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22 Luglio 2005

Testo Accompagnatorio Quesito

Questo è il testo accompagnatorio del quesito referendario. E’ un testo richiesto dal Regolamento degli Istituti di Partecipazione.

REFERENDUM PIUDEMOCRAZIA
Relazione Illustrativa

PREMESSA

Il COMITATO PIUDEMOCRAZIA si fa promotore di un referendum consultivo ai sensi dell’art. 9 dello statuto comunale al fine di sentire l’opinione dei Cittadini di Vicenza sull’opportunità di introdurre il referendum propositivo, quello abrogativo e quello abrogativo/propositivo nello Statuto Comunale.

Questa modifica dello statuto farebbe ottenere ai cittadini di Vicenza tre possibilità:

  • Possibilità costruttiva consistente nell’attuazione obbligatoria di una delibera o mozione o atto amministrativo o modifica allo statuto qualora la maggioranza dei votanti si esprima a favore nel referendum propositivo;


  • Possibilità abrogativa per annullare decisioni della Giunta o del Consiglio Comunale o articoli dello Statuto qualora la maggioranza dei votanti si esprima a favore nel referendum abrogativo;


  • Possibilità abrogativa e propositiva per agire con completezza su un determinato argomento, abrogando una norma non desiderata e sostituendola con un’altra proposta dai cittadini.


Intendiamo perciò sottoporre a referendum consultivo la proposta di innovare lo statuto comunale inserendo, accanto al referendum consultivo già previsto, anche i referendum propositivo, abrogativo e abrogativo/propositivo.

I motivi, i contenuti, le finalità di questa iniziativa sono molteplici.

I MOTIVI

E’ frequente in studiosi della materia, la tesi che il sistema politico rappresentativo stia soffrendo per crisi di consenso proprio da parte di coloro che le istituzioni democratiche vogliono rappresentare.
Questa situazione ci preoccupa perché il sistema rappresentativo rimane, per l’Occidente, il punto più alto nella organizzazione dello Stato e perché –ad oggi- non è stato possibile ideare una forma alternativa in grado di garantire almeno le medesime potenzialità di giustizia, libertà, partecipazione.
Si tratta dunque non di sostituire, ma di modificare ed aggiornare il nostro sistema rappresentativo in alcune sue linee e strutture portanti, alcune delle quali risalgono ad almeno la metà del secolo scorso. Non riteniamo esistano rimedi oggettivi e risolutori però rileviamo che in Italia permane una forte carenza nel praticare e costituire ex novo istituzioni di democrazia diretta, a fronte invece della sua diffusione nella pratica politica di Stati a noi omologhi come storia culturale e politica ed anche in altri da noi diversi.
Le riforme finora attuate, come l’istituzione delle Regioni nel 1970, quelle in parte da realizzare come il decentramento amministrativo, oggetto di vari provvedimenti degli scorsi anni ’90, la modifica del titolo V della Costituzione tenuto deliberatamente al palo, solo in parte hanno avvicinato le istituzioni e la politica ai cittadini, anche perché la mancata approvazione delle leggi attuative della riforma costituzionale del 2001 ha impedito di praticare un istituto essenziale di intervento diretto dei cittadini qual è la sussidiarietà (artt. 118 , 120 Costituzione).
Riteniamo perciò che si debba affiancare anche un altro itinerario innovativo del sistema democratico rappresentativo: una riforma dal basso, dal popolo.
Per questo, pur rifacendosi ad un quadro ed a principi generali, collochiamo la nostra proposta entro l’ambito comunale, maggiormente riconoscibile dalla base elettorale, augurandoci che in una Italia con strumenti di autogoverno per i principali comuni, i cittadini si sentano più coinvolti nella gestione della “cosa comune”.

