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18 Novembre 2005

Non si cambiano le regole a gioco iniziato!

Lettera aperta alla città:
Non si cambiano le regole a gioco iniziato.
La giunta vuole modificare il regolamento del referendum comunale, ora che il percorso del Referendum Più Democrazia è arrivato alla fase della raccolta firme. E non è un cambiamento casuale o migliorativo, ma la modifica di una sola frase, che apparentemente innocua e quasi di buon senso, in realtà vuole distruggere lo strumento del referendum.
Abbiamo scritto ai nostri amministratori chiedendo un incontro. Non abbiamo ottenuto nessuna risposta.
Ecco il testo di quanto abbiamo mandato:

Al sindaco

agli assessori

ai consiglieri comunali

comune di Vicenza

Oggetto: delibera per la modifica del regolamento degli istituti di partecipazione

Abbiamo appreso dalla stampa di un provvedimento adottato dalla giunta che, modificando l´art. 4 del regolamento degli istituti di partecipazione, dilaterebbe fino alla data della indizione, il potere del consiglio comunale di deliberare nelle materie oggetto di referendum comunale.

Le argomentazioni riportate ci sembrano o eccessive (150.000 EUR di spesa per al massimo 80 sezioni elettorali, componibili anche con soli tre membri) o non condivisibili (rischio per l´esercizio del potere di governo cittadino).

Come abbiamo scritto ed argomentato non ci muove l´idea che il referendum possa costituire una sorta di canale alternativo o contrapposto a quello della rappresentanza politica della quale siete investiti.

Ci spinge invece la coscienza, asseverata dalla scelta referendaria di altri comuni d´Europa e d´Italia tra i quali alcuni della nostra provincia, che oggi la crescita di sensibilità democratica diffusa non possa più essere appagata dal solo esercizio del diritto di voto quinquennale, che resta peraltro il fondamento del nostra sistema politico.

Cioè, come pensiamo abbiate avvertito, molti cittadini sono animati da un legittimo desiderio di autogoverno nel piccolo che solo in parte si organizza in comitati o simili forme spontanee.

E´ questa una evoluzione naturale e positiva della democrazia.

Sia la Costituzione che gli statuti regionali come il sistema normativo degli enti locali e quindi gli statuti ed i regolamenti comunali, prevedono numerose forme di partecipazione ed autogoverno diretto il cui culmine è costituito, a nostro avviso, dallo strumento del referendum. Gli studi costituzionali in materia pongono in rilievo che la rappresentanza politica non è una delega di sovranità da parte del popolo e che essa non ne esaurisce tutte le modalità di esercizio. Ci sembra dunque cosa saggia prevedere accanto all´esercizio indiretto della sovranità popolare (rappresentanza politica), che occupa gran parte degli spazi di governo della città, anche forme di esercizio diretto, ancorché contenute nelle materie e nelle modalità pratiche come da noi proposto.

Questi principi e queste idee, che ci auguriamo siano da Voi tutti condivisi, hanno necessità di tradursi in atti e fatti concreti che ne rendano possibile la praticabilità da parte dei cittadini.

Ecco dunque il nostro quesito referendario che potremmo definire una proposta organizzativa perché, ove divenisse cogente, non produrrebbe effetti diretti sulla gestione del comune. Tali effetti potrebbero avvenire se e quando futuri, eventuali comitati di cittadini avessero le risorse economiche ed umane, il giudizio positivo del comitato degli esperti comunale sulla loro proposta, la costanza di mesi di lavoro, il successo nella raccolta di moltissime forme, il consenso popolare nella votazione sul quesito referendario.

E già.

Organizzare un referendum comunale non è da tutti e non è affatto facile, tanto è vero che finora nessuno a Vicenza si é cimentato con esso. Difficoltà, costi, problemi si riproporranno anche nel caso la nostra proposta divenisse parte dello statuto comunale.

La delibera di giunta rende, non in linea di diritto ma nei fatti, nella prassi, nel sentire comune, pressoché impossibile il ricorso al referendum. Infatti chi mai affronterà tutti i gravosi oneri richiesti se, anche dopo la faticosa raccolta di numerosissime firme, il consiglio comunale potrà intervenire annullando anche totalmente tanta fatica? Inoltre, la possibilità di deliberare a ridosso della consultazione referendaria e comunque dopo il deposito delle firme, contraddice lo spirito e le finalità dell´intervento preventivo del consiglio comunale che, nei termini disposti dalla giunta, tende non tanto a superare il quesito referendario in sé e per sé, quanto invece a intervenire a posteriori dopo che non si sia verificato il fallimento (atteso) dei promotori nella raccolta delle firme.

Il provvedimento ad oggetto comporterà un inutile dispendio di risorse per:

·distrazione di lavoro e personale del comune per la certificazione delle sottoscrizioni

·predisposizione a carico dell´ente dei moduli per la raccolta delle firme

·attività del personale di segreteria e di altri uffici per la verifica della congruità delle adesioni scritte, la residenza nelle varie circoscrizioni, il diritto di elettorato.

Queste attività si espleteranno comunque, anche se dopo la loro esecuzione una delibera consigliare annullerà il tutto. Perché arrivare a questo scempio di energie lavorative e di risorse pubbliche?

Infine, gentili nostri rappresentanti, non Vi neghiamo di avvertire l´amaro sapore dell´ostilità in un provvedimento che viene preso non per favorire la possibilità di espressione della sovranità popolare ma per rimediare al ritardo di chi doveva attivare il consiglio comunale e per modificare a posteriori e sostanzialmente le regole sulla cui base avevamo avviato e condotto ad uno stadio avanzato la nostra iniziativa referendaria. A causa della delibera di giunta e, ove approvata, del consiglio comunale saremo costretti a lavorare nei prossimi mesi, nei quali l´impegno sarà più duro, avendo sulla testa del comitato la spada di Damocle del Vostro intervento di annullamento fino al giorno antecedente l´indizione.

E non comprendiamo il perché del provvedimento di giunta in quanto il consiglio comunale ha comunque l´ultima parola dovendo la nostra proposta, una volta proclamato l´esito della votazione, venire da esso votata (approvata, bocciata, modificata). A meno che non si voglia prevenire la possibilità che il popolo sovrano si pronunci direttamente.

Ci sembra poi scarsamente rispettoso dei cittadini che si impegnano non nel proprio interesse ma a prescindere dal giudizio sull´iniziativa per la città, l´aver deciso senza alcun confronto con il comitato promotore come invece ci sembrerebbe giusto secondo le regole non scritte della democrazia partecipata; confronto non stabilito dalla legge ma non per questo eticamente meno necessario.

Chiediamo dunque alla giunta comunale di Vicenza di riconsiderare la sua decisione ed al sindaco, alla giunta medesima ed ai singoli capigruppo consigliari di ricevere una delegazione del comitato (3/4 persone) al fine di un confronto nel merito.

Il tutto prima che il consiglio comunale sia chiamato a decidere.

In attesa della convocazione inviamo distinti saluti.

Vicenza 3 Novembre 2005

Il coordinatore del comitato e presentatore ufficiale

della proposta referendaria “PIU´ DEMOCRAZIA

Questo l’articolo apparso sul Giornale di Vicenza del 27 Ottobre 2005

LA GIUNTA CAMBIA IL REGOLAMENTO
Norma anti-referendum
La giunta va al contrattacco del referendum popolare e propone una modifica
al regolamento degli istituti di partecipazione approvato nel 1993. Il
vecchio testo prevede che il consiglio comunale possa intervenire con un
proprio provvedimento deliberando sulla materia proposta dal referendum
comunale entro 45 giorni dalla comunicazione del giudizio di ammissibilità
del quesito. «Questa Amministrazione – si legge nella delibera di Giunta
approvata ieri – ritiene che il termine fissato dal regolamento per
l’interruzione della procedura referendaria sia eccessivamente breve», considerati i tempi per arrivare al dibattito in aula di una proposta di delibera. «Risponde, inoltre, al principio di buona amministrazione ogni iniziativa finalizzata a contenere la spesa pubblica: è stato, infatti, preventivato in circa 150 mila euro il costo per il Comune» per una consultazione. La modifica proposta all’approvazione del consiglio comunale fissa il nuovo termine «prima della data di indizione del referendum».

Commento all’articolo:
L’idea che il costo di un referendum sia eccessivo è ridicolo per una giunta che paga numerose “consulenze” e “portavoce” del sindaco con un costo ciascuno più alto di un intero referendum. E poi costa di più un referendum o rimediare a scelte che magari la città non gradisce? Se la democrazia costa quando si fa un referendum per far decidere i cittadini, allora costa anche quando si pagano 14 assessori, 40 consiglieri, consulenze a go-go e portavoce. Cominciamo a risparmiare su questi ultimi invece che sul quasi unico strumento a disposizione dei cittadini.

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