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18 Ottobre 2007

12 Febbraio 2007 - Appello dei cittadini di Mantova al Presidente della Repubblica per dire NO alla nuova base di Vicenza

On. Presidente
Giorgio Napolitano
Palazzo del Quirinale
00187 ROMA
presidenza.repubblica@quirinale.it
Caro Presidente,
siamo cittadini della provincia di Mantova e limitrofe che, condividendo le motivazioni della protesta degli abitanti di Vicenza e dintorni, relativa al raddoppio della Base Militare Americana (Dal Molin), desidera esporLe le ragioni a sostegno sia della loro opposizione (pacifica e nonviolenta) che della nostra solidarietà, appellandoci al Suo ruolo di garante delle Istituzioni e soprattutto del rispetto della Costituzione.
Alcuni passaggi del Suo discorso di fine anno agli italiani (che ci permettiamo di citare) ci inducono a sperare di trovare ascolto in chi condivide la stessa nostra passione civile per l’interesse generale del Paese ed al contempo, ci incoraggiano ad esprimerLe la nostra indignazione nel dover assistere ogni giorno a comportamenti della classe politica che stridono drammaticamente con quanto da Lei auspicato:
“Ma sto ora verificando quanto sia più complessa e impegnativa la responsabilità che la nostra Costituzione attribuisce al Capo dello Stato. Interpretare ed esprimere, con passione civile e con assoluta imparzialità, sentimenti e valori condivisi, esigenze e bisogni che riflettono l’interesse generale del paese. E guardare sempre all’unità nazionale come bene primario da tutelare e consolidare…..A chi mi ascolta, e a tutti gli italiani, vorrei dire: non allontanatevi dalla politica. Partecipatevi in tutti i modi possibili, portatevi forze e idee più giovani. Contribuite a rinnovarla, a migliorarla culturalmente e moralmente. Lessi molti anni fa e non ho mai dimenticato le parole della lettera che un condannato a morte della Resistenza, un giovane di 19 anni, scrisse alla madre: ci hanno fatto credere che ‘la politica e’ sporcizià o è ‘lavoro di specialisti’, e invece ‘la cosa pubblica siamo noi stessi’.”
La vicenda “Dal Molin” è proprio emblematica di un modus operandi che tende nella direzione opposta e che lungi dall’incoraggiare i cittadini ad occuparsi della “cosa pubblica”, li respinge sprezzantemente e pretende persino di impedire loro l’esercizio dei più elementari diritti previsti dalla Costituzione, quale ad esempio il pronunciarsi con un referendum popolare su una questione di tale rilevanza (riferendosi a temi vitali quali la sovranità territoriale, la salvaguardia della pace, della salute, dell’ambiente, l’autodeterminazione e l’indipendenza da ingerenze straniere) da meritare non una consultazione locale ma addirittura nazionale!
Come riuscire a migliorare culturalmente e moralmente la politica, quando i cittadini vengono quotidianamente espropriati degli strumenti di cui dovrebbero disporre per decidere liberamente e consapevolmente del bene comune, tra cui ad esempio un’informazione trasparente (vedi ad esempio gli accordi segreti stipulati con gli Stati Uniti dopo l’11 settembre, coperti tuttora dal segreto di Stato che neppure l’attuale maggioranza ha deciso di togliere) oppure la libertà di espressione esercitata anche, ma non soltanto, attraverso consultazioni popolari o la discussione in Parlamento e soprattutto non soggetta al ricatto della perdita del posto di lavoro, perché “la Repubblica ha il dovere di rimuovere gli ostacoli che si frappongono alla partecipazione dei lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese…”.
Ci sembra che molti cittadini italiani abbiano dimostrato la loro maturità riconfermando a gran voce l’attualità ed il valore della Costituzione (duramente conquistata e faticosamente difesa) perciò meritano rispetto ed attenzione.

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