IL PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETA’ – I CONTENUTI

Delle riforme dello Stato e della pubblica amministrazione degli anni 1990 – 2001, l’introduzione dell’istituto della sussidiarietà è senz’altro una delle più significative.
La sussidiarietà è una nuova forma di esercizio della sovranità popolare, che completa le forme tradizionali della partecipazione politica e amministrativa. Essa si realizza quando i cittadini si attivano autonomamente dando vita ad iniziative di interesse generale, che le istituzioni sono tenute a sostenere, facilitare ed integrare nelle loro politiche, in attuazione della Costituzione.
La sussidiarietà da un lato costruisce un sistema di alleanze per l’interesse generale fra i cittadini, le imprese, la politica e l’amministrazione e non comporta per i soggetti pubblici la possibilità di sottrarsi ai loro compiti istituzionali, dall’altro realizza pienamente la libertà dei cittadini di agire in modo solidale per il miglioramento della vita di tutti, nel rispetto dei principi di uguaglianza e di legalità.
I cittadini che autonomamente si attivano nell’interesse generale, in quanto co-amministratori, vanno posti su un piano paritario all’amministrazione stessa

Una pluralità di cittadini si attiva di propria iniziativa per collaborare con l’amministrazione alla cura di quell’interesse altrui di cui quest’ultima ha tuttora il monopolio ed affianca le loro autonome iniziative a quelle che l’amministrazione pubblica deve realizzare per legge e tutti insieme mirano al raggiungimento di risultati che sono nell’interesse generale.

Sono nell’interesse generale le attività dei cittadini volte alla produzione, cura e valorizzazione dei beni comuni, tenuto conto che, nel fare ciò, essi promuovono la dignità della persona e contribuiscono a creare le condizioni per il proprio pieno sviluppo.

Viene dunque sostanzialmente innovato il rapporto fra amministrazioni pubbliche e cittadini singoli e associati che, da punti di partenza diversi e con motivazioni e strumenti diversi, convergono nella stessa direzione, cioè verso il perseguimento di quell’interesse generale che alla fine si identifica con il pieno sviluppo delle capacità di ogni persona e con la tutela della sua dignità e dei suoi diritti (art.3, 2° c. Cost.)
Si crea così una rete di soggetti pubblici e privati, una rete di autonomie e di responsabilità che dovrebbe offrire maggiori possibilità di realizzazione dei valori costituzionali di quanto non possa fare un’amministrazione pubblica operante nella sua solitudine e secondo gli schemi tradizionali.
Per le amministrazioni attuare la sussidiarietà significa riconoscere nei cittadini i titolari di un diritto ad agire concretamente per la soluzione dei problemi di interesse generale, agendo insieme ad essi e non solo per conto e in nome loro.
Partecipazione e sussidiarietà sono complementari, anche se la sussidiarietà accentua l’aspetto del “fare”, del contributo diretto ed autonomo alla soluzione dei problemi di interesse generale.
Sussidiarietà e democrazia sono indissolubilmente legate: per poter essere cittadini attivi e responsabili è necessario che siano innanzitutto garantite le libertà fondamentali e soddisfatti i diritti sociali.
Dunque le iniziative di democrazia diretta si pongono come attuative della nostra Carta fondamentale.

