INCONTRO SULLA DEMOCRAZIA DIRETTA A VICENZA (18/02/11). RISULTATI, DOCUMENTI, PRESENTAZIONE. | Home | Otto organizzazioni lanciano la “Settimana nazionale della democrazia diretta - giugno 2011

8 Marzo 2011

DEMOCRAZIA E PARTECIPAZIONE … E IL PENSIERO DEL MINISTRO COTA

di Fabio Zancan

In questi giorni stiamo ascoltando lo scricchiolio della nostra democrazia. Da una parte abbiamo i nostri rappresentanti che a fatica sostengono il Governo e dall’altra movimenti di cittadini che riempiono le piazze per la mancanza di disciplina ed onore di alcune istituzioni e per il mancato perseguimento del bene comune da parte dell’attuale maggioranza in parlamento.

Le elezioni non sono più in grado di garantire una sana evoluzione economica e culturale del paese ed in questo scenario i cittadini usano strumenti di democrazia diretta come i referendum per fermare le leggi considerate ingiuste. Con la raccolta di firme del Partito Democratico di fatto Bersani ha invocato uno strumento di democrazia diretta: la revoca del mandato. Questo strumento serve per "licenziare" un eletto, a fronte di una raccolta firme i cittadini sono chiamati ad esprimersi come in un referendum e la maggioranza dei votanti decide il futuro del proprio rappresentante. Questo strumento esiste in diversi paesi del mondo a vari livelli di governo, ma non ancora in Italia.

In Italia fra tre mesi voteremo un referendum con quattro schede: due contro la privatizzazione della gestione dell’acqua, una contro l’energia nucleare ed un’altra per rimuovere il legittimo impedimento. Il referendum potrebbe svolgersi in contemporanea alle prossime elezioni in maggio che interessano molti comuni, invece il Governo mira al 12 giugno perché, secondo il Governatore Roberto Cota, si deve “garantire la possibilità all’elettore di non andare a votare”. Cioè? Meglio spendere 350 milioni di euro in più per avere la possibilità di non raggiungere il quorum e quindi invalidare il referendum.

Il quorum nei referendum abrogativi fu introdotto nella Costituzione a garanzia della partecipazione ma da più di dieci anni si è trasformato in uno strumento per incentivare l’astensionismo ed il disinteresse delle persone alla cosa pubblica. C’è un disegno di legge per abolire il quorum raddoppiando però le firme che da 500mila passerebbero ad 1milione, aggravando la già impegnativa raccolta, ma almeno così si assicurerebbe un risultato, un Sì o un No, e tutti sarebbero motivati a votare. Infatti nei paesi dove non c’è quorum la partecipazione ai referendum è molto più alta rispetto alle nostre affluenze.

Anche il Consiglio Comunale di Vicenza introdurrà i referendum con l’adozione del nuovo Statuto ancora allo studio, ma i più informati dicono che verranno introdotti sia con un alto numero di firme (oltre 3mila) sia con un significativo quorum (dal 30 al 50%) che, dati pregressi alla mano, inevitabilmente innescherà meccanismi astensionistici perché con il quorum chi vorrebbe votare No preferisce astenersi per invalidare il referendum. Anche da noi quindi si preferisce il rischio di sprecare circa 100mila euro, i soldi stimati per votare un referendum che potrà essere invalidato dal quorum, anziché investirli in uno strumento efficace che promuova la partecipazione di tutti. Probabilmente anche nella nostra città c’è chi vuole garantire l’astensionismo.

 INTERVISTA ALMINISTRO COTA SUI REFERNDUM E IL QUORUM

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