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18 Ottobre 2007

16 Gennaio 2007 - ATTO DI DIFFIDA

ATTO DI DIFFIDA
AL DOTT. ENRICO HULLWECK
SINDACO DI VICENZA

La sottoscritta Annamaria Macripò, quale coordinatrice del COMITATO PIU’ DEMOCRAZIA del comune di Vicenza come da atto costitutivo e Statuto già a mani del comune di Vicenza Le notifica la seguente

DIFFIDA

L’evento
Il dieci settembre 2006 gli elettori del comune di Vicenza venivano chiamati a votare nel referendum PIU’ DEMOCRAZIA RELATIVO ALLA INTRODUZIONE NELLO STATUTO COMUNALE DEL REFERENDUM ABROGATIVO, PROPOSITIVO, ABROGATIVO PROPOSITIVO CON EFFICACIA VINCOLANTE PER LA Amministrazione comunale, sindaco compreso.

Proclamazione pubblica dei risultati del referendum
Il regolamento degli istituti di partecipazione all’art. 22 stabilisce
“Art. 22 (proclamazione dell’esito del referendum ed adempimenti conseguenti)
“1.Il sindaco dà pubblica comunicazione del risultato del referendum.
“2. Si applica quanto dispone l’articolo 11 dello statuto.“

L’incombente di cui al primo comma non è una semplice informazione ai cittadini da parte del sindaco ma l’esercizio delle sue funzioni costituite in via esclusiva dall’articolo 58 dello statuto comunale
“Art.58 (funzioni del Sindaco)
“1. Il Sindaco svolge le sue funzioni quale capo dell’amministrazione comunale, quale ufficiale del “Governo, quale autorità locale nelle materie previste da specifiche disposizioni di legge.
…………………………………………..”

Perciò la comunicazione pubblica dovuta è un atto amministrativo che il primo cittadino deve compiere appunto in ossequio alla predetta norma.
Le ragioni della disposizione del primo comma dell’art. 22 del regolamento sono evidenti perché esse individuano nel sindaco, in quanto rappresentante del comune, l’autorità preposta a validare ed asseverare gli esiti del voto attraverso la loro pubblicazione ufficiale, cioè attraverso un atto amministrativo.
La mancanza di tale adempimento obbligatorio produce tre risultati principali negativi:
1) l’esito del referendum resta solamente opinabile ma oggettivamente non conosciuto. Le notizie dei mezzi di informazione non tenuti a dire il vero e non investiti di pubbliche funzioni non possono certamente surrogare un atto pubblico.
In quale paese democratico e governato seriamente, i risultati di una votazione sono affidati alle sole informazioni dei mezzi di comunicazione?
2) è inibita la possibilità di contestare giudizialmente l’esito del voto (brogli o meno) perché la giustizia amministrativa è giurisdizione sugli atti, inagibile in mancanza appunto dell’atto eventualmente da impugnare: la comunicazione pubblica del risultato del referendum da parte del sindaco.
3) il consiglio comunale non è in condizione di discutere e decidere sugli esiti del referendum perché gli manca il necessario supporto della proclamazione ufficiale del risultato.

Perciò la mancata comunicazione pubblica concretizza una omissione ai doveri del Suo ufficio con danno per i cittadini e per il consiglio comunale che, sul referendum del 10 settembre 2006, non può esercitare le sua prerogative. In altri termini la Sua omissione impedisce il funzionamento di un organo istituzionale del comune.
Poiché l’art. 11 dello statuto comunale prevede che
“Art.11 (effetti del referendum)
“1. Il Sindaco, entro un mese dalla proclamazione del risultato del referendum, iscrive all’ordine del “giorno del consiglio comunale il dibattito relativo.”
e poiché Lei ha già iscritto il risultato del referendum al n° 187 dell’ordine del giorno del consiglio comunale, sia pure nella forma illegittima della “comunicazione”, è da ritenere che tale iscrizione sia illegittima, o comunque inefficace, perché manca a monte l’oggetto, cioè il risultato ufficiale certo del referendum quale non può risultare che dalla Sua pubblica comunicazione, cioè validazione pubblica.

Il dibattito in consiglio comunale
Abbiamo appena letto il testo dell’art. 11 dello statuto comunale. L’iscrizione del dibattito in consiglio comunale è un dovere dell’ufficio del sindaco di Vicenza, cioè Suo, anche a sensi del sopra riportato art. 59 primo comma dello statuto. Lei non può fare cosa diversa da quanto stabilito dalla norma, pena la sua violazione.
Invece proprio così è successo. Infatti all’oggetto 187 del consiglio comunale Lei ha fatto riportare:
“OGGETTO 187- AMMINISTRAZIONE - Comunicazione del risultato del referendum comunale “consultivo di iniziativa popolare svoltosi domenica 10 settembre 2006 (art.11 dello statuto del Comune).”

Quindi Lei ha scritto illegittimamente le Sue comunicazioni e non il dibattito consiliare.
La differenza non è solo nominalistica perché, a sensi del comma uno dell’articolo 9 del regolamento del consiglio comunale, la comunicazione del sindaco ha una regolazione assai limitante ed incorsettata.
“Art. 9 (articolazione e modifica dell’ordine del giorno)
“1.La seduta del consiglio si articola nel modo seguente: dapprima viene data risposta alle domande di “attualità, alle interrogazioni e alle interpellanze, per la durata stabilita dall’art. 61; in seguito il presidente “del consiglio o il sindaco possono dare comunicazioni sulle quali può aprirsi un dibattito su richiesta di un “consigliere approvata, senza discussione, dal consiglio; si esaminano quindi le proposte di deliberazione, “le mozioni, le richieste di dibattito e gli altri oggetti, con le priorità indicate nell’avviso di convocazione.
.”……………………………………………………………”

Cioè nel caso di comunicazione del sindaco il dibattito non è un fatto necessario e sempre presente ma solo eventuale, subordinato alla volontà della maggioranza. Poiché in consiglio comunale la maggioranza del sindaco è contraria al referendum, non è arduo prevedere che la richiesta di dibattito sulle sue comunicazioni relativamente all’esito del referendum sarebbe bocciata: la maggioranza ha venticinque voti, compreso il sindaco, l’opposizione sedici.
Il dibattito consiliare è importante non solo perché costituisce un momento di confronto pubblico e democratico nel quale le posizioni dei vari gruppi vengono allo scoperto ma anche perché a sensi dell’art. 32 del regolamento del consiglio comunale nel corso del dibattito possono essere presentati ordini del giorno sui quali il consiglio comunale si pronuncia con il voto

“Art. 32 (presentazione di ordini del giorno)
“Ciascun componente il consiglio comunale può presentare durante la discussione ordini del giorno “correlati all’oggetto in trattazione, e non richiedenti la procedura di iscrizione all’ordine del giorno dei “lavori consiliari, depositando il testo scritto sul banco del presidente del consiglio.
“……………………………………………………..”
Un ordine del giorno favorevole alla modifica dello statuto comunale nel senso voluto dai cittadini con il voto referendario, anche se non ha efficacia giuridica diretta, è pur sempre la espressione del consiglio ed ha un forte impatto a valore politico e sociale.

Il fatto che Lei abbia iscritto all’ordine del giorno non il dibattito ma le Sue comunicazioni ci fa supporre che che non ci sia la volontà di far esprimere il Consiglio Comunale sull’argomento in oggetto (referendum)

Su tutto ciò siamo già intervenuti con la nostra lettera a Lei diretta depositata presso la casa comunale il 23/X/2006 e da Lei non riscontrata pur essendo decorsi i trenta giorni fissati come limite massimo entro il quale Lei avrebbe dovuto risponderci a sensi dell’articolo 328 cod. pen.