AUTOGOVERNO NEL PICCOLO LE FINALITA

Questo forte avvicinamento delle istituzioni e della pubblica amministrazione ai cittadini, tuttora prevalentemente potenziale, dipende molto dal grado di conoscenza e di immedesimazione dei singoli negli interessi, nelle situazioni, nei provvedimenti sui quali possono intervenire in via sussidiaria, di autogoverno.
Tali condizioni essenziali si possono realizzare in ambiti relativamente contenuti dove il popolo ha nel suo sentire una continuità di vissuto, una comunità di cui si percepisce parte, un insieme di interessi e condizioni di vita avvertiti come diffusi e generali.
E’ la filosofia dell’autogoverno nel piccolo dove il cittadino viene chiamato a decidere su questioni concrete, quasi palpabili come, a titolo meramente esemplificativo, la manutenzione delle strade, delle scuole e dei loro servizi, il diritto alla salute, la gestione del territorio, il trasporto pubblico, la protezione dell’ambiente, la solidarietà economica e sociale, la protezione degli interessi dei consumatori, l’abbattimento delle barriere architettoniche ecc.
Tra le forme di autogoverno in grado di rispondere alle esigenze sin qui descritte noi collochiamo il referendum comunale in tutti i suoi effetti sia di essere fonte di cognizione per gli amministratori (referendum consultivo già previsto dall’art. 9 dello statuto comunale) sia di costituire per il consiglio comunale l’obbligo di attuare una proposta approvata dalla maggioranza dei votanti (referendum propositivo), sia di annullare provvedimenti approvati dalla giunta e/o dal consiglio (referendum abrogativo), sia la combinazione dei due precedenti (referendum abrogativo/propositivo).
Proprio così i cittadini si autogovernano e non si sentono tenuti fuori dall’attività politico-amministrativa che attualmente si svolge oltre l’orizzonte delle loro possibilità di intervento diretto ed efficace. Non è una sostituzione né un esautoramento perché materie rilevanti rimarranno di competenza esclusiva della Giunta e del Consiglio Comunale e perché l’avvicinamento fra popolo ed organo elettivo non può che giovare ad entrambi.
Al primo perché ha gli elementi per sentirsi parte nel sistema deliberativo, al secondo perché si sentirà oggetto di maggiore attenzioni, di maggior desiderio di conoscere il lavoro dei propri rappresentanti.
Il voto non é la democrazia ma un mezzo, il principale e più importante, per avviare e poi confermare la democrazia. Ma il sistema necessita di ulteriori strumenti democratici altrimenti il coinvolgimento dei cittadini rischierebbe di esaurirsi nello spazio del tempo necessario a tracciare una croce su una scheda. E nell’intervallo? Il voto non può ridursi ad una sorta di mandato fiduciario incontrollabile ed incontrollato per cinque anni. Gli elettori devono poter avere degli strumenti istituzionali per giudicare ed esprimersi, non necessariamente in modo contestativo, ma anche propositivo.

Esemplificative del non incontro fra popolo e suoi eletti, i due elementi basilari della democrazia comunale cellula vitale del più ampio sistema statale, sono le discussioni anche appassionate fra consiglieri in una sala Consiliare orfana di pubblico.

LO STATUTO COMUNALE

L’art. 9 dello statuto prevede solo il referendum consultivo.
Non fu una scelta ma un atto obbligatorio perché la L. 8/6/1990 n. 142 (La riforma delle autonomie locali), pur nella lungimiranza di dare spazio –per la prima volta nella storia italiana- a numerose forme di partecipazione popolare, previde solo il referendum consultivo .
Solo dieci anni dopo il Testo Unico delle “leggi sull’ordinamento degli enti locali” (Dlgs 18/8/2000 n. 267) tolse questo limite cancellando l’aggettivo “consultivo” e prevedendo così lo strumento del referendum comunale senza limitazioni, quindi consentendo anche il referendum propositivo, abrogativo e abrogativo/propositivo.
Lo statuto vicentino, approvato nel 1991, non fu più aggiornato in materia. Perciò la nostra iniziativa referendaria intende essere un atto di autogoverno dei cittadini che aggiornano la loro carta fondamentale alla luce delle più recenti innovazioni nazionali e dei suoi stessi principi generali nei quali la partecipazione dei cittadini all’amministrazione locale è posta fra gli scopi primari e fondamentali del comune di Vicenza .

NON INTRODUZIONE DEL QUORUM

Questi sono alcuni argomenti che giustificano la richiesta del comitato di non introdurre il quorum nei referendum abrogativo, propositivo e abrogativo/propositivo:

  1. non c’è il quorum in nessun paese dove il referendum e l’iniziativa sono praticati da tempo come ad esempio in Svizzera e in 23 stati degli USA (California, Oregon etc);

  2. neppure in Irlanda, Spagna, Regno Unito, Francia, paesi che hanno adottato il referendum da poco è previsto il quorum;

  3. la validità delle elezioni nazionali, comunali, provinciali e regionali in Italia non è condizionata da alcun quorum;

  4. in Italia, il referendum confermativo di una legge di modifica costituzionale non prevede alcun quorum;

  5. il quorum a livello locale non è previsto in nessuna legge che regola gli enti locali, e nemmeno nel Testo Unico delle Leggi sull’Ordinamento degli Enti Locali – D. Lgs. 18 Agosto 2000, n. 267.

