AUDIZIONE ALLA I COMMISSIONE AFFARI ISTITUZIONALI | Home | UNA NUOVA DELIBERA DI INIZIATIVA POPOLARE PER RICORDARE AL CONSIGLIO COMUNALE LA SUA INADEMPIENZA

6 Aprile 2010

IL TIMOR DI POPOLO E’ DI DESTRA … E DI SINISTRA

ovvero

per i politici la democrazia è un concetto variabile, non però per i cittadini

(Un breve riepilogo, tanto per rinfrescare la memoria)

Nell’ormai lontano 2005, una città dormigliona, assopita, spenta, soporifera, inerte, polentona, adattata, asseverata, bigotta, passiva,  amante del limbo,… insomma una città spugna di gomma, dove le farfalle nemmeno ce la fanno a sbattere le ali (figuriamoci se provocano i tornadi), avvenne un fatto che la scosse dal profondo: il Vicenza calcio in serie A? Il vescovo sorpreso con l’amante? Il sindaco che passa dall’altra parte? Il GdV che pubblica tutte le lettere dei lettori? Niente di tutto questo ma … un REFERENDUM.

Un REFERENDUM consultivo, l’unico ammesso nello statuto del comune, piccolino, nemmeno vincolante per la Casta vicentina, un referendino insomma, con il quale i vicentini volevano poter esprimere la loro opinione in merito alla richiesta di alcune modifiche dello statuto comunale e più precisamente introdurre in esso la possibilità di effettuare REFERENDUM ABROGATIVI e PROPOSITIVI.

Ma come il terremoto scuote la terra facendola vibrare tutta  tanto da provocare gli tsunami, così i vicentini accorgendosi che era loro concesso di interagire direttamente con il palazzo, vibrarono tutti. Tutti? Non proprio, il passivo disinteresse è ormai rassegnato nell’animo di molti vicentini, però una buona parte reagì come risvegliatosi da un lungo sonno. Di certo si svegliarono invece di soprassalto coloro che del potere ne ambiscono il mestiere: colti di sorpresa, indispettiti, increduli, meravigliati, timorosi, impauriti di destra e di sinistra, si racchiusero a riccio per difendersi dai guastafeste che, invece di limitarsi a leggerlo nello statuto, il referendum,  lo volevano applicare.

I destatisi dal torpore, al contrario dei paurosi, capirono subito l’opportunità dell’evento, lo strumento del REFERENDUM inserito gioco forza nello statuto del comune ma tenuto da sempre ben lontano dalla visibilità di tutti, costringeva i mercenari della politica, la Casta, a dare ascolto alla base, ai cittadini. Avvenne allora che come l’iceberg colpì il punto debole del Titanic aprendogli nel fianco con una grossa falla, così nell’impermeabile corazzata della Casta cittadina un gruppetto di cittadini ebbero istituzionale accesso e lavorarono, ostacolati dalla Casta, boicottati dai giornali, senza finanziamenti di sorta, ad allargare il più possibile questo accesso a tutti i cittadini.

E così, nel giorno del Signore 10 settembre 2006, si tenne per la prima volta a Vicenza, il REFERENDUM.

Stranamente i suoi effetti non vincolanti, non costringevano a prendere alcuna decisione alla Casta, unico suo obbligo (da statuto) era, ed è tutt’ora, quello di dibatterlo in C.C. entro un mese. Non si contano i tentativi, ufficiali e non, da parte dei risvegliatisi di sollecitare la Casta, con tutti i mezzi leciti e a norma di regolamenti, di avere una risposta in merito al risultato del REFERENDUM. Nonostante ciò e cosa ancor più strana, anche con una nuova amministrazione, la Casta ben si guardò di adempiere a quest’obbligo istituzionale.

Ma ormai la scossa fu data e altri avvenimenti ancor più sciagurati svegliarono altri vicentini dal torpore. Se una volta era sufficiente l’apparizione del Baggio nazionale in Corso per svegliare temporaneamente un manipolo di addormentati, ora non si contano i cortei, le manifestazioni, le associazioni, gli appuntamenti che puntualmente manifestano allegramente, insieme con le forze antisommossa, per richiedere a gran voce il diritto, negato, all’esercizio della democrazia.

Ultimo sollecito, in ordine di tempo, una delibera, una piccola delibera, una deliberina, tanto per ricordare alla Casta che ha un dovere statutario da rispettare e NON RISPETTARE LO STATUTO SIGNIFICA NON RISPETTARE I CITTADINI.

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