediamo che la volontà popolare si esprima tramite voto che, per ragioni di efficacia e trasparenza, riteniamo debba assumere la forma del referendum abrogativo (cancella una delibera consiliare o di giunta) o propositivo (decide che cosa fare nelle materie consentite: es. realizzare un parco in una determinata area) oppure abrogativo-propositivo (es: abrogare una delibera consiliare o di gunta e sostituirla con un’altra approvata direttamente dai cittadini).

La partecipazione, con la quale quasi tutti confondono la democrazia diretta, non prevede che il popolo possa decidere direttamente ma solo esporre, esprimere giudizi e desideri, proporre lasciando interamente agli eletti se prendere in considerazione queste istanze, come ed in quale misura.

Confondere democrazia diretta con la partecipazione significa vanificarla nella genericità e privare i cittadini del diritto di governarsi da sé in talune materie ben definite.

Non mi stupisco che quasi tutti i candidati assumano un atteggiamento sostanzialmente vanificatore (non prudente, che é ben altra cosa) della democrazia diretta, perché essa comporta una sottrazione-restituzione di potere dagli eletti al popolo sovrano e perché costoro dovranno sentirsi controllati dalla base che, nel caso gli eletti assumessero decisioni sbagliate nell’interesse dei “soliti” pochi o di scarsa utilità collettiva, potranno sempre ricorrere ad un referendum, purché si tratti di materia ad esso sottoponibile.

Il ripetuto riferimento a materie ben precise e circoscritte nelle quali si può intervenire con lo strumento referendario, significa che la democrazia diretta lascia la parte prevalente dell’amministrazione alla democrazia rappresentativa anche per evitare che la democrazia diretta possa se eccessiva costituire impedimento alla buona amministrazione della cosa pubblica.

Fulvio Rebesani
Vice coordinatore
Comitato Più Democrazia e Partecipazione

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