  6. Dato il tasso di astensione dal voto, che è in continua crescita, da tempo negli ambienti politici e giuridici, si sta mettendo in discussione il quorum previsto nella costituzione per il referendum.

  7. La democrazia si nutre di scelte, non di astensioni, perciò vanno favorite tutte le forme che rendono efficiente la Democrazia Diretta, la rendono più interessante e più praticabile.

NUMERO FIRME NECESSARIE

Chiediamo che per indire un referendum siano necessarie le firme del 2% degli aventi diritto, attualmente a Vicenza ben 1600. In Svizzera, il paese europeo con maggiore esperienza in fatto di referendum (vi vengono svolti a livello locale da più di 170 anni), viene richiesta una raccolta di firme che varia dallo 0,9 % al 5% degli aventi diritto al voto, con una media del 2% a livello comunale. Questo si è constatato che è uno sbarramento che costituisce una garanzia ottimale.

NEGLI ALTRI COMUNI ITALIANI

Sono numerosi i comuni italiani dotati dei tre referendum: consultivo, propositivo, abrogativo. Ne indichiamo alcuni come esempio, retti da maggioranze politiche diverse: – Extra regione: Carrara, Catania, Frosinone, Perugia, Pisa, Viterbo; – Province extra Regione: Livorno, Varese; – Regione Veneto extra provincia: Belluno, Venezia; – Regione Veneto, provincia di Vicenza: Gallio, Malo.

CONCLUSIONI

Il referendum consultivo che il Comitato intende organizzare:
· vuole sentire l’opinione dei cittadini sull’ipotesi di modificare lo statuto comunale introducendo, accanto al referendum consultivo già previsto, anche i referendum propositivo, abrogativo e abrogativo/propositivo;
· si ispira al valore della partecipazione affermato nello statuto comunale ed al principio di sussidiarietà iscritto nella Costituzione repubblicana;
· vuole contribuire a creare un sistema di autogoverno dei cittadini in sede locale introducendo alcuni strumenti di democrazia diretta aggiuntivi a quelli esistenti;
· si rifà alla situazione di vari comuni e province italiane, e venete in particolare, che prevedono nel loro ordinamento i referendum propositivo, abrogativo e abrogativo/propositivo;
· intende dare un proprio apporto all’adeguamento dello statuto comunale alla legislazione successiva alla sua prima approvazione;
· chiede di non introdurre il quorum, ossia di conservare la situazione attuale del referendum consultivo;
· chiede di abbassare il numero di firme necessarie per l’attivazione dei referendum al 2% degli aventi diritto al voto.

TUTTO CIOPREMESSO

Il Comitato promotore deposita la su estesa relazione illustrativa ed il seguente quesito referendario chiedendo che venga sottoposta alla votazione dei cittadini elettori nel comune di Vicenza

TESTO DEL QUESITO

REFERENDUM PIÙ DEMOCRAZIA

Il referendum propositivo è una consultazione elettorale promossa da un gruppo di cittadini che chiedono agli elettori di approvare una loro proposta.
Il referendum abrogativo è una consultazione elettorale promossa da un gruppo di cittadini per annullare una delibera della giunta o del consiglio comunale.
Il referendum abrogativo-propositivo è una combinazione dei due precedenti effettuati nello stesso momento dallo stesso comitato.
In tutti e tre i casi il risultato è vincolante per gli amministratori.
Questi referendum sono già presenti, ad esempio, negli statuti dei comuni di Venezia, Belluno, Perugia, Malo (VI), Gallio (VI).
Sei tu favorevole alla introduzione nello statuto comunale dei referendum abrogativo, propositivo, e abrogativo-propositivo, indetti con le firme del 2% della popolazione avente diritto al voto, senza quorum e con esiti vincolanti per gli amministratori?

SI NO

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