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27 Maggio 2016

A VICENZA TAV E SINDACO QUANDO LA DEMOCRAZIA E’ UN PEZZO DI CARTA

Da quando si è iniziato a parlare di TAV a Vicenza tante sono state le soluzioni proposte, tracciato per la bassa vicentina che esclude la città, opere megagalattiche di quadruplicamento di binari con nuova stazione, tunnel sotto i Berici, espropri a gogo, viabilità cittadina stravolta e cantieri infiniti, niente nuova stazione e quadruplicamento dei binari, nuova tecnologia che permette una corsa in più senza opere strutturali. IL Tutto senza mai ascoltare i cittadini, tranne qualche sporadica assemblea con numeri irrilevanti di partecipanti, che nel frattempo preoccupatissimi si sono organizzati in associazioni.

E sì che, se volesse, il sindaco Variati, di strumenti istituzionali per ascoltare tutti i cittadini, ne avrebbe ben due, il nuovo Statuto della città prevede infatti il referendum consultivo e il sondaggio. Per quanto riguarda il primo, si guarda bene anche solo dal pronunciarlo, mentre per il sondaggio ha già fatto sapere che ha intenzione di organizzarlo sì, ma, attenzione attenzione, lo farà non su tutti i cittadini ma su un numero ‘ristretto e selezionato’.

Di fronte a tanta concessione democratica non si sa bene se mettersi a ridere o piangere; bisogna riconoscere però che il poverino è sottoposto a chissà quali pressioni che gli facciano trovare la necessaria giustificazione per far approvare opere inutili. Che si tratta di opere inutili è evidenziato da una serie di motivazioni: perché non se ne sente il bisogno, perché non ci sono i soldi, perché l’alta velocità non è raggiungibile nel tratto Brescia, Verona, Vicenza, Padova, Mestre, Venezia, perché l’evoluzione della tecnologia consentirebbe di aumentare le corse senza opere, e da ultimo, ma non meno importante, perché i cittadini non la vogliono.

Poco importa se Vicenza ha un nuovo Statuto costato anni di lotta democratica e che prevede, il primo in Italia, i referendum senza quorum e che consente al sindaco di indire lui stesso un referendum che metterebbe significativamente il parere dei cittadini nero su bianco per consentire all’amministrazione di prendere la giusta decisione. Ma per salvare le apparenze meglio allora un sondaggio, con soldi dei cittadini, pilotato, senza l’opzione zero ma con la X già scritta sulla proposta che più piace al sindaco (leggasi poteri forti), d’altronde in passato il Variati ha già dato prova di acume democratico affossando il referendum sulla nuova base militare americana (imponendo il quorum su un referendum consultivo, o ancora organizzando una messinscena di urbanistica partecipata per far accettare ai cittadini una lottizzazione già decisa a priori).

Eh già, quando la democrazia è un pezzo di carta.

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