25 Gennaio 2007 - Risposta del Sindaco alla diffida del Comitato | Home | 12 Febbraio 2007 - Appello dei cittadini di Mantova al Presidente della Repubblica per dire NO alla nuova base di Vicenza

18 Ottobre 2007

12 febbraio 2005 - Ma la Vicenza del futuro è ricca e senza militari Usa

La contro-proposta.
Convegno del Comitato del No Presentati i piani di un uso civile di Ederle e aeroporto (dal Giornale di Vicenza del 12.2.2007)

Comitati dei cittadini sognano un parco scientifico con università e produzione di energia pulita; per la docente di diritto Costituzionale la base vìola l´art. 11 della carta fondamentale della Repubblica; per il sacerdote pacifista bisogna rispondere prima ai diritti dei popoli. Tre motivi diversi ieri in un auditorium Canneti pieno dove si parlava di “Quale futuro per Vicenza”, ma un solo no al Dal Molin militarizzato. E la promessa di una resistenza ad oltranza.
All´incontro organizzato assieme alla Cgil ci sono don Albino Bizzotto dei Beati i costruttori di pace, la professoressa Lorenza Carlassare dell´università di Padova e i due autori del progetto alternativo per Dal Molin ed Ederle senza più militari Usa, gli ingegneri Gianni Slaviero ed Eugenio Vivian. In platea il deputato Ds Lalla Trupia, il vice presidente del consiglio regionale Achille Variati e il segretario Cgil Oscar Mancini. Giancarlo Albera, portavoce dei comitati del No, ricorda amaro che «qui abbiamo fatto altri incontri, ma le speranze erano maggiori…».
Risolleva gli animi Annamaria Macripò, di Più Democrazia che racconta la lotta del villaggio giapponese di Iwakuni «che come Vicenza non vuole l´ampliamento della vicina base aerea Usa, ha fatto un referendum e ha un sindaco che sta dalla parte dei cittadini». Applauso scrosciante.
Don Bizzotto sorride: «Oramai qui mi sento a casa… Voglio parlare di etica, e il vostro impegno è già etico. La domanda principale che ci dobbiamo fare è: cosa si aspettano da noi i popoli e il pianeta. Rispondere a questo è la soluzione anche della base Usa. Non è più il 1956, il mondo è cambiato. I politici non se ne accorgono, così da un po´ di tempo considerano i cittadini come nemici, per questo nascono i comitati».
«Sono stupita – spiega la professoressa Carlassare -, perché l´art. 11 della Costituzione, quello che dice “L´Italia ripudia la guerra (…) anche come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…» è un impegno per gli organi dello Stato. È una norma vincolante, non si può nemmeno sottoporre a revisione. Così se dicono che “c´era un trattato da rispettare”, io dico che non vale se quell´accordo vìola l´art. 11. Un ricorso per anticostituzionalità? Difficile, ma discutiamone».
Poi il progetto dei comitati del no, chiamato “Un impegno per tre generazioni”, firmato da Slaviero e Vivian. Che hanno calcolato costi e benefici in tre casi diversi: Ederle e Dal Molin militari, solo aeroporto civile ed Ederle e Dal Molin civili. Vivian cita numeri e tabelle, ricavate da quelle fornite dal consolato americano: nel 2017, dicono, con la base operativa Vicenza perderà soldi. Perché non ci saranno più affitti, nessuno ha detto quanti posti di lavoro in più avremo, i consumi di energia, gas e acqua aumenteranno. L´energia elettrica da 60 a 90 milioni di kwh, il gas da 7 milioni di metri cubi a 23, l´acqua da 3 milioni di metri cubi a 6,5. I dipendenti? «Oggi alla Ederle sono 1200 con l´indotto, con un centro di ricerca fra 10 anni si può arrivare a 4 mila». L´idea dei due ingegneri invece per una Vicenza smilitarizzata prevede più “moduli”: corsi universitari per circa 3000 studenti; parco scienitifico-tecnologico con servizi alle aziende; produzione di energia solare e relative professionalità; un centro giovani; una parziale riconversione immobiliare della Ederle («600 mila metri cubi su 1 milione totale ceduti ai privati»); nuova caserma dei vigili del fuoco e un centro culturale. «Ne avrebbero benefici i quartieri di San Pio X e l´area est, aumenteranno le entrate per ici e irpef di oltre 1,2 milioni di euro l´anno e 7 milioni per oneri di urbanizzazione». I fondi? Dall´Europa, dallo Stato e dagli enti locali».
Poi gli interventi del pubblico, Lalla Trupia è la prima: «Se non ci danno il referendum, ce lo prendiamo. Anche per dire no al mio governo e al sindaco. E a Prodi chiedo di venire qui a vedere cosa succede». La battuta migliore? Vivian: «Facciamoci noi la nostra città, ma quella dell´Unesco.

Inserisci la tua opinione