La legge elettorale in materia referendaria
Come non di rado succede nell’ordinamento italiano, le sanzioni penali in materia referendaria vengono disposte con un procedimento a cascata per cui, attraverso successivi rinvii e richiami, si perviene alla disposizione regolatrice.
La materia delle sanzioni penali per chi omette la proclamazione dei risultati elettorali è normata dal DPR 30 marzo 1957 n° 361 – testo unico delle leggi elettorali – norme per l’elezione della Camera dei Deputati.

Ad essa si richiamano sia il DPR 16 maggio 1960 n° 570 (Testo unico delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle amministrazioni comunali) all’art. 102 come, soprattutto, la L. 25 maggio 1970 n° 147 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa del popolo) agli artt. 50 e 51, commi 1 e 2, per le quali il Legislatore ha scelto di non inserire una disposizione sulla rilevanza penale di chi omette la proclamazione del risultato e sulle relative sanzioni ma testualmente di rinviare l’insieme delle tutele penali al DPR 361/1957.Il referendum comunale, consultivo o meno, è a tutti gli effetti una manifestazioni di volontà del popolo sovrano attraverso il voto garantito dalla pubblica autorità, come i referendum costituzionali e come ogni tipo di elezione.
Quindi anche per esso devono esserci norme penali specifiche a punire chi “…. essendovi obbligato per legge, non compie, nei modi e nei termini prescritti, le operazioni necessarie per la preparazione tecnica delle elezioni, per il normale svolgimento degli scrutini e per le proclamazioni, o, in mancanza di prescrizione di termini, ritarda ingiustificatamente le operazioni stesse…”
Spetta al Parlamento legiferare in materia penale e quindi il consiglio comunale di Vicenza non poteva certo disciplinare tale importante aspetto del referendum locale né con lo Statuto né con il regolamento degli istituti di partecipazione. Per evitare che tale consultazione locale sia priva di specifica tutela è necessario rivolgerci alla normativa più vicina e analoga, cioè la L. 352/1970 che disciplina l’esercizio del referendum, ancorché di carattere nazionale.

Di conseguenza, in base alle disposizioni degli artt. 50 e 51, primo e secondo comma, della L. 147/1970 in materia di referendum nazionale che per gli aspetti penali rinviano alle leggi per la elezione della Camera dei Deputati, riteniamo che anche al referendum comunale sia applicabile la norma penale di cui alla L. 361/1957 art. 94.
Perciò l’omessa proclamazione del risultato del referendum comunale del 10/IX/2006 rientra tra le fattispecie previste e punite dalla L. 147/1970 attraverso il rinvio al DPR 361/1957.

IN RAGIONE DI TUTTO CIO’
La diffidiamo:
1) dal non rispondere alla nostra 23/X/2006 entro dieci giorni dalla notifica della presente
2) dal permanere nel Suo comportamento omissivo in ordine alla pubblica comunicazione del risultato del referendum comunale del 10/X/2006
3) dal non modificare la natura e tipologia dell’atto che Lei intende compiere in adempimento dell’art. 11 dello statuto comunale sostituendo la frase “comunicazione del risultato del referendum comunale” con “dibattito del consiglio comunale sull’esito del referendum comunale”.
La presente diffida ha lo scopo di conseguire gli esiti or ora esposti ed anche di metterLa in mora al fine di costituire l’elemento psicologico, intenzionale, del reato nel caso il giudice penale ne ritenesse la sussistenza.

Attenderemo un mese dalla notifica della presente diffida dopodiché, in mancanza dei fatti concludenti richiesti, ci rivolgeremo alla autorità giudiziaria chiedendone l’intervento nei Suoi confronti.

Vicenza……………

p/Il COMITATO PIU’ DEMOCRAZIA

Annamaria Macripò

RELATA DI NOTIFICA
Ad istanza del ricorrente io sottoscritto aiutante Ufficiale Giudiziario addetto all’Ufficio notifiche del Tribunale di Vicenza ho oggi notificato copia conforme all’originale della presente diffida al dott. Enrico Hullweck quale sindaco di Vicenza presso la casa comunale in corso Palladio n. 98 pal. Trissino ivi consegnandolo a mani